domenica 18 febbraio 2018

Rappresaglia

Nel corso dei conflitti che hanno massacrato l'umanità, in particolare negli ultimi che ci hanno visti coinvolti direttamente e a tutto campo, una delle cose più aberranti era la norma codificata che prevedeva operazioni comunemente note come "rappresaglia".
Consistevano nel "diritto" del più forte di rivalersi su soggetti deboli e indifesi, meglio se non militari, nel caso di attentati, o anche tentativi di attentato, in cui non fosse stato possibile individuare il colpevole o i colpevoli.
Non sto qui a citare i luoghi e le persone che in nome di questa norma sono stati distrutti e assassinati. Restando solo in Italia, decine sono i paesi distrutti e migliaia le vittime.
Innocenti, che hanno pagato col sangue un coinvolgimento non voluto e subito senza poter reagire.
Diritto di rappresaglia apertamente sancito dai codici sia militari che civili.

Fatte le dovute doverose proporzioni, vado a sproloquiare.
Giorni fa, di sfuggita in un telegiornale e letta poi (solo) su un quotidiano web, avevo captato la notizia che i distributori di energia sarebbero stati autorizzati a scaricare i vuoti dei pagamenti delle bollette (comunemente noti come "morosi") distribuendo equamente lo scoperto su quelli che pagano regolarmente, magari a costo di sacrifici.
Sui quotidiani nazionali neanche un pistolotto di comunicazione.
Il che mi fa pensare che si sia trattato di una bufala, una fake news, una falsa notizia.
Ma, poiché mi è apparsa talmente incredibile da poter essere vera (e ignorata per non oscure ragioni di Stato, visto che siamo sotto elezioni), la tratterò appunto da notizia vera.
Al limite se, come spero, di falsa notizia si tratta queste righe saranno solo un esercizio di scrittura, senza danno e senza clamori di ritorno.
Ho aperto con la voce "rappresaglia", poiché l'operazione citata non potrebbe essere definita altrimenti.
Qui, come nelle cosiddette azioni di guerra, se i colpevoli (qui i morosi) non si presentano, il più forte ha diritto di rivalersi sugli "imbecilli" in regola con i versamenti delle bollette.
E, a detta del quotidiano web visitato, pare ci sia già il parere preventivo della Consulta, questo misterioso e semisconosciuto organo giudiziario che di solito viene chiamato in causa come ultima ratio una volta espletati gli altri tentativi di giudizio o conciliazione.
Come dire, sempre che la notizia sia vera, che ulteriori reclami o ricorsi avrebbero le gambe tagliate in partenza.
Rappresaglia perché?
Pare che nei citati codici di guerra sia previsto addirittura un rapporto punitivo per il caso di non possibilità di colpire direttamente chi attenta o, preventivamente, chi si pensa potrebbe attentare la vita o la sicurezza di chi occupa territori. La Storia insegna che non furono esclusivamente i nazisti a fare proprio questo diritto. Addirittura il processo di Norimberga ha ben chiarito i rapporti tra occupanti e occupati. E anche qui la rappresaglia era ammessa, pur se con paletti, e che gli interessati a metterla in atto hanno sempre bellamente ignorato. Impunemente.
Il rapporto di vendetta era accettato come 10 a 1. Per ogni vittima di un attentato era prevista la soppressione di dieci innocenti. In alcuni casi, pare non per opera di nazisti, quel rapporto è stato di 300 a 1. Senza tirare in ballo Hiroshima e Nagasaki, dove non ci fu rapporto alcuno...
Nel caso di cui sto parlando, non conosco le cifre dei morosi né quelle dei virtuosi.
Le sparo a caso, a mo' di esempio (che, in occasione delle prossime elezioni, le cifre sparate a caso nel corso della campagna, senza logico fondamento, ormai non si possono contare).
Facciamo che ci siano 3 milioni che non pagano le bollette.
Non le paga chi non riesce a pagarle (i tre milioni li prendo da quelli che vengono ufficialmente citati come 'poveri totali', a uso e consumo politico di chi dichiara di volerli "arricchire"); e non le paga che non le vuole pagare poiché più "furbo" di chi, invece, le paga regolarmente e si fa scrupolo acché siano pagate.
Logica vorrebbe che chi non le paga perché non può sia aiutato a farlo, con interventi mirati a un recupero, magari ridotto, del dovuto.
Logica vorrebbe che chi fa il "furbo" sia perseguito fino al recupero totale, con sanzioni, di quanto nel tempo colpevolmente non versato.
I virtuosi facciamo che siano una trentina di milioni.
Il rapporto, guarda caso, è di 1 a 10.
Lo stesso accettato per le rappresaglie canoniche.
In soldoni all'appello pare manchi circa un miliardo. Nella notizia pare che sarà addebitata, a chi già paga, una prima trance di 200 milioni. Probabilmente seguiranno altre trance fino al rientro totale del credito.
Sarebbero, stando ai numeri esposti a casaccio, circa 7 € all'anno che, divisi su sei bollette bimestrali, darebbe la cifra insignificante di poco più di un euro a bolletta.
Una fesseria, verrebbe da dire.
Il punto non è questo: il punto è che mi urta, e non poco, il fatto che venga resa nota un'azione che, a mio parere, ha lo stesso sapore delle rappresaglie di cui sopra.
Appunto, per ogni colpevole pagherebbero dieci innocenti.
Ossia di un'operazione che ritengo immorale e, oserei dire, apertamente vigliacca.

Sono un ingenuo (stato, questo, di cui non meno vanto ma di cui neanche mi pento) ma non sprovveduto.
So benissimo che "rappresaglie" di questo tipo vengono messe in atto a ogni pie' sospinto.
Penso alle assicurazioni auto, dove chi da una vita non provoca sinistri paga in polizza qualcosa per chi ne provoca uno alla settimana, e sui sinistri ci campa.
Le tasse e le imposte seguono la stessa linea, tant'è che l'unica possibilità di abbassarle dipende dal fatto (utopico) che le paghino tutti gli utenti. "Pagare tutti per pagare meno" è uno dei motti più gettonati in questa campagna elettorale.
Tra l'altro la vicenda di cui qui tratto mi fa pensare che quell'euro a bolletta poteva essere tacitamente affibbiato nelle bollette, senza che fosse possibile individuare il fine.
Sfido chiunque, non addetto ai lavori, a capire qualcosa negli infiniti 0,000000fischia sciorinati nelle bollette stesse.

