martedì 30 dicembre 2014

Respinto


Il condominio Aldilà ha respinto la mia domanda, peraltro mai presentata, di ammissione a quel territorio senza tempo e senza confini.
Pare che queste domande scattino in automatico appena si presenta la possibilità di acquisizione di nuovi "clienti".
Dai piani Alti del condominio mi hanno notificato il diniego all'accesso con la motivazione che io sarei "troppo poco buono" per ricevere questo premio.
Devo migliorare.
Dai piani Bassi stessa notifica, con motivazioni opposte: sono "troppo poco cattivo" per ricevere il giusto castigo. Fossi stato un "poco di buono", qui sarei stato da subito il benvenuto.
Devo peggiorare.
Il mix di questi "troppo poco" mi consente di continuare ad essere un misero, povero essere umano.
Sine die.
Sono ai domiciliari, in attesa di un secondo verdetto che confermi la mia situazione o la modifichi alla bisogna.
Il che, viste le premesse, è già un buon successo.


Devo chiedere scusa a tutti quelli che avrebbero voluto segnalarmi vicinanza e appoggio nel post precedente, per l'eliminazione della possibilità di commentare.
Il "prima" e il "dopo", colà citati, erano solo una scusa per evitare la tentazione di andare a leggere i messaggi.
Non li "volevo" leggere, ma non per supponenza o addirittura per sprezzo: era troppo facile immaginarne il tenore che, per uno che si commuove guardando i cartoni animati, avrebbe provocato reazioni disastrose per la sua fermezza e solidità, di fronte al fatto nuovo.
Fermezza e solidità già di per sé paragonabili a un traballante budino alla crema.
La lettura dei vostri messaggi ne avrebbe sicuramente provocato il crollo totale.
Il coraggio, si dice sia la virtù dei forti.
Non sono forte.
Più che un gatto, in queste occasioni so di essere un coniglio.


Peraltro credo, forse sbagliando, che oggi più di ieri (e, purtroppo temo, meno di domani) ci voglia più coraggio nell'affrontare il quotidiano della vita che dimostrare indifferenza di fronte a un male che potrebbe essere quello risolutivo.
La conigliosità vera ritengo sia quella che consente alle persone di adeguarsi a situazioni contingenti, a mano a mano che si presentano, accettandole supinamente, senza rigurgiti d'orgoglio e ribellione.
Mi consola il fatto che di conigli, vivi o che si credono vivi, è pieno il mondo.
In ogni settore: nel mio caso l'espressione era giustificata da una situazione eccezionale e imprevista, in molti altri non c'è neanche questa attenuante.
Conigli sempre, a prescindere.

Un caro saluto a tutti, 
con l'augurio di un buon 2015, 
che intanto sia pregno di salute, 
con tutto il resto di buono a seguire.


martedì 28 ottobre 2014

Pubblicità Progresso

Siamo immersi nel guano, in ogni settore della vita quotidiana.
Ci stiamo affondando, in questo elemento, e visto che non c'è verso di uscirne, anzi le previsioni ci danno prossimi all'affogamento, l'unico modo per sopravvivere è di alleggerire la mente dai troppi pensieri che la opprimono.
La lettura è uno dei modi più spicci e meno onerosi per raggiungere lo scopo.
Se poi questo leggere invita al sorriso, sarà un collarino che terrà la testa a galla, in attesa di improbabili tempi migliori.
"La notte dei truzzi" è un libro di 300 pagine cartacee (quindi eventualmente riciclabile come carta ovvero come sostegno d'emergenza a sedie o tavoli traballanti), tutte da leggere e, garantito al limone, tutte da gustare.
L'Autore è un giovane che, nonostante questa grave invidiabile pecca, scrive bene.
Espressivamente e, per strano che possa sembrare, anche grammaticalmente.
Se a chi leggerà questo tometto non dovesse sgorgare il sorriso salvavita, vorrà dire che è senza speranza (quel lettore), ormai talmente immerso nel guano citato da risultare irrecuperabile.
Per chiariment, critiche, insulti, querele (ma anche, diovolesse, per baci abbracci cotillons) il giovanotto è rintracciabile sia su Blogger (www.obbrobbrio.it) che su Facebook (www.facebook/obbrobbrio) e pure su Twitter (@obbrobbrio).
L'Autore, già preda dell'ordinaria follia che ormai ha contagiato un po' tutti (bene descritta nell'ultima immagine di questo post), altro che ebole o legionelle, in fase di trattativa privata è disponibile all'invereconda offerta del 2x1, purché almeno uno dei due risulti regolarmente acquistato.

La notte dei truzzifrontespizio


La notte dei truzziultima di copertina
Alessandro Cassano, autore de La notte dei truzzi,
in un autoscatto (volgarmente detto selfie) recente,
in occasione della presentazione del volume
Come già chiaramente esposto dal titolo, questa è una proposta promozionale parzialmente gratuita, una vera Pubblicità Progresso, quindi con fini no profit.
Gratuita fino alla 100millesima copia venduta; dopodiché è previsto un lauto riconoscimento, che sarà devoluto a favore della Fondazione Gatti Affamati, di cui sono unico socio, senza discriminazioni sul colore del pelo o sulla veganità o sul randagismo.  




