domenica 8 maggio 2022

Ucraina, mi chiedo...

Visto che nessuno ne parla o ne scrive, non avendo nulla da fare visto che piove, scrivo qui due righe tanto per evitare che la vicenda finisca prima del previsto. Fino a ieri dove sia e cosa sia l'Ucraina lo sapevano solo i geografi, i geologi e gli insegnanti di geografia. Il "merito" di questo conflitto è quello di averla fatta conoscere al mondo intero. Conoscenza di cui essa Ucraina per prima, e noi a seguire, avremmo fatto volentieri a meno; perlomeno, in questo contesto.

Dico subito che un Paese aggredito ha tutto il diritto di difendersi.
Dico subito che se un Paese è aggredito è dovere dei vicini, ma anche dei lontani, aiutarlo.
Dico subito che se un Paese è aggredito, oltre gli aiuti detti umanitari, è giusto che riceva ogni arma possibile per almeno tentare di difendersi.
Dico subito che pacifismo non significa accettare supinamente che un Paese venga distrutto, macellato, annientato, scendendo nelle piazze a gridare "pace pace!", indirizzando specificamente il messaggio al Paese sotto schiaffo.
Dico subito che la resa incondizionata, in un atto aggressivo malamente giustificato, non può far parte di una trattativa. Che è la soluzione propugnata dai cosiddetti pacifisti, che magari, in patria e al sicuro, girano con in tasca il revolver; talmente pacifisti che sparerebbero in fronte a chi non sembra esserlo.

Dicono: l'Ucraina è un Paese di corrotti. 
Basta questo per cancellarlo dalle cartine geografiche? Giustifica un'aggressione della portata di quella in atto? A proposito di corruzione: esiste un Paese sulla Terra che possa scagliare questa pietra contro un altro? 
Certo, in Italia la corruzione è una benedetta sconosciuta, tanto che la Crusca ha preferito eliminarla dal suo repertorio per alleggerire un po' il vocabolario, come non bastasse l'ignoranza dilagante a svolgere questo compito. Dopo la proscrizione di termini come dignità, vergogna, onestà,,, e millant'altri, per il disuso prolungato che ne hanno resa inutile la presenza.

L'Ucraina è ricca, ricchissima di prodotti del sottosuolo e del soprasuolo: le sue miniere e il suo essere granaio dell'Europa fanno gola a tutti. Basta la presa d'atto che l'Ucraina sia bilingue per avvalorare la possibile sue annessione a un Paese confinante?
Un personaggio famoso, noto a tutto il mondo e pure all'altro, in una recente intervista (dopo avere dall'inizio delle ostilità predicato, e non per modo di dire, richiami alla pace bilaterali, chiedendo peraltro all'apertamente definito aggressore di fermarsi) ha deciso che la responsabilità dell'aggressione stessa sia della Nato che, abbaiando (il termine pare sia stato proprio questo) verso il Paese aggressore, lo avrebbe irritato a tal punto che la sua reazione (par di capire) apparirebbe giustificabile. Non so se nel Paese di provenienza di questo tipo sia usato, ma c'è un detto che dice: "can che abbaia non morde"; non sempre questo si verifica, ma il fatto che un gruppo di Paesi 'abbai' verso un altro non può essere buon motivo per passare a vie di fatto. 
Tra l'altro, non sparando direttamente al cane che abbaia, ma ai vicini del cane rompiglione.

Poi c'è chi: no all'invio di armi, poiché si fomenterebbe la guerra; ex art. 11 della Costituzione, letto solo nella sua primissima parte; la parte che consente l'intervento se la pace e la giustizia sono in pericolo, anche in campo internazionale, è tenuta in non cale.
Poi c'è chi: armi sì, ma solo se difensive. Lo stesso caso di due pugili sul ring, uno dei quali sia dotato di guantoni e paradenti e l'altro delle mani nude e di una gommina da masticare a far da cuscino ai denti che cadono. Parliamoci chiaro: un dito medio rizzato è un'arma offensiva virtuale, un dito indice ficcato nell'occhio è un'arma offensiva non più virtuale, ma fisicamente, appunto, ficcante.
Poi c'è chi: non armi, ma opere di bene. Che dall'altra parte già mettono i fiori nei propri cannoni...

Un folto gruppo di intellettualoidi, indossato l'abito di uno strano e poco coerente pacifismo, manifesta il suo punto di vista sulla pace, salendo in anticipo sul carro del (facilmente presumibile) vincitore. Per meglio divulgare il suo dotto pensiero ha eletto a guru indiscusso un esimio professore, fino a poco fa sconosciuto ai più e oggi presentato come sinonimo di pacatezza espressiva e di lucidità disarmante. Uno che, mi pare nel 2018, in un simposio aveva espresso il suo pensiero in merito a una persona finita in carcere, e ivi morta, per difendere le sue idee sul fascismo, allora al comando di un'Italia succube e osannante verso questo:

... "Quali danni alla libertà degli uomini è riuscito a causare quell'orrenda mente pedagogica di Gramsci.
Gramsci, questa grande vergogna del genere umano.
Gramsci, questo storpio cervello liberticida.
Gramsci, questo demente della libertà.
Gramsci, questa nauseante immondizia pedagogica" ...

Per dire, sulla pacatezza dei toni e la lucidità cristallina...
C'è chi, alle sue ponderose e sicuramente ponderate considerazioni, aveva chiesto perlomeno il posizionamento della sordina. Invece televisioni, social e carta stampata vanno a gara per averlo ospite... in nome delle libertà di pensiero, di parola e di stampa, notoriamente sancite dall'art. 21 della Costituzione.
Che viene tirato in ballo ogni qualvolta qualcuno sbraca troppo parlando o scrivendo ad cazzum canem (latino da sottoscala).
L'applicazione di quello stesso articolo non è però ammessa nel caso, per dire, della bestemmia. Se nello sport, nel calcio in particolare, un calcione malevolo all'avversario viene talvolta punito con l'espulsione e, forse, con una giornata di squalifica, una bestemmia prevede l'espulsione, la squalifica e la denuncia in sede penale.
Se in una trasmissione televisiva o radiofonica a un malcapitato ospite o presentatore sfugge una bestemmia, per questo o per quello sarebbe la fine; riceverebbe in fronte un marchio indelebile e non ci sarebbe alcuna Canossa pronta ad accogliere la sua richiesta di perdono.
Se in giardino dovesse capitare di darsi una martellata su un dito (parte in causa, è successo di recente...) e sfuggisse una delicata invocazione, che so, al padreterno e a un migliaio di santi, e nelle vicinanze fosse in transito un solerte tutore dell'ordine, il diritto alla libertà di parola sarebbe bellamente ignorato (ancorché costituzionalmente sancito...) e si finirebbe davanti a un giudice. Che magari non darebbe il carcere, ma una bella ammenda in euro sonanti non la perdonerebbe mai.

Domani o poidomani o poidomani ancora, può essere che l'aggressore riesca ad annettersi in tutto o in parte il Paese appositamente aggredito. Una delle giustificazioni propinate è la sicurezza dei propri confini, messa a rischio dalla contiguità di un Paese che aderisse alla famigerata Nato. Il che creerebbe un nuovo confine che... casualmente si troverebbe a ridosso di un gruppo di Paesi con le baionette puntate oltre questo nuovo confine, creato con la forza. 
Nel caso, cosa succederebbe? Il Paese che oggi massacra un popolo si riterrà in diritto di proseguire il suo cammino?
Lo stesso Paese, in questa 'operazione speciale' punterebbe a denazistificare l'Ucraina. Per farlo sta mettendo in mostra strane analogie con un precedente che ha fatto Storia: i nazisti, quelli veri, che invasero la Polonia e, a macchia di leopardo, il resto dell'Europa, esclusa la Svizzera per convenienze bancarie, e la mite Italia che si era fascistizzata di suo. 
La Svizzera se l'era cavata, l'Italia un po' molto meno.


