La pace è cercata da tutti, a parole, citata assai, con cuore ed amore. C’è chi per lei prega e in lei ci spera, ma più si va avanti più è una chimera. Per difender la pace si fa la guerra, gente ammazzata che va sottoterra. Siam tutti armati, tutti in difesa, guardiamo in cagnesco la mano tesa. Con pietre o lame o bombardieri, la pace uccidiamo, oggi come ieri. Millanta morti portan la scritta ‘riposa in pace’; ma la pace è finita. E questa pace, il micio orante chiede che sia immantinente. Ma c’è una pace che non si sogna, è quella dei sensi, nessuno l’agogna. Si gioca solo una partita, con il pallone che corre, veloce, cercando il suo clone. Si scende in campo, novanta minuti, o son novant’anni, quelli vissuti. Poi c’è il recupero, poi i supplementi, più passa il tempo più sono pesanti. Poi, senza sosta, ci sono i rigori, a bruciare, stentati, gli ultimi ardori. Si può provare con la pastiglietta, per farne una in più, ma poco conta. Forse si riesce ancora a godere, ma non è più lo ...
Su a Superga è sempre commovente vedere le poesie, i fiori, le foto - a me colpisce molto che emigranti torinesi degli scorsi decenni verso altri paesi poi quando tornano qui vanno apposta lassù a lasciare foto, parole ecc. Il ricordo di quella squadra per la nostra città è diventato un simbolo, ben più vero, condiviso e sacro di quelli che ci spacciano per tali.
RispondiEliminaUn nastro rosso di pensieri, per loro...
RispondiEliminaMi unisco al tuo bellissimo pensiero.
RispondiEliminaQuando il calcio era vita vera e possibilità di riscatto sociale. Quando i calciatori erano persone
RispondiEliminaAllora si che si poteva parlare di sport... la rosa è bellissima anche se il giallo non è un colore che amo molto :)
RispondiEliminaMarà, quella m'ha passato il convento del mio giardino; se non ci fossero stati i boccioli rossi (che poi ingialliscono allo sboccio) avrei optato per un cespuglione di margherite. Già sono stato bravo (chi si loda s'imbroda, ma me lo merito) a fare la foto e soprattutto a postarla, conoscendo bene le mie ridotte attitudini in tastiera. Ciao.
EliminaCavolo... Sessantatré...
RispondiEliminaNon sono i sessantatré a pesarmi, sono i quasi otto di prima. Ciao.
EliminaLa tua rosa è lucente più che una fiamma. GAttonero passa un bel fine settimana.. io comincio a riempire il baule ;-) un abbraccio e pure un bacio.
RispondiEliminaSai che da oggi ho un motivo in più per adorarti, vero?
EliminaTerra di sogni e di chimere, stiamo arrivando!
Ricambio sia il primo sia il secondo.
mi unisco alle tue parole e aggiungo davvero tanta malinconia per quel calcio...
RispondiEliminaCiao bello il tuo post e la tua rosa, offerta con il sentimento di un bambino.
RispondiEliminaBuon fine settimana gattone, ciao
Mio padre mi raccontò anni fa dell'incidente aereo del Torino, ricordo che aveva quasi le lacrime agli occhi pur non essendo di fede granata :(
RispondiEliminaMi unisco al tuo ricordo.
Ciao
Quando ero bambino (ho solo un anno meno di te) qui in Riviera il Grande Torino era tra intimi e conoscenti una vera leggenda, il cui emozionante ricordo porto ancora con me.
RispondiEliminaciao Gattonero, anch'io mi ricordo da bambina questa triste vicenda, mi aveva scioccata, hai fatto bene a ricordarli con affetto, mi viene la pelle d'oca ancora adesso a pensarci, grazie a presto rosa buon week end.))
RispondiEliminaCiao gattonero, oggi è giorno dedicato a voi, amici del blogger, e non potevo assentarmi dal tuo blog.
RispondiEliminaPasso per augurarti buona domenica, in merito al tuo articolo posso dire che ho sentito di questa tragedia, davvero straziante, resta solo di custodire un caro ricordo.