martedì 26 ottobre 2021

Godot sta arrivando

La lettura di questa poesia è di facile interpretazione: il Godot immaginario rappresenta un po' tutte le attese che nel corso della vita ci ossessionano, dal momento della nascita in poi. L'attesa spasmodica della poppata che appaghi una fame che ha un vago sapore ancestrale, l'attesa di una maturità legata all'anagrafe, l'attesa di un posto di lavoro migliore, l'attesa di un'anima gemella che soddisfi il nostro desiderio di un supporto esterno alle nostre necessità... 'Attese' che trovano prima o poi  accoglimenti positivi; altre volte si trasformano in Godot ripetitivi e demoralizzanti. L'unica attesa, che preferiamo ignorare e che puntualmente arriverà, è la morte. Sappiamo che arriverà, ma evitiamo di stare (su una banchina o su una panchina, su un letto o su un tetto) ad aspettarla: è il Godot sicuro, inalienabile, del quale faremmo volentieri a meno; invano. 
Alcune coincidenze mi hanno colpito nel corso di questa ennesima ri-lettura e mi hanno spinto a proporla, più a mio uso e consumo che per un desiderio di divulgazione, tardivo e, forse, di cattivo gusto; perlomeno nell'accostamento. Comunque, buona lettura... non dico buon divertimento, poiché di divertente in essa c'è ben poco.
Divertente direi proprio no... consolante sì: nella parte finale, quando ci si rende conto di quanto fossero effimere le precedenti attese e, preso atto che non c'è più altro da attendere dalla vita, si diventa più forti e le cose, belle o brutte che siano, ci scivolano addosso come una pioggia che elimina le scorie accumulate nel tempo. Il passato è stato vissuto e quanto al futuro... qualcuno ci sostituirà nell'attesa di quel Godot personale, nell'attesa di quel 'meglio' che, a suo tempo, si rivelerà vano come fu il nostro.

Vivo tutti i miei giorni aspettando Godot
Dormo tutte le notti aspettando Godot
Ho passato la vita ad aspettare Godot

Nacqui un giorno di marzo o d'aprile, non so
Mia madre che mi allatta è un ricordo che ho
Ma credo che già in quel giorno però
E invece di succhiare io aspettassi Godot

Nei prati verdi della mia infanzia
In quei luoghi azzurri di cieli e aquiloni
Nei giorni sereni che non rivedrò
Io stavo già aspettando Godot

L'adolescenza mi strappò di là
E mi portò ad un angolo grigio
Dove fra tanti libri però
Invece di leggere io aspettavo Godot

E giorni e giorni a quei tavolini
Gli amici e le donne vedevo vicini
Io mi mangiavo le mani però
Non mi muovevo e aspettavo Godot

Ma se i sensi comandano, l'uomo obbedisce
Così sposai la prima che incontrai
Ma anche la notte di nozze però
Non feci altro che aspettare Godot

Poi lei mi costrinse ed un figlio arrivò
Piccolo e tondo, urlava ogni sera
Ma invece di farlo giocare un po'
Io uscivo fuori ad aspettare Godot

E dopo questo un altro arrivò
E dopo il secondo un altro però
Per esser del tutto sincero dirò
Che avrei preferito arrivasse Godot

Sono invecchiato aspettando Godot
Ho sepolto mio padre aspettando Godot
Ho cresciuto i miei figli aspettando Godot

Sono andato in pensione trent'anni fa
Ed ho perso la moglie acquistando in età
I miei figli son grandi e lontani però
Io sto ancora aspettando Godot

Questa sera sono un vecchio di ottant'anni
Solo e malato in mezzo a una strada
E dopo tanta vita più pazienza non ho
Non voglio più aspettare Godot

Ma questa strada mi porta fortuna
C'è un pozzo laggiù che specchia la luna
È buio, profondo e mi ci butterò
Senza aspettare che arrivi Godot

In pochi passi ci sono davanti
Ho il viso sudato e le mani tremanti
E la prima volta che sto per agire
Senza aspettare che arrivi Godot

Ma l'abitudine di tutta una vita
Ha fatto sì che ancora una volta
Per un minuto io mi sia girato
A veder se per caso Godot era arrivato

La morte mi ha preso le mani e la vita
L'oblio mi ha coperto di luce infinita
E ho capito che non si può
Coprirsi le spalle aspettando Godot

Non ho mai agito aspettando Godot
Per tutti i miei giorni aspettando Godot
E ho incominciato a vivere forte
Proprio andando incontro alla morte

Ho incominciato a vivere forte
Proprio andando incontro alla morte
Ho cominciato a vivere forte
Proprio andando incontro alla morte.

(Samuel Beckett - Fine anni '40)

giovedì 23 settembre 2021

Breve historia tri(s)ta*

Partiamo dal presupposto, ampiamente fondato, che siamo tutti gestiti, già da prima della nascita fino a oltre la morte. Da questo a prendere atto che a ogni gestione corrisponde un gestore, il passo è breve. 
I genitori gestiscono i figli (malamente molto, da qualche decennio a questa parte [parere estemporaneo e personale]) che, a loro volta, furono gestiti dai rispettivi genitori, promossi sul campo a nonni, e via risalendo gli alberi genealogici, fino ad Adamo ed Eva. Oltre, no se puede.
La Sanità gestisce la nostra salute, talvolta la cura, ma soprattutto gestisce i fatti suoi, con metodi differenti da luogo a luogo, sovente sul filo della legalità.
L'Agenzia delle Entrate gestisce i nostri risparmi, perlomeno quelli gestibili alla fonte: sa quanto si guadagna, sa quanto-come-dove si spende, vuoi per vivere come per sopravvivere. Non sfugge un centesimo al suo occhio di lince, e non esita a 'linciare' chi tenta di sfuggire (evadere, è il termine comunemente usato) al pagamento di quanto, a suo poco appellabile parere, dovuto. Poi c'è chi può, a sua volta, gestire l'Agenzia: dice a questa fantomatica essenza quanto decide di aver guadagnato e quanto decide di versare nella cassa comune; sempre poco, tenendosi ai limiti della cosiddetta soglia di povertà, quando non oltrepassandola per ottenere dalla stessa Agenzia un qualche contributo, sostegno, ristoro. Che i figli prediletti (quelli con gettito alla fonte) pagano. Felicemente cornuti e mazziati...
Un incipit che con questo racconto c'entra una mazza; è solo per arrivare ai gestori di servizi, in particolare luce, gas e, più nel particolare, telefonici.

