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La situazione, oggi

Ho passato il testimone alla sorella, smonto dalla notte, ma sento la necessità di aggiornarvi sul percorso di (speriamo) recupero. Intanto devo ringraziarvi tutti: solo oggi sono riuscito a leggere i vostri "in bocca al lupo" e i vostri incoraggiamenti. Ma non ho avuto bisogno di leggerli per sentirmeli fisicamente addosso: a ogni cenno di sconforto, di delusione, mi sono sentito sospinto, abbracciato, sostenuto da un mondo che sarà pure virtuale, ma non è impalpabile. Il sostegno da parte di tanti sconosciuti (sconosciuti veramente 'illustri', non illustri sconosciuti) mi spinge appunto a battere questo post, che vuole essere ringraziamento e comunicazione. Forse riuscirò a essere un po' caotico nella descrizione, ma sono certo della vostra comprensione. Abbiamo tutti nella testa la fuga di petrolio nei mari del nordamerica. La stessa cosa è successa ad Angela, mia moglie: un'esplosione, inattesa quanto violenta, ha fatto tracimare da una piccola vena una qu...

Senza bussare

Il postino suona due volte. Gli accidenti non bussano, entrano in casa, colpiscono e se ne vanno, in cerca di altre vittime. Sabato 29 di gennaio, uno grosso mi è piombato in casa, ha colpito brutalmente mia moglie, e si è allontanato. Emorragia cerebrale, molto estesa, fuoriuscita da un piccolo aneurisma, ha bloccato lei e il tempo a quel sabato mattina. Trovo un attimo di pausa per dirvelo, non per cercare solidarietà che purtroppo non troverei il tempo di raccogliere, ma solo per rassicurarvi sul fatto che il gatto è impegnato su un altro fronte e che se oggi cadesse il mondo, questo fatto sarebbe un problema secondario. Dopo una settimana non so ancora come andrà a finire: se l'esito fosse positivo, un giorno vi racconterò anche questa esperienza. Un saluto e un abbraccio a tutti.

Ricordare

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Ho 'rubato' la vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera di oggi, GIORNO DELLA MEMORIA: le parole, talvolta, si perdono nel vissuto quotidiano, una vignetta secca si imprime meglio nella mente, per ricordare, per non dimenticare.

Sintesi

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"L'ubriaco", di Leonardo Maltoni

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L'imbarìgh Da quand ch’ho vèst che i’an i ciàpa via, che mor i dè senza un po’ ’d rimissiòn, ho mes da un chént la mi reputaziòn e am so zarchè e mi post in ‘t l’ustarìa. D’in sdài in ‘t’la scaràna ad lègn e ‘d paja, la nòta la’s strabìga pièn pianìn, un zìgar, un sbadài, un pér ‘d quartìn, do ciàcri, e ac-sé… a m’ingòz fin a la scaja. E cun la testa pèrsa in ‘t un élt mond cun la chitàra a bagàt una canzòn par zarché and chilzè via che magòn, ch’l’ha ardòt la mi vita a un mér ad piomb. L’ingarbòj ad tot i dè, d’incùa e ad ììr par un pér d’ori ài las in ‘t’un cantòn e vers e zìl a soffi un’uraziòn ch’im lassa sté pr’un po’ i mi pansìr. Pu a m’imbarìgh pien pien, cun discreziòn, a stagh so e a m’invèj longh a la stréda, a trabàl cùme un scàf a l’ingulfèda fin che a mardùs in péta a e mi purtòn… … E a lè a m’afèrum, e quési cun rispét a guérd cun i guzlùn in ti oc cla stéla che a guardèva, agrapé a ...

