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Dalle frasche a un palo

Parafrasando il noto "di palo in frasca", la cui definizione originaria è ancora sconosciuta, con una definizione inventata da un poeta che aveva notato il passaggio degli uccelli da un palo alle frasche, i ramoscelli ballerini delle piante, alternando queste alla solidità dei pali stessi... abitazioni a cielo aperto, con servizi sanitari a tutto campo. Questo per i piccoli volatili; i piccioni, per dire, si posteggiano di volta in volta sui pali elettrici, sui fili di collegamento tra i pali stessi, sulle antenne, costoro, per i loro bisogni solidi, preferiscono le auto parcheggiate... o la testa dei passanti. Tutta un'altra poesia. Correva l'anno... non ha importanza, si tratta di un illo tempore  talmente remoto che la data è ormai in un archivio, coperta dalla polvere del tempo. Ci eravamo conosciuti quasi per caso, come spesso accade per disegni del cosiddetto destino che, nonostante tutte le scoperte tecnologiche e umanistiche, sono impossibili da decifrare e...

Divertimenti innocui...

... per bambini scemi. È (era) una definizione di quegli scherzi, fastidiosi ma in fondo innocui, che caratterizzavano il passaggi dall'infanzia all'adolescenza e poi alla fase adulta, quando, se proseguiti, non erano più scherzi ma vandalismo e stupidità e altro non definibile. Quelli dei bambini detti scemi consistevano nel suonare ai citofoni e fuggire, erano il bicchiere d'acqua gettato in testa a un passante sotto la finestra (scherzetto più raro, poiché a rischio di identificazione, magari con botte a seguire), per i più arditi il lancio di pietre verso i lampioni stradali (anche questo molto rischioso visto che, se individuati, finiva per essere toccato il portafoglio di casa, che era delitto più grave di un lampione centrato)... Era, appunto... Definire bambini scemi i ragazzotti che sparano pugni in faccia a ignari viandanti, che picchiano o danno fuoco ai barboni, che tagliano le gomme e sfregiano le auto in sosta, non sono più né bambini né scemi, sono delinqu...

Cara Nadia,

ti scrivo oggi che so di non poterti fare male, poiché sei entrata in una dimensione in cui non ti possono dare dispiacere le critiche, così come ti saranno indifferenti gli apprezzamenti e gli applausi. È passato poco più di un anno da quando hai offerto la notizia del tuo male. Prima alle migliaia di tuoi ammiratori che, giustamente, ne sono stati addolorati e sconcertati. Poi nei social,  tutti a diffusione planetaria; poi ancora nella carta stampata, periodica e quotidiana, a diffusione nazionale e locale... Del tuo coming out  iniziale sono rimasto colpito, in particolare, dalla definizione del tuo tumore come "dono". Lo confesso, colpito e anche irritato. Mia cara, so che non leggerai queste mie righe, voglio credere nella leggenda che ti indica tornata in quell'Eden, in cui tutto si sa, tutto si vede, tutto si ricorda. Di tutti. Ma trattandosi di una leggenda senza riscontri oggettivi, nel dubbio ti dico perché quella parolina così semplice e solitamente be...

Una lettera aperta

Questo è un post pubblicato su Facebook oggi, 7 agosto. Uno dei tanti che invitano alla condivisione, ma questo ritengo meriti più di una condivisione, che dopo pochi istanti finisce relegata in un diario, che pochi o nessuno mai leggerà.  C'è la tendenza a "capire" quei genitori che difendono a spada tratta i loro pargoli, anche quando sono artefici di delitti efferati. E non mi riferisco solo al caso Cerciello, le cronache sono zeppe di episodi in cui la strafottenza dei figli viene non solo giustificata ma supportata, talvolta in modo violento, anche a fronte di evidenze crude e incredibili. Più nel piccolo, basta pensare a quello che succede nelle scuole o nei pronto soccorso, per vedere come sta girando il mondo. I figli sono, sempre, un pezzo di cuore, e sarebbe inimmaginabile un genitore che lo scordasse. Ma esternare sui media, con una pervicacia che meriterebbe altro uso, le responsabilità del mondo intero per le malefatte dei propri figli, men...

Lotta continua...