domenica 26 ottobre 2014

Blogger&Facebook: vista su un compleanno



Più per togliermi uno sfizio che per convinzione, mi ero messo a bazzicare su feisbuck, per ricevere notizie le più disparate, voci di vita quotidiana, poesie, massime, comunicazioni, punti di vista...
Entrato nel "giro" avevo iniziato a commentare i vari post (non sapevo se 'anche' là fossero definiti così), le immagini, i video e qualunque voce suscitasse il mio interesse.
Là, chi non vuole commentare lascia un segno del passaggio cliccando su "mi piace", l'ok col pollice alzato e le altre dita rattrappite verso il palmo, che dice tutto senza dire niente.
E avevo iniziato anche a postare (vedi la parentesi precedente) immagini e noterelle, tutte cosine leggere, niente impegnative.
Avevo notato, nel mio nuotare in quel mare senza confini definiti, che quasi ogni giorno c'erano annunci di onomastici, compleanni, anniversari, con profferte chilometriche di auguri.
Cui partecipavo, accodandomi, pur non conoscendo chi altri li porgeva né, tanto meno, i fortunati ricevitori.
Salvo qualche raro caso, tale da "costringermi" a una partecipazione augurale più sentita e consapevole e partecipativa.
Nel corso della mia vita ero stato sempre restio alla divulgazione di informazioni che portassero chiunque a partecipare, da esterni, a quelle che sono definite feste personali.
Tipo, appunto, i compleanni, in cui se non viene divulgata la data fatidica, questa resta conosciuta più che altro in ambito familiare o strettamente amicale.
Per l'onomastico, ossia la festa del proprio nome (che altri, a tempo debito, avevano scelto senza neanche consultare l'interessato), basta conoscere il nome e prendere atto che in un dato giorno quel nome risulta in calendario, per avviare la sequela di auguri.
A pensarci bene abbastanza stupidini, poiché appaiono solo una conferma che un tizio porta un nome legato a un giorno specifico dell'anno.
Forse questa riservatezza era stata in passato freno naturale al ricevimento di auguri, in particolare per il mio compleanno.
Vedendo su feisbuck il fiume augurale continuo, mi era venuto il ghiribizzo (senile? infantile?) di ricevere anch'io, per una volta nella vita, auguri e abbracci (e pure qualche bacio, che non guasta mai e dà più sapore all'augurio).
Soprattutto nel periodo di prima giovinezza avevo passato tanti compleanni in solitudine, sì da avere talvolta dei dubbi sulla data esatta teoricamente da festeggiare.
Ma non potevo e non volevo ignorare la tradizione ultradecennale che mi aveva portato quasi a nascondere il giorno della mia nascita.
Avevo quindi pensato di "raccontare" questo evento, senza svelarne precisamente e chiaramente la data.
Così, qualche tempo fa, mi ero inventato questo surrogato di notizia, specifico per feisbuck, una specie di anagramma, con scritta, immagine e numero, pesante. 
Quasi un nebuloso invito a partecipare le felicitazioni per un traguardo (per me importante) raggiunto.
Ero talmente sicuro che il messaggio fosse chiaro, che avevo ripulito sia il pc che lo smart da tutte le comunicazioni vecchie, per fare posto alla miriade di auguri che pensavo sarebbero arrivati.
Dopo tanti anni di digiuno, c'era in vista una scorpacciata da indigestione...
Risultato finale: avevo ricevuto quattro "mi piace" senza alcun commento, e un "mi piace" con commento generico sulla vecchiaia.
Non espressamente la mia.
Forse l'anagramma era difficile da risolvere, troppo criptato; fatto sta che mi ero ritrovato a bocca asciutta e pancia vuota.
Vabbé, un anno vale l'altro, sarà per il prossimo...
A questo punto, però, avevo condiviso il ghiribizzo su blogger.
Passata la festa gabbatu lu santu, si dice, ma c'era la curiosità, sempre infantil/senile, di leggere altre reazioni, di vedere se l'anagramma sarebbe stato risolto in quest'altro sito.
Senza confronto: Blogger ha battuto Facebook alla grande, senza freddi e inespressivi "mi piace", toccando in tutti i commenti il generico dell'età ampiamente adulta con il pizzico di richiamo alla mia personale (ormai bene avviata) vecchiaia.
Un solo accenno, dubitativo, che si trattasse di un compleanno.
Come detto, sarà per l'anno prossimo.
Sempre che l'arbitro non dia il doppio fischio di fine partita che, per quanto atteso e inevitabile, è sempre scocciante.





mercoledì 22 ottobre 2014

Senza titolo


La vita è come un fico d'India: se vuoi raccoglierne i frutti devi mettere in conto che qualche spina ti possa ferire..
Solo che le spine della vita ti penetrano nella pelle, e ci restano fino alla fine.
Ho "giocato" tutte le partite di questa esistenza: infanzia, adolescenza, maturità...
Tutte vinte, più o meno alla grande.
Adesso è l'ora dell'ultima gara, quella della vecchiaia: la fregatura sono i minuti di recupero, che vengono annunciati solo giorno dopo giorno, con la prospettiva che comunque sarà una partita persa in partenza.
Senza neanche la soddisfazione di poter gridare all'arbitro "cornuto" finché la partita non è finita.
Permaloso com'è mi darebbe cartellino rosso e squalifica garantita, senza neanche la possibilità di ricorso ad alcun TAR.
La vita è come un fico d'India: se vuoi raccoglierne i frutti devi mettere in conto che qualche spina ti possa ferire..
Solo che le spine della vita ti penetrano nella pelle, e ci restano fino alla fine.
Ho "giocato" tutte le partite di questa esistenza: infanzia, adolescenza, maturità...
Tutte vinte, più o meno alla grande.
Adesso è l'ora dell'ultima gara, quella della vecchiaia: la fregatura sono i minuti di recupero, che vengono annunciati solo giorno dopo giorno, con la prospettiva che comunque sarà una partita persa in partenza.
Senza neanche la soddisfazione di poter gridare all'arbitro "cornuto" finché la partita non è finita. 
Permaloso com'è mi darebbe cartellino rosso e squalifica garantita, senza neanche la possibilità di ricorso ad alcun TAR.
Aggiungi didascalia

sabato 6 settembre 2014

Nunziatina: 1913 - 2014

Se n'è andata anche Nunziatina.
Forse il suo nome era Annunziata, ma il diminutivo affettivo se lo è portato addosso fino alla fine.
Alle 5 di oggi pomeriggio ha chiuso il libro della sua vita,  quel diario in cui da qualche anno non scriveva più.
Centouno anni la primavera scorsa.
La prima guerra mondiale affrontata da neonata, vissuta da piccola bambina.
Poi il fascismo...
La seconda guerra mondiale vissuta da madre, con tutti i timori, le paure, le privazioni...
I figli ormai cresciuti e autonomi, avrebbe avuto il diritto di "godersi" in pace e serenità gli ultimi anni di vita.
Se li è goduti passando da un letto a una sedia a rotelle, la testa reclinata, quasi già in attesa del riposo finale.
In silenzio, quel silenzio che diventa fragore quando anche il cuore si ferma.
I figli, portati lontano dalle vicende della sopravvivenza, ogni tanto comparivano, carichi di nipotini: una visita veloce, ché la vita corre, non ci si può fermare solo perché una madre lentamente muore.
Sembra assurdo, ma in oltre tre anni di visione quotidiana, con un "buonasera" offerto senza risposta alcuna, di lei non so neanche il cognome.
Per tutti era Nunziatina; quindi anche io non avevo ritenuto importante il suo albero genealogico.
Con tutto quello che succede di brutto nel mondo, è quasi una consolazione il prendere atto che si può morire "anche" di vecchiaia.
È tutto.

domenica 31 agosto 2014

Senza titolo

Cerci venduto, sdraiot-in di protesta
Massima attenzione ai commenti
Chi ti impedisce di scrivere quello che ti pare?

Mandato con lo smart, qualche problemino nell'invio, chiedo venia.
Cia♥ a tutti e buon settembre.

venerdì 22 agosto 2014

Autarchia è morta...