Dice: l'eventuale adesione dell'Ucraina all'Europa, peggio alla Nato, sarebbe una minaccia alla sicurezza russa. Se, prima di scatenare questo assurdo conflitto, il desso avesse dato uno sguardo alla carta geopolitica europea, si sarebbe subito reso conto che la conquista di quello Stato avrebbe solo spostato di non molto i confini con altri Stati ugualmente poco amici, quindi pericolosi.
Questi i Paesi oggi aderenti alla Nato. In corsivo e sottolineati quelli confinanti con l'impero russo/sovietico: Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia del nord, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Ungheria.
Non ci vuole molto per rendersi conto che, comunque, l'impero russo continuerebbe a sentirsi, ed essere, accerchiato da Stati che, metaforicamente, non gli vogliono bene. Ancora di più se la Finlandia e la Svezia dovessero (come pare siano intenzionate) completare l'adesione al Trattato...
Quanto è credibile l'annessione di un Paese con la motivazione della sicurezza, quando, completata l'operazione in corso, tale insicurezza sarebbe immutata, visto che i nuovi viciniori non sembrano intenzionati a mettere nel fodero le loro baionette? 

In tutto 'sto bailamme c'è poi il lato ironico (che ha il sapore del cavallo di battaglia delle Onoranze Funebri Taffo, le quali sulla morte campano e su questa, appunto, ironizzano smitizzandone la tragedia): da una parte, per mesi, un territorio viene bombardato, massacrato, macellato e quant'altro, poi dai brandelli di quello che ne resta parte un petardo, un missile, un sasso, forse più per un errore dovuto a imperizia che alla volontà di sconfino, nel territorio di chi lo sta distruggendo e questi s'incazza (mi si perdoni il francesismo) denunciando urbi et orbi l'aggressione al proprio territorio. 
Da ridere... appena finite le lacrime. 

Niet, niet, niet... a tutti i tentativi di conciliazione. E ci sono personalità politiche, e altre di altrettanto spicco, che invocano la cessazione delle ostilità continuando a proporre l'affidamento della soluzione alla diplomazia. La quale, nei ripetitivi e inconcludenti pellegrinaggi verso Mosca, non riesce ad andare oltre a un faccia a faccia col personaggio che, benevolmente, li accoglie. Anche qui ci sta un sorriso, amaro come l'ironico riferimento precedente: è possibile capire da subito quale sarà l'esito degli incontri dalla misura del tavolo che divide i due partecipanti al rendez vous. Tavolo lungo, da almeno trenta posti da seduti, speranze zero; tavolo corto, rotondo a indicare simpatia verso il corrispondente ospite... risultati zero, comunque.

Domani, 9 maggio, a Mosca è prevista la mega sfilata per festeggiare la vittoria sul nazismo. A rimarcare, mai ce ne fosse bisogno, che il nazismo (così come il fascismo) non ha un colore definito; sono gli atti, il modo di operare, che chiariscono i modi di pensare e di agire. Ecco, domani a Mosca ci sarà un nazista che festeggia la fine del nazismo precedente.
Anno Domini 2022, 9 di maggio: sarà ricordata come festa di un nazismo rinascente. 
Una continuità storica che apre orizzonti affatto rosei. 

lunedì 14 marzo 2022

Il convento dei segreti

Intanto dico subito che questo non è un romanzo.
Questo è un signor romanzo.
Quando si arriva a una certa (mai ben definita) età, nella lettura non c'è più la ricerca di nuove conoscenze, non si ha più la necessità di incamerare nuove informazioni in vista di un possibile loro uso in futuro, la voglia di studiare è ormai smarrita... quel che c'è c'è, quello che manca (che è la più parte) non è più possibile acquisirlo.
Ecco perché la lettura di un libro diventa puro godimento, in ogni libro si vive un carpe diem letturale (signora Crusca mi perdoni), la pagina fuggente da cogliere senza essere costretti a trarne altro che un umano, immediato piacere.
E questo libro me lo ha dato appieno.
La trama: la dico con poche parole, poiché sono contrario a dare a possibili altri lettori il piacere della scoperta avanzando nella lettura, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo.
In un secolo, il 1600, appena post medievale, che tanto materiale ha offerto a chi ne ha saputo cogliere le anime e le sfumature, una ragazza viene chiusa adolescente in un convento, per meri calcoli economici, in un'epoca che vedeva nei soli maschi il futuro di casate o di regni. Ovviamente si tratta di un convento femminile, e già questo fa pensare ai segreti richiamati nel titolo.
La vicenda si svolge nella seconda metà del secolo citato, e si sviluppa tutta nella parte sud a oriente della Sicilia, per poi risalire, al trotto e al galoppo, verso lo Stretto. 
Parlando di conventi, con riferimento a queste strutture, d'acchito non viene da pensare ai conventi maschili, che pure sono stati nel tempo altrettanto numerosi di quelli femminili. Sarà perché, questi, la letteratura ha preferito raccontarli come monotoni e noiosi luoghi di studio e preghiera, ovvero come rifugio privilegiato a fuggiaschi da persecuzioni o pestilenze.
Era sicuramente più facile avere accesso in visita in un convento maschile, che poneva come condizione assoluta di appartenere, appunto, al genere maschile. In quelli ospitanti monache di clausura gli unici maschi ammessi erano, di solito, solo gli ecclesiastici di santa romana chiesa e, con permessi speciali, i familiari più stretti.
In entrambe le forme di monastero era previsto un locale apposito dedicato a parlatorio, delimitato da fitte grate che, oltre a dividere fisicamente i dialoganti, impedivano contatti troppo ravvicinati tra loro. In quelli femminili, oltre alle grate, un velo era ulteriore ostacolo alla visione dei volti delle monache nei rari incontri con i visitatori, di solito, come detto, specificamente familiari. Ed è nel parlatorio di questo convento che prende forma lo sviluppo del racconto.
Pochi, brevi incontri in cui le parole hanno una voce bassa che si percepisce appena, mentre gli sguardi e i sentimenti esplodono in una vorticosa tacita passione. Che prosegue nel silenzio delle celle.
Nei monasteri benedettini, maschili e femminili, il motto comune era (e forse ancora è) il noto Ora et labora, prega e lavora. Dove il pregare era, nelle due versioni, più o meno simile, sia nelle ore specifiche delle orazioni che nelle modalità delle stesse. Il lavorare invece era opportunamente indirizzato verso le umane tendenze dei generi di appartenenza. 
Così nei monasteri maschili venivano creati incunaboli, arricchiti da miniature e disegni che bene si sposavano con la modernità della stampa a caratteri mobili, nata appena un paio di secoli prima. 
In quelli femminili le ore di preghiera si alternavano a lavori di ricamo, di giardinaggio, di cura e ricerca di erbe curative e altro ancora. 
Ma, nel nostro caso, più che altro in cucina. Con un indirizzo culinario strano per un convento: la pasticceria. Confesso di essere ancora stupito che questa attività, indicata solitamente come uno dei principali peccati di gola, in quel convento fosse ritenuta così importante al sostegno della sua economia, a tal punto da passare oltre ai periodi delle preghiere quotidiane pur di svilupparne la produzione. E il conseguente consumo, interno ed esterno. 
Gli abati e le badesse, rispettivamente maschile e femminile, erano gli ad, amministratori delegati per quello che riguardava l'economia, e direttori religiosi per la parte, appunto, religiosa.
La storia raccontata ha, nel suo insieme, una trama che ricalca altri romanzi che ruotano intorno ai conventi. Peraltro con uno sviluppo che presenta non poche situazioni originali che lo rendono più piacevolmente leggibile.
Il libro racconta in particolare di una badessa che alla preghiera dava tutta l'importanza che l'ordine di appartenenza imponeva, però senza remore a farla passare, la preghiera, in secondo piano quando le esigenze materiali del convento lo esigevano. 
(Da allora le cose sono cambiate, sì, ma in peggio: laborare est orare, lavorare è pregare, ha da tempo preso il sopravvento sul pregare è lavorare che ha caratterizzato i primordi della Chiesa conventuale. E nel laborare attuale non è più la manualità a operare, ma impegni finanziari, talvolta azzardati, che finiscono per annacquare i possibili benefici della preghiera).
Come questa badessa, molti altri religiosi aiutano, nel corso del racconto, la loro fede, sovente scambiata per un sacco vuoto che per stare in piedi necessita d'essere costantemente riempito. Di pesanti denari.
Due punti, nel libro, mi hanno portato alla mente I promessi sposi del Manzoni, antesignano dei romanzi storici o para storici. Il primo è stata una frase, breve, composta da un articolo, un aggettivo come soggetto e un verbo; il secondo, ripetuto varie volte, una sola parola, un aggettivo.
Scoperti a lettura inoltrata, come il trillo di un campanello di ricordi ormai accantonati. Ecco, questi due punti mi agevolano nel trattare di questo romanzo senza svicolare troppo nei dettagli.
A grandi linee si tratta di un promessi sposi in chiave sicula, e il titolo poteva tranquillamente essere I prumisi spusi, che non avrebbe avuto nulla da invidiare agli sposi manzoniani. Con in più un modo di raccontare moderno, più secco, più conciso nella descrizione degli ambienti in cui si svolge, con una libertà di termini ed esposizione di azioni che il Manzoni se li sognava.
Le badesse e gli abati ci sono, il secolo in cui vengono collocati i fatti raccontati pure; preti e frati che, oltre a essere pavidi appaiono soprattutto avidi, e cavalieri affatto senza macchia... Tutti con le loro umane debolezze, accentuate da buone dosi di malvagità congenita, che non esitano a ricorrere a violenze per mostrare al mondo la loro forza.
Una parte importante del romanzo è dedicata a padri, madri, figli (maschi) che, raggiunta una buona posizione, dedicandosi agli affari e al potere acquisito, non esitano a mettere in campo ogni attività che consenta di mantenere lo status raggiunto; abbinando ad azioni abominevoli preghiere e donazioni che ne consentissero il perdono religioso.
Intanto eliminando la parte femminile dei casati, seppellendo le donne, le ragazze, le bambine, quando possibile in convento o, in alternativa, destinandole a mansioni che le cancellassero dai diritti di successione. 
Il romanzo è impreziosito da dialoghi in vernacolo, comprensibili nei vari contesti di inserimento, ma che l'Autrice ha preferito tradurre al temine di ogni capitolo che li riportava, onde evitare possibili interpretazioni soggettive che potessero disperdere il calore e il colore di quel dialetto.
Un'ultima nota: nel tomo manzoniano ci sono lunghi passaggi che inducono la noia, forse perché un tempo forzati da uno studio che per anni privilegiava questo, in parte attenuando il meritato piacere di quella lettura. In questo romanzo non ci sono momenti tediosi, e non solo per il fatto che non sarà oggetto di studio, ma proprio perché non dà il tempo per provarli tanto è incalzante; quando si sospende la lettura per motivi i più vari, già si pregusta il rientro prossimo nel turbinio di lotte, di sogni, di vita e di morte che propone.  