Occhio non vede, cuore non duole, o perlomeno duole un po' di meno, fino a scoperta della verità.
Continuo a sperare che sia una fake news... che, se non altro, ha il pregio di avermi distratto dal mal di denti della sconfitta del Toro.





martedì 13 febbraio 2018

Il profumo dei miracoli

Tra gli svariati problemi che mi assillano, che vanno a periodi alternati, ne ho uno ricorrente, leggermente fastidioso ma ormai appuntamento fisso di tutte le notti.
Vado a dormire, mai troppo tardi poiché il dormire è, da sempre, un piacevole compagno del mio esistere. Credo si tratti di un bagaglio genetico famigliare, visto che anche mia sorella ne era affetta. Adesso che dorme per sempre, anche nella morte avrà trovato il lato positivo.
Dicevo, vado a dormire e non dormo mai a vuoto.
Sogno sempre.
A più riprese e con sogni sempre diversi nel corso della notte.
I passaggi da un sogno all'altro hanno cadenze ormai preordinate.
Inizio chiudendo gli occhi appoggiato sul lato sinistro, dormo e sogno, poi per esigenze soggettive mi metto supino per poi cambiare fianco, andando sul destro.
E così via, fino al mattino.
Il dormire prono, che era un tempo la mia posizione preferita, mi è precluso a causa di un problemino sopraggiunto tre anni fa, e ormai irreversibile.
Ma non è questo il problema.
Per voltarmi, dopo il primo sonno e il primo sogno, sosto supino per qualche attimo, a occhi accuratamente chiusi, poiché si tratta di un passaggio delicato che dovrebbe essere momentaneo (sul tipo di una pubblicità nell'intervallo tra il primo e il secondo tempo di un film). Quando lo è, momentaneo, non ci sono problemi: mi giro per vedere il secondo tempo del film...
Che non è mai il secondo tempo del film visto qualche attimo prima; è sempre un secondo tempo (o forse il primo) di film precedenti, visti magari anni prima.
Il succedersi di queste sequenze così discontinue (un caleidoscopio, con immagini sempre diverse) fa sì che al mattino non riesca a ricordare nulla di omogeneo, magari per analizzare eventuali messaggi subliminali che un singolo sogno mi manderebbe.
È durante quell'intervallo che la notte rischia di spaccarsi in due tronconi netti.
Se riesco a pensare a nulla, magari fissando per qualche attimo con gli occhi chiusi il buio del soffitto, per poi rotolarmi sull'altro lato, è fatta, la nottata è salva.
Altrimenti succede come stanotte passata: i pensieri frullano svegliandomi quasi del tutto, poi continuano a frullare in maniera vorticosa fino alla sveglia totale.
Si tratta di una specie di piano di lavoro ripetitivo, fino ad essere quasi ossessivo nel replicarsi delle sue modalità. Penso all'ieri (che può andare indietro di decenni), all'oggi e al domani. In pratica mi faccio un film da sveglio, dal vivo.
Stanotte sono partito da questa domenica: ho ripassato il monologo di Favino di sabato sera al Festival, poi alla vittoria del Toro (ormai talmente rara da meritare di essere ricordata anche nel pieno di un sogno serio); sono poi passato a lunedì, ieri appunto:
Alla grande, il monologo di Nadia Toffa ha riempito la giornata.

Vado un po' più indietro.
Da un bel po' di tempo in televisione spopolano le trasmissioni che portano commozione, meglio se concluse con qualche lacrima.
Non le guardo, visto che il commuovermi è un altro bagaglio che fa il paio con il dormire.
Tanto piacevole questo quanto seccante il primo.
So che c'è santa Maria delle Poste al sabato sera; mai guardata.
So che c'è una santa Barbara la domenica pomeriggio; mai guardata.
So che c'è un Sanremo, con lustrini e cotillon e soldi (anche miei) a palate; credo che l'ultimo visto sia quello della Zingara della Zanicchi (in un lampo di genio avevo scommesso cinque pizze sulla sua vittoria, e avevo vinto; purtroppo le avevo scommesse con Angela, per cui, caso unico nella storia, le ho vinte e le ho pagate).
Non guardo i programmi, ma leggo i giornali e se un evento di questi viene enfatizzato me lo vado a cercare sul web e me lo guardo. Mi salvo dalla commozione in diretta, e quella postuma vale quanto un raffreddore nei confronti di un'influenza.
Da un po' di mesi pare che i malori di presentatori televisivi siano divenuti epidemia.
I Frizzi, i Giletti, ultima (se non sbaglio) la Toffa, tutti "caduti" nell'adempimento del proprio dovere.
Non commuoversi denoterebbe una freddezza di sentimenti che rasenterebbe il cinismo.

Cambio discorso per un attimo.
Chi scrive, e chi legge, sa che i miracoli (o cosiddetti tali) sono eventi la cui valutazione sfugge all'umana conoscenza. Talvolta si parla di miracoli che in realtà sono semplici coincidenze casuali, ricorrenti in ogni nostro gesto quotidiano. C'è il tizio che disdetta all'ultimo momento il posto in un volo aereo, questo precipita, e come ridere che si parla di miracolo. Anche se freno in tempo prima di impattare la vettura che mi precede, volendo potrebbe essere un miracolo (che se avessi tenuto la distanza di sicurezza, non sarebbe stato miracolo ma semplice prudenza stradale).
Succede, perlomeno nella Chiesa cattolica romana, che ci siano decine di venerabili e beati in attesa (e alla ricerca?) di almeno un miracolo opportunamente sviscerato e conclamato che consenta il passaggio alla santità definitiva.
Miracolo che, o prima o poi, spunta, di solito quando si ritiene opportuno che spunti.
Quando viene accuratamente esaminato da apposite commissioni mediche e teologiche e religiose, viene dato in dotazione al beato predestinato, già in odore (si dice proprio così) di santità. Mai a un santo già affermato, ché non avrebbe senso affibbiare il miracolo a un san Gennaro di Napoli, a un san Nicola di Bari (no, non il cantante, l'altro), a una santa Rosalia di Palermo, a un san Carlo di Milano, o a un altro dello stesso livello che ogni paese ha per protettore. Non sarebbero utili alla Causa...
I miracoli hanno connotazioni diverse: ci sono le Madonne, che dove hanno posato il piede là hanno creato miracoli economici a livello stratosferico, in località prima abbandonate da Dio e dagli uomini  (vedi Portogallo, vedi Francia, vedi, recente, Polonia...).
E ci sono miracoli più terra-terra: ciechi che vedono, storpi che corrono, ubiqui presenti sul posto di lavoro e al mercato; Inps e Guardia di Finanza ne hanno fascicoli a quintali; e solo alcuni vengono divulgati, più per mostrare il lavoro svolto che per convinzione che siano tali.