Sarà opportuno rivedere qualcosa?

mercoledì 20 agosto 2014

Mercoledì, 20 Agosto

Qui da me è Ferrarrosto.
Anzi, lo era.
Tra un morto e l'altro s'avvicina il Due Novembre, e in quella data ci saranno molte altre facce nuove da "festeggiare".
Morti in cielo, in terra, in mare, sull'acqua e sott'acqua, sui monti, sulle strade, nei fiumi e nei laghi...
Tutti morti ammazzati, dall'incoscienza, dall'inesperienza, dalla supponenza, da sfide impossibili, da guasti tecnici...
E morti ammazzati nelle culle o nei lettoni, posti in cui i bambini dovrebbero essere al sicuro da tutto, ma soprattutto sicuri da chi li ha generati e messi al mondo.
Le cronache dicono che non è (più) così.
L'Oriana aveva scritto la "Lettera a un bambino mai nato", non mi risulta sia stata ancora scritta una "Lettera a un bambino nato e morto ammazzato".
Ormai ci sarebbe materiale sufficiente a riempire una biblioteca.
E coppie che, ignorando il fatto che da anni esiste anche da noi il divorzio, preferiscono separarsi eliminando in modo definitivo il partner scomodo.
Bon, passiamo ad altro.
Del mio Ferrarrosto volevo parlare, poi la cronaca mi ha portato su un altro binario.
Manco a dirlo, un binario morto, pure quello.
Secondo i sondaggi pre-estate, che non vanno letti ma interpretati alla pari delle leggi, tot miglioni d’itagliani non sarebbero andati in vacanza, costretti a ferie domiciliari da fatti contingenti, comunque negativi.
Per fortuna, altri sondaggi, a estate inoltrata, hanno rilevato che tot miglioni d’itagliani le vacanze se le sono fatte, se le stanno facendo, regolarmente, in barba alle catastrofiche previsioni della vigilia.
Al mare, ai monti, ai laghi, nelle cosiddette città d’arte…
I tot miglioni d’itagliani che hanno rinunciato alla partenza hanno avuto millanta motivi per accantonare un’usanza secolare, vissuta, amaramente, perfino durante l’ultimo conflitto mondiale.
Una parte di questi miglioni di sfortunati è tutt’ora impegnata a spalare acqua, fango, macerie, sogni spappolati da un tempo infame, che non ha avuto il minimo rispetto per il doveroso cambio di stagione.
Un’altra parte, dicono sia la più consistente, affibbia alla “crisi” la responsabilità di questo default estivo.
Bene, tutti costoro, sia i colpiti dal maltempo sia quelli messi ginocchioni dalla crisi, hanno tutta la mia comprensione e, per quello che può valere, la mia solidarietà.
Invece vado a visualizzare il tot miglioni d’itagliani che, vuoi per sfuggire al tempo balordo, vuoi perché della “crisi” se ne sbattono altamente, sono partiti affollando stazioni ferroviarie, aeroporti, traghetti, autostrade intasate; superando incidenti, bagagli ostaggiati, voli annullati…
Seguo costoro con particolare interesse, poiché ho constatato (e tutt’ora vado constatando) che quei tot miglioni d’itagliani fortunati, usufruendo di tutti i mezzi a disposizione, sono finiti tutti qui da me, a festeggiare un Ferrarrosto di sole, di mare, di casino…
Esco da casa e vado ad osservare la situazione per raccontarla in diretta
Parcheggi: pieni, in una specie di trenino da festa di capodanno, musi d'auto annusanti i sederi delle stesse posizionate sul davanti. Sia a destra, strisce blu, che prevedono il pagamento di un ticket (50 €cent per mezz'ora, 100 €cent per un'ora, sconto quantità), che a sinistra, strisce bianche, teoricamente gratuito, col vincolo del disco orario. Come detto, entrambe le zone di parcheggio piene fino all'impossibile, da costringere i pedoni alla ricerca di un varco in seguito alla malaugurata idea di attraversare, salvo brandelli di strisce pedonali sfruttate soprattutto dalle mamme con passeggino pieno.
Carreggiata di traffico: nei due sensi un transito continuo, lento, asfissiante, anche qui musi contro sederi, ma semoventi. A tutte le ore del giorno, della sera e della notte.
Lungomare: parcheggio selvaggio, manco uno spiraglio per appoggiare una bicicletta (che comunque sarebbe a rischio, meglio portarla direttamente in spiaggia).
Poste: non mi servono, ma, in transito, vedo che all’interno l’ufficio è pieno e fuori c’è una lunga coda in attesa. Manco da credere che siano tutti lì per l’aria condizionata, che non c’è, e neanche un ventilatore a smuovere quella afosa.
Farmacia: idem con patate, sguardi trasversali a bloccare i tentativi di sorpasso.
Banca: interno vuoto, impiegati allo sportello chiacchieranti senza disturbo alcuno; all’esterno coda infinita allo sportello del bancomat.
Ciclisti: un buontempone, prima dell’estate, aveva proposto l’inserimento nel Codice della Strada di una norma che consentisse ai ciclisti di pedalare contromano al senso di marcia degli altri veicoli. Vuoi per la stupidità della richiesta, vuoi che, se messa in atto, avrebbe solo sancito per legge un modus operandi già esplicitamente in atto, pare sia stata ritirata. Anche perché avrebbe agevolato scontri anche frontali, in cui, probabilmente, i ciclisti avrebbero avuto la peggio, con il diritto acquisito a risarcimenti sostanziosi dalle assicurazioni. A favore personale in caso di sopravvivenza, altrimenti pro eredi, giustamente dolenti e perloppiù gaudenti. L’ecologia va bene, ma non è detto che andando contromano si sia più ecologici che viaggiando seguendo il giusto flusso direzionale. È pur vero che la perdita di un ecologista è pesante (siamo pochi), ma è anche vero che la perdita di un imbecille sarebbe un vantaggio per la collettività (siamo troppi).
Tanto per dire, davanti a me stava viaggiando un ciclista, nel giusto senso di marcia, ma con la mano sinistra sul manubrio e la destra impegnata a sostenere in braccio un bambino di un anno o poco più. Incrocio una vigilessa, una balenottera famosa per la sua (stupida) inflessibilità nel punire qualunque peto sfuggisse agli automobilisti. “Scusi, può dire qualche parola a quello stronzo col bambino in braccio?”. “Gliel’ho già detto che è pericolosissimo, ma non mi dà retta…”. I ciclisti stanno ben messi, ma anche le balene sono a rischio estinzione, la tipa sarebbe bene se ne rendesse conto.
Domenica scorsa, fino a tarda sera una colonna d’auto, che manco il mitico esodo dall’Egitto di Mosè, aveva fatto pensare a un rientro in massa con conseguente alleggerimento del peso definito turistico…
Illusione: la sera stessa ristoranti, bar, pub, cornetterie, strade, piazze, piene come se nessuno si fosse mosso e quel lungo serpentone fosse stato solo un miraggio.
Supermercati, oggi: già all’apertura liti per accaparrarsi un carrello; più avanti code d’attesa che se ne liberasse qualcuno. All’interno, occhio ai portafogli…
Monnezza: con la differenziata abbiamo (avevamo) un ottimo punteggio, oltre il 70%. Tanta brava gente venuta da lontano non sa cosa sia, non sa che raggiunti determinati obiettivi è prevista una riduzione della tassa sulla raccolta rifiuti, non sa che il tempo di “ammucchia-e-getta” è finito da un pezzo, non sa che l’emergenza rifiuti è nazionale… La raccolta porta-a-porta differenziata, con giorni e prodotti specifici, per costoro è un modo di dire; meglio sarebbe prevedere un più pratico (e incivile) “io butto ovunque e comunque, qualcuno comunque e ovunque dovrà raccogliere”; altrimenti nei commenti sulla vacanza accuseranno il comune di inadeguatezza, di sporcizia, di malaccoglienza, di razzismo (è la prima reazione all’inciviltà congenita). Così strade, marciapiedi, piazze sono divenuti deposito di sacchetti, regolarmente lacerati da animali randagi in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti. E per un paio di settimane di “riposo” incivile, il punteggio finirà depauperato; chissenefrega, tanto qualcuno pagherà…
Vabbé, haddapassà‘stajurnata!
Ci sarebbe una domanda da fare, ma sarebbe subito tranciata come demagogica: gli assenti, l’ho detto, hanno mille e mille motivi per non esserci; ma i miglioni d’itagliani presenti hanno sentito parlare della “crisi” e pensano si tratti di quella ucraina, di quella israelo-palestinese, di quella siriana, di quella libica, ecc., ignorando del tutto quella di casa nostra? O anche questa “crisi” fa comodo a chissachì che ci sia e che se ne parli comunque e dovunque? O i Monti di Pietà traboccano di oggetti, colà impegnati pur di onorare le sante vacanze? Succedeva nell’immediato dopoguerra, siamo tornati a quel periodo?