venerdì 25 febbraio 2022

Quando la poesia...

Sono passati cento e passa anni da quando Trilussa, con lo scoppio della Prima Guerra mondiale, ha scritto questa poesia... e sembra ieri. Ma non un 'ieri' inteso come un allora: un ieri chiaramente visivo, un ieri che è più che mai il giorno prima di oggi, che a sua volta sarà l'ieri di domani. Il Poeta, scrivendola, probabilmente pensava al momento, forse non immaginava che alla Prima ne sarebbe seguita una Seconda, che peraltro ha avuto modo di vivere, constatando che alla pazzia del genere umano non c'è limite. 
E sicuramente non aveva pensato che il detto "non c'è due senza tre" avrebbe potuto essere completato settant'anni dopo la sua scomparsa. Oggi, forse, non si arriverà a tanto, quasi tutto il mondo lo spera, però ci stiamo avvicinando a quel traguardo di non ritorno già profetizzato da Einstein, quando avvisava che dopo una Terza guerra mondiale i combattimenti tra i sopravvissuti avverrebbero con clave e frecce.
La poesia è scritta in un romanesco addolcito, comprensibile, e in chiaro italiano nelle parti più incisive. Anche i sovrani direttamente citati (Gujermone e Cecco Peppe, rispettivamente Guglielmo II di Germania e Francesco Giuseppe I d'Austria) riportano direttamente a un periodo storico che ci ha visto parte in causa. La follia di questi personaggi non è paragonabile alla pazzia in seguito esplosa col nazismo, nel suo personaggio più noto e nei suoi degni compari. 
Oggi sembra tutto una riscrittura di quanto già vissuto, con un ristretto gruppo di pazzoidi che tengono il mondo in pugno e che fanno dei popoli semplici animali consumatori, ovvero carne da macello. Oggi, come allora...
Sono contrario alla pena di morte, ma ci sono occasioni eccezionali, diciamo ogni 75 anni circa che dal cuore mi sale un beneaugurante "R.i.P. ... finalmente!", anche senza la necessità che sia un vero augurio di riposo tranquillo e sereno; che sia, perlomeno, eterno.

Ninna nanna della guerra
(Trilussa - 1914)

Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna,
dormi dormi, cocco bello,
se no chiamo Farfarello,
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone
Gujermone e Cecco Peppe
che s'aregge co' le zeppe:

co' le zeppe de un impero mezzo giallo e mezzo nero; ninna nanna, pija sonno, che se dormi nun vedrai tante infamie e tanti guai che succedeno ner monno, fra le spade e li fucili de li popoli civili. Ninna nanna, tu nun senti li sospiri e li lamenti de la gente che se scanna per un matto che comanna, che se scanna e che s'ammazza a vantaggio de la razza, o a vantaggio de una fede, per un Dio che nun se vede, ma che serve da riparo ar sovrano macellaro; che quer covo d'assassini che c'insanguina la tera sa benone che la guera è un gran giro de quatrini che prepara le risorse pe li ladri de le borse. Fa la ninna, cocco bello, finché dura 'sto macello, fa la ninna, che domani rivedremo li sovrani che se scambieno la stima, boni amichi come prima; so' cuggini, e fra parenti nun se fanno complimenti! Torneranno più cordiali li rapporti personali e, riuniti infra de loro, senza l'ombra de un rimorso, ce faranno un ber discorso su la pace e sur lavoro pe' quer popolo cojone
risparmiato dar cannone.

martedì 22 febbraio 2022

I lazzaroni

Premessa: questo post si divide in due parti, distinte e separate, che nulla hanno in comune tra di loro.

La prima, suscitata da un racconto in lettura che ne accennava, è il breve ripasso di una parte di Storia ormai dimenticata, pur avendo i Lazzaroni a suo tempo influito in modo sostanziale allo sviluppo di situazioni che nel tempo si sono radicate, in una società che mai ha esitato ad accettare, e tramandare, modi e usanze e titoli da taluni deprecati e da altri invece adottati come fossero virtù. Utile per dare un titolo al post, niente a che fare con la seconda parte di questo. Col tempo hanno perso la maiuscola iniziale, poiché del movimento pseudo-rivoluzionario è rimasto solo il fancazzismo.  
La seconda, ripeto, senza alcun collegamento con la prima, è il racconto di una piccola parte di vita quotidiana, quella fatta, raramente, di fiori e carezze, ma più sovente cosparsa di punte di cactus e di ciottoli e di schiaffi. Racconto in presa diretta, che l'interessato mi ha autorizzato a divulgare a patto di mantenere anonima la fonte. Per snellire il racconto gli affibbio come nome Pinco, che di cognome farebbe Pallino, o viceversa. L'originalità non è il mio forte.