Torno alla sveglia notturna.
Tralascio il miracolo del Toro, poiché non di interesse universale.
Il monologo di Favino: una prestazione sentita, commovente il giusto, tanto da provocare in lui un non represso attacco di lacrimite. Ci saranno poi polemiche di colore diverso, ma la sua performance come attore rimane a futura memoria.
Ieri, in seguito alla citazione su tutti i quotidiani a livello nazionale, mi sono guardato anche il video della Toffa. Anche questo commovente il giusto e, al contrario del monologo di Favino che era quello di un bravo attore, questo è un monologo che descrive un evento accaduto sulla propria pelle.
Trattandosi di cancro, ci sono due generi che ne possono trattare con una certa competenza: gli oncologi (per esperienze, per capacità medica e tecnica, talvolta per intuito azzeccato sugli interventi di cura), e i soggetti che ne vengono colpiti in prima persona (questi solo per esperienza vissuta e per qualche spiraglio informativo raccolto qua e là).
Per questo accidente il punto interrogativo è per sempre.

Canaglia fu la notte, questa notte.
Che mi ha portato ad alcune considerazioni che non vogliono sminuire l'eroica esposizione della conduttrice, della quale non metto assolutamente in dubbio la buona fede, ma mi hanno proposto alcune perplessità che vado a esporre.
Con la quasi consapevolezza che in queste ci sia qualcosa (o forse di più) sbagliato.
Ripercorro brevemente la vicenda.
Il 2 dicembre scorso la Toffa ha avuto un "malore"; prontamente soccorsa (e qui non faccio più polemiche sulla prontezza di alcuni soccorsi contro l'usuale lentezza di altri) e ricoverata. Il 7 dello stesso mese veniva divulgato il messaggio urbi et orbi che "stava meglio", corredato da una foto di vittoria con una mano e l'altra bene in vista, con lacca nera alle unghie.
Pare che queste unghie laccate siano vietate nei ricoveri ospedalieri generici; probabilmente ancora di più in chirurgia, più ancora se in chirurgia oncologica, dove l'esposizione al rischio infezioni è altissima.
Le notizie successive sulla sua ripresa sono totalmente nebulose, fino alla sua ricomparsa in video.
Dal 7 dicembre in poi, secondo quanto pubblicamente dichiarato, le persone a conoscenza della sua vera situazione "si potrebbero contare sulle dita di una mano": non ho la più pallida idea di quante persone formino lo staff che l'ha avuta in cura e l'ha seguita, non ho la più pallida idea di quanti, soprattutto parenti stretti e/o amici intimi, sapessero.
Non è questo che mi lascia perplesso.

Mi lascia leggermente basito il percorso tecnico della vicenda: dal 7 dicembre in poi le sarebbe stato diagnosticato un tumore, non si sa dove posizionato e di che portata; tumore che avrebbe richiesto un immediato intervento di chirurgia oncologica; seguita da chemioterapia e radioterapia adjuvanti, per le quali è previsto un protocollo d'intervento di almeno una ventina di giorni la prima e una completa cicatrizzazione della ferita per la seconda (soprattutto la radioterapia è ad altissimo rischio di infezione pesante), di solito ipotizzabili in circa un mese, salvo complicanze; in questo frattempo deve essere intervenuto un esperto di parrucche, ma uno bravissimo, che avrebbe preparato una parrucca perfetta basandosi probabilmente solo su fotografie fornitegli da una di quelle circa cinque persone che sapevano.
Ricapitolando: ricovero, esami, intervento chirurgico, intervento di medicina oncologica, parrucca...
Un intervento che, per poco invasivo che sia; cure adiuvanti che, per leggere che siano, per di più in abbinata, lasciano segni nel fisico che non si cancellano in un tempo limitato.
E il tutto in meno di due mesi.
Cure e interventi che abbatterebbero un cavallo, e non per modo di dire, ma l'11 febbraio la conduttrice si presenta in video fresca come una rosa, se possibile più bella di prima; non fosse stato per l'emozione, peraltro poco tradita visto l'argomento trattato, direi molto rilassata per essere appena uscita (completamente guarita) da un'esperienza che per altri (me compreso, mi consenta...) lascia tracce indelebili, sia sul fisico che sul morale.

Dando per scontato, e mi pare di averlo fatto capire, che non credo ai miracoli, a causa di una nottata infame, il sogno da sveglio è che questo miracolo, nel suo svolgimento, non rimanga singolo episodio ma diventi consuetudine e cosa normale per tanti altri, meglio se per tutti.
Così rappresentato mi pare illusorio, appunto per un percorso così fuori dalla realtà, per tutti quelli, e sono tantissimi, che hanno vissuto e vivono questa tragica esperienza.
Mi spiacerebbe, anzi mi seccherebbe assai, se un domani venisse fuori che si è trattato di un monologo alla Favino per acquistare audiens, sulla scia di quella avuta dall'attore.
Fermo restando che l'appello al coraggio e alla combattività mantengono il loro pieno valore e le positività che gli sono proprie.

Se poi qualcuno sapesse cancellare qualche punto interrogativo tra quelli esposti, avrebbe la mia perenne gratitudine.

mercoledì 7 febbraio 2018

Dai, parliamone...

... a ruota libera, pensieri senza senso, tanto per passare il tempo in una giornata piovosa, ventosa e pure antipatica. Se al maltempo, che inviterebbe alla riflessione, aggiungiamo la gatta di casa in calore da giorni, che vaga miagolando furiosamente, tentando di uscire in giardino, con tre baldi miciotti che la aspettano fuori per festeggiarla... mi pare ci siano buoni motivi perché alcuni pensieri che vado ad esprimere possano 'sembrare' velenosi quando, invece, lo sono.