domenica 17 agosto 2014

Adelante, Pedro

Immagini

Aggiornamento

Intanto è una lei, intanto sarà pure bellissima, ma è soprattutto una grandissima... rompigliona. 
Quando mi metto al pc, ma anche per guardare  la tv, fa di tutto per saltarmi sulle ginocchia; al rifiuto, reciso soprattutto in estate, si stende o si siede davanti al monitor per ostacolarmi la vista. Egocentrica.
Ma lo straordinario, almeno per me, di questo post sta nel fatto che l'ho composto e inviato tutto da smartphone, dalle fotografie al titolo.
Questo aggiornamento, no, lo sto facendo da pc, approfittando del fatto che Blu è fuori, a caccia del fresco del mattino.



sabato 16 agosto 2014

Censura o mistero?

Qualche giorno prima di ferragosto mi è sparito Google Chrome.
Un riquadro al centro del monitor mi invitava a scaricarlo nuovamente, ma tutti i tentativi per farlo andavano a vuoto, con una scritta che segnalava l'impossibilità di completamento del download.
Explorer funzionante, avevo lasciato perdere.
Anche se, per quel poco che me ne intendo, Chrome mi sembrava un po' più veloce di Explorer.
Da qui, comunque, ero riuscito a visionare il blog-roll dei blog, leggiucchiare a piacimento, qua e là a commentare...
Ieri, ferragosto, in silenzio come se ne era andato, Chrome è tornato.
Abbracci alla pecorella smarrita rientrata all'ovile.
Pacifista per natura, non le ho neanche dato il paio di ceffoni che si danno di solito, alternati ai baci, a chi fugge di casa senza dare spiegazioni.
Una verifica sulla presenza dei dati, mail bollette bancari ecc., aveva dato esito positivo: tutto presente, tutto in ordine.
All'animaccia sua...
Solo stamattina mi è venuto lo sfizio di andare a vedere l'ultimo post pubblicato, con la curiosità di sapere se ci fossero nuovi commenti.
Niente nuovi commenti; meglio, niente ultimo post e niente relativi commenti.
Sparito solo quello e solo quelli.
Scomparsi anche dalla bacheca, che, dei post recenti, mi dà in visione una vecchia bozza e la trilogia inferno-purgatorio-paradiso dedicata alla Rai.
Confesso che non ricordavo bene il titolo, pur avendo bene impresso, perlomeno all'ingrosso, il contenuto.
Per cui sono andato a ritroso, setacciando tutti i post fino al ritrovamento della presentazione di quello che mi interessava.
Incredibilmente presente nella lista, cliccando la richiesta di lettura esce la scritta:
"Spiacenti questo post non esiste".
Ho comunque rilevato il titolo completo e qui lo riporto:

"Sportello Abbonati Rai: ci sei o ci fai?"

Era una sintesi del carteggio in corso tra la Rai sportello abbonati ed Elena, mia cognata. 
Per coinvolgimento, diretto e dichiarato, anche tra la Rai e me stesso medesimo in prima persona.
La Rai che batte cassa in maniera ottusangola e noi, fortissimi dell'evidenza di una richiesta senza fondamento alcuno, che rispondiamo picche.
Con diplomatica cortesia, pur avendone (pardon per l'espressione) le palle piene.
Purtroppo non ho l'abitudine di battere i testi su Word per poi incollarli su blogger, li batto direttamente senza avere mai pensato a salvarli altrove.
Invece il salvataggio delle immagini è automatico, altrimenti non saprei come postarle.
Questo modo di operare, nel caso specifico, mi impedisce di ricordare perfettamente quanto allora pubblicato.
Però ho bene in mente la chiusa finale di quel post, dove rinunciavo a ulteriori invii cartacei lasciando alla Rai il pallino per la prossima mossa.
Ora il dubbio mi attanaglia le viscere: è possibile che questo "pallino" sia stata la censura di quel post?
E perché soltanto quel post, quando la trilogia precedente era tutto un inno all'imbecillità ottusa di questo ente, più precisamente del settore dedito alla rottura di scatole, martellante nonostante l'evidente insussistenza dei presupposti?
Ripubblico l'immagine dell'ultima missiva ricevuta, che è il compendio di mesi di dialogo con ciechi-sordi-muti, cui peraltro (forse) i messaggi via web arrivano e (sempre forse) vengono prontamente cancellati.