La telefonìa, oggi, si divide tra mobile e fissa. 
La fissa la si tiene in vita per via dell'adsl (o internet che dir si voglia) che consente di 'navigare' per mare, per monti, per aere e pure per oltre e per altro. In disuso, viste le offerte di gestori che offrono questo servizio senza bisogno di essere titolari di un telefono fisso, come un tempo ormai lontano. Ricordo che, agli esordi televisivi, il gestore telefonico del tempo (mi pare la SIP, ma non sono sicuro, visto che ad ogni folata di vento questa cambiava ragione sociale; comunque sono certo che non era più apparentata all'EIAR, per via di fatti che ne avevano sancito il divorzio) aveva lanciato la filodiffusione e, per ottenerla, bisognava esibire l'abbonamento alla ancora claudicante televisione (12.000 lire all'anno, ho ancora da qualche parte la ricevuta del primo abbonamento). 
Bei tempi, più che altro per l'età... passata e mai più ritrovata.
Ormai la telefonia mobile si è affermata: quello che solo trent'anni fa era ancora un soggetto avveniristico, oggi è divenuto indispensabile; e ogni giorno che passa lo diventa sempre più, visto che a un sempre più piccolo parallelepipedo si affidano compiti di controllo, di certificazione, di operatività.
Fosse stata così diffusa, a suo tempo probabilmente avrei cambiato i miei piani lavorativi; era ancora in gestazione, a prezzi stratosferici (almeno per me), e il vedere gente che girava con in mano quest'aggeggio sollevandolo bene verso l'alto alla ricerca di un "campo" che solo muovendosi col braccio sollevato riusciva a individuare, con le indisponenti cadute di linea che provocavano proteste e accidenti, ebbene queste pantomine suscitavano commenti ilari in tipi come me, che sono un dabbenuòmo** come precipuo, quasi unico, dono di nascita.
Oggi, chelodicoafare, senza telefonino, più noto come cellulare, non si può fare più nulla.
L'accesso a quasi tutti i servizi ne prevede il possesso e la presumibile capacità d'uso: i vari codici, Spid o Cie, l'obbligo di conferma della propria identità a ogni pie' sospinto, lo hanno reso strumento di accesso indispensabile. Credo ci siano persone che hanno la capacità di spremere il caffè del mattino da questo piccolo elettrodomestico a batteria... e io non sono tra quelle.
Il servizio principale sarebbe l'uso per le chiamate vocali (che, sempre a suo tempo, mi sarebbe bastato e avanzato per cambiare la mia strada, come detto dianzi), che peraltro è ormai superato da quella che viene genericamente definita messaggistica: con Whatsapp Telegram Instagram TikTok e simili, si evita di parlare con chiamata diretta, quasi che gli scambi vocali fossero diventati inutile perdita di tempo; con brevi messaggi, scritti e/o verbali, si fissano appuntamenti, ci si saluta mattina mezzogiorno sera, e pure notte. Sta prendendo piede anche il superamento delle parole, affidando a delle faccine i propri sentimenti del momento, di approvazione, di affetto, di entusiasmo, di amore; ovvero di disapprovazione, di rimprovero, di sghignazzo... Un cuoricino elimina l'ormai desueto "ti amo", un visino corrucciato evita di dichiarare apertamente "non sono d'accordo"... Siamo alla frutta del comunicare, nel mentre la comunicazione si espande raggiungendo anche il fondo degli oceani e le stelle.
Questi servizi sono gratuiti, ma per averli è necessario scaricare sul cellulare la relativa app (probabile abbreviazione di applicazione, ma ormai termine a sé stante). Invece, in dotazione comune, il numero viene attrezzato di una componente che consente l'invio di messaggi e/o di video; la gratuità o meno di questa componente dipende dall'offerta, dal pacchetto, che viene proposto al momento della sottoscrizione di un abbonamento. Talvolta in questo è incluso un numero limitato di messaggi da poter inviare a titolo gratuito; superato il limite si pagano.
Gli acronimi di questi ultimi sono SMS (Short Message Service) per la messaggistica pura e MMS (Multimedia Message System) con cui è possible inviare anche video/immagini.

Vivo in una zona che quanto a comunicazioni tecnologiche si trova in un cono d'ombra. 
Il che 'costringe' ad avere un gestore di telefonia fissa che mi consente di ricevere decentemente i segnali internet per vedere programmi e messaggi sul computer; vincolato a questo gestore dall'incapacità di altri (provati, cambiati uno dopo l'altro) che a causa di questo cono non davano il minimo sindacale in fatto di ricezione web.
Per la telefonia mobile mi ritrovo con un altro gestore, che è l'unico (dopo esperienze negative con altri) che mi dà la possibilità di collegamento quasi sempre ottimo; talvolta zoppica, ma credo sia dovuto a cali generali di linea non imputabili a questo.
Con l'uno e con l'altro cerco di tenere gli occhi aperti, poiché ogni tanto scivolano sul lato economico, con aumenti improvvisi senza preavviso, che, se non me ne accorgo subito, si calcificano, dando luogo a liti (quasi) furibonde con i rispettivi call center, che so non averne colpa alcuna. In qualche caso metto insieme due parole (le mie ben note 'due parole') e ricorro a fax, posta elettronica e, più raramente, col ricorso alla PEC (Posta Elettronica Certificata, tra gli acronimi uno dei pochi vestito d'italiano); a quest'ultima rispondono quasi tutti, le altre forme vengono bellamente ignorate...
Col fisso posso avere un doppio controllo costante per via della bolletta mensile e dell'addebito a scadenza sul conto corrente; sul mobile no, devo stare con gli occhi aperti, poiché il rinnovo, sempre mensile, è condizionato dalla ricarica, che deve essere sufficiente a coprire il costo del canone concordato. Se sfugge al controllo, la fregatura è sempre dietro l'angolo; ma anche sopra il tetto, per cui come niente ci si ritrova con una tegola tra capo e collo...

Quando sora Vecchiaia bussa alla porta, si diventa pignoli.

Il mio gestore del mobile, precisino più di me, quando si avvicina la scadenza del mese, mi manda un sms (gratuito), dove mi invita a controllare che il credito residuo della ricarica sia sufficiente per affrontare il rinnovo. Quando so per certo che i fondi ci sono, ignoro il messaggio; se ho un dubbio vado a verificare.
Verso metà agosto dal controllo era emerso che i fondi c'erano, ma... l'addebito precedente risultava modificato, maggiorato di un quasi 20% (1,99% €, che giustifica il 'quasi').
Chiamo subito per segnalare il 'disguido'... Superato lo scoglio del robottino (ormai quasi tutti i gestori hanno abolito il primo approccio diretto con un essere umano) una voce femminile, dopo il rituale buongiorno-posso-esserle-utile?, ascolta con pazienza la mia protesta, va a vedere sul suo monitor, e mi dice che a marzo mi era stato inviato un messaggio che annunciava il rincaro. Precisando: in quel messaggio era chiaramente spiegato che "per i vecchi clienti il canone sarebbe stato aumentato di 0,99 centesimi, mentre per i nuovi (e per chi non aderiva alla proposta) sarebbe stato di 1,99 €". Non avevo risposto entro il termine temporale indicato, ergo (questo è mio, per fare sfoggio di uno dei due termini latini che conosco) l'aumento era stato applicato per intero.
Nella vita, talvolta/sovente mi sono riconosciuto educatamente cretino; questa è una di quelle tante volte. Ho tentato di spiegarle ciò che per me era chiaramente un assurdo; era d'accordo, ma i tempi per l'adesione erano scaduti e non sarebbe stato possibile modificare il fatto compiuto. 
Avevo buttato lì, con poca speranza, il fatidico "allora cambio gestore!", che mai ha dato buoni frutti. La minacciata perdita di un abbonato non impietosisce più; immagino le spallucce dell'operatrice...  Anche perché, ahimé, sapevo benissimo che non l'avrei potuta attuare per via del maledetto cono d'ombra in cui mi trovo adagiato.
Stavolta, incredibilmente (ed è dire poco), non era andata così: dopo pochi minuti aveva chiamato un'altra operatrice, aveva sentito la mia protesta, l'aveva accettata, disponendo il rimborso dell'euro in più, proditoriamente carpito.
Le grandi soddisfazioni non sono mai state per me, così da sempre mi accontento delle piccole: mi sentivo ancora cornificato da quei 99 centesimi, ma non mazziato da quell'euro in più. Calcisticamente avevo considerato quel risultato come un pareggio tra due contendenti. Chi si contenta gode, diceva un saggio...
Sull'onda di quella vittoria fasulla, quando poco dopo era arrivato un messaggio che chiedeva conferma della soddisfazione o meno, non avevo esitato a rispondere positivamente. Messaggio seguito da altri due, che avevano il sapore di un ulteriore accertamento di tale contentezza.
Li riporto pari-pari, con le domande e le risposte, così come chattate (mi vergogno, ma il termine appropriato pare sia questo) sul cellulare. Soprattutto la sinteticità di queste susciteranno qualche dubbio, prendendo atto del pulpito da cui sono state emesse. Ma confermo che sono mie.