Tempo di elezioni.
Non lo scopro io, se ne parla, vagamente, con piccoli accenni, con delicati pistolotti sulla carta stampata e urla a pieni video, da tutti i generi di video, e da altrettanto diffusi sistemi di comunicazione.
Tempo di elezioni, tempo di verità assolute, tempo di bugie assodate.
Inutile qui elencarle, sia le verità che le bugie, dalla carta e dai video sono continuamente aggiornate, incrementate come premesse da chi promette (le verità) e ingigantite (le bugie), queste ultime chiaro esclusivo patrimonio della concorrenza.
Stavolta sono di moda le fake news, che in italiano sarebbero le false notizie. Create ad arte per danneggiare l'avversario diretto (o gli avversari).
Come quasi tutti i termini in lingua inglese ormai d'uso comune, esprimono concetti che vengono propinati in originale, non tanto come a vergognarsi di citarle in italiano, quanto contando sulla loro incomprensibilità da parte dei più e sulla possibile diversificazione delle traduzioni.
Per spiegarli poi, a proprio uso e consumo, a chi non li capisce o non li conosce o finge di non conoscerli, sperando che una traduzione fatta da 'chi sa' abbia un sapore più gradevole. Quelli più noti sono immancabilmente pilloli amari.
Al disprezzo come lingua consegue il disprezzo dell'italiano come persona, come individuo singolo o facente parte di un gruppo ben definito.
Genericamente conosciuto, nel momento attuale, come elettore o potenziale tale.
Evidentemente dire false notizie (quello che poi in realtà sono) sminuirebbe la loro internazionalizzazione, limitandone la diffusione al solo territorio d'influenza diretta.
Tant'è, si aggiungono a una lunga serie di definizioni, economiche e altro, che espresse in italiano darebbero un po' più di luce su quello che intenderebbero veramente comunicare.
E non credo sia solo questione di lingua... Astuzie semantiche pro domo propria.
Tempo di elezioni,
Tempo di Carnevale.
A questo periodo si riferiscono, e si sopportano, infinite deviazioni dalla vita 'normale' del resto dell'anno.
Intanto va in onda un'allegria (in questi tempi abbastanza immotivata) che sovente trascende in baldoria, talvolta con la variante della rissa.
Poi c'è il detto "ogni scherzo vale", che si accetta obtorto collo, finché non esce dai limiti di una umana sopportazione.
E ci sono pure le chiacchiere, in qualche zona dette bugie.
La differenza tra i due termini (entrambi di pasticceria passeggera, limitata a questo periodo) nell'uso comune sta nel fatto che le prime sono 'venticelli' che si spargono, magari ad arte, per divulgare il proprio pensiero e convincere vaste platee della bontà di questo. Possono aumentare di volume simil valanga, come nocciole che alla fine si ritrovano meloni. Talvolta sono innocue.
Le bugie, invece, quelle note soprattutto per avere le gambe corte, sono, in fondo, chiacchiere, create in forma già distorta nel momento in cui vengono partorite.
Per dire, questo post è una 'chiacchiera in libertà', che qui nasce e qui muore, senza creare danni o illusioni.
Le bugie prima o poi vengono smentite dai fatti, poiché, sempre per via delle gambe corte, non riescono a fuggire in tempo per non essere, appunto, poi sbugiardate.
Tra le tante (sicuramente troppe e anche di più) che vengono propinate alle platee (di probabili possibili elettori) ce n'è una che li accomuna tutti, fratelli coltelli che ritrovano una parentela cancellata su tutti gli altri temi, in nome di una possibile supremazia.
Anziché raccontarla, questa chiacchiera/bugia, ho preferito rubare una vignetta (di Giannelli, su Corriere della Sera del 4 febbraio 2018) che, con poche univoche parole, illustra una situazione che nessuno può negare o rinnegare.
Emblematico.

La conclusione della vignetta è l'ovvia conseguenza delle certezze, assolute e assodate, sull'operato dei nostri politici, presenti passati futuri.
Basta pensare a quando si parla troppo di tasse da tagliare; ci si rende successivamente conto dell'impossibilità tecnica per un taglio serio e si cambia il termine in corso d'opera, modificando il titolo in imposte (tasse giù, imposte su, Pantalone paga, quando va bene almeno quanto prima, e obiettivo centrato).
In vista delle elezioni non ci sono maggioranze assolute possibili o probabili, anzi le previsioni sono per un spezzatino che sarà difficile amalgamare nello stesso piatto.
Ciò nonostante, tutti e ciascuno dei contendenti continuano a escludere alleanze con chicchessia.
Sottinteso, fino alla notte del 4 di marzo.
Dopo, chi vivrà vedrà...

Se fatto pre elezioni si chiamerebbe accordo, se fatto post elezioni diventa inciucio.
Un accordo sarebbe troppo rischioso per chi che lo proponesse. In un accordo sarebbe possibile trovare dei punti di convergenza che alla base elettorale potrebbero non andare a genio; con la conseguenza di una possibile fuga verso altri lidi. Magari fuga non declamata ai quattro venti, ma messa in atto proditoriamente nel segreto della cabina elettorale.
Si sa, l'elettore è qual piuma al vento, come ridere che muta d'accento e di pensier già solo per uno sguardo ritenuto malevolo. Figuriamoci in presenza di accordi con i "vermi" concorrenti.
Con l'inciucio, invece, si troveranno altri punti convergenti (o magari gli stessi di prima più altri ancora, in base alle richieste di chi diventa indispensabile), che darebbero il quorum di eletti  necessario per governare.
Un accordo può essere respinto a priori, un inciucio deve essere accettato, magari motivandolo col supremo interesse della nazione e dei cittadini stessi, argomento che tocca sempre i cuori e convince i refrattari a questo genere di connubio.
Il già citato obtorto collo degli scherzi di carnevale...
Tanto le elezioni sono passate, e bisogna giocare, volenti o nolenti.