Il termine "lazzarone", etimologicamente parlando, è abbastanza recente. Il primo impatto riportato risale al XVII secolo e resta in vita fin verso la fine del XIX. Pare sia derivato dallo spagnolo lazaros, a sua volta derivato da laceria, sempre spagnolo; entrambi i termini peraltro avrebbero radice nel latino lacerus (lacero, strappato). Il lazaros spagnolo si dice fosse originato dal Lazzaro (o meglio, dagli stracci che lo avvolgevano, che non so dove risulta fossero appunto stracci stracciati, laceri). Il quale Lazzaro dalle Scritture non si capisce che delitto avesse commesso per meritare la pena di morire due volte...
Dagli spagnoli questa parola venne dedicata agli italiani in generale, ritenuti, a torto o ragione, pelandroni, indolenti, appunto cenciosi, nonché malavitosi fin dalla giovane età. Il senso spregiativo è rimasto immutato, anzi arricchito da altre doti che allargano la pletora dei lazzaroni d'oggidì.
Non ne sono certo, ma ritengo che tra le doti precipue dei lazzaroni disprezzati dagli spagnoli, ci fosse anche una male applicata furbizia, da cui il termine di furbastri, che bene sposa i nullafacenti, indirizzando le loro intelligenze a operazioni di pura sopravvivenza, generalmente a scapito di persone ingenue, facilmente raggirabili.
La politica di questi tempi è la prova provata di una lazzaronite dilagante, abbinata appunto a una furbastreria che danneggia l'immagine di una nazione fondamentalmente e generalmente operosa e paziente, solo in piccola parte lazzarona e insipiente e furbastra. La quale politica non si perita di raggirare milioni di cittadini, talvolta colpevolmente ingenui, più sovente falsi ingenui che li votano e onorano, arrivando alla venerazione, al deprecato culto delle personalità (quando messo in atto da altri popoli), nel tentativo di non pagare la tassa della consapevolezza del fine ultimo degli imbonitori politici.
I momenti di gloria (se gloria fu) furono quando aiutarono Masaniello nella sua rivolta, finita poi come tutti sanno. Un rigurgito di gloria (se gloria fu) lo ebbero quando verso fine '700 misero le loro forze a disposizione di Ferdinando IV re di Napoli, il quale li inquadrò come forze dell'ordine per tenere e freno la plebaglia che turbava le sue preghiere. In seguito i nostri lazzaroni combatterono, sempre sotto Nando IV, contro i napoleonici, identificati come anticristo contrari al papato e ai suoi sostenitori papalini, tra cui, manco a dirlo, Ferdi IV era tra i più fedeli.
Iscrittisi in seguito alle liste sanfediste del cardinale Ruffo contribuirono attivamente alla capitolazione della Repubblica Napoletana. 
Qui finisce la sintesi della loro epopea: la fede lazzarona non c'è più, sono rimasti i lazzaroni, e, come per i cretini, la madre loro è perennemente incinta. Manco dovesse sfuggire alla galera...


Pinco è un anziano, la cui età è più prossima al secolo che al semisecolo di vita. Anziano, non vecchio. Le cose vecchie sanno di antico e si buttano, a meno che si tratti di reperti che l'archeologia giudica meritevoli di cura e attenzioni dedicate.
L'età, per lui, non è un peso; sono un peso gli acciacchi che questa gli ha portato, ma anche questi ormai si sono adattati al loro contenitore, ne sono parte integrata e li accetta come si accetta un contorno di patate a una bistecca troppo cotta. Al duro della carne, queste offrono la sofficità a riposo delle stanche gengive.
È invalido, ha avuto in dono una invalidità al 100%, senza la relativa pensione poiché questa è sopraggiunta dopo lo scadere del 65° anno di vita; e non ha il cosiddetto "accompagnamento", visto che, nonostante tutto, è rimasto semovente; le sue gambe, nonostante le giunture ogni tanto cigolanti, tengono benino il peso della sua carcassa. Paziente oncologico in sonno, conscio che la situazione potrebbe cambiare, segue le dritte, i follow-up, per dilazionare quanto possibile un risveglio affatto piacevole.
Tra i supporti previsti per fronteggiare la situazione ve ne sono alcuni che consistono in presidi sanitari mobili, regolarmente forniti dalla sanità nazionale, per il cui ritiro si reca ogni paio di mesi alla farmacia provinciale del territorio.
Questa farmacia ha i suoi locali in un complesso creato come struttura ospedaliera; finita del tutto la costruzione era stata declassata a... rudere: infatti per qualche anno era stata abbandonata alle erbacce con un'incuria degna di miglior uso. In prossimità di elezioni, anche in seguito alle vibrate proteste dei cittadini, da rudere era stata promossa a poliambulatorio, occupando tutto un piano rialzato con locali per visite ambulatoriali e per uffici burocratici. E, appunto, dalla farmacia del territorio.
I piani superiori, con le previste camere di degenza, sono rimasti chiusi, ruderi sopraelevati. 
Il tutto inserito ai margini di una zona collinare in cui la cementificazione selvaggia aveva creato loculi abitativi in un periodo in cui questi andavano per la maggiore, venduti a prezzi di saldo a persone e personaggi, con le prime motivate dal vantare una 'villa' al mare e i secondi come via di fuga o rifugio in caso di problemi con la giustizia.
La struttura è circondata da una rete, con un unico cancello di entrata, presumibilmente chiuso nelle ore serali e festive, in concomitanza con la chiusura degli ambulatori. Passato il cancello, si trova un rettilineo di circa trecento metri, con una carreggiata che ha il minimo sindacale per essere definita strada. All'inizio e al termine è piazzato un divieto di sosta da ambo i lati, spesso e volentieri ignorato da chi ritiene che siano stati messi lì solo per adornare, in alternativa alla scarsa presenza arborea. Per chi deve invece scaricare materiali o pazienti ci sarebbe uno spiazzo prospiciente l'entrata, per cui i veicoli che trasportano disabili, o altri con urgenza d'intervento, non sono interessati a quei divieti.
Al termine di quel tratto di strada ci sono i parcheggi, non delimitati e affidati al buon senso di chi si reca in visita al poliambulatorio. Un altro parcheggio è posizionato più oltre, parecchi metri sotto il piano stradale d'ingresso; solitamente vuoto o con scarse presenze di mezzi. Una ripida scalinata consente di arrivare fino all'entrata dell'ex nosocomio.
E questo, da una seina d'anni, era stato il parcheggio preferito da Pinco: la sicurezza di trovare sempre posto aveva il  contraltare della salita scaligera, ma un gradino alla volta lo aveva snobbato; confortato anche dal pensiero che una scala al giorno allontana i malanni cardiaci, di cui non sente proprio il bisogno. Almeno, c'è chi così dice... e, visto che non ci sono da ingurgitare pillole, è buono crederci.
L'esterno della struttura giace in un paese che, col tempo e le costruzioni citate, da paesino piccino è divenuto paesino picciò, con una struttura di governo che tende e variare ad ogni tornata elettorale. Sovente i rinnovi amministrativi avvengono anzitempo: una volta sì e l'altra pure, sindaco o funzionari (o sindaco e funzionari) finiscono sotto indagine per cose fatte, ovvero per cose non fatte. È quella che viene definita normale amministrazione.
Questo preambolo si è reso necessario per meglio inquadrare il racconto delle vicende di Pinco. Tutta la descrizione geografica e politica gli era nota, ma non essendo residente in quella zona e frequentandola quasi esclusivamente per l'operazione di supporto ai suoi guai fisici, l'aveva sempre tenuta in non cale, affidando al buon senso (cioè al nulla) dei residenti l'eventuale soluzione dei problemi. Aggravatisi nel tempo a causa di congreghe malavitose, residuo di iniziali presenze estive.

Era la vigilia del suo compleanno, e si era recato alla farmacia territoriale per riportare del materiale avuto in eccesso nel corso degli anni precedenti. Aveva stipato tutto in un grosso scatolone, pesante di per sé, portabile solo per un breve tratto.
Passato il cancello d'entrata della struttura, aveva trovato la strada sgombra, una sola scala da salire, consegnare al banco la scatola e tornare alla vettura; nessun vigile all'orizzonte, la tentazione di parcheggiare sotto porta era stata troppo forte.
Per sicurezza aveva messo un cartello bene in vista sul cruscotto, in cui avvisava chi ne fosse interessato del motivo della sosta, anzi della fermata.
Era andato, il tempo di consegnare il pacco all'addetta, spiegandone il contenuto, ed era tornato alla vettura. Mentre si accingeva ad attraversare la strada era transitata la macchina dei vigili.
Nessun messaggino nel tergicristallo del lunotto né in quello del parabrezza. 
Aveva mormorato alla sua stessa mente un fantozziano "quanto è buono lei!" ed era rientrato, prendendo atto che anche i vigili hanno un cuore. 

Poco meno di due mesi dopo la postina aveva citofonato per posta da firmare.
Lettera verde, multa in arrivo. Una sanzione non è mai benvenuta, ancora meno quando si è nella convinzione di aver mai sgarrato dai regolamenti stradali.
Era il regalo per Natale dei vigili del paesino picciò. Pinco aveva sostato in zona vietata, non era stato possibile contestare direttamente per l'assenza del conducente, se paga entro 5 giorni... ecc. L'indirizzo era indicato col nome di una via, rimarcando che il numero civico corrispondeva all'asp ex ospedale.
Non aveva atteso tanto, si era messo subito al computer e aveva saldato il debito con pagamento online. Con non poca malavoglia, non tanto per l'importo quanto per la modalità della sua emissione.
Così, visto che c'era, aveva rilevato dal sito comunale l'indirizzo di posta elettronica del sindaco (apprendendo, tra l'altro, che indossava anche la veste di responsabile della polizia municipale: due piccioni con un unico messaggio) e aveva scritto una bella lettera, completa di tutto.
Me ne aveva dato copia, di cui ho censurato le parti sensibili, e che qui riporto para-para.




