c'è un tempo per nascere, c'è un tempo per vivere nell'ombra, c'è un tempo per cavalcare la tigre inferocita , c'è un tempo per gl'insulti meglio se volgari, c'è un tempo per le minacce con fucili ed alabarde, c'è un tempo per il cristo che muore di lavoro, c'è un tempo per barabba che tutti gli altri son ladroni, c'è un tempo che più duri non si può, c'è un tempo per odiare la gente d'altro colore, c'è un tempo per disprezzare chi come ricchezza ha solo il sole, c'è un tempo per sistemare figli famigli amici conoscenti, c'è un tempo per scegliere la 'crema' per meglio governare, c'è un tempo che la giustizia è una puttana, c'è un tempo per amare/odiare un giorno sì e l'altro pure, c'è un tempo per bere un pitale d'acqua inquinata, c'è un tempo per annegare nel valpolicella, c'è un tempo per mostrare il dito medio inalberato, c'è un tempo per offendere bandie...
Capezzoli, gemme brillanti, in trepida attesa di dolci carezze. Turgidi, al solo pensiero del tocco gentile dei miei polpastrelli. Felici, al solo sfiorarli con un breve sussulto mi cadono ai piedi. Rassegnati, per gioco o per amore, e questo ben lo sanno, sempre spremuti saranno. Questa qui sopra non è una poesia, ci mancherebbe: è solo una presentazione di sensazioni che presuntuosamente nel titolo ho definito 'sensuali'. In realtà si tratta di due chiacchiere, tra amici, non necessariamente al bar. Chiacchiere, squisitamente quasi agricole. Novembre, andiamo... no, non è tempo di migrare, è tempo di raccolta. Delle olive. Siamo in anno paro, quindi non avrebbero dovuto esserci; o esserci, ma in quantità direi infinitesimali. Negli anni pari precedenti, mano a mano che maturavano a nero, le raccoglievamo, le pesavamo (pesare = voce del verbo "pestare", secondo l'idioma locale, che ne estende il significato a "picchiare di sa...
Nuvole, in cielo, passano e se ne vanno. Nuvole, nella vita, passano lasciando il segno . Qualche giorno fa, in un blog ho letto la poesia di una poetessa che raccontava a modo suo quello che è l'amicizia. Come quasi tutte le poesie, la metaforizzava descrivendola come un filo d'arcobaleno, colorato e vivace, e calcava la mano sul fatto che l'amicizia non abbia bisogno di essere, fisicamente, presente per avere un valore suo. Secondo la poetessa, un amico, per essere tale, non è necessario che riempia di regali, che non dimentichi i compleanni, che non ti offra (lei dice, e mi ha fatto pensare alla Merini) le sigarette, insomma che ti sia d'aiuto o di supporto alle tue