C'è poi un altro distinguo da precisare: la differenza tra promesse e impegni.
Una promessa, per antica tradizione, è un impegno che va mantenuto, costi quel che costi.
Che poi quei costi ricadano comunque sui cittadini è pinzellacchera, quisquilia di alcun peso specifico. Secondo alcuni pura demagogia.
A livello di promesse il meglio (peggio?) deve ancora venire; ogni mattino porta l'oro in bocca di allettanti novità. Tanto da essere diventate una sfida alla fantasia più sfrenata. E alla giornata elettorale manca ancora meno di un mese.
Un impegno, invece, è una promessa vincolata a fattori contingenti, che possono essere la presa d'atto della impossibilità tecnica di mantenere una promessa elettorale, ovvero la non collaborazione da parte dei perdenti, ovvero ancora l'assoluta e assodata incapacità a governare, ovvero il rifiuto alla collaborazione di inciucianti che non intendono rafforzare il potere dei vincitori.
Una corda al collo, passata su una trave, con i piedi poggiati su una sedia, che potrebbe essere ribaltata qualora i termini dell'inciucio non fossero rispettati.
Quelli proposti in questa campagna elettorale sono chiaramente impegni travestiti da promesse.
Ho già detto che siamo a Carnevale?
I partiti in lizza: a grandi linee (e ormai non sempre ben definibili) c'è una sinistra (che in un eccesso di fantasia chiameremo Tizio), una destra (va da sé, Caio) un gruppetto di ambidestri (potremmo definirli Macedonia?) e una forza nuova ([google non fare scherzi, se l'ho messo in minuscolo c'è un motivo, che forse a te sfugge ma è ben chiaro a chi legge], che, ça va sans dir, chiameremo Sempronio).
Tizio, Caio e Sempronio hanno, più o meno, una loro collocazione pseudo-ideologica; la Macedonia è composta da gruppetti minimali per i quali, a parte la speranza di riuscire ad affermarsi, Franza o Spagna purché se magna. Pronti ad accorrere in soccorso del vincitore in cambio di un ministero o di posti di prestigio che diano visibilità fino alla prossima tornata elettorale. Seminando, un po' qua un po' là, qualcosa alla fine in saccoccia gli rimane.

Il voto: viene richiesto come diritto/dovere del cittadino che vuole il già citato e ben noto bene della Patria.
Lo stesso 'bene' che viene promesso come impegno da tutti i partecipanti alla tenzone.
Viene sancito come diritto, acquisito col sangue di chi, oltre settant'anni fa, lo ha versato per ottenerlo. Credo che se questi martiri avessero potuto immaginare l'uso che, da tempo, viene fatto del voto, avrebbero lasciato perdere e alcuni di loro oggi sarebbero ancora vivi, magari a raccontare quelli che erano i veri ideali per cui combattevano ed erano pronti a morire.
Pare sia anche un dovere, ma non si capisce a che titolo.
Mettiamo che nessuno dei candidati, presentabili (forse per la bella presenza, non sempre per le qualità) o impresentabili (che comunque sono sempre quelli delle parti avverse, magari tutti  in blocco; i propri, si sa, sono tutti santi) sia convincente, sulla base di quello che dice o che fa, o anche sulla base di un passato non bene sbianchettato, o per troppe ciance male supportate...
Ebbene, c'è da chiedersi dove vada a finire il dovere assoluto di votare: sarebbe dovere il votare comunque, magari a occhi bendati e naso turato?

La libertà di non votare è ammessa, ma ha un prezzo che, quando va bene, diventa disprezzo.
Esempio, non esaustivo del problema: Tizio Caio Sempronio discutono tra di loro, iniziando pacatamente per poi animarsi, e infine alterarsi, prossimi a venire alle mani. Si rinfacciano a vicenda omissioni, reati, corruttele e chi più ne ha più ne mette; e c'è un Poveromo che assiste allo scontro, cercando di capire le ragioni e i torti, dell'uno e dell'altro.
Il poveretto viene invitato a parteggiare per uno, e uno solo, dei contendenti. Non ha capito i problemi, non li approva e non può parteggiare apertamente per uno solo dei tre, poiché uno gli è parente, l'altro gli è amico e il terzo gli è prezioso collega.
In pratica, non intende parteggiare per alcuno, detta in soldoni non intende votare.
All'improvviso, l'altrimenti innocuo Poveromo diventa la causa e il responsabile di tutti i mali che fino a poco prima si rinfacciavano a vicenda i tre.
E giù botte da orbi, in tre contro uno.
I Macedoni? Giocano a carte, del non-voto del Poveromo non potrebbe fregargliene di meno. Contano sulla fedeltà dei quattro gatti che hanno racimolato per via, con la sola speranza di superare la linea rossa che li taglierebbe fuori dalla competizione, relegandoli in una folkloristica tribuna.
Dal vero: un conoscente, sindaco di un piccolo paese di riviera, forse per far cessare i tiramenti di giacca provenienti da ogni parte, è sbottato su un social dichiarando a chiare e inequivocabili lettere che non sarebbe andato a votare.
Da chiedersi chi diavolo glielo ha fatto fare: il messaggio di commento più affettuoso lo invitava a dimettersi e sparire; anche incosciente-irresponsabile-menefreghista-traditore erano ben quotati.
Vien da pensare che questo sindaco abbia voluto provare l'emozione di un sondaggio per capire quanto il paese da lui amministrato fosse maturo e pronto, magari con un 100% di votanti effettivi, percentuale da sbandierare in seguito tra i vanti del suo Comune.
Oppure si è trattato di un scherzetto, rimasto senza dolcetto.

Che poi, sul non-voto ci sarebbe un risvolto della medaglia, solitamente trascurato. 
Restando sui tre citati, Tizio dice che il non-voto favorisce Caio e Sempronio, Caio dice che il non-voto favorisce Tizio e Sempronio, Sempronio dice che il non-voto favorisce Tizio e Caio.
Gli altri continuano a giocare a carte, indifferenti.
Come dire che chiunque salga più in alto sul podio avrà tratto vantaggio "anche" dal non-voto.
Con la possibile conseguenza che, in caso di nuove elezioni, la caccia al non-voto potrebbe diventare basilare per un sicuro successo, o perlomeno una valida alternativa alla ricerca di un voto casa per casa.

