sabato 28 agosto 2010

La chioccia: seconda parte

(La puntata precedente ha visto la luce il 31 luglio. Tra ferie, caldo e altri interventi, siamo arrivati a oggi, 28 agosto. Metto in tavola questa seconda parte, servita in un bacile d'argento, come fosse un pissin d'or).

La vita esterna dei pollastri aveva delle regole precise.
Come tutte le regole, ciascun pollo, gatto compreso, le interpretava a modo suo.
La chioccia, salvo casi smaccati di stronzaggine, non metteva becco.
Purché non le si rompessero le ovaie, andava tutto bene.
Periodicamente, lo sparuto gruppo esterni veniva convocato in rapide riunioni presso il pollaio centrale.
Di solito, queste coincidevano con la presentazione di un nuovo megadirettore (talvolta addirittura galattico).
'Presentazione', in effetti, è un termine un pochino esagerato: c'era la nomina di questo nuovo megadirettore e il suo nome, le sue funzioni, il suo essere mega, venivano annunciati in pompa magna in queste rimpatriate, da un sotto-sotto-direttore, come prima grandiosa comunicazione in apertura dei lavori delle riunioni suddette.
Ai polli, per polli che fossero, il sapere che prima c'era Caio, cui era subentrato Giulio, seguito poi da Cesare, era un fatto che non li sconvolgeva più di tanto.
I temi di questi incontri erano i soliti di tutti i seminari, a qualunque genere siano destinati.
Ordine del giorno: 'presentazione' del nuovo megadirettore, marketing in generale, progetti, esame della situazione del pollaio (che si sa già in partenza ottima, altrimenti il convegno non sarebbe stato convocato), esame della concorrenza (fa schifo, schiacciata, non esiste proprio).
Il punto più interessante era sempre uno (mai previsto in odg, ma tacitamente sottinteso), ed era in programma come ultimo punto da esaminare, subito prima della partenza verso i lidi di stazionamento: la revisione della diaria e quella dei rimborsi chilometrici.
Di solito questa importantissima voce veniva spinta dal pollastro-capo più alla fine possibile del seminario, in modo da cercare di rinviarla ad altro capitolo.
I pollastri, ormai in partenza per le rispettive sedi, il più delle volte erano costretti ad affidare ai polli indigeni (quelli che bazziccavano nelle immediate vicinanze del pollaio) il sunto delle richieste, del cui sviluppo, obbligatoriamente positivo, sarebbero stati informati tramite passaparola telefonico.
Queste riunioni, come già detto identiche a tutte le riunioni di questo tipo, iniziavano con l'incontro nell'aula magna (non era proprio 'aula magna', ma detta così fa grandeur), appuntamento intorno alle dieci del mattino, bla-bla-bla sonnolento fin verso le dodici, pausa caffé, ripresa della discussione (ammesso che si potesse definire 'discussione' uno che parla e l'uditorio che sbadiglia, nascondendo con la mano o un giornale l'irriverenza di quell'atto), pausa pranzo verso le quattordici.
Lo so, non è un orario da impiegati o presunti tali; è più un orario da Poste italiane, solo che loro a quell'ora chiudono baracca e burattini, e la giornata è finita.
Nel nostro caso, la pausa tardiva era dovuta soprattutto al fatto di evitare la folla mensa, che, prima, ci avrebbe costretto a file da esodo estivo per riuscire a ingurgitare qualcosa.
Invece, a quell'ora, salone immenso, tavoli liberi, più calma nella scelta dei veleni da mandar giù.
C'era, è vero, il rischio di trovare solo avanzi, ma non è che dalla vita si possa avere tutto...
Comunque c'era una bella scelta.
E , se anche non ci fosse stata, era difficile, con lire 500, pretendere di più.
Primo a scelta tra tre o quattro piatti; secondo altrettanto; contorni con verdure di svariati colori; frutta; bevande, acqua birra vino aranciate the...
Per il dessert bisognava aggiungere 50 lire.
A occhio, il costo di un pasto, oggi sarebbe di circa 25 euro/centesimi.
Non stiamo parlando di prima della guerra, parliamo solo dei tempi della lira, tanto disprezzata allora quanto rimpianta oggi.
Fine pranzo, caffé, sigaretta per chi fumava, rientro nell'aula.
Fine della giornata 'lavorativa' verso le diciotto.
Rientro in albergo, rinfrescata... cena.

(Nota a margine: la sofferenza più grande per il vostro gatto, in questi convivi, era l'impossibilità del pisolino pomeridiano; d'altra parte fino agli sbadigli si poteva arrivare, oltre ci sarebbe stato il rischio di russamento, che non è mai cosa bella. Forse anche da queste astinenze è poi derivata la sacralità assoluta di questo vizietto).

Segue ancora... se vi pare.

11 commenti:

  1. oooohhhh
    non è il rosso granata di prima
    ma va bene lo stesso!


    p.s.


    mo' leggo...

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  2. Ci pare ci pare... :) Look nuovo anche qui! molto meglio! :D Sembra il blog di un killer psicopatico! :D

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  3. @ Itsas e Rospo:
    Non è un rosso granata, è un rosso sangue (Rospo ha visto giusto: da psicopatico).
    Rosso sangue di Toro e dei miei occhi che ne sono iniettati.
    Un giorno vi spiegherò il perché...

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  4. comunque mi pare che facessi una bella vita, gatto, no?
    a parte la pennichella, ovvio....

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  5. Sto tentando di cambiare il vestito al blog. Il grigio di prima non mi piaceva; ho messo il nero, adatto a questo momento, ma l'abbinamento mi pare porti a una squadra governativa che altrettanto non mi piace.
    Continuo a fare esperimenti.

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  6. rosso e nero?

    nnnnoooooooo.....

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  7. Già fatto. Per adesso lascio così. OK?

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  8. ma è da femminucce!!!!
    ma mi vuoi proprio far male agli occhi?

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  9. Come si vede che non sai cos'è un cuore, neanche granata. Adesso posto una cosa a cui tengo, poi lo cambio.
    (Ti sto viziando un po' troppo).

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  10. 500 lire… devo provar tristezza anche per la moneta persa oltre che per le vacanze finite? uff… :) £

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  11. Pare anche a me. Il mio capo è un passero femmina.

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