Chiuso l'incidente, andiamo a fare baldoria, visto che con l'estate era stato attivato un quasi "liberi tutti!" (fasullo e forse precipitoso, visti i risultati che ancora stanno maturando).

(Apro una breve parentesi, per dimostrare quanto le esperienze sul campo siano maestre di vita più che le parole. Mi riferisco al capoverso di cui sopra. Ieri, oggi, e sicuramente domani, su tutti i media i racconti sulla pandemia sono argomento scalzato dalle prime pagine e dai titoli d'apertura dei telegiornali. Come goccia battente sulla roccia, la parola 'bollette' sta incrinando le sicurezze più dei vaccini, dei green pass, e di quant'altro fino a ieri d'importanza vitale: la previsione di aumenti, prossimi, al 30-40% delle bollette di luce e gas, ha gettato nel panico i cittadini; il martellamento impietoso della notizia ne ha accentuato la pragmaticità, dando luogo a reazioni di terrore superiori, come detto, a quelle sui contagiati e sui morti per virus. 
In campagna elettorale, tutto fa brodo, e tutti i partiti cavalcano la tigre della protesta, raccontando di quanto siano impegnati ad evitare, o almeno ridurre, l'impatto sulle nostre tasche di una operazione che sarebbe una ulteriore mazzata ad un'economia nazionale che già affonda (non solo per il Covid19...). Alla pari con la modifica del catasto e della giustizia, che, peraltro, non mettono mani nelle esangui risorse dei cittadini (oggi, poi si vedrà) e quindi passano in seconda o terza fila.
Per come è composto il governo in carica, quasi ogni partito ha in questo almeno un rappresentante: ebbene, ogni rappresentante, quasi fosse singolarmente pilastro portante di un intervento calmierante il ventilato e deprecato aumento delle tariffe, assicura al proprio uditorio plaudente una soluzione che eviterà il tracollo delle economie, famigliari e nazionali. 
Le opposizioni, quelle fuori dal governo (che sono poche, direi una sola), hanno buon gioco nell'evidenziare l'incapacità a governare di chi ha in mano il timone del bar[ac]cone Italia.
Questo ieri e oggi. L'esperienza cui accennavo in apertura di paragrafo mi consente di anticipare quello che succederà domani: tra piccole riduzioni (oneri di trasporto, forse IVA, forse altro), lo stanziamento di qualche miliardo di euro, le percentuali preventivate saranno dimezzate, dal 30-40% si scenderà al 15-20%, che sarà sbandierato in campagna elettorale come una vittoria, come una conquista, che solo la capacità di gestione dei singoli ministri (ciascuno nel proprio spettro iridico) avrà ottenuto; da tenere presente nell'urna.
Che poi quel risultato, ottenuto togliendo o iniettando, alla fine ricadrà comunque sul cittadino, è discorso demagogico, da non toccare.
Ecco, la simiglianza tra la mia esultanza per quel 50% in meno ottenuto sulla previsione di aumento del canone equivale a quel 50% in meno che sarà ottenuto (con dichiarati sacrifici, ovviamente da parte del governo, manco i suoi componenti pagassero di tasca loro, con proprie risorse personali) sulla ventilata percentuale di aumento delle bollette di luce e gas. Con ben altro peso...
Saranno feste e quanto-siamo-bravi, forse canti dai balconi e striscioni inneggianti a questo o quello, anche qui sarà considerato equo e accettabile e sopportabile un pareggio (come nel caso mio)... ma quanto amaro!, pensando anche al fatto che, quasi ignorati, gli stessi aumenti, con le stesse percentuali, li abbiamo bevuti pochi mesi fa: senza clamori, senza stridori...
Chiusa parentesi).
  
Quando sora Vecchiaia bussa alla porta, si diventa (anche) permalosi.

Settembre inoltrato, segnalazione per controllo credito residuo. Con l'euro di rimborso da poco incamerato, era troppo prossima la vicenda per non stare allerta; ero andato a verificare: per pochi centesimi non sarebbe bastato al rinnovo, e un campanello aveva suonato a martello. Qualcosa non quadrava.
Fatta la ricarica per mettermi al sicuro, ero andato alla voce "le mie spese" nel menu, per capire dove fossero finiti quei centesimi mancanti.
Sui cellulari non avevo aderito all'offerta della messaggistica gratuita, per cui eventuali sms in uscita sarebbero stati a pagamento. Perfetto, mai inviato sms... quindi perché risultava un addebito per sms inviati dallo stesso cellulare beneficiario del recente aumento di tariffa?
Solito robottino, poi l'essere umano (albanese, gentile, comprensivo) che conferma l'invio di tre sms verso un 400... numero tronco per via della privacy, con il relativo addebito di 0,75 centesimi. Per avere i numeri mancanti sarebbe stato sufficiente andare sull'icona apposita e cercare quando e a chi furono inviati. Uno appresso l'altro, il 27 agosto appena scorso.
Stesso robottino, altri dieci minuti di attesa, altro operatore (albanese, scorbutico, forse già incavolato per fatti suoi).
Espongo il mio punto di vista: quei messaggi avrebbero dovuto essere gratuiti come ripetutamente dichiarato nero su bianco, o il fatto che fossero dati come tali era da ritenere una beffa, se non una truffa? Infatti la gratuità era presumibilmente diretta al cliente, si trattava delle tre risposte citate poco fa, e che il dabbenuòmo aveva inviato come forma di ringraziamento per l'euro a suo tempo, inaspettatamente, ottenuto a rimborso. Come fatto altre volte, in caso di risposte positive a quesiti esposti; che il dabbenuòmo non aveva mai controllato, né sul cellulare oggetto dell'attuale attenzione, né sull'altro in dotazione... confermando così la giustezza del suo titolo.
Ritenendo di avere tutte le ragioni per reclamare, avevo esposto con calma il disappunto per il furto, pur così misero. L'operatore non era dell'umore giusto per darmi retta: avevo inviato tre sms e, giustamente, mi erano stati addebitati. Punto.
Alla mia insistenza aveva alzato la voce, e a mia volta mi ero adeguato.
"Lei non mi ascolta!", diceva lui.
"È lei che non ascolta me!", rispondevo io.
Forse ero io che non mi spiegavo bene, ma sicuramente lui non era propenso ad ascoltarmi, tanto meno a capirmi.
Conclusione: col chiaro intento di interrompere una conversazione che gli aggarbava affatto, aveva buttato nel piatto un euro intero di rimborso. Con 25 centesimi di mancia. Con quella cifra, non richiesta poiché, grazieadio, 75 centesimi non mi ingrassano (e tanto meno un euro elargito con quel tono), mi tappava la bocca e, dopo avermelo ribadito con disprezzo, chiudeva il discorso. E la telefonata.
Spero che almeno quei centesimi in più, elargiti con tanta eleganza, glieli trattengano dallo stipendio, e sono certo che gli peseranno assai più del valore di un rimborso che sa di elemosina, come sbattuta in faccia a un pezzente impertinente.
Appena trovo le parole scrivo al gestore, raccontando il fatto, il tizio se la vedrà con lui.
Quanto al dabbenuòmo, col cavolo che darà ancora pareri positivi a chicchessia; anzi, non darà più alcun parere, salvo una rispettosa pernacchia. Virtuale, a scanso di registrazione, in vista di un possibile, probabile, proditorio pagamento.
 
* Breve: col senno di poi, chiaramente un falso aggettivo, quantomeno qui leggermente inappropriato; historia: per renderla universale; tri(s)ta: trista-truce e trita, anzi ri-trita, ripetitiva.
** Dabbenuòmo: sost. masch. = arcaico: sempliciotto credulone ingenuo  -  popolare: imbranato, quasi deficiente.
  
  

martedì 7 settembre 2021

Parliamone... perché no?

by Rolando Rubini


Big Dementia.