L'aveva inviata al recapito fornito e... respinta per "troppo pieno". Ingenuamente (parafrasi dolce di stupidamente) aveva pensato che la casella fosse troppo piena a causa degli auguri per Natale e per il nuovo anno; più avanti sicuramente sarebbe stata vuotata e il messaggio sarebbe giunto al destinatario o alla sua segreteria.
Era passato il tempo degli auguri, e la sua lettera rimaneva in frigo. Il farla pervenire era diventato chiodo fisso (agli anziani càpita, si intestardiscono su qualcosa che magari manco merita), così aveva rilevato l'indirizzo pec del protocollo comunale e aveva mandato la stessa copia andata persa nei meandri di un dialogare unilaterale.

(Inciso: esiste in Italia un ministero apposito che cura i rapporti tra la P.A. [Pubblica Amministrazione] e la variegata sudditanza, a capo del quale oggi impera un miniMinistro che a ogni pie' sospinto invita i suoi 'dipendenti e sodali' a un dialogo costante con i marrani in amministrazione controllata: e il risultato di questi inviti si vede, l'unico settore che segue le sue direttive pare sia l'Agenzia delle Entrate).

Tempo dopo, recatosi alla farmacia per il consueto prelievo di materiale, aveva raccontato all'addetta il fatto. Dispiaciuta, aveva però precisato che quei vigili non avevano tutte le colpe, poiché avevano rilevato l'infrazione tramite una fotocellula installata sulla vettura, per cui non avevano potuto notare la presenza del messaggio.
Pinco non aveva mai guardato i vari Grande Fratello, anzi li aveva sempre avuti in uggia, ritenendoli di una stupidità unica, creati per genti affette da un voyeurismo congenito; e il fatto che, a detta dei suoi promotori, siano visti da milioni di persone rende la cosa particolarmente preoccupante. Scuola orwelliana... E un emulo del Grande Fratello di Orwell lo aveva beccato nei pochi secondi di assenza dal luogo del presunto delitto. 
Era sembrata quasi una difesa dell'operato di quei 'bravi', quindi per attenuare il probabile impatto ulteriormente negativo su questi, gli aveva raccontato un episodio che aveva gettato benzina su un'ira già fiammante.
Dopo i famigerati VaffaDay, che tanti voti avevano portato da una parte consistente di elettorato (che tramite quei vaffa aveva convinto milioni di persone in buona fede che essi avrebbero governato con nuove capacità, con una giovinezza, con curricula prestigiosi e di sicuro stravolgimento nei modi di governare), quei Day erano stati adottati da un sacco di gente che in giornate di rivolta, anche violenta, dicevano NO a tutto lo scibile. Buon ultimo, a pandemia Covid avanzata, erano arrivati i sìCovidDay, delegati alla somministrazione di vaccini, a detta di alcuni salvavita, secondo altri assassini.
Uno dei siti scelti per tale operazione era stato proprio il poliambulatorio, utilizzabile nei giorni di chiusura del plesso, con tutte le precauzioni che i protocolli relativi prevedevano.
Come tutti sappiamo, il cittadino italiano aborre d'essere accusato di plagio. Ad esempio le file ordinate verso uffici pubblici in generale, così come rispettate in altri Paesi, di solito nordici, da noi non saranno mai imitate, proprio per il motivo che siamo dei creativi che magari copiano agli esami scolastici, copiano le mode degli abbigliamenti, comprano dai cinesi pur sapendo dei loro taroccamenti... ma sia mai che si rispetti un minimo di ordine in caso di assembramenti... Sarebbe plagio smaccato.
In un paesino picciò gli abitanti sono tutti imparentati o quantomeno conoscenti; immaginare un Covid Day ordinato sarebbe stato pura utopia. C'erano stati mesi di allontanamento fisico, per cui la materia del discorrere abbondava... e il tempo disponibile era limitato al raggiungimento del proprio turno di inoculazione. Inoltre una fila ordinata, rispettando la distanza, avrebbe potuto favorire l'altra malattia dell'italiano medio, quella di (tentare di) sorpassare chiunque sia davanti a sé; per portare a termine quel tentativo vale tutto: dall'acqua che bolle per il gettito della pasta, al funerale di un parente defunto che coincide con non più di mezz'ora di attesa per essere presente alla triste funzione. Ogni tanto spunta pure il mitico "lei non sa chi sono io", che peraltro l'esperienza sommerge con un mare di pernacchie...
In servizio c'erano i volontari della Croce Rossa, quelli della Protezione Civile, altri vari ed eventuali: tutti con compiti precisi, chi addetto alla compilazione della modulistica, chi alla verifica delle prenotazioni, chi al controllo medico, chi alle iniezioni.
A regolare il flusso, a invitare al rispetto delle distanze, a chiedere di mettere la sordina alle chiacchiere con toni troppo elevati erano solo un paio di addetti in tuta rossa, impotenti davanti a un gruppo di persone festanti... tutti gli inviti erano accolti per qualche minuto e poi erano da rinnovare.
Fortunatamente erano presenti due agenti della polizia municipale ed era stato chiesto il loro intervento per mettere un po' di ordine e placare una confusione che, tra l'altro, rallentava le operazioni vaccinatorie.
"Noi non siamo tenuti ad eseguire operazioni di ordine pubblico", avevano risposto.

E qui le mascelle inferiori già cadenti per l'età, quella di Pinco e poi la mia, avevano finito per frenare all'altezza dei rispettivi ombelichi prima di frantumarsi al suolo. Senza parole... Forse i due erano presenti solo per sanzionare quei pedoni che avessero sostato nella sede stradale ignorando il divieto? O per documentare la presenza in loco e percepire un giusto straordinario?

Ricordo, in lontana gioventù, la festa del 6 gennaio, che non era solo la festa della Befana, ma altresì era giornata dedicata alle polizie municipali. Ricordo i panettoni e le bottiglie e quant'altro ammucchiati intorno alle pedane a centro dei quadrivi cittadini. Avevo sognato di diventare un giorno vigile urbano, solo per potermi abbuffare di quel bendidio in un giorno di festa che a me non regalava neanche la calza vuota. Altri tempi, altri vigili, altri costumi...

martedì 1 febbraio 2022

Oggi... ieri

Oggi è oggi, 1° di febbraio, anno domini 2022.
Ieri è un giorno ormai lontano, nel tempo ma non nel ricordo.
Era domenica, una bella giornata, come oggi lo è, e ci eravamo portati all'altare per dire un sì che sarebbe durato... non ci importava quanto sarebbe durato: era un oggi importante, che speravamo sarebbe stato un oggi permanente.
"Finché morte non vi separi", aveva detto il prete, che di lei sapeva abbastanza per ritenere che non sarebbe stata la morte a separarci. L'aveva a suo tempo battezzata, cresimata, aveva cercato di domare una ragazzina recalcitrante alla partecipazione alle funzioni, alle preghiere... alle confessioni.
Era stata la prima in assoluto a indossare i pantaloni in un paesino in cui le braghe erano esclusività maschile. Con il contorno ancestrale di un dominio maschile che tranciava ogni discussione. I suoi pantaloni erano apparsi come un gesto di ribellione a un patriarcato che imperava. E anche il prete se ne era stizzito, pur se, all'epoca, lui ancora indossava la sottana. 
Di me, il prete, sapeva nulla; nel silenzio della sua mente, forse, mi riteneva un povero tapino che non aveva idea di quello che, con quel sì, mi andavo a sobbarcare.
Non poteva sapere che non avevo mai avuto una famiglia mia, non poteva sapere che ho la testa di un ciuco... non poteva sapere quanta fame avessi di un calore umano, di una compagnia che non fosse di lavoro o di amicizie. Lui, il prete, forse non aveva idea di quanto il mio corpo avesse bisogno di amore.
O, forse, lo sapeva... almeno per le solite voci che circolano tra le beghine dei piccoli paesi, magari calunniose, magari veritiere. Ma se anche fosse stato, se per lui il sapore della carne era un cadere in tentazione e poi autoassolversi, il mio desiderio non era più tentazione temporanea ma impegno per la vita. 
E per la morte, quando questa avesse bussato alla nostra porta.