Fiori e opere di bene

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Quella mattina non ero stato in negozio. Sarò stato al lavoro, quello mio ufficiale, oppure in giro per chiacchere, dal giornalaio o dal barbitonsore. Al rientro, verso l’ora di pranzo, col negozio in fase di chiusura, la moglie mi aveva accennato i movimenti in uscita della mattinata. Tra le varie piccole vendite, mi raccontava della cessione di un ficus benjamin , una pianta bellissima che da un po’ di tempo riempiva tutto un lato della vetrina verso la piazza. L’aveva venduta a un signore (‘un bel ragazzo’; che era già un ottimo motivo per averlo da subito in uggia. Lei i confronti sui bei ragazzi li faceva, forse, su di me, quindi andava sempre sul velluto: come confrontare un meraviglioso gatto, magari nero, con un rospo; e il rospo, nei confronti, potevo essere solo io), che però, al momento di pagare, si era accorto di non avere soldi a sufficienza. Oltre che bello, il giovanotto doveva avere anche un cervello sopraffino, poiché, in un lampo di genio, aveva subito trovato la so...

AUGURI

Ho poco tempo, gli auguri li faccio da qui, prima o poi arriveranno a tutti, tanti che siano, non bastano mai. Vanno bene per la salute, vanno bene per i portafogli, vanno bene per la serenità, in famiglia e nella società; andrebbero bene anche per la politica, ma la vedo assai dura, è un genere che ormai fa solo paura (oltre che schifo). La cosa importante è che sul ponte non sventoli mai la bandiera bianca. A U G U R I 2011

Una prece per la pace

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La pace è cercata da tutti, a parole, citata assai, con cuore ed amore. C’è chi per lei prega e in lei ci spera, ma più si va avanti più è una chimera. Per difender la pace si fa la guerra, gente ammazzata che va sottoterra. Siam tutti armati, tutti in difesa, guardiamo in cagnesco la mano tesa. Con pietre o lame o bombardieri, la pace uccidiamo, oggi come ieri. Millanta morti portan la scritta ‘riposa in pace’; ma la pace è finita. E questa pace, il micio orante chiede che sia immantinente. Ma c’è una pace che non si sogna, è quella dei sensi, nessuno l’agogna. Si gioca solo una partita, con il pallone che corre, veloce, cercando il suo clone. Si scende in campo, novanta minuti, o son novant’anni, quelli vissuti. Poi c’è il recupero, poi i supplementi, più passa il tempo più sono pesanti. Poi, senza sosta, ci sono i rigori, a bruciare, stentati, gli ultimi ardori. Si può provare con la pastiglietta, per farne una in più, ma poco conta. Forse si riesce ancora a godere, ma non è più lo ...

Alla donna

Donna, scruto i tuoi occhi di speranza, mutati da un passato di paure, che ti volle sempre debole, sempre schiava d’un Dio, che era uomo. Non fermasti mai il tuo cammino, poiché tu eri anche lì, sola, dove lo stesso Cristo esangue, decise di spirare a questa terra, ma tu, col fardello che ti lasciava, continuavi ad adorare quel viso morto. E nessuno volle ascoltare il tuo messaggio, e ancora sola non t’arrendevi, lasciavi una carezza, ad un figlio che moriva, baciavi sulla fronte un marito che partiva, e nello strazio del tuo dolore, continuasti a rammendare quel lenzuolo. E il tuo pianto, la tua collera, a nessuno mai fece pena, bruciata come strega in una piazza, lapidata, per la rabbia d’un marito, violentata da un branco senza volto. Non c’è giustizia in questa storia, c’è un passato, che nel tempo si tramuta, ma non cambia o non vuol farlo. E quella donna, che nel buio d’una stanza, accarezza, sul suo ventre, il suo bambino, spera che quel futuro, che porta in grembo, sappia sempr...