Coperture: ci sono quelle degli immobili, quelle dei copertoni riciclati, ci sono quelle del riparo dal freddo...
Nel periodo pre-elettorale le coperture sono (sarebbero) i soldoni necessari (secondo alcuni indispensabili) al mantenimento degli impegni promessi per il post-elezioni.
Queste coperture, che richiederebbero svariati (ma molto svariati) miliardi, sono liquidate con la lotta all'evasione e col taglio agli sprechi.
Lotta all'evasione: per tanto che si faccia frutta qualche milione di euri. Il ricorrente pensiero che, abbassando le aliquote fiscali, chi non ha pagato fin'ora si pentirà, con l'abbaglio di pagare meno, è pura utopia. Gli sponsali col fisco non prevedono il divorzio, se ne accetti l'abbraccio sarà abbraccio eterno. Di chi evade si può dire tutto, ma non che sia ingenuo o sprovveduto.
Taglio agli sprechi: fermo restando che i costi della politica, e annessi e connessi, non sono considerati sprechi ma addirittura risorse, altro da tagliare resta poco. Sanità, giustizia, trasporti, assistenza sociale, infrastrutture, posti di lavoro... ormai si farebbe prima a sopprimerli tanto sono ridotti, da tagliare ormai c'è più niente. Ci sarebbe la burocrazia, ma è un'entità talmente virtuale che sfugge persino a una valutazione del suo peso specifico; pesa moltissimo, si sa e si vive sulla propria pelle, ma è talmente evanescente che non si saprebbe da dove cominciare a tagliare.
Cominciano a girare voci di possibili condoni: fiscale (l'ennesimo, pagare meno per cancellare quanto dovuto al fisco ingordo); immobiliare (l'ennesimo, pagare per regolarizzare lo scempio edilizio in atto da decenni sulle coste, le montagne, le città); penali (l'ennesimo, pagare per ottenere riduzioni o azzeramenti di pene sancite da tre o quattro gradi di giudizio).
Potrebbe essere ammesso anche il pentimento giudiziario: chi commette un delitto, per esecrando che sia, con un atto di pentimento pubblico e pagando una piccola quota (pecuniaria, non gli storici tre- pater-ave-gloria) potrebbe ottenere la remissione del peccato, promettendo (tipo promessa elettorale) di non peccare più.
Tra i tagli allo studio si dice ce ne sia uno molto-molto interessante. Sotto-sotto (ma molto sotto) c'è chi darebbe in pasto agli elettori la possibilità di un taglio drastico nientepopodimenoche del debito pubblico. Da attuare prima della fine del primo mese dall'insediamento del nuovo governo. Cento miliardi minimo al giorno, duecento un altro giorno, tagliando fino all'ottenimento dello zero assoluto. Con il risparmio degli interessi che si pagano annualmente sarebbe possibile intervenire in tutti i settori vitali della Nazione. In primis il raddoppio degli emolumenti (oggi da fame) dei parlamentari, dei senatori, dei grand commis, e magari anche dei commessi, dei parrucchieri, dei cuochi, dei terapisti ecc. che svolgono l'eroico ingrato servizio della cura dei nostri cari (che più cari di così si muore). Se bomba sarà, verrà fatta esplodere solo agli sgoccioli della campagna elettorale, tenuta segretissima fino alle 23,30 di venerdì 2 marzo. Sarà la fine definitiva della sequela dei venerdì neri di infausta memoria. (Sembra, però, che si tratti di una fake news exaggerated, troppo leggermente fuori dal credibile. Comunque, sperare  non è sparare, e perlomeno non uccide).


Ultim'ora: 
Caio ha dichiarato solennemente che non ci saranno inciuci post-elettorali.
Tizio ha dichiarato solennemente che concorda con Caio, niente inciuci.
Potrebbe essere una forma di accordo pre-elettorale?
O, più probabilmente, si tratta di un inciucio ante litteram?

Ha smesso di piovere, il vento si è placato, la gatta continua a miagolare più furiosa che mai...
Fine delle chiacchiere, ma solo di queste chiacchiere. 
Col Carnevale ancora in corso, c'è tempo per farne altre, zucchero a velo e miele non mancano.
Buona serata a tutti.




lunedì 29 gennaio 2018

29 Gennaio

Una data per me particolarmente infausta.
Sette anni fa, verso le 9 del mattino, Angela aveva avuto un "malore" e, alle 2 di notte del 30 era finita in sala operatoria per tamponare una emorragia cerebrale.
L'intervento vero e proprio avvenne poi il 1° di febbraio, anniversario del nostro matrimonio.
Tempo dopo il giornalista Lamberto Sposini aveva avuto un malore, rivelatosi poi emorragico, e dopo 40 minuti era sotto i ferri per rimediare al danno.
Da allora, non ancora sopite in vista di risarcimenti milionari, polemiche furiose sui tempi dell'intervento sanitario.
Ieri sera, leggo sui giornali, Massimo Giletti ha avuto un malore, conseguenza di un'influenza "eroicamente" sottovalutata.
Prontissimo intervento, prontissima visita in pronto soccorso, prontissimo ricovero precauzionale.
Prontissima ammirazione ammirata per la prontezza e l'efficacia della nostra sanità, così spesso ingiustamente vituperata criticata massacrata.
Auguri a entrambi, ovviamente.
Ad Angela, nel frattempo, solo l'augurio di riposare in pace.
Essendo anch'io un essere umano, date e coincidenze mi portano a considerazioni che poco hanno a che vedere con l'umana pietà e la condivisione con le sofferenze altrui.
Così stamane tagliando l'erba del giardino, vista la mattinata di freddo pieno sole, i pensieri frullano all'unisono col motorino del tagliaerba.
Penso a tutto e a niente.
Nel 'tutto' c'è il ricordo di Angela e dei suoi compagni di sventura.
Nel 'niente' c'è anche la politica.
In particolare una nuova formazione che predica una politica di libertà e uguaglianza, alla quale manca solo la 'fratellanza' per essere accusata di plagio per un motto brevettato oltralpe in un lontano 1790.
Nel suo logo espone a chiare lettere quelli che saranno i muri portanti della sua politica già dalla campagna elettorale.
Due sostantivi (entrambi femminili, il che potrebbe generare un dubbio su uno sforamento delle 'quote rosa' a scapito di altri generi) divenuti, nel tempo e in particolare qui da noi, molto fumosi.
Liberi: liberi da cosa, liberi di fare cosa, liberi di fare quello che più ci piace o liberi di fare quello che ci viene ordinato?...
Anche i nazisti erano liberi, liberi di uccidere o di essere uccisi.
Anche i mafiosi sono liberi, e quando non lo sono è come se lo fossero.
Anche i nostri governanti sono liberi, liberi di imbonirci di promesse chiaramente immantenibili, senza neanche la possibilità di denuncia di falso per apologia delle favole.
Per quello che ci riguarda da vicino, libera Mafia in libero Stato; dove sempre più appare evidente che la libertà dell'una non disturba la libertà dell'altro, anzi sono complementari l'una all'altra.
Uguali: uguali a chi, uguali a cosa, uguali ai poveracci che si affidano alla Caritas o a sant'Egidio per riuscire ad avere un pasto caldo o una coperta, o uguali ai parlamentari, ai baroni, ai mafiosi, agli evasori, a chi ha i-santi-in-paradiso?...
Uguali al parroco di campagna che si arrabatta con le elemosine dei fedeli e i rimasugli di un 8 per mille destinato a opere di bene, o delle alte gerarchie religiose che in quell'8 per mille attingono a piene mani, certo non per fare beneficenza?
In sostanza, uguali alle pecore o uguali ai lupi?
È veramente un peccato che in quel logo non sia prevista anche la 'fratellanza': come non mai verrebbe buono il detto 'fratelli coltelli', molto appropriato in questi tempi.
Come dimostra, nel suo insulso e inutile piccolo, anche questo post.
Colpa della coincidenza della data, sempre maledetta sia.