Oggi si sono compiuti cinquantadue anni da quel sì.
Cinquantaquattro dal nostro primo incontro; per due anni eravamo stati uniti, ci eravamo spiati a vicenda, alla ricerca di eventuali falle, di qualche eventuale vermetto potesse esserci in ciascuna delle due parti della mela che si stavano unendo.
Ne sono passati sette da quando ho perso il suo corpo, ne sono passati undici da quando avevo perso la sua mente.
Nei primi cinque anni della sua assenza, che mi piace ancora pensare apparente, mi ero reso conto di amarla come, forse, mai l'avevo amata nei quarantadue precedenti. 
Ancora oggi credo che in quelli di matrimonio ("in salute e in malattia", aveva detto il prete), fossi stato innamorato del suo corpo; in quelli della sua distrazione mentale, quando non poteva più darmi il suo corpo, mi aveva donato la sua essenza, il suo cuore.
Non ho potuto vederla da morta, mi ero trovato inguaiato in un accidente che faceva pensare che l'avrei preceduta in quell'ignoto aldilà che ci si ostina a definire "miglior vita". Non ho mai rimpianto quell'ultima mancata visita: sapevo di un corpo devastato dalla lenta agonia che era stata suo abito per tutto il periodo precedente la morte. Meglio così: sovente la sogno, e me la ritrovo in ogni sogno, quando sorridente e quando corrucciata. In uno di quei sogni l'ho persino menata, e non con un fiore... sicuramente solo in sogno poteva provocarmi al punto di spingermi a farlo. In vita non mi ero permesso neanche una pacca sul sedere...

Stamattina sono salito al cimitero, con un tempo che prometteva pioggia. Un vento freddo mi aveva tenuto compagnia, poi, nel corso della giornata si è schiarito e nel pomeriggio si era soleggiato.
Avevo colto un fiore in giardino, ma solo per non presentarmi a mani vuote. Lei, che per una decina di anni era stata anche fioraia, sapeva benissimo dell'inutilità di queste offerte floreali.
Ci siamo parlati... veramente io solo ho parlato, ma sono certo che lei mi ha sentito e ascoltato.
La sua immagine ha un sorriso canzonatorio, ogni volta che la vado a trovare mi sembra di sentirla: 
"Guarda che ti sto aspettando, ricorda che hai già prenotato la cameretta sopra di me, fai in modo che il tempo della concessione non abbia a scadere... Ma se anche fosse, ti verrò a cercare dovunque tu vada a depositare le tue vecchie ossa. Il prete, buonanima pure lui, aveva limitato il periodo della nostra unione al 'finché morte non vi separi', ma non poteva sapere che noi siamo uniti per sempre. La morte non ci ha separati, ci tiene uniti, in stanze diverse ma nella stessa casa. Fai con comodo, io ti aspetto...".
 

lunedì 10 gennaio 2022

La confessione di un peccatore (pentito?)

Circola in parte come para-barzelletta, e come base di questo racconto qui la propongo. Leggermente modificata, più espansa, più aggiornata, più fantasiosa. Ovviamente sia il personaggio principale di questa favola (che ho audacemente mascherato, 'si da renderlo assolutamente irriconoscibile) che i personaggi di contorno sono puramente casuali, inventati; così come gli eventi descritti, che non possono mai essere avvenuti, talmente sono fuori da ogni possibile realtà. I riferimenti verbalmente virtuali riferiti a fatti divenuti storici sono qui esposti col solo fine di raccordarli, in chiave fantascientifica, da periodi passati (in giudicato) ad altri chiaramente futuristici e di impossibile realizzazione. Ipse dixit...

Un Tizio, un po' avanti con l'età, decide sia giunta l'ora di "vuotare il sacco" per essere in regola, in vista di un trapasso che, seppur lontano a venire, non potrà essere gestito né da lui stesso né dai suoi molti sostenitori, a suo tempo ampiamente illuminati dal suo sorriso e teneramente a lui avvinghiati da un indissolubile nodo di gratitudine.

A tal uopo, si reca nella sua parrocchia personale, convoca il parroco e...
"Signor Parroco, mi vorrei confessare...".
"Bene, figliuolo, è da molto che non lo fai?".
"Veramente, credo sia la prima volta...".
"Allora ci vorrà un po' di tempo... ma... io ti conosco, a meno di una somiglianza incredibile, tu sei stato in passato presidente di un condominio qui vicino...".
"Beh, veramente fui presidente del consiglio in un periodo in cui l'Italia era tutta in rosa, sia per quel presente che per un vagamente ipotizzabile prossimo futuro; e sia anche perché era un'epoca rosa in tutti i sensi, dal rosa femminile al 'rosa' di rosicare, che i tanti invidiosi del mio successo non cessavano di fare".
"Ah, sì, ho messo a fuoco... guarda, credo che il tuo caso preveda una competenza appena superiore alla mia, che è nel gradino gerarchico più basso. È meglio che ti rechi dal Vescovo, che sicuramente accoglierà la tua confessione per meglio giudicare l'entità e il peso dei tuoi peccati".

Detto fatto, il peccator pentito si reca in vescovado, ottiene immediata udienza dal Vescovo che, riconosciutolo, o forse preavvisato dal parroco, non lo fa neanche inginocchiare.
"Tu sei il ben noto ex presidente del consiglio... No, mio caro, non ti posso confessare, il tuo è un caso molto difficile, solo in Vaticano possono valutare la faccenda. Recati là e chiedi direttamente del Papa; lui accoglie tutte le pecorelle smarrite e sicuramente sarà felice di perdonare te, che sei comunque una delle tante pecorelle da redimere".

Eccheccevò, il Tizio che tanti fedeli aveva in Terra altrettanti santi aveva in Paradiso, si era recato in Vaticano, aveva chiesto del Papa e questi aveva prontamente lasciato i suoi impegni per dargli udienza, già preavvisato dal suo Vescovo dell'importanza del penitente.
"Santità, voglio confessare i  miei peccati e riceverne umilmente l'assoluzione".
"Mio caro, sarei orgoglioso di mettere nel mio palmarès l'avvenuta tua redenzione, ma purtroppo non mi sarà possibile. Sei troppo importante, vivi in uno zenit troppo alto per potermici anche solo avvicinare. Solo Dio può ascoltarti e darti l'agognata assoluzione. Rivolgiti a Lui con piena fiducia, vedrai che risolverà il tuo problema e ti aprirà le porte del Paradiso, che con tutto il bene che hai fatto nel corso della tua vita (da un po' di tempo molto strombazzato, sia sui tuoi media web che sui giornali, e a ogni pie' sospinto da tuoi fedelissimi) già le vedo socchiuse in attesa della tua gloriosa entrata nell'alveo celeste. Qui in Vaticano, nascosta ai più, c'è una cappella privata che apriamo solo alle personalità di maggior spicco, proprio per consentire un dialogo diretto tra queste e il Padreterno. Ci troverai un Cristo in croce che sta chiuso lì proprio in attesa delle persone degne di essere da Lui ascoltate ed eventualmente perdonate".