Fiore rubato

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In illo tempore  è l'incipit usuale di molti racconti evangelici. Indica un tempo senza tempo, comunque inteso come lontano, molto lontano. Ebbene, a quel tempo ,  tra le svariate attività che hanno occupato la mia vita, immagazzinate poi come esperienze, c'è anche quella di fiorista. Attenzione: fiorista, non fioraio. Venditore di fiori, non coltivatore degli stessi, anche se nell'uso comune i due termini si equivalgono. Mai avuto il pollice verde; semmai il mio pollice era nero... di inchiostro. Anche definirmi fiorista, a dire il vero, è una forzatura, un alzarmi di grado assolutamente abusivo... In realtà ero un aiuto-fiorista, e perfino così quell'abito mi starebbe molto largo. Era andata così: lei, la moglie, aveva voluto la bicicletta del negozio di fiori e io dovevo pedalare. Nel vero senso della parola: non aveva la patente e non la voleva, da qui le levatacce prima dell'alba per portarla al mercato specifico per fioristi, le consegne delle varie com...

Percezioni

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Mi sono visto esile filo d’erba piegato dalle brezze della vita mentre alba sorgeva, resistere ai neri inverni e alle lunghe notti senza cielo. Mi sono visto fragile arbusto curvato dalle raffiche d’una tempesta scatenata dall’uomo, rincorrere orizzonti lontani ed effimere speranze d’un domani. Mi sono visto albero forzuto stendere rami verdigni nell’azzurro verso il sole, a proteggere esili fili d’erba affacciati alle soglie della vita. Mi vedo vetusta quercia apparire salda agli uomini in transito oltre il visibile. Ma opache eco rimbalzano, sordi rimbombi al becco del picchio… … e si sentono i passi del taglialegna. Angelo Roberto Campiselli (1981) Dedicata a tutti i tagliatori di mestiere: a chi taglia fondi alla cieca, a chi taglia teste alla rinfusa, a chi taglia stipendi e pensioni, a chi taglia la sanità fregandosene della gente che muore, a chi taglia la scuola perché l'ignoranza crea consenso..... per tutti il taglialegna deve arrivare. Anche per loro.

Scontro frontale

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  Anturium rossi  La Simca 1100, col culetto rimesso a nuovo, svolgeva il suo lavoro con onore; a parte i due fattacci, non ricordo mi abbia mai lasciato per strada. Se è successo, è stato per piccolezze, per ricordarmi che lei, comunque, era solo una macchina. Tra mercato dei fiori all’alba, consegne in campagna, in città e in ogni luogo umanamente raggiungibile, lei si stava guadagnando una onorevole rottamazione, mentre io mi ritrovavo ormai con un mazzo a galleria. Prima della cessione del negozio, come previsto in caso del troppo che stroppia, era successo un fatterello, che inserisco tra gli incidenti, perché tale fu, ma non con la macchina. In città era stato assassinato un personaggio importante. Più che altro era conosciuto dagli addetti ai lavori del settore. Per dire, se prima dell’omicidio, in un negozio o al mercato o per strada, qualcuno avesse chiesto chi fosse, sicurissimamente la risposta sarebbe stata un “boh!”. Senza il ‘probabilmente’ che di soli...

Coincidenze

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Io non credo molto alle coincidenze. Penso che ogni parola, detta o scritta, abbia sempre un motivo, quando viene emessa, postata o stampata. Che siano benedizioni, ovvero accidenti, quando vanno a ‘buon’ fine (soprattutto questi ultimi) mi lasciano perplesso. Per tentare di chiarire questa nebbia, vado a raccontare un fatterello che ‘potrebbe’ essere preso per coincidenza, se non fosse che, come detto prima, alle coincidenze non credo per niente. Premessa: da giovedì scorso, il gatto è sparito dal suo blog e dai commenti agli amici degli altri blog. Che in questo lasso di tempo hanno potuto sbizzarrirsi senza peli di gatto lasciati qua e là. Bene, il sospirone di sollievo portatomi dal vento di tramontana che perseguita la mia zona, finisce qui. Prego guardare il palmo teso della mano sinistra, volto all’ingiù, sollevato più in alto possibile, per renderlo ben visibile all’arbitro, ai guardalinee e al quarto uomo; puntato sotto questo palmo c’è l’indice della mano dest...