domenica 28 gennaio 2018

Breve historia di un povero birillo

Gli animali terrestri popolano la Terra da milioni di anni; gli uccelli volano, i pesci nuotano, gli alberi e il verde danno colore a un pianeta altrimenti monocromatico e pure monotono.
Gli insetti ci sono, evidentemente, perché ci devono essere.
C'è anche l'uomo.
Che non si capisce bene perché ci sia, visto che le inventa tutte pur di distruggere quanto lo circonda. Da qualche secolo a questa parte con maggiore impegno, tant'è che non manca molto alla conclusione della sua opera.
E poi ci sono i birilli.
La loro missione, il loro scopo, la loro ragion d'essere consiste nel venire abbattuti.
Altrimenti, come l'uomo, sarebbero inutili e magari dannosi per l'ingombro che danno.
Che siano birilli stradali o birilli da bowling, o altri tipi di birillo, dovunque siano messi vivono in attesa che qualcuno dia loro la botta per farli  cadere.
Ecco, lui si sentiva un birillo; anzi, era un birillo. Birillo umanizzato o umano birillizzato, poco importa.
Non è piazzato nel fondo di una pista da bowling in attesa dello strike, reso difficile dal fatto che, essendo solo, teoricamente sarebbe più difficile da centrare; e neanche messo come divisorio di corsie d'emergenza, in attesa che un tir diabolico lo arroti sghignazzando.
È piazzato al centro di una bomber car, un autoscontro, con gente che gli gira intorno e lui non ha ancora capito se questa gente lo vuole abbattere o se fa del suo meglio per evitare di farlo.

È periodo di controlli sanitari, di routine, per una verifica periodica dell'andamento di tutto l'ambaradan corporeo.
Il primo passo sono gli esami di laboratorio.
Come quasi tutti, ne capisce poco.
Solo quel tanto che gli viene concesso dalla lettura delle singole voci, dove si limita a confrontare i dati sulla sinistra con quelli, detti 'di riferimento', sulla destra.
Ogni tanto tra i due colonnini c'è un H, in grassetto (o neretto, per gli amanti dell'antico linguaggio tipografico). Che vale sia per le voci in eccesso che per quelle in difetto.
Pensa significhi help, che sarebbe letteralmente 'aiuto', ma crede sia solo un richiamo perentorio di allarme; che però, inglese per inglese, dovrebbe essere la W di warning. Forse è un trucco per non fare collassare il lettore ignorante (appunto lui); resta comunque un invito esplicito ad approfondire, meglio se con chi se ne intende.
(Considerazioni a vanvera, per coprire i timori che ogni H suscita in automatico).
E chi è addentro a questo miscuglio di freddi numeri?
Ovvio, un medico.
Meglio, un medico specialista.
Meglio ancora, più medici specialisti.
Nel suo caso li ha quasi tutti, con visite a tornate successive, con tempi di attesa tra una e l'altra che gli consentono di fagocitare la visita precedente in attesa della seguente.
Purtroppo non è possibile un incontro unico, un consulto comune, un vis-à-vis tra loro, come si dice, poiché tanti sono altrettanti operano in presidi sanitari diversi, logisticamente distanti tra loro.
Il che, è vero, gli consente di visitare più mondi, senza necessariamente andare in crociera.
Per non apparire saccente non starà a specificare le singole specializzazioni. anche se questa saccenzìa è purtroppo frutto di frequentazioni costanti, diluite nel tempo.

Prima della fine dello scorso anno ha inizio il suo tour.
Primo della lista il medico di base (quello che un tempo era definito 'medico di famiglia', quando ancora esistevano le famiglie, ora semplici agglomerati umani, uniti più tramite wattsapp o messaggini che per antichi vincoli di sangue; dove ormai i dialoghi prevedono solo emòticon like wow lol, talvolta love...) per le varie impegnative.
Nessun commento particolare, se non il rimarco di quelle H, già rilevate da lui ignorante. Ormai non si sbilanciano più di tanto, forse nel timore che un semplice parere sia scambiato per una diagnosi vincolante e possa provocare eventuali futuri "ma aveva detto che...", talvolta forieri di interventi legali. Tacere, non per ignoranza ma per prudenza e ricerca della tranquillità.

Prima visita specialistica, molto mirata.
Ovviamente, visione degli esami.
"Situazione discreta, questo e questo e questo e questo sono fuori range, ma nell'insieme siamo nello stabile, senza movimenti di eccessivo allarme. C'è solo un medicinale che deve sospendere, poiché il prosieguo della sua assunzione potrebbe compromettere l'equilibrio tra questi due elementi che, pur essendo ancora nei limiti (quindi in range regolare), è meglio non sfruculiare più di tanto a scanso di complicanze... Inoltre, più avanti meglio fare quest'altro esame, per avere un quadro più preciso della situazione".
Prenotato al momento, e, dopo qualche giorno, effettuato.
Referto chiaro, illuminante come un lampo di sole nel buio della notte.
"Sembra ci sia qualcosa... che potrebbe essere... ma non è detto che sia...".
Prosit!