Chi fosse interessato ai precedenti di questa storia, può trovarli nei post citati, ammesso e non concesso che sopravvivano all'epurazione.
Con ferragosto ormai passato, l'augurio è che sia buon fine agosto per tutti e che torni il sole in tutte quelle località che stanno soffrendo un'estate bagnata.

venerdì 11 luglio 2014

Cose così... (parte terza)

Al rotondamento di quel bilancio mancano esattamente € 113,50 (centotredicivirgolacinquanta 'miserabili'centesimidieuro).
Eccheccevò...
Così monssù travet si era messo all'opera, e non ci aveva messo troppo a scoprire che, in tutta Italia, una sola persona mancava all'appello. 
Dalla sommaria verifica era emerso che una certa Elena X latitava dall’elenco.
Pertanto:
Gentile Signora, Le comunichiamo, per conto dell’Amministrazione Finanziaria-Sportello Abbonamenti TV, che il Suo nominativo, all’indirizzo su indicato (l’indirizzo di inoltro di questa corrispondenza), non risulta presente negli elenchi degli abbonati alla televisione”.
A seguire, il richiamo al d.r.l. 246/1938 e le sanzioni per il mancato adempimento di questo “dovere”.
Allegati: una cartolina per comunicare l’eventuale codice di abbonamento in corso e il bollettino postale per il pronto versamento onde “evitare qualsiasi onere ulteriore”.
Specifica: Elena da oltre trent’anni abita in casa della sorella e del marito di costei, quindi suo cognato. Sarebbe più appropriato dire che abita in una casa 'anche' sua, per via di una specie di usucapione acquisita nel tempo.
In precedenza aveva abitato, dalla nascita e fino alla loro morte, in casa dei genitori.
Che, regolarmente in regola col canone/imposta, le avevano generosamente consentito di vedere con loro il poco ricevibile, per via di un cono d'ombra dei segnali nella zona di residenza.
Questo cognato è abbonato, ahilui, alla televisione dagli anni ’70. Essendo legato al passato in tutte le sue forme conserva ancora la ricevuta del primo versamento (12.000 lire, oggi € 6,20 circa). E ha esaurito i martelli con cui a ogni rinnovo annuale se le spiaccica a sogliola, pensando a quel primo ‘obolo’ che lo ha legato per sempre a un barcone in costante affamata deriva.



(Galeotta fu la filodiffusione, una musica nitida diffusa in casa con poche lire in più in aggiunta all'abbonamento telefonico di base. Solo che in seguito era arrivata la nota che, per ricevere le trasmissioni in filodiffusione bisognava essere abbonati alla radiotelevisione. Con l'ingenuità tipica degli sposini, a ben altro intenti nei primi anni di coniugamento, aveva aderito: anello al dito per le nozze, catena alla caviglia per vedere, a tempo perso, un tubo catodico animato).
Già qualche anno prima ad Elena X era arrivato lo stesso identico messaggio, e la cosa si era risolta con l’invio della cartolina col codice-ombrello del cognato, che giustificava la sua assenza dall’elenco delle vittime di RAImoloch.
Evidentemente accolta, visto che non ebbe altro seguito.
Adesso come allora aveva pensato che la stessa versione sarebbe stata accettata; e teoricamente non poteva essere altrimenti.
Re-inviata, dunque, la cartolina, specificando la copertura di Elena X, indicata come convivente con i suoi famigliari, con l’invito implicito a non battere più cassa a questo indirizzo.
Sembrava cosa fatta, abbandonata nel dimenticatoio delle cose ovvie.
Dopo quattro mesi era arrivata una lettera di specifica:



Giusto quelli che mancano per arrotondare la relativa cifra in bilancio.
A questo punto nella lettura finale degli acronimi fin qui descritti, la RAI diventa RaraAudëre.It, poiché ci vuole un bel coraggio per andare a scavare situazioni squisitamente personali pur di racimolare qualche altro spicciolo (‘spicciolo’ per la Rai, visto l’importo della raccolta, non per chi a questa raccolta concorre obtorto collo).
Per questo Ente la convivenza sotto uno stesso tetto (non necessariamente nello stesso letto; che se anche fosse, si perdoni l’eufemismo, non dovrebbero essere cazzi che riguardano la Rai) pur in distinti nuclei famigliari, non può esistere.
Come, invero, non può esistere l’obbligo di specificare i perché del mantenimento di una determinata situazione di vita famigliare.
Men che meno alla Rai.
A dar retta all’interpretazione di quel travet, e, per lui, della Rai tutta, Elena X potrebbe guardare i programmi televisivi ovunque (al bar, in un circolo, in sala d’attesa del dentista, in farmacia, i maxischermi nelle piazze…), pur non facendo parte dei rispettivi nuclei famigliari dei titolari di quegli abbonamenti…
In casa della sorella (per esteso casa sua), no.
Qui, a casa sua, dovrebbe tenere bene in vista il badge che giustifichi il suo diritto alla visione.
Per estensione del Raipensiero, il possesso di un apparecchio "atto od adattabile ecc." per adempiere l'obbligo del versamento del quantum via via richiesto è un optional: in realtà l'ideale sarebbe quello che "tutti" dovrebbero pagare questa imposta, con sconti esclusivi ai non vedenti (che però potrebbero "sentire" l'audio televisivo) e ai non udenti (poiché potrebbero "vedere" le immagini; a questi sconto limitato per via delle trasmissioni sottotitolate).
Ultima ratio, che a leggere meglio quell'art. 1 r.d.l. 246/1938, fin qui troppo citato, poteva essere tranquillamente la prima e unica, che avrebbe evitato tanta posta, tante chiacchiere e tanti giramenti di:


Dopo di che mamma Rai dovrà mobilitare (oltre alla Guardia di Finanza che è già al suo servizio permanente specifico), tutte le altre forze armate nazionali, riesumando magari pure i Mas, che quanto al loro audëre sono diventati famosi, per ottenere gli spiccioli che mancano al suo bilancio.
Solo allora Elena X cederà alla violenza fisica; a quella psicologica mai.

Fine (forse)

lunedì 7 luglio 2014

Cose così... (seconda parte)

Torniamo sulla Terra.
Peggio, torniamo in Italia.
Noi qui abbiamo avuto, e pochi lo ricordano, la nostra URI.
Eterea quanto basta, essendo nata dalla costola di un certo Marconi Guglielmo (non stiamo a sottilizzare sul fatto che gli uomini non partoriscono, e tanto meno dalle costole; c’è un precedente illustre, mai smentito, che troncherebbe sul nascere ogni contestazione in merito) nel 1924; inizialmente questa verginella aveva dovuto “accontentare” poche migliaia di italiani; successivamente ne aveva concupiti a milioni che, volenti o nolenti, erano stati avviluppati dai suoi abbracci, costretti per molti (troppi) anni ad ascoltare le sue ammalianti visioni virtuali, false e artatamente gonfiate.
Da subito nell'ambiente avevano fatto la loro comparsa le "veline", forme cartacee di indicazioni da seguire "senza se e senza ma"; quelle che in altri ambienti sarebbero state in seguito denominate "pizzinni". 
E poi, molto poi, mutate in veste umana, tanto coreografiche quanto formalmente inutili.
Sollevando il velo dell’acronimo, questa URI si svelava come Unione Radiofonica Italiana, ed era il primo tentativo di incanalamento di un settore ancora in fase embrionale.
Questa Uri nel 1928 perdeva la sua verginità partorendo una figlia, battezzata EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche).
La quale, rimasta teoricamente vergine, ma porcellona quanto la madre e anche di più, stava iniziando a costruire un carrozzone propagandistico a favore di un re e di un duce già bene inquadrati dalla Storia, sui quali ogni altra parola sarebbe superflua.