Ancora su pandemia, vaccini, green pass, Costituzione, diritti e doveri
di Vincenzo Cottinelli, ex magistrato specializzato in salute e sicurezza sul lavoro, 6.9.2021
Foto
Vaccini: scritte No Vax su muri hub di Firenze
Il perdurare di prese di posizione no-vax induce a cercare di penetrare anche in teste che sembrano perdute nella loro cocciutaggine.
Le cronache delle violenze di questi giorni e il perdurare di prese di posizione no-vax sui social mi inducono a riprendere la questione dei diritti, della salute, degli obblighi. Lo faccio con un taglio semplice e con un titolo e un tono ironico, per cercare di penetrare anche in teste che sembrano perdute nella loro cocciutaggine o nascoste dietro furberie.
Non vorrei cominciare da quelli che negano la pandemia come fatto reale: sarebbe come mettersi a confutare i terrapiattisti.
Ricordo mestamente che i morti italiani (quasi 130.000) equivalgono all’incirca alla sparizione degli abitanti di una città come Ferrara, Salerno, Latina, Sassari.
Nemmeno potrei dire molto a quelli che per principio rifiutano il vaccino o sono indecisi perché ne hanno paura: dovrei ripercorrere quasi due secoli di storia scientifica dei vaccini che, come tutti dovrebbero sapere, si basano su un meccanismo (lo stimolo alla produzione di anticorpi che bloccano il virus) collaudato e garantito da verifiche standard (un po’ accelerate per questi contro il Covid, data l’emergenza mondiale, ma alla fine concluse regolarmente).
Se non si crede alle attestazioni di OMS e ISS, non si perda tempo a leggermi: va bene, non sono mai esistite le centinaia di tipologie di vaccini che nei secoli hanno salvato da poliomielite, vaiolo, colera, influenza, eccetera. Cancelliamole!
Rimane il fatto che oggi, in tutto il mondo, i non vaccinati per il Covid sono in testa alle classifiche di mortalità e sono gli occupanti quasi esclusivi (in un certo senso abusivi) di terapie intensive e posti letto, a danno di bisognosi di tutte le altre patologie.
A risentirci e tanti auguri. Però non meravigliatevi se vi si guarda con sospetto e vi si ordina di stare un po’ in disparte.
Ci sono poi i più bizzarri, per certi aspetti i più pericolosi, perché non sembrano così retrogradi e ignoranti (e in fin dei conti oggettivamente di destra) come quelli del primo gruppo.
Sono gli anticapitalisti duri e puri, che rifiutano il vaccino perché è un prodotto di giganteschi mostri unificati sotto il nome di Big Pharma. Cioè le industrie farmaceutiche, colossi multinazionali, spesso monopolistiche, le quali, secondo loro:
a) fanno parte, insieme a governi, gruppi finanziari, singoli miliardari (Bill Gates, Clinton, Soros) di un complotto mondiale finalizzato a indurre un falso bisogno di un farmaco da loro prodotto, con la sottomissione di interi popoli a misure restrittive e all’assunzione coatta di una sostanza non verificata o di dubbia efficacia;
b) in ogni caso lucrano miliardi da questa produzione artificiosamente indotta, a spese dei governi e cioè dei popoli.
L’opposizione al vaccino è per questi un momento fondamentale di una guerra di resistenza anticapitalistica e antiautoritaria.
I nemici del Big Pharma sembrano dimenticare che i veri anticapitalisti, anche i più modesti socialisti riformisti, hanno da sempre nel loro programma (facciamoglielo realizzare!) la fiscalità progressiva sui profitti, i diritti dei lavoratori, la sicurezza del lavoro, la lotta all’inquinamento, i limiti alla delocalizzazione e così via.
Ciò non solo nei confronti di Big Pharma, ma anche per i mille tipi di Big che fanno profitti sulla testa di miliardi di consumatori (Big Automotive Industry, Big Weapons Production, Big Entertainment Industry, Big Tobacco, Big Food, Big E-Commerce, per dirne solo alcuni). Sembra proprio una Big Dementia: boicottare, pur in mancanza di fondati motivi, un singolo prodotto di un singolo ramo d’industria (chissà perché non i tranquillanti o la truffaldina omeopatia, o le automobili o le armi, di cui v’è clamorosa evidenza di micidiale nocività o imbroglio e/o profitti incontrollati?) simulando un impegno politico e sociale di controllo generale sull’industria.
Viene presentata come una lotta eroica, ma è una marachella, in realtà è il rifiuto di uno strumento utile per la vita e la salute mondiale. Non bisognerebbe esitare a smascherarlo. Infine: vaccinarsi, come andare in auto, non significa rinunciare alla lotta per fiscalità e giustizia sociale, a tutto campo.
Qualcosa di simile accade con l’utilizzo truffaldino dei valori costituzionali.
Ebbene, il vaccino è fortemente consigliato come barriera contro il virus, quantomeno ne neutralizza le forme più gravi e l’incidenza di mortalità. Le statistiche epidemiologiche ne danno ragionevole certezza.
Lo Stato, se lo decide, può renderlo obbligatorio.
Non se ne può più delle farneticazioni (bugie) su libertà e diritti costituzionali, già sparate lo scorso anno a proposito di lockdown.
Allora avevo contrapposto cose ovvie (gli artt. 16 e 17 autorizzano limitazioni alle libertà di movimento e di riunione per motivi di sanità, sicurezza, incolumità: spiacenti per il weekend, la movida, le discoteche, i matrimoni, i funerali, i cenoni, le messe, i rave party). Gli articoli 13 e 21 non c’entravano.
Basta leggerli.
A proposito del vaccino, si ritorna da capo. Chiedo: c’è una norma costituzionale che garantisce una generale “libertà di fare i propri comodi”?
No, anzi, all’opposto, nell’art.2 si pongono i doveri inderogabili di solidarietà. Vaccinarsi è essere solidali.
Ma forse c’è un diritto generale alla “esenzione dal vaccino”?
La risposta la dà l’art. 32 della Costituzione “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.
La frase è scritta in un italiano bello e chiaro: la legge può obbligare a vaccinarsi.
Non lo può fare il Sindaco né il Prefetto, ma il Parlamento (quella cosa eletta dal Popolo secondo le regole!) sì, di sua iniziativa o su input del Governo. Per favore, basta! Il vaccino, anche se molto raccomandabile, non è al momento obbligo generale, ma se lo ordina la legge (o un provvedimento equiparato), sì. E perché mai il Parlamento (cioè il Popolo) dovrebbe ficcare il naso nella mia salute obbligandomi a fare il vaccino? È ancora l’art.32 che risponde: caro cittadino, la tua salute non è solo un tuo diritto (o un tuo capriccio come il fitness) ma è “interesse della collettività”, cioè tutti abbiamo bisogno che tu stia bene, perché da malato ci costi, non produci, non consumi e magari contagi pure i sani, se ti ammali di covid. Se poi non sei un cittadino qualsiasi, ma sei medico, infermiere, insegnante o simile, vuoi scherzare? A casa! O vaccinato.
Ora il green pass (certificato di avvenuta vaccinazione) riaccende polemiche furibonde e siamo da capo. Io ingenuamente mi chiedevo: se uno si vaccina (magari con sacrificio, sforzo psicologico, paure, conflitti di coscienza, discussioni in famiglia) il più è fatto, che gl’importa di scaricare, tenere in tasca ed esibire il certificato?
Avevo in mente miei vissuti di un normale ingresso in pizzeria, dove avventori vaccinati esibiscono il green pass al tranquillo gestore e poi si godono la serata, idem per terme, musei, concerti; una bellezza, solo qualche attimo in più di attesa.
Ma allora chi sono queste folle urlanti per la violazione di un altro presunto diritto costituzionale: quello di “non certificare una propria qualità” e quindi di “non esibire il certificato” (mi sono dimenticato l’articolo: me lo indicate per favore?).
Sembra pura follia, Big Dementia.
O forse è una ventata di empatia di cittadini consumatori verso gestori e commercianti gravati di questo spaventoso superlavoro? Errore! Sono gli stessi che ieri urlavano contro il vaccino, sono i “no vax classic” che vogliono schivare il vaccino con un trucco nuovo, pensando: se facciamo cadere l’obbligo di avere ed esibire il green pass, possiamo fare quello che vogliamo senza essere vaccinati. Magari c’è anche una fetta di commercianti e gestori di servizi privati, aizzati dai politici di riferimento, a lottare contro un nuovo fastidio (ma il pass non elimina il test termico?). Chiamarli furbetti è un eufemismo. Veramente non se ne può più.
Parlando seriamente, vorrei chiudere con le parole di un autorevole giurista responsabile di una importante rivista dedicata alle questioni della giustizia: “restiamo convinti che la campagna di vaccinazione sia uno strumento di liberazione dai più gravi timori per la salute individuale e collettiva e che la vaccinazione sia al tempo stesso un diritto e un onere, il cui mancato adempimento può giustificare una serie di calcolate restrizioni e limitazioni adottate nell’interesse collettivo, in vari ambiti della vita sociale” [Nello Rossi - https://www.questionegiustizia.it/.../venerdi-6-agosto... ].
Aggiungo: se serve, anche in via generale.
(credit foto ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI)