Seconda visita specialistica, a spettro più ampio.
"Andiamo abbastanza bene, situazione stabile, gli esami sono discreti a parte qualche voce fuori dal coro... Che medicine sta prendendo?".
Elenco, per fortuna breve, dei 'veleni' in via di assunzione, compreso quello sospeso dal primo specialista.
"No, assolutamente quello non lo deve sospendere, è il muro portante della sua salute. Ricominci a prenderlo. Invece, perché sta prendendo quest'altro; serve a poco, lo elimini... Ha fatto quell'esame che avevo prescritto la volta scorsa?".
L'aveva fatto, è di giugno scorso.
"Ah, no, allora continui a prendere anche questo. Vedo l'RX torace recente, niente di particolare... Ma chi glielo lo ha fatto, sa cosa ha avuto e cosa ha tuttora?".
Pensava di sì, era specificato nell'impegnativa...
"E allora perché, in calce al referto, consiglia questo esame, quando sa (o dovrebbe sapere) che non lo può fare? E questo esame che le ha prescritto il collega la settimana scorsa, a cosa serve? Possibile che non sappia che non si può vedere niente, conoscendo la sua patologia? C'è solo un esame che può fare, più per sicurezza che per necessità, ma è bene che lo faccia. Prossimamente andrà in visita al collega specializzato nel campo: glielo dica che deve fare questo esame, gli chieda di prescriverlo, poiché questo non fa parte del bagaglio delle mie possibili impegnative".
Ma poteva lui  'consigliare' un esame così specifico a un luminare medico specialista?
"Ha ragione, glielo scrivo io al fondo della mia relazione, gliela faccia vedere e insista per averlo. OK, pensi alla salute, ci vediamo tra sei mesi".
Ammesso che sia ancora vivo...
"Non dica fesserie. Comunque 'sento' che ha smesso di fumare...".
Non aveva smesso, aveva ridotto, questo sì, ma non aveva ancora smesso del tutto.
"Però non ho sentito odore di fumo mentre parlava...".
"Mi sono fatto furbo... Dopo la volta scorsa, che ha sentito l'alito e mi ha 'incitato' a continuare, prima di entrare ho succhiato un hallsmentoliptus".
(Bruciando la prima sigaretta dopo l'uscita dallo studio si era reso conto che la sua battuta era stata da cretino; era uguale al comportamento di un moribondo che trattenesse il respiro per fare uno scherzo a chi lo circonda... dimenticando poi di riattivarlo).
Amen!

Soluzione "fai-da-te": per non scontentare i due, nei giorni pari prenderà il pillolo, in quelli dispari ne farà a meno. Un colpo al cerchio e un altro alla botte. Sperando che faccia del bene senza fare altri danni

Di queste prime visite ha fatto una specie di cronaca dal vivo, della prossima (ancora da prenotare in attesa del completamento delle altre) può fare una cronaca previsionale, tanto è ripetitiva nel suo sviluppo e nelle sue conclusioni.

Intanto è da specificare che non si tratta di una visita vera e propria.
Non ci sono i rituali propri delle visite mediche: si spogli, si stenda, dica trentatré, qui fa male?, fuma?, va di corpo?... e via discorrendo.
È una verifica quasi burocratica di tutto il cartaceo accumulato, con particolare riguardo alle visite recenti degli altri specialisti.
Tra cui, in particolare, la relazione di quello che consiglia e raccomanda l'esame specifico citato.
E qui avrà inizio una tiritera che ben conosce.
Questo specialista "dovrebbe" fargli l'impegnativa di richiesta specifica.
Che peraltro ha valore solo per esami su residenti della Regione di emissione. Fuori Regione no.
E lui è fuori dalla 'fortunata' Regione.
Nella sua, il metodo più pratico è quello dell'esame a pagamento.
Senza lista di attesa.
Come ormai tanti altri esami; a meno di lasciar perdere e affidarsi alla fortuna.
Che mai altrove come nella salute, non esiste. Anzi, se esiste, è di una cecità assordante.
Essendo a pagamento, sarà sufficiente un'autoprescrizione, sommariamente motivata.
Che, ovviamente, si autofarà.

Il povero birillo traballa un po', ma è ancora in piedi.













venerdì 19 gennaio 2018

Le due Italia


Questo quadro è dell'anno Domini 1967.
Come la poesia di Zaffuto "La valle del Belice" di un post precedente, espressione artistica senza tempo.
Regalatomi dall'autore, non si riferiva al terremoto siciliano, avvenuto successivamente.
Oggi è da leggere come una proiezione verso il futuro, che allora non appariva così prossimo.
Cinquant'anni dopo, descrive sinteticamente la nostra situazione attuale: un'Italia fisica distrutta nello sfondo e l'Italia metafisica che piange, nuda, sconsolata e inconsolabile.
Consolante è invece l'innegabile considerazione che dal 5 marzo (a.D. 2018) finalmente tutto cambierà.
Forse in meglio?
Oppure in peggio?
Per il meglio depone la gru, chiaro simbolo di una possibile ricostruzione.
Per il peggio c'è da prendere atto che qualche muro è ancora in piedi e, con un po' di buona volontà, riusciremo ad abbatterlo.
Dopo la tabula rasa saremo costretti a ricominciare.
O altri ci costringeranno a farlo, in vista di un Rinascimento che non sarà più opera nostra.

lunedì 15 gennaio 2018

Pranzo del 4 Marzo 2018



Ristorante ITALIA
MENU provvisorio (in costante aggiornamento)
(valido fino al 2 Marzo 2018, max ore 24)

Eliminazione del canone RAI
(chef: renzi matteo)
Eliminazione bollo auto
(chef: berlusconi silvio)
Eliminazione tasse universitarie
(chef: grasso piero)
Reddito minimo garantito di 780 € mese
(chef: di maio luigi)
Reddito a coniugati con prole 1250 € mese
(chef: berlusconi silvio)
Paga oraria minima 10 € all'ora
(chef: renzi matteo)
Tasse aliquota unica 23/20% del reddito
(chef: berlusconi silvio)
Tasse aliquota unica 15% del reddito
(chef: salvini matteo)
Pensione a 60 anni con minimo 1000 €
(chef: berlusconi silvio)
Jus soli e incremento immigrazione
(chef: boldrini laura)
Basta che se magna e 'n par de portrone
(chef: meloni giorgia)
Abolizione tasse sui beni della chiesa
(chef: bergoglio giorgio detto francesco)
Cittadinanza italiana a tutti gli animali
(chef: brambilla michela)
Riapertura case chiuse
(chef: salvini matteo)
No all'obbligo vaccini
(chef duplex: salvini-di maio)
Asili nido gratis per tutti
(chef: lorenzini beatrice

In attesa di sponsor
Pensioni ogni 28 giorni
(basta con i “non si arriva a fine mese”)
Funerali a totale carico dello Stato
(pur di non pagare lo Stato ci farà vivere)
Case per anziani aperte anche ai giovani
(come alternativa a portici e stazioni)
Lotta al bullismo dilagante
(col ripristino delle antiche botte che rieducavano da subito)
Raccolta rifiuti a totale cura della UE
(comprese quelle 'cittadine' che ne sono invase)
Cittadinanaza italiana a Trump e Kim-jong un
(affinché scoprano un altro modo di vivere oltre le atomiche)
Lotta alla disoccupazione
(con assunzioni in massa alla camera e al senato)
Frutta
Siamo già ben oltre la...
Amari e pussa-caffé
arsenico – cianuro – cicuta – aconite
da sgranocchiare: bacche di belladonna
(a richiesta sarà possibile il consumo come aperitivi)