Anno 1938: tra i “Regio decreto legislativo” che venivano sfornati a tamburo battente, un paio sono rimasti indelebili, nelle tasche degli italiani il primo con zanne fameliche azzannanti i portafogli degli stessi. 
Il secondo: legge razziale avversa gli ebrei, onta su onta sul re, sul duce e, a cascata, su tutti gli italiani. 
Emanato nel settembre '38, fu abrogato a gennaio del '44, quasi alla fine di un lungo periodo nero (in tutti i sensi).
Neanche da commentare, tanto fu infamante.
Il primo r.d.l., emanato nel febbraio dello stesso anno, invece, merita una particolare attenzione, poiché dopo oltre 75 anni è ancora vivo e vegeto, immarcescibile e immutato nel tempo, passato in eredità intangibile alle figlie di quell’Eiar, a favore del quale fu emanato.
Si tratta del famigerato r.d.l. 246, appunto del 1938, una trentina di articoli, per buona parte ormai obsoleti per i cambiamenti avvenuti in questi 15 lustri.
Ma uno, il primo, si è salvato fino ai giorni nostri, inalterato nella forma e soprattutto nella sostanza.
Questo articolo recita, papale papale:
"… chi detiene uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione dei programmi televisivi è soggetto all’obbligo di corrispondere il canone di abbonamento alla televisione…".
Questo articolo, da allora, è la colonna portante di quello che è diventato nel tempo un carrozzone, comunemente denominato “mamma Rai”.
Sarcasticamente, essendo tale qualifica valida solo per pochi privilegiati.
Ma finiamo prima la storia delle discendenti della nostra URI primigenia.
Sua figlia Eiar fu cassa di risonanza del regime fascista fino al 1944, quando generò la RAI (Radio Audizioni Italiana).
(Guarda caso, lo stesso anno dell'abrogazione delle leggi razziali e della nascita di mamma Eiar). 
Che a sua volta partorì, nel 1954 (anno ufficiale di inizio delle trasmissioni televisive) una sigla omonima della precedente nell’acronimo, ma diversa nell’inquadramento di impresa.



Quindi sempre RAI, ma Radiotelevisione Italiana.
Dal filmato Luce del '38 alla nascita del video del '54, stessa emittente, stesso tono, stessa enfasi, stessa prosa curiale.
Le cronache parlano di circa 24.000 "abbonati" iniziali, probabilmente ignorando nel computo i "biglietti omaggio" a una serie di categorie benemerite, politiche militari religiose industriose, cui sarebbe stato offensivo chiedere un contributo. 
Essendo in seguito divenuta Società per Azioni, ogni anno è costretta a piegarsi alle forche caudine della pubblicità del bilancio.
Quello del 2013 segnalava, nel colonnino delle entrate, solo alla voce "canone", 1.751 milioni di euro, arrotondati per eccesso.
Tutte le voci del bilancio sono espresse in milioni, il che fa sembrare più 'dolce', in una lettura distratta, il loro peso reale.
In effetti la cifra esatta di quella voce, in quello specifico bilancio, è stata di 1.750.999.886,50 (unmiliardosettecentocinquantamilioninovecentonovantanovemilaottocentoottantaseivirgolacinquantacentesimi), che dà un'idea diversa e ben più robusta della cifra esposta in bacheca. 
A questi sono da aggiungere gli introiti pubblicitari e altre cifre dichiarate vagamente come “altro”, sempre in milioni di euro.
Ma la "tetta" più corposa è chiaramente quella degli “abbonamenti”.
Qualcuno dal ponte di comando di questo barcone aveva fatto partire una "velina"  urgente: 
Quadrare il bilancio”, subito, meglio se prima ancora.
Da qui la delega a un travet fantozziano, relegato in un sottoscala adibito ad ufficio, affinché provvedesse al recupero di quanto mancante alla quadratura di questo cerchio.
Il suo compito specifico consiste nel ricevere tutti gli elenchi telefonici d’Italia, aggiornati anno dopo anno, scorrerne tutti i nominativi, incrociandoli, uno dopo l'altro, con quelli degli “abbonati” presenti nel suo computer, alimentato a pedali in questo periodo di crisi e corsa ai risparmi.
Se non c'è corrispondenza tra gli assenti messi sotto lente e quelli in file, scatta l'allarme.


Fine seconda parte

giovedì 3 luglio 2014

Cose così... (parte prima)


Sarà capitato anche a voi…
O potrebbe succedere che al bar, in fila alla posta o in banca o in farmacia, o anche seduti su una panchina all'ombra di una quercia, o in sala d’attesa dal medico… insomma in qualunque luogo che inviti alla conversazione, esauriti tutti, ma proprio tutti, gli argomenti dello scibile conosciuto… potrebbe capitare, dicevo, di parlare del paradiso.
Del nostro, genericamente definito occidentale, accettato da chi ci crede con sue proprie motivazioni, respinto da chi non ci crede con almeno altrettante altre motivazioni, sappiamo poco.


Dovrebbe trattarsi di un luogo spazio/tempo vagamente definito dove chi ci arriva prega, canta, loda… per l’eternità.
Assistito amorevolmente da un esercito di angeli, dipinti dalla tradizione come biondi, capelli lunghi, lisci o a boccoli, occhi presumibilmente verdi o azzurri (non si riesce a vedere il colore poichè eternamente puntati verso l'alto), con visi e corpi vagamente femminili; e poi da puttini in odore di futura obesità, sostenuti da alucce da pulcino, che volteggiano ronzanti laudi e pettegolezzi, manco fossero zanzare.
Ma tutti assolutamente e rigorosamente asessuati.
Non uni- bi- o tri-, che darebbe la possibilità ai santi, ma anche ai beati, di passare piacevolmente il tempo che, come detto e risaputo, sarà eterno.
Né le sacre scritture né i vangeli né i racconti di chi ha visitato questo paradiso, dicono di qualcosa di alternativo alle preghiere, ai canti e alle lodi.