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Tim sugli scudi (del disonore)

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Riepilogo e (ulteriore) spiegazione. In questi giorni su alcuni media  viene esposto questo cartello, proposto da TIM per mettere in guardia i suoi preziosi utenti  da possibili truffe da parte di altri  operatori telefonici, miranti all'acquisizione indebita (e, ovviamente, truffaldina) di nuovi contratti a favore di altri  gestori, altrettanto ovviamente, disonesti. Credo di essere un caso umano di caduto nella rete, da cui, oggi,  a bue fuggito, vengo messo in guardia. Viene ribadito, in questo bando, che unico referente di TIM è il mitico, famoso, famigerato , 187 , che, per chi ancora non lo sapesse, fa capo a una serie di call center , dislocati per la più parte in Paesi dell'est Europa, già noti, questi in generale, alle cronache per vicende (truffaldine, of course ). Sicuramente non quelli di TIM, che della trasparenza, chiarezza e competenza hanno fatto bandiera. Tutto bello, tutto caro, ma... Vado a ripetermi, stavolta in maniera più sint...

Goccia da un passato remoto

La chioccia era l'Azienda. Il pollaio, la sede principale dell'Azienda. Era un pollaio molto aperto. Al suo interno viveva un po' tutto il regno animale: ovini, bovini, porcini, beduini... Il grosso, però, era rappresentato dal pollame: galletti e gallinelle, capponi e faraone, polli e tacchini, papaveri e papere, oche e campidoglio, eccetera eccetera. Tutti razzolavano, i razzolanti, in questo pollaio. Gli altri, i non razzolanti, studiavano il modo di salire, salire, salire... Puntavano ai vertici... Verso, e magari oltre, la chioccia. In questo zoo poteva mancare un gatto? Certo che no; almeno un rappresentante del genere felino, doveva esserci. Ed è il cronista che prova a rendere piacevoli queste monotone giornate maggioline, una calda a bollore e l'altra diaccia... una vivificante doccia scozzese permanente. C'era una volta uno sparuto gruppo di pollastri, destinati alla cura degli interessi della chioccia, lontani dai confini del pollaio.  Una volta... mestie...

Cronaca di una nasata telefonica

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Ho le spalle di misura ridotta, adattate al resto dell'impianto osseo che mi sostiene. Non ne ho mai fatto un problema, non ho mai avuto disturbi psichici in merito. Così sono da sempre, così rimango... anche perché apportarci modifiche non è possibile. Nonostante questa ridotta sua larghezza, sulle mie spalle  arriva di tutto. Mi sento come l'asinello di questa immagine, con un basto che solo un asino riesce a sopportare, con una soma che col passare del tempo appare sempre più pesante. Ci sono momenti, lunghi momenti, della vita in cui ho avuto modo di sentirmi, più che somarello asino a tutto tondo. Esperienze passate mi confermano che tale ero e tale sono rimasto. Esperienze che non sto a raccontare per non spingere ad una ilarità che, in rapporto a quello che vado a raccontare, sarebbe fuori contesto. L'ingenuità è una delle mie doti precipue. Lo confesso , non senza una puntina di vergogna, soffro di 'boccalonite', ormai cronicizzata, non tanto per una...

La violenza del tempo

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Qualche giorno fa un amico mi ha mandato la poesia. che qui sotto ripropongo. Non mi pare sia criptata, se perfino uno gnocco (come me) è stato in grado di leggerla, forse di capirla, probabilmente di interpretarla in giusta misura. Magari ad capocchiam   (licenza poetica in latino maccheronico)... Mi piace pensare che, semplicemente, gli sia piaciuta e l'abbia voluta condividere con me. Mi è di supporto il fatto che entrambi siamo su quel binario, in due vagoni intercomunicanti come i vasi del noto fenomeno fisico, con il via vai del racconto di ricordi... e di acciacchi reciproci. Purtroppo le poesie in genere sono come pietre piatte che rimbalzano sulle acque placide di un lago, o anche del mare quando la bonaccia lo rende possibile. Certo, in un fiume come il Piave, nonostante il suo placido e calmo mormorio, sarebbe difficile superare i due saltelli (anche perché pare che una sola volta nella sua storia sia stato in quella condizione; infatti poco dopo appariva infuriat...