In sedia gestatoria, ormai obsoleta per gli usi papali, il Tizio era stato introdotto nella cappella e lasciato in solitaria attesa che il Cristo in croce finisse le sue preghiere e gli chiedesse in cosa avrebbe potuto essergli utile.
"Signore, voglio confessarmi...".
"Bene, figlio mio, non offenderti ma era quasi ora... Io so chi sei, quindi saltiamo i preamboli. Vedi, mio caro, tu hai raggiunto, brillantemente direi, una certa età e pur essendo rimasto apparentemente lucido e giovanile, forse hai una memoria che comincia a vacillare, come è giusto che sia per via dei neuroni che si disperdono manco fossero capelli. E poiché anch'io, che ho qualche anno più di te, qualche volta mi ritrovo con ricordi ballerini, come quando attribuisco meriti a persone che in vita erano tutt'altro che meritevoli, capisco la situazione. Chiaramente non è il tuo caso, ma per sicurezza ho affidato a un nutrito team di Arcangeli l'esame preventivo della tua situazione peccatoria, così sarà più semplice mettere ordine e procedere al tuo perdono.
Facciamo così: io ti elencherò quelli che per te risultano pregi e che per altra parte di mondo sono peccati belli e buoni; tu dovrai solo dire sì o no, e risolviamo la faccenda".
Si erano presentati due Angeli che avevano portato su un muletto ecologico, apparentemente virtuale, un carico di rotoloni tipo Regina, quelli che non finiscono mai. Il Cristo ne aveva srotolato uno e aveva iniziato a leggere le domande colà incise a lettere di fuoco.
"Dunque: tu sei stato, parecchio tempo fa, Presidente del Consiglio italiano?".
"Sì, Signore, e, mi dicono, con pieno merito".
"Lascia perdere quello che 'dicono', è chiaro che si tratta di tuoi fedelissimi, magari prezzolati, per cui al 'dicono' di alcuni probabilmente corrispondono almeno altrettanti che 'dicono' tutt'altro.
In passato sei stato amico di un certo Craxi, che poi hai lasciato poiché avrebbe potuto danneggiare i tuoi piani politici?".
"Sì, mio Signore, ma sono anche andato da ex amico a pregare sulla sua tomba..."
"Ed è vero che hai pagato tal Riina perché ti proteggesse e magari mettesse una buona 'parola' nei confronti di alcuni personaggi fastidiosi?".
"Sì, lo ammetto, la mia persona stava diventando preziosa per il bene del Paese e le comuni Forze dell'Ordine non mi garantivano una protezione a 360°".
"Ma tu sapevi che costui era il mafioso ufficialmente a capo di tutte le mafie terrestri e interstellari?".
"Sì, lo sapevo, ma per il bene del mio Paese ho dovuto accettare, ma giuro obtorto collo, una discreta, silenziosa, collaborazione con questa forza del male".
"E sempre per il bene del Paese ti sei inventato lo scudo fiscale per far rientrare dalle isole Cayman e da Montecarlo tutti i soldi che i tuoi amici avevano sottratto al fisco, chiedendo in cambio una fesseria di sanzione e la non iscrizione nel casellario giudiziario?".
"Sì, Signore, ma quei denari sono serviti a rimpinguare le casse di banche amiche che, altrimenti, avrei dovuto salvare con soldi dello Stato... che all'epoca non c'erano".
"Risulta che sei stato amico di neo-fascisti e neo-nazisti, che nel tuo famoso discorso al Congresso americano hai dimenticato di citare. E che hai 'sdoganato' un partito che in Italia non avrebbe mai più dovuto rinascere... e stretto alleanza con un altro che del Tricolore (che tu hai inserito nel simbolo del tuo partito, quasi appropriandotene insieme al nome Italia) faceva carta igienica e che sfotteva apertamente chi, incautamente, cantava quello che in Italia è considerato inno nazionale?".
"Mi servivano i voti di quei due per portare avanti i miei progetti... Voi, Signore, sapete benissimo che ho un passato da partigiano e che sono un riconosciuto patriota, che alla mia nazione ho dato energie e sangue. Sono ettolitri di sangue quelli offerti per i prelievi di controllo della mia salute; sono tutti documentati, in particolare in quella clinica intestata al vostro Arcangelo più noto e fedele".
"Vedo, tra le altre cose, che hai anche abbassato dell'1% le tasse dirette, costringendo comuni-province-regioni ad aumentare le tasse locali del 45% per tenere aperti asili, trasporti e servizi sociali indispensabili...".
"Sì, Signore, ma ho anche fatto in modo che i rappresentanti del popolo ricevessero congrui e costanti adeguamenti del loro 'salario', ridotto virtualmente ai minimi termini da un'inflazione e un costo della vita per loro non più sostenibili. E molti di essi ho gratificato assurgendoli a livelli che mai avrebbero potuto sognare. Certo, per il popolo non c'erano risorse sufficienti, ma già il sapere che i loro eletti godevano di trattamenti di favore, che alcune malelingue si ostinano a definire osceni, sono ancora certo sia di per sé remunerativo, almeno moralmente".
"Ma sei sempre tu, figliuolo, quello che ha ricandidato 13 persone già condannate con sentenza passata in giudicato?".
"Sì, ma era chiaro che quelle sentenze erano rivolte verso innocenti, la cui unica colpa era di essere miei sodali: i giudici, come sapete tutti comunisti, avevano colpito loro per tentare di abbattere me".
"Hai pure modificato la legge elettorale in modo che siano le segreterie di partito a scegliere gli eletti e non più i cittadini?".
"Signore, sapete benissimo che il popolo non vede oltre il proprio naso, al massimo arriva a vedere quello che ha nel piatto, ma non ha competenze allargate per capire quello che è bene per un partito. Il popolo vota di pancia, magari basandosi sul bene operare dei singoli candidati... le segreterie invece hanno una visione più ampia, per cui possono con più facilità individuare localmente i personaggi più adatti a difendere i diritti e gli interessi... vabbé, dei partiti, ma è lo scotto che il popolo deve pagare, un ticket da accettare".
"All'entrata in vigore del cambio lira-euro hai omesso qualsiasi controllo sull'entrata in vigore dell'Euro consentendo a negozianti e professionisti di raddoppiare i prezzi infilando il dito medio a pensionati e lavoratori a reddito fisso?".
"È vero, con tutti gli impegni che avevo ho trascurato questo, affidando a miei collaboratori il compito di seguire questo cambio. Ammetto che hanno fallito e li ho prontamente puniti, rimuovendoli e destinandoli ad altri settori... logicamente meglio retribuiti, per ripagarli della figuraccia sofferta di fronte al Paese".
"Hai abolito la tassa di successione per i patrimoni miliardari e subito dopo hai cointestato le tue aziende ai figli?".
"Sì, Signore, voi non lo potete sapere visto che figli di carne non ne avete o sono praticamente virtuali... ma i figli degli umani sono pezzi 'e core e quello che si fa per loro non lo si farebbe per alcun altro".
"Quindi è sempre per loro che in poco tempo hai quadruplicato il tuo patrimonio personale e salvato le tue aziende dalla bancarotta e che dici di essere arrivato al governo a titolo gratuito ed esclusivamente per il bene degli italiani?".
"Vero, a parte le briciole dell'appannaggio, nel governare ho investito solo risparmi miei".
"Ed è per il bene degli italiani che hai epurato dalla Rai tutti i personaggi a te non graditi?".
"Vero, ma erano dei sovversivi che non avevano accettato le mie offerte, giuro veramente laute, per difendere un diritto alla parola e alla critica che in quel momento particolare erano assolutamente intollerabili e fuori luogo. Loro mi hanno costretto a farli allontanare. Vede, nelle mie aziende mi vanto di non avere mai licenziato nessuno... purché si fosse adeguato al momento magico che avevo offerto. Chi si è allontanato lo ha fatto di sua sponte, rinunciando a priori a carriere che avevo messo sul piatto; chi mi è stato fedele è stato premiato e ora siede su scranni parlamentari, da dove può liberamente cantare al mondo le mie lodi per i secoli a venire".
"Hai fatto la ex-Cirielli, la Cirami e la salva-Previti?".
"Sì, non lo nego, erano mosse indispensabili in un momento particolare".
"E hai creato una voragine nel conti dello Stato, cambiando tre volte il ministro del Tesoro?".
"Vero, la ricerca di uno competente tra i miei sodali era stata complicata".
"Hai dato, a spese degli italiani, il contributo per il decoder digitale per consentire a tuo fratello di fare soldi con la società che li produceva?".
"Sì, Signore, anche i fratelli sono pezzi 'e core".
"Hai depenalizzato il falso in bilancio e introdotto la galera per chi masterizza i dvd?".
"È vero, ma la stesura dei bilanci era diventata troppo complessa, gli aggiustamenti avevano talvolta un sapore di poesia, ed era un peccato punirli quando invece potevano essere ritenuti vere opere artistiche quando, con piccoli ritocchi, quadravano alla perfezione conti altrimenti sballati, quando non del tutto fasulli. Sui divudi non ricordo, ma sicuramente a qualcuno serviva che fosse penalizzata quella forma di masterizzazione".
"Pare che tu abbia permesso alla Francia di saccheggiare la BNL, e pare anche che ti sia fatto prendere a pesci in faccia quando Enel ha tentato di acquisire una società francese...".
"Nell'uno e nell'altro caso, a causa di collaboratori incompetenti che mi avevano rassicurato sui movimenti francesi nei confronti della banca e mi avevano convinto della poca consistenza dell'operazione Enel".
"Vedo adesso che mi hanno dato solo il rotolo che riguarda il ventennio del tuo governare diretto. Solo per curiosità ho dato anche uno sguardo ad altri periodi della tua vita, e sono emersi in particolare molti peccati di gola... anzi, pur non essendo esperto in materia, di peccati di gola molto profondi, per appagare i quali non hai esitato in nulla, distribuendo soldi e prebende a chiunque fosse in grado di procacciarti i bocconi più golosi. Apprendo che non sei vegetariano né tanto meno vegano, che la carne ti piace, soprattutto se bella soda e meglio se giovane. Peccatucci veniali, che manco varrebbe la pena di considerare in un clima di 'vogliamoci bene' che è stato il mio motto fin da quando ho pensato a un partito dei cristiani.
Però vedo anche che, sotto sotto ma neanche tanto, tu aspiri a diventare addirittura Presidente della Repubblica italiana... per cui anche questi peccatucci finiranno per pesare nella valutazione terrena della tua promozione; magari ammantati dal verde dell'invidia...
Non ti voglio anticipare quale sarà il risultato definitivo del conclave a sezioni riunite. Vedi, mio caro, tu hai un cuore fragilino, a te non sembra ma è invecchiato più di quanto sia invecchiata la tua mente, e se ti dessi il risultato in anticipo, fosse questo positivo o negativo, questo tuo vecchio cuore potrebbe cedere, vuoi per gioia o vuoi per delusione. Il che, francamente, mi lascerebbe indifferente, poiché, fra un paio di mesi o fra ducent'anni, dovrai venire a me... Purtroppo, entrando in questa cappella privata, sei finito in territorio extra-italiano, e se qualcosa ti succedesse qui creerebbe al mio rappresentante una grossa grassa grana, di cui Egli, il Papa mio, non sente proprio il bisogno, poiché andrebbe ad aggiungersi a troppe altre grane che il suo fisico provato non riuscirebbe a sopportare. E non è ancora giunto il suo momento... Inoltre non potrei, in caso di tuo mancamento, ricorrere a un miracolo, che, qui più che altrove, sarebbe intervento sospetto, per via di quell'Unto del Signore che ti sei inventato di sana pianta per penetrare nel cuore di miei fedeli. A parte il fatto che sono almeno duemila anni che non miracoleggio, per cui ho perso la mano... Eppoi la delega ai miracoli è ormai appannaggio delle varie Madonne sparse soprattutto in Europa, le quali già al loro nascere hanno fatto il miracolo di creare intorno alle loro statuette centri economici che nulla hanno a che vedere con me".
"Grazie, mio Signore, sono certo che gli italiani (o chi per loro) sapranno decidere per il meglio; la Storia lo insegna: con i soldi o con la violenza, chi vuole ottiene, appunto, tutto quello che vuole; non solo in Italia, tanto per internazionalizzare le cose buone".