È pur vero che non ci sono veti assoluti e conosciuti al trovare anime (già “anime” dà un senso di incorposità che scoraggia in partenza) gemelle con cui trascorrere il resto… dell’eternità.
A meno di cambio delle leggi divine, senza poter divorziare e senza poter fornicare a piacere.
A pensarci, anche per poco, sarebbero gatti acidi.
Quando un negozio, un medico, un professionista, un tecnico… non sono all’altezza delle nostre aspettative, una volta andati a vuoto i tentativi di messa in riga, l’unica soluzione è cambiarli, trovare altro che ci soddisfi, foss’anche a prezzo più caro.
Così ho fatto per il paradiso.
Mi sono guardato intorno e ho trovato qualcosa di interessante: il paradiso islamico.
Per ottenerlo, a parte l’obbligo di essere credenti in Allah (akbar, ovviamente) e nel suo profeta Maometto, è sufficiente seguire gli insegnamenti coranici, e raggiungere una specie di buon punteggio con la loro osservanza.
Particolari bonus vengono assegnati a chi, in nome della fede, si fa saltare in aria facendo più vittime possibile tra gli infedeli (che siamo tutti noi, credenti o meno nell’altro paradiso); altri punti si acquistano rispettando il cosiddetto digiuno del ramadan (che poi: digiunare, non bere, non fumare, non assumere medicinali, non scopare, dall’alba al tramonto, con libertà di scatenarsi in tutto nelle ore notturne, a me pare un furto di punti; ma tant’è, così dice il loro vangelo e così sia).
Ai cosiddetti “beati” che ottengono l’accesso a questo paradiso, a parte le gozzoviglie che manco Trimalcione, c’è un punto che suscita particolare interesse: in paziente attesa e a disposizione totale di questi fortunati è prevista una schiera di URI.
Come tutti sanno, si tratta di ragazze, giovani, bellissime e (nota da brillìo di occhi virtualmente libidinosi, quasi porcini) vergini.
Altro che i nostri angeli...



Non solo, restano sempre con la stessa età, sempreverdi, e tornano vergini  dopo ogni amplesso.
Figure eteree, ma corporalmente e sessualmente ben definite.
Sterili secondo una versione; secondo altra lettura possono figliare, fermo restando che dopo il parto si ritrovano con l’imene intatto.
Queste Uri vengono assegnate ai meritevoli in base al “punteggio” ottenuto in vita (o in morte, come nel caso di quei simpatici kamikaze, affamati di figa tanto da morirne) e provvederanno a rendere l’eternità un’interrotta goduria.
In effetti 'sta faccenda, passato l'attimo di entusiasmo e vista con occhi da vivo, mi mette un pochino timore.
Ancora di più mi terrorizza il fatto che non ho trovato notizie di adeguamento dei “mezzi” a disposizione per fronteggiare un simile bend’Allah (sempre akbar).
Mettiamo che queste Uri, oltre a tutte le doti di bellezza e disponibilità loro attribuite, siano pure un pochino ninfomani, temo che la mia eternità durerebbe neanche un giorno…

Prossimamente la seconda parte di questo elucubrato

mercoledì 25 giugno 2014

Nuntio vobis gaudium magnum

Ho riavuto il maltolto.
Senza fare niente, anche perché non avrei saputo (né saprei) dove metter mano.
Forse il mio miagolio ha commosso Blogger, che a sorpresa mi ha restituito lo scorrimento dei blog in lettura.
Ringrazio tutti per le pacche di incoraggiamento sulle spalle, meglio assai queste che i morsi mondiali.
A presto (se dura...).

lunedì 23 giugno 2014

Ci risiamo!!!

Dopo quasi un anno dal sapore di sabbatico, inizialmente imposto prima dalla morte definitiva del computer, poi dalla sparizione totale dei miei blog e degli annessi e connessi (ivi compreso il blogroll, la lista dei blog che seguivo), e, in ultimo, da fattori estranei a questo mondo di piacevole lettura, ero rientrato timidamente in pista, piluccando qua e là, in qualche caso lanciandomi nei miei soliti brevi commenti.
Stamattina, sorpresa: pare che i miei blog ci siano (lo saprò meglio se queste righe risulteranno in lettura), il blogroll pure, completo di tutte le testate raccolte in questi anni, ma...
... I blog cui sono affezionato, quali più quali un pochino meno, non scorrono più, la mia richiesta di lettura rimane ignorata.
O meglio, finezza diabolica di Blogger, mi compare in visione solo un blog, in ordine al tempo di pubblicazione. Il postaggio successivo si sovrappone al precedente, eliminandolo.
Come dire che, per trovare un blog che mi interessa, dovrei stare giorno e notte davanti al pc, senza permettermi distrazioni che potrebbero farmi perdere il turno di lettura.
Nella ricerca di una soluzione ho trovato l'invito ad inviare un feedback (troppo complicato, in un testo in lingua indigena, un invito a mandare un semplice messaggio) spiegando sommariamente il problema.
Sommariamente a me non l'ha mai detto nessuno.
Comunque, con poche parole, l'ho fatto.
A vederli di sfuggita quelli di Blogger sembrano dei cinici battitori di tastiera o cervelli fumanti alla ricerca di come complicare le cose semplici.
Non è così: mi hanno risposto subito, con l'impegno ad esaminare il mio problema e a tentare di risolverlo.
Però deve essermi ben chiaro che non si muove un transatlantico per andare a pesca di sardine: bisogna che il mio problema sia di interesse generale, altrimenti, caro gatto, aspetta e spera.
E, con la faccenda del libero arbitrio, sono "anche" libero di rinunciare.
Chissà perché, nel dovuto e logico rispetto delle proporzioni, mi vengono in mente le case farmaceutiche, quando sfornano medicinali da vendere, a tutti i costi e in tutte le maniere, quando si tratta di incassare fior di quattrini (possibilmente a prezzi maggiorati per far quadrare i bilanci e coprire le spese pubblicitarie e le laute prebende offerte ai medici compiacenti affinché concorrano a far lievitare le vendite), salvo ignorare del tutto i malanni "piccoli" come numero di sofferenti, poiché voci in perdita, sia come costi di ricerca che come eventuali (ricche) possibilità di vendita.
Ecco, la mia speranza è che il problema diventi universale e diventi oggetto di attenzione di possibile soluzione.
Se non mi vedrete sui vostri blog, significa che Blogger mi ha nuovamente fregato.
Ciao a tutti.

sabato 21 giugno 2014

Il riposo dei guerrieri

Rubato a Fubirai 猫に逢いに行こう

Buona notte a tutti: 
ai vincitori e ai vinti, ai ricchi e ai poveri, 
ai santi e ai dèmoni, ai papi e ai popi,
ai tartassati e ai tartassatori,
agli innocenti e ai colpevoli,
ai falchi e alle colombe, 
ai gatti e ai cani...

Come altre funzioni, 
tipiche corporali degli esseri viventi,
anche il dormire, che piaccia o no, 
tutti ci accomuna: così come il morire.

Alle zanzare, alle mosche e alle serpi,
che hanno già iniziato i loro raid,
auguro solo d'annà a morì ammazzate.






domenica 25 maggio 2014

Ho votato

Mai così a malincuore, ma ho votato.
Non posso neanche lanciare l'augurio tipico di tutte le competizioni, il «vinca il migliore» sarebbe inappropriato e gettato alle ortiche.
E non posso neanche dire «che Dio ce la mandi buona», poiché pare che anche il padreterno abbia rinunciato a capirci qualcosa, tanto meno a mettere il becco in questo casino.
Astutamente, oggi si è iscritto a una gara di bocce, che si svolge all'interno più fitto di quel che resta delle foreste amazzoniche.
E ha pure spento il telefonino...

martedì 20 maggio 2014

Come fregare (legalmente) il Fisco...