domenica 29 agosto 2021

Volevo parlare...

 

La scuola va a ramengo, e su questa constatazione non ci piove. Poca/nulla consola il fatto che in Italia tutto, o quasi, vada a ramengo. Non da oggi...
La giustizia, il lavoro, la politica, il civismo, il rispetto per le persone e gli animali e i beni comuni... tutto scaravogliato, in molti casi letteralmente stravolto. La sanità si salva, in parte, per merito di dedizioni personali, talvolta di eroismi.
La scuola è comunque un capitolo a parte: una scuola che va in rovina significa che diventa fucina di ignoranza, che alla fine influenza direttamente tutti i settori del vivere quotidiano. E il resto dell'Italia finisce di affondare proprio per l'ignoranza 'conquistata' dai giovani; che, direbbe il mitico Perboni, purtroppo crescono e prendono le redini della carretta, quando agli stessi dovrebbero essere applicate come cavezza. Così gli asini patentati saliranno (saliranno?) a cassetta, e chi asino non è sarà (sarà?) imbrigliato in una ragnatela di asfissianti regole, che sembrano create a bella posta per allevare una società di somarelli.
Scaldini, in questa raccolta di altre perle, che si aggiunge alle precedenti pubblicate negli anni passati, ribadisce la triste presa d'atto di una situazione di cui ha piena consapevolezza. Avrebbe la capacità letteraria per scagliare fulmini e saette verso questo sistema (e lo ha dimostrato in altre pubblicazioni esulanti l'ambito scolastico), ma preferisce queste perle, spilli e freccette, per mandare anche qui il messaggio in maniera ironica, che a malapena nasconde il sarcasmo di fronte all'indifferenza (quando va bene) con cui viene valutato il problema scuola; sinonimo dell'indifferenza è il menefreghismo, ed è quest'ultimo che impera nelle stanze dei bottoni che regolano una caduta, ormai un rotolìo inarrestabile.
Una botte di Regolo, irta di punte verso l'interno, nella quale il personale docente è costretto ad infilarsi anno dopo anno; ogni chiodo è una nuova disposizione che annulla altre precedenti, pronta pur'essa ad essere a sua volta cancellata. 
Perle, ancora perle di ignoranza, che provocano il sorriso, talvolta lo sghignazzo, e coinvolgono tutto il mondo scolastico, dal ministero agli insegnanti, dai genitori agli operatori di supporto, fino a raggiungere il meglio dei componenti questo nucleo: gli studenti... ossia quelli che studiano, che apprendono, o perlomeno dovrebbero apprendere. Dovrebbero...
Scaldini/Perboni, con i libri sulla scuola, si è creato l'aura di "carogna", e di questo titolo va fiero, lo sente come un cavalierato, una commenda, una baronia acquisita sul campo. Il suo carognaggio lo divide equamente tra quello che dice (e scrive) e quello che pensa (e scrive), in un'alternanza divertente.
Che trasuda un'amarezza accumulata in una trentina d'anni di docenza, giusto la metà di una vita, vissuti nella selva oscura di una scuola che da tempo perduto ha la diritta via. La povertà è una malattia che, si dice, è stata guarita; l'ignoranza no, la si coltiva, quasi la si propugna, come fosse un bene da difendere e da diffondere. La scuola è un'impresa in perdita, non produce; anzi produce solo danni... da pagare comunque, perché così detta la Costituzione.
Qualcosa è andato storto, sta andando storto, negarlo è da struzzi. Scaldini/Perboni è un don Chisciotte che, a modo suo, combatte contro i mulini a vento... regalando sorrisi.

domenica 22 agosto 2021

Favolacce (aggiornamento)