"Bene... si fa per dire... tua zia suora (buonanima) ti avrà detto che Dio perdona tutto, e non mentiva. Anche se sovente mi viene il magone nel farlo, devo tenere fede a questo mito che mi è stato creato intorno a mia insaputa; in passato ho dovuto perdonare e assolvere peccatori ben più carichi di te, quindi anche a te darò il mio perdono e la mia assoluzione. Uscirai da questa cappella con una fedina pulita che neanche un innocente neonato l'avrebbe. Purtroppo per te, questa mia assoluzione non ha molto valore nei confronti dei punti di vista umani, ma potrai sbandierarla a sostegno della tua candidatura a quello che, in Terra, sarà l'ultimo scalino di un'ascesa che, anche all'occhio Nostro, appare assolutamente incredibile.
Quindi 'Ego te absolvo...' in nome mio, di mio Padre e dello Spirito (che qui ringrazio per le preziose informazioni raccolte)".

Il Tizio aveva baciato il piede inchiodato, ringraziando il Cristo e si era alzato dall'inginocchiatoio ritenendo che la... tortura fosse finita, ma il Figlio aveva ancora qualcosa da dirgli, sempre a nome della Triade cristiana.

"Ancora un momento... Come ho detto, con questo mio perdono non è detto che tu riesca ad agguantare il titolo cui aspiri attualmente ma, indipendentemente da questo, verrà un giorno in cui il mio Ufficio Riduzione Demografica suonerà la campana anche per te; non avertene a male, eterno-eterno ci siamo solo noi Tre, gli altri diventano eterni acquisiti, e per diventarlo devono forzatamente morire. Fattene una ragione e stai sereno...
A quel punto, dopo averti ripulito per bene come ho fatto, per te si aprirebbero le porte del Paradiso. Si aprirebbero, ho detto... ma non si apriranno. 
Dopo le migliaia di anni che  ̷s̷o̷p̷p̷o̷r̷t̷o̷  sono stato costretto a seguire amorevolmente le vicende umane, un po' di esperienza me la sono fatta. Vedi, se ti facessi entrare in Paradiso non è necessaria la mia augusta perspicacia per intuire che mi metterei in casa un concorrente, la cui fama insaziabile di potere potrebbe sfociare nello smodato desiderio di diventare prima Nostro pari per poi declassarCi a tuoi portaborse. 
Magari inquadrati come stagisti  a titolo gratuito...
Il tuo motto tacito "plus ultra", che hai già applicato nel tuo esilio in Terra, non Ci convince.
Pertanto ho già dato disposizioni per la creazione di un mini-Paradiso esterno, un resort extra-lusso che, domani o poidomani o poidomani ancora, diventerà la tua residenza eterna, e in cui potrai ospitare tutti i tuoi fedelissimi... Beh, non proprio tutti: alcuni non riusciranno ad ottenere lo stesso perdono che oggi hai ottenuto tu, per cui finiranno dritti in braccio all'anti-Dio per eccellenza, dove sicuramente non soffriranno più il freddo. 
Vedi, gli angeli sono creature eteree che ho creato direttamente e di cui rispondo appieno, mentre mi ritrovo circondato da migliaia di santi, di cui so poco quando niente; di alcuni di questi so perfettamente il motivo che li ha portati qui, e da me gaudiosamente accolti, ma ce ne sono parecchi, anzi moltissimi, di cui ancora mi chiedo il perché e il percome mi siano stati mandati in Cielo quando dovrebbero essere, come minimo, sistemati in un Purgatorio eterno quando non direttamente all'Inferno. Gente che ha pervicacemente massacrato i suoi simili, ufficialmente per difendere una fede che non era la mia; che ha imbracciato spade per imporre la mia religione a suon di tamburi di guerra; che ha torturato e mandato a morte chi segnalava una secolarizzazione spinta dei miei insegnamenti... e via di questo passo.
In questi santi ultimi io, Noi, abbiamo la stessa, identica, fiducia che gli elettori italiani hanno nei loro eletti. Il 'mercato delle vacche', che un tempo era sinonimo di quello che viene definito mercato calcistico, è transumato nelle aule del parlamento e del senato e dei consigli regionali. E tu, che a suo tempo hai pasturato nel mondo del calcio gettandoci fior di milioni, non avrai alcuna difficoltà ad operare similmente nella prospettiva di ottenere che il tuo ultimo sogno terreno si avveri. 
Ebbene, a me di quello che riuscirai a fare in quello specifico tentativo non me ne potrebbe fregare meno (perdona la franchezza dell'eloquio), ma voglio evitare che la tua fama (e la tua fame) possano in futuro sviluppare anche qui un mercanteggiare che già sulla Terra ritengo, a dir poco, odioso. E i santi di cui dicevo non mi pare siano meno sensibili a lusinghe e promesse di quanto lo siano in Terra i cosiddetti rappresentanti del popolo.
E adesso vai, figliuolo, goditi il mio celestiale perdono e vai a tentare di dare il colpo di grazia alla dignità di un popolo che, per il suo eroico stoicismo, meriterebbe ben altro. Ma come dice il saggio: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Tanto, da che mondo è mondo, a chi piange si contrappone sempre chi ride e alla fine i conti saranno pareggiati, senza rilevabili falsi in bilancio...
Amen".  

giovedì 23 dicembre 2021