Nel 730/2015 (seguito dal canonico: per redditi 2014) l'Agenzia delle Entrate si accorgerà che nel corso del corrente anno avrò versato meno imposte che per il 2013 e  per gli anni precedenti, che avevano visto una crescita costante del mio impegno pecuniario destinato alla salvezza di non so bene cosa.
Chiaramente "avrò versato" è un modo di dire di uso comune; in realtà sarebbe più esatto dire "mi ha prelevato", mese dopo mese, goccia dopo goccia, fleboclisi all'inverso, quanto riteneva gli spettasse.
Poco o tanto che fosse, era comunque sempre troppo.
Prima di poter chiarire la mia posizione (ultimamente lo sento tanto dire che me ne sono infatuato: tutti hanno qualcosa da chiarire quanto prima, vuoi alla magistratura o, come nel mio caso, all'Agenzia) probabilmente finirò sbattuto nelle prime pagine dei quotidiani, nei tiggì, negli albi pretori... additato come evasore, elusore, chissà forse pure concussore, ché quando si scoperchiano i vasi, tipo quello di Pandora, sono come un pozzo di san Patrizio, quello che si vuole trovare si trova.
Fregherò il Fisco alla luce del sole, dichiarando fino all'ultimo centesimo (arrotondati - di 0,50 / + di 0,50) quanto mi viene elargito come contributo alla sopravvivenza.
Come sempre fatto, e come fanno quelle cinque o sei persone oneste disseminate nella Penisola.
Anche qui, visto l'andazzo, il termine "oneste" è chiaramente eufemistico, ma offendermi in prima persona mi provoca l'orticaria, quindi lascio "oneste".
Il trucco c'è e lo vado a descrivere, in esclusiva per questo blog.
Sono iscritto a un Fondo integrativo, nato negli anni '50 e prosperato nel tempo anche grazie al mio (moderatamente lauto) contributo.
Al momento dell'istituzione questo Fondo aveva un avvenire che definire roseo sarebbe riduttivo.
Per dire, prevedeva le colonie marine e montane per i figli dei contribuenti, cure mediche e dentistiche, piccoli prestiti a tasso agevolato pressoché simbolico... e un tanto all'anno come integrazione della pensione Inps, erogato intorno a metà mese per tredici mensilità.
Ho partecipato al Fondo come contribuente per una trentina d'anni.
Col passare del tempo, di quanto previsto inizialmente, e goduto nei primi decenni da parecchi utenti, è rimasta solo l'elargizione dell'integrazione pensionistica a quanto mamma Inps generosamente passa: il resto, i vantaggi accessori, un pezzo alla volta sono stati annullati.
Ed è solo questa integrazione che mi sono trovato in portafoglio nel momento che da contribuente sono diventato fruente, fruitore, godente...
Integrazione rimasta più o meno invariata, con modifiche +/- a livello di spiccioli.
Fino al 2013 compreso.
Nella prima parte del 2014 mi è arrivata una lettera, manco raccomandata, inviata con posta prioritaria solo perché le Poste non passano altro a minor costo; lettera che vado a sintetizzare e un pochetto a colorire.
Sorvolati i convenevoli per brevità, mi veniva comunicato che:
- il Fondo boccheggia: il calo, ormai endemico, dei lavoratori contribuenti ha superato da tempo i limiti di sicurezza ed è necessario affrontare di petto il problema;
- i tentativi di ottenere dalla forza lavoro in essere una maggiore contribuzione sono andati (quasi) a vuoto, per l'opposizione sindacale ad ulteriori sacrifici che non è proprio il caso di chiedere con questi chiari di luna, ma soprattutto per il (fondato) dubbio di una probabile, quasi certa, previsione di non godere in un prossimo futuro del frutto di quanto versato; il tira-molla ha consentito di fare accettare una maggiorazione calcolabile intorno allo 0,0∞01%, concesso più per pietà che per convinzione (comunque a fondo perduto, ma perduto veramente);
- la parte imprenditoriale ha risposto picche, giustificando il diniego con gli investimenti senza fine, obbligatoriamente dirottati verso le nuove tecnologie, con la vendita dei prodotti specifici in continuo calo, con le troppe tasse...insomma, more solito...
Quindi, delle tre componenti legate al Fondo, lavoratori-imprenditori-pensionati, l'unica che potesse prestarsi "volontariamente" al ripiano dei conti era proprio quest'ultima.
A incidere sulla scelta c'era anche il fatto che 'sti mangiapaneatradimento avevano (hanno) dimenticato l'usanza secolare che impegnava i pensionandi a godere del vitalizio per un periodo umanamente accettabile, considerando tale pensionamento come l'anticamera per un passaggio a miglior vita, che avrebbe alleggerito i conti a tutela di quelli che "vengono dopo"; da troppo tempo, invece, questi avevano (hanno) scelto la vita grama qui in terra, considerando tale passaggio anziché, appunto, verso la miglior vita verso una vita migliore, verso un goga-mi-goga senza fine.
Così il Consiglio Direttivo ha proposto-deliberato-applicato un "leggero" ritocco alle prebende elargite: - 25%.
Specificando che si tratta di un tentativo di far quadrare i conti, peraltro con la consapevolezza che in un futuro +/- prossimo potrebbero esserci ulteriori ritocchi, che potrebbero essere in salita o in discesa, a seconda delle contingenze del momento.
Non sono riuscito a capire quale, tra salita e discesa, sia la parte positiva.
Per me, per noi pensionati, intendo...  
Se tanto mi dà tanto, nel citato 730/2015 "dovrei" aver pagato meno tasse, salvo ritocchi delle aliquote in corso d'opera (probabilissime, visto il continuo richiamo governativo a "NON alzeremo il livello fiscale", solitamente prologo a immediate bastonate) che mi farebbero sentire come il classico cornuto e mazziato.
Alla luce di questa filosofia, gli 80 euri (famosi e famigerati), invece di elargirli avrebbero dovuto toglierli, abbassando così il carico fiscale, portando poi ciò a proprio vanto nella campagna elettorale in corso: sono certo che i governativi avrebbero raccolto tanti di quei voti da essere, queste elezioni, viste dal mondo intero come "bulgare" (o "ucraine" come quelle favorevoli alla secessione, tanto per essere alla moda).
Sprizzo felicità da tutto il pelo, sensazione impossibile da descrivere a parole.
Queste le reazioni:


prima lettura

Seconda lettura

Terza lettura