C'era una volta, ma tanto tempo fa, un governo in Italia che, finalmente, aveva trovato la soluzione a tutti i problemi che chiedevano un intervento pronto e soprattutto efficace.
Primo fra tutti, la povertà che imperversava da sempre in ogni angolo della Penisola.
E questo problema venne risolto brillantemente con l'emissione di un reddito che assicurava a ogni cittadino, purché munito del relativo certificato valido, una vita dignitosa, non più legata alla necessità ancestrale del dover lavorare: il lavoro non nobilitava più, il lavoro rendeva gli umani sempre più simili alle bestie. Nonostante gli orari ridotti, nonostante la flessibilità oraria raggiunta, nonostante retribuzioni che in alcuni casi (più rari, ma per questo più evidenti) avessero raggiunto vette inimmaginabili ai più.
A livello di dipendenti pubblici, i parlamentari, i senatori, i commessi delle due Camere, e poi i governatori, i consiglieri regionali e tutti gli staff attorno a questi creati; più gli Enti inventati ad hoc per dare presidenze e relativi contorni e dintorni (e ritorni in soldoni) a gente meritevole di essere premiata per ignoti alti servigi prestati alla Patria... Bene, tutti costoro sono da tempo fuori classifica: gestiscono i soldi pubblici come fossero loro proprietà privata, si sono creati orti, orticelli e giardini che curano maniacalmente, difendendo diritti acquisiti da loro stessi e, di volta in volta, da noi alimentati.
Miliardi e miliardi di dollaroni (nonostante la stabilità dell'euro, i dollari nelle citazioni fanno sempre più effetto, sanno più di Paperon de' Paperoni, che tali sono i nostri beati percipienti), fiumi di denaro che scorrono senza sosta e senza crisi nelle tasche, o meglio nei conti, di una pletora di personaggi il cui numero è impossibile ormai catalogare; tanti sono, troppi..
Tutti questi erano stati, presumibilmente, esclusi dal beneficio del reddito di cui sopra; anzi, sarebbe stato offensivo includerli nel novero dei beneficiari, pur essendo anch'essi cittadini italiani e pur essendo, visti gli emolumenti accreditatisi, anch'essi ridotti quasi alla fame, che incombeva su di loro in maniera più visibile di quella che era la vera povertà, definita estrema. Non per niente i tagli ai salari e agli stipendi colpivano un po' tutti i lavoratori, ma non questi che si reputavano lavoratori a tutto campo e a tutto tempo, salvo rare ma prolungate assenze dal posto di lavoro, ampiamente giustificate da millanta motivi, che in altri settori prevederebbero il licenziamento in tronco, senza buonuscita. Furbetti del cartellino che aggiravano l'ostacolo eliminando del tutto il cartellino, anche quello virtuale.
Torniamo al reddito di cittadinanza: un'idea brillante, ma molto opaca nelle disposizioni applicative. Tant'è che non passava giorno che non si scoprissero percettori che di povero avevano solo la poca voglia di lavorare; di genti che di quel reddito facevano mantello a copertura di attività più redditizie ma occultate al fisco (salvo poi scoprire come fossero possessori di autovetture con cilindrate che ne escludevano l'uso su strada, di palazzi interi, di barchette da venti-trenta-cinquanta metri; scoperti... dopo assai...). O, più terra-terra, come binario aggiuntivo a un lavoro detto 'in nero', che portava i poveri in canna a metter su, finalmente, un po' di pancia; senza rischiare il troppo pieno che, si sa, potrebbe stroppiare.
Lo champagne (ma forse era solo spumante o prosecco o acqua minerale gassata) era scorso a fiumi da un balcone già noto per altri eventi, nella memoria di chi la memoria ancora la usa, affatto piacevoli da ricordare. Quella comparsata era stata una specie di lavacro di quei ricordi.
La povertà era stata dichiarata latitante, povero era solo chi, per scelta francescana, voleva restare tale; i posti di lavoro continuavano a calare, migliaia di attività cessavano nel silenzio assoluto; altri posti di lavoro sparivano, e la loro drammaticità numerica era evidenziata da proteste di gente disperata che non chiedeva redditi purchessia, ma solo di poter lavorare, di poter tornare ad essere simili alle bestie, visto che le bestie anche in questo frangente riuscivano a vivere, nel mentre gli umani continuavano a morire, non più di lavoro ma sul lavoro, su quel poco lavoro rimasto.
L'operazione aveva consentito, quasi a margine, di inventare un paio di migliaia di posti di non-lavoro, discretamente retribuito, a tempo determinato;  i neo assunti dovevano solo navigare, offrendo posti di lavoro... che non c'erano. Sui risultati di quell'esperimento è sceso un pietoso velo di prosciutto...  
Vabbè, è andata. È andata come è andata, ma è andata.
Non era ancora arrivata la tegola del virus, oggi dimenticato, catalogato come evento del passato, un ricordo tragico come tanti altri. Quanto prima, nel corso degli anni a venire, sarà ricordata, quella tegola, con una specifica giornata della memoria, come le tante altre che costellano il firmamento delle esistenze umane. Anche se, coi vuoti di memoria ricorrenti, verrà un giorno in cui sarà emessa una giornata della non memoria, a indicare tutte le giornate di cui non si ricorda più per cosa furono pensate.
La storia si sa: impreparati, quella pandemia fu affrontata con la stessa determinazione e capacità organizzativa già sperimentate per il reddito di cittadinanza. Giorno dopo giorno il motto era stato "o la va o la spacca!", tentativi su tentativi, sovente in contrasto l'uno con gli altri, una torre di Babele in cui chi meno sapeva più parlava; il più delle volte sparlava, aggiungendo confusione a confusione. C'erano i missionari del tranquillizzare a tutti i costi e altri che predicavano la fine del mondo: tutti professionisti qualificati, nei quali la fiducia era cieca, su due sponde di pensiero nettamente contrapposte.
Tra la battaglia contro la povertà e quella successiva contro la pandemia, c'era stato il tempo di fare una pensata che distraesse i cittadini dall'una e dall'altra: la battaglia al contante. Che, per chi non ha dimestichezza con i verbi, sarebbe il participio presente del verbo contare; e, su questo, non ci piove...
Ma poiché i verbi e le loro coniugazioni ormai hanno una loro giornata della memoria, il volgo e l'erudito sanno che per contante si intende denaro, in particolare quello solitamente usato per le piccole spese quotidiane, dal caffè al bar alla spesa del supermercato, alla parcella del lattoniere, all'elemosina allungata all'elemosinante fuori dalla chiesa o in giro per il mercatino settimanale; per queste ultime operazioni si parla di denaro cantante, poiché le monetine di metallo tintinnano nei piattini o nei barattoli di fagiuoli, accuratamente svuotati in precedenza. Per contante strusciante si intendono i biglietti cartacei, dal 5 euro in su, fino ai tagli da cinquecento che sono introvabili, forse incettati da collezionisti senza scrupoli; e anche quelli da cento e duecento sono ormai merce rara. Le spese grosse o ripetitive si fanno con RID, con bonifici, con accrediti virtuali in cui il contante appare solo come forma virtuale di pagamento.
Questa guerra veniva giustificata come lotta senza quartiere all'evasione. Fiscale, si presume. Il denaro, cantante o strusciante, in circolazione era troppo, di difficile tracciatura, era un fiumicello visto alla fonte: un rivolo costante, facile da individuare nel suo luogo di sgorgo, che poi, scendendo a valle, si dipana in mille altri rivoli la cui foce definitiva è difficile da trovare, tra l'altro passando da canali anche sotterranei, nei quali una parte finiva dispersa senza possibilità di recupero; e di tassazione, soprattutto.
La pandemia avrebbe dovuto suggerire una motivazione evidente, in questo duello improbo: mascherine, distanziamenti, guanti, lavaggio mani (guantate o meno), disinfezioni e sanificazioni... tutte protezioni date per indispensabili come salvaguardia minima dall'essere infettati. 
Ma già da molto prima dell'accidente virale in fresca circolazione, si sapeva che uno dei migliori diffusori di malattie (a parte i baci, gli abbracci, i rapporti direttamente sessuali e le coltellate) era proprio il maneggio dei soldi, un tempo lire, poi euri. Cartacei, erano, e sono, maneggiati da migliaia di mani, che si passano questi foglietti con una indifferenza assoluta, pieni, bene che vada, di virus innocui, ma probabilmente pregni di quest'ultimo che si dice sia particolarmente sensibile a un passamano amichevole, attaccaticcio, più che fraterno.
Questa versione forse sarebbe stata sufficiente a provocare una soppressione immediata e totale del contante. Impossibile, manco a pensarci. Bisognava trovare un qualcosa che 'costringesse' il popolame a collaborare direttamente a questa battaglia, a scendere in campo coi mezzi propri.
L'Italia è un Paese che procede a forza di incentivi, che sovente prendono il nome di mazzette, ma queste destinate ad ottenere favori o licenze che stentano a prendere consistenza; un po' a parte, ma sempre facenti parte degli incentivi, c'è il cosiddetto pizzo, che non è il femminile della pizza ma una vera e propria estorsione.
All'italiano piace ricevere una spintarella, ogni volta che gli viene richiesto di collaborare ad azioni ufficialmente destinate a meglio inquadrare il vivere civile, solitamente allo sbando. Tornando alla pandemia: sono stati spesi, e si spendono tuttora, fior di quattrini per convincere le persone a vaccinarsi, con la prospettiva di salvare almeno la pelle. A milioni hanno aderito di propria sponte, convinti della validità dei messaggi che si incrociano da ogni parte della Terra. È solo un'ipotesi, magari strampalata, ma come il reddito di cittadinanza si era rivelato utile nello stanare i tanti poveri che altrimenti sarebbero rimasti nell'ombra, ignorati dalle istituzioni salvo alcune non ong, se qualche soldino fosse stato stanziato come premio a chi si fosse vaccinato, oggi non ci sarebbero tanti no-vax, gruppi refrattari alla punturina con motivazioni che sovente non hanno nulla di scientifico, anzi sono chiaramente false informazioni, nebulose e chiaramente campate in aria.
Non dico tanto: dieci euri, magari in due tranches, cinque alla prima dose e cinque alla seconda; e altri cinque alla probabilissima terza fra qualche mese. Da istituzionalizzare per le dosi future che, si dice, saranno ripetitive nei prossimi decenni. 
Si incentiva ormai tutto, dalle autovetture ai monopattini, dagli interventi edilizi ai televisori, dalle dentiere agli spazzolini da denti, ai banchi da scuola motorizzati... con un miliarduzzo ci saremmo cavati lo sfizio di avere come minimo il 110% di vaccinati nel giro di due-tre mesi (il 10% in più messo in previsione è sia per l'inflazione in atto che per i furbetti del vaccino che, profittando del caos, che sarebbe stato comunque garantito, si sarebbero presentati per ulteriori dosi, visto che questi, i vaccini, erano dichiarati innocui da fonti sanitarie attendibili e pure dal garante della privacy).
Lo Stato spende e spande senza ritegno, a proposito e a sproposito... poi non riesce a privarsi del valore aggiunto su un bene "di lusso" come sono ritenuti gli assorbenti igienici, solitamente femminili. 
Le lamette da barba godono di un'imposta privilegiata al 4% (che poi, con l'avanzata della moda talibans [scritto alla transalpina che fa più chic], gli attrezzi da barba usuali saranno i rastrelli e le cesoie che, adesso, essendo strumenti agricoli da lavoro, contribuiscono con il 22% d'imposta a oliare i rugginosi ingranaggi del nostro sopravvivere quotidiano; come i pannolini dei neonati e, appunto, i detti assorbenti). Quello che avanza (ammesso che) va a finanziare giochini e giochetti che rendono felici i cittadini: il pane manca, ma il circo continua ad attirare e divertire, soprattutto gli adulti. 
Torniamo alla battaglia anticontante: sull'onda di quanto detto poc'anzi sugli incentivi, una mente eccelsa aveva escogitato un modo per spingere dolcemente i manovranti abituali di soldi, sonanti e non, ad aderire a questa guerra sacrosanta. Un premio in soldoni a chi avesse usato la carta di debito per i pagamenti correnti, quantificato nel 10% delle spese sostenute, fino a un massimo di 150 euri a fronte di una spesa di almeno 1500; in un periodo temporale dal 1° gennaio al 30 di giugno, anno corrente. Cinquanta operazioni in tutto quel periodo erano il minimo indispensabile per partecipare in maniera attiva alla tenzone. 
Il tutto non era una riffa, un sorteggio tra tutti i partecipanti: era proprio un premio ad personam, sufficiente al consumo di qualche pizza, in vista anche della previsione di riapertura a tempo pieno delle pizzerie. E poiché dalla spesa preventivata era avanzato qualche dollaruzzo, per solleticare di più la partecipazione, a questo premio finale era stata abbinata una lotteria, con tanto di estrazione mensile per cifre variamente oscillanti, ma veramente appetitose. Che non sto a descrivere più di tanto, poiché più di tanto non mi aveva interessato: l'unica mia vincita andata a buon fine risale agli anni '60, a una bancarella detta di beneficenza, ed era consistita in una lattina di tonno da mezzo chilogrammo, consumata a rate serali consecutive, nella cameretta ammobiliata che era stata mio nido per diversi anni. 
Escluso a priori da tutti gli incentivi in atto, per i quali era necessaria la compilazione di scartoffie e asseveramenti da enti vari, questa operazione mi sarebbe costata niente, visto che da anni la cartellina di plastica è entrata nell'uso abituale, per gli acquisti che ne giustificassero l'estrazione dal portafoglio.
Per la partecipazione al premio ci si doveva iscrivere a piattaforme virtuali, ben specificate, ovvero scaricando un'apposita app sul cellulare. L'app specifica era chiamata IO e la mia nulla capacità tecnologica mi aveva impedito di installarla (forse per via di un cellulare leggermente difettoso a causa di una caduta dal 4° piano che mi aveva costretto a un assemblaggio dei pezzi, peraltro riuscito senza avanzarne manco una scaglia); però avevo un conto alle PosteItaliane.it, che era inserito tra le piattaforme abilitate ad operare con il Cashback (questo il nome della brillante pensata governativa), letteralmente "soldi indietro", o semplicemente 'rimborsi'. Con i limiti prima descritti di tempo e di spesa, appunto, rimborso di un di più speso.
Quanto alla lotteria, detta proprio degli scontrini, che avrebbe regalato, tramite la classica estrazione, migliaia di euri ai fortunati partecipanti, prevedeva estrazioni settimanali, mensili e un super premio finale a chi avesse raggiunto la vetta massimissima di spesa. Già i pagamenti con carta erano mal visti dagli esercenti, questa lotteria per loro era un pugno in un occhio, tant'è che le adesioni all'iniziativa restarono al palo a lungo prima di installare sulle loro macchinette l'accettazione di questo nuovo, inedito modo di combattere l'evasione incolpando il contante: si trattava di combattere la loro, di evasione, che l'emissione degli scontrini numerati all'uopo avrebbe compromesso, quindi avevano tutte le ragioni per quanto meno diffidare.
Ormai da molto tempo uso la carta per le spese superiori agli spiccioli, tipo quelle per il classico caffè al bar o il pacchetto di fascette dai cinesi. Per cui aderire alla 'lodevole' iniziativa non avrebbe cambiato di molto la consuetudine.
Sull'app di PosteItaliane.it era stata confermata la registrazione alla corsa al rimborso, veniva promessa un'informativa puntuale sul numero delle operazioni e sull'importo totale delle stesse. Per i primi tre mesi il numerale segnalava 0 (zero) operazioni, ma tranquillo: sarebbero state conteggiate appena superata la soglia delle 50. Infatti allo scadere del sesto mese il mio contatore diceva ancora 0 (zero). E il messaggio era stato completato così:

In calce al messaggio c'era pure una classifica di non so cosa, che mi aveva collocato al 7914654° posto su 7914653, presumo partecipanti. Mi rendo conto di essere particolarmente gnocco, ma questa proprio non l'avevo capita: risultavo come ulteriore ultimo dopo l'ultimo ufficiale...
Centocinquanta euri non mi avrebbero arricchito più di tanto, poco più di tre stecche di sigarette che sarebbe andata letteralmente in fumo in un paio di mesi; ma essere preso in giro non mi andava giù.
Per i reclami era stato creato un portale apposito, e qui sono andato a cercare conforto, tra l'altro garantito da una risposta entro 30 giorni dall'inoltro, con la motivazione specifica dell'accoglimento o della respinta del ricorso stesso. Iscrizione semplice, direi perfino accattivante, sul tipo dell'evangelico "chiedete e avrete risposta".
Entrato nel sito, si chiedeva la compilazione del modulo di reclamo, corredato dei file degli scontrini di spesa e un documento d'identità valido, fronte-retro. Avevo preso spunto da quello per la compilazione del modulo, specificando che in nessun sito era richiesta la tenuta a riprova degli scontrini; era "consigliato" tenere quelli della ridicola lotteria, ma per il resto era garantito un conteggio ripulito da spese di farmaci, da bollette, da giochi e da tabacchi e altro specificato.
Ormai ero in rampa di lancio: ho tirato tutto l'estratto conto del periodo in esame, che prevedeva l'intestazione del conto, la data,  l'importo, il numero della carta di debito e il luogo di spesa. Avevo un totale di poco meno di cento operazioni, per un importo che era poco sotto i 3000 euri; una quindicina di operazioni al mese per una spesa media di circa 500 euri  Allegato al reclamo, ritenevo che questo documento avesse più valore degli scontrini non tenuti. Inviato.
La risposta, in effetti, non aveva tardato ad arrivare, ed era chiaramente motivata nel suo diniego, così:

Senza possibilità di contrappello. La Consap, gestore delegato all'erogazione delle sentenze non prevede richieste di ulteriori spiegazioni. Che poi, visto il 'tu' spontaneo, questa signora mi conosce, pur se non ricordo di averla mai incontrata.
Pietra tombale su questa ennesima pagliacciata da parte di un governo che non teme di svergognarsi con operazioni di incentivo di una stupidità senza limiti. Infatti la seconda tratta è stata subito sospesa dal nuovo subentrante, benedetto da alcuni, stramaledetto da altri.
Mi richiamo a quello statista, mi pare dell'800 che, al popolo che reclamava per le tasse, pontificava: "purché le paghino, hanno tutti i diritti di protestare". Ecco, io turlupinato senza possibilità di rivalsa, pubblico questo racconto, ribadendo che non lo faccio per rimpianto dei 150 euri, che so bene quanto mi spettassero, ma come ritorsione per la presa in giro, fine a se stessa.
Torno più sereno alla mia scatoletta di tonno degli anni '60, che magari era pure scaduta, ma non aveva dato sintomi di rigetto: con l'appetito e l'età di allora, ci fossero stati germi o virus si sarebbero trovati loro molto a malpartito.
Maturando, sinonimo di invecchiando ma più soft, la digestione è più lenta e ci sono bocconi che non scendono, manco ingoiando un barattolo intero di bicarbonato. Questo è uno di quelli.
Fossi rimasto il bambino dispettoso che fui, per un certo periodo preleverei al bancomat (acronimizzato in ATM, che non so cosa significhi) i contanti che mi servono per la vita quotidiana, metterei la carta in un cassetto, e tutte le spese le farei per contante, cantante e strusciante; anzi, dove possibile chiederei espressamente la non emissione dello scontrino a fronte di un paio di centesimi di sconto sul prezzo dell'acquisto.
Sarebbe una reazione infantile che, purtroppo, non fa più parte del mio agire e che difficilmente riuscirei a mettere in atto. Con il rischio, memore della mia sfortuna endemica, di cadere in braccio alla GdF che, su milioni di persone evadenti, beccherebbe proprio me. E non mi va di affrontare anni e anni di galera solo per l'evasione di pochi spiccioli; anche questo so, cioè che per un caffè, pagato e consumato ma non documentato, il rischio dell'ergastolo è dietro l'angolo, mentre le truffe miliardarie in pieno sole ricevono un seggio in Parlamento, a vita e con diritti successori assicurati fino alla decima generazione. 
Tanto per non infierire, riporto anche la rassicurazione di Poste Italiane sulla sua app, dove a corredo dell'iscrizione alla maratona, aggiungeva:


Ho poi mandato a Consap, via Pec, un reclamo al reclamo, rifiutando come "motivato" il ribadire tout court che non avevo raggiunto il limite previsto dal bando di concorso.
Come previsto, nessun riscontro, tanto meno risposta. Cos'altro avrei dovuto fare per seguire il decorso dei conteggi?
Tra l'altro, iscritto sul Banco Posta, cioè sulla piattaforma che di me sa perfino più di me stesso: ogni mio respiro economico questo lo registra, sia se inspirato sia quando espirato. Chiaramente quelli espirati (detti anche 'uscite') sono inversamente sproporzionali alle scarse inspirazioni (leggi 'entrate'). Per cui il conteggio delle prime dovrebbe essere più agevole, trovandosi in una colonna senza soluzione di continuità, mentre nell'altra gli spazi vuoti hanno il senso del vuoto infinito.
Non è un fatto riferito esplicitamente alla somma non concessa, ma è la presa in giro evidente che mi fa, diciamo, alterare.
Per portare nel post queste tre immagini, malamente visibili, ho appreso come si effettua lo screenshot dal cellulare, ed è l'unica conquista concessami nella vicenda. A parte lo spunto per queste quattro righe che altrimenti mai sarebbero state concepite.
Non piove, ma 'governo ladro' sempre è.
Lo so, il "mannaggia a Consap!" che esce spontaneo allo sfortunato lettore non si riferisce al fatto del non avermi pagato il dovuto, ma a quello ben più grave di avere procacciato il detto spunto... Bisogna capire che la vita è allietata da qualche rosa, ma soprattutto è frastagliata da tante spine... come questa.
Fermo restando, e questo non mi stancherò mai di ribadirlo, che i milioni destinati a questa e ad altre operazioni simili, incentivanti a pioggia, meglio avrebbero potuto essere spesi, o semplicemente destinati, alle migliaia di lavoratori i quali, in un lontano passato, vedevano felici la fine del mese, che coincideva sempre col il 27, giorno canonico di paga di salari e stipendi; oggi, è l'inizio di ogni nuovo mese che si prospetta come un salto in un vuoto di casse integrazioni che hanno il sapore di una pietosa elemosina da parte di uno Stato che preferisce buttare i soldi in giochini e giochetti, anziché impegnarli in un rafforzamento serio di strutture che diano lavoro e sicurezza. 
Dice, ormai, l'articolo 1 della Costituzione: l'Italia è una Repubblica democratica. Punto e basta. 
Già sul democratica ci sarebbe da discutere: dove si trova la democrazia nello scempio delle sue prerogative istituzionali, che prevederebbero i cittadini uguali non solo davanti alla legge ma davanti alla stessa coscienza civile? Ma è la parte finale del detto articolo che è ormai da cancellare del tutto, anacronistica di fronte all'assenza del lavoro e all'indifferenza verso quel poco che ne resta. Parole tante, troppe, fatti pochi; rendono di più i giochini, molto a livello di consensi, che le urne prontamente premieranno. 

Passata la festa della spesa di quanto l'Europa ci presta oggi e che "qualcuno" domani dovrà restituire; non noi che abbiamo contratto il debito, noi avremo qualche anno  per spenderli e spanderli, ma quando sarà ora di restituirli saremo ormai assenti (e pure ampiamente giustificati da epigrafi che racconteranno di quanto fummo previdenti nel pensare al nostro futuro... attuale. Il problema lavoro continuerà a pesare in maniera sempre più assillante. Verranno gli altri, gli stranieri (gli americani, i cinesi, i russi, gli arabi...) che 'investiranno' nelle nostre industrie e commerci più redditizi, noi li ringrazieremo e osanneremo alla loro munificenza... poi succederà quello che sta già succedendo: ritiro dei capitali investiti, con i dovuti interessi e gli incentivi ricevuti, e trasferimento altrove di tutte le attività. Un altrove che non è una località prossima, dentro i nostri confini, ma un luogo lontano in cui, con investimenti minori, otterranno più di quello che avrebbero ottenuto proseguendo qui da noi.
Una green economy che lascia prevedere solo il verde delle nostre tasche, oggi bucate nello scialare, domani vuote, piene solo di parole... di rimpianto per quello che si sarebbe potuto fare e che, a tempo debito, non fu fatto.

Aggiornamento ed epilogo

Come citato nel post il 15 agosto avevo inviato, via PEC questa lettera a Consap, chiedendo, per la seconda volta, la motivazione del rifiuto all'accredito dei 150 €. La risposta precedente, che si basava sul mio reclamo del 24/7, era stata molto semplice, quasi stringata: non hai raggiunto le 50 operazioni richieste.


Lo sbianchettato nel testo era la mia età la quale, pur non essendo ancora veneranda, avrebbe potuto indurre a considerazioni sul mio possibile, quasi certo, rincitrullimento. Meglio evitare...

Ieri sera, ancora per poco 1° settembre, ho trovato in posta elettronica questo messaggio:

Gentile utente,
in relazione al tuo reclamo n. 52846 ti informiamo che nella tua area riservata del Portale Reclami Cashback è presente una comunicazione.

Ti invitiamo a collegarti al portale utilizzando le credenziali di accesso.

Cordiali saluti,

Team Assistenza Reclami Cashback

Consap Spa

Era troppo tardi, e il sonno bussava alle palpebre, così ho rimandato a stamane la lettura della comunicazione, che (oh, sorpresa!) è risultata così espressa:


... che finalmente ha chiarito l'arcano nella maniera da me richiesta.

Fine del discorso. Ricorso respinto sulla base del reclamo del 24/7, quello del 15/8 saltato a pie' pari. Non ho idea su chi sia questa fantomatica Autorità competente, e d'altra parte non ci perdo altro tempo. Fumando un paio di sigarette in meno al giorno per un paio di mesi avrò recuperato il dovuto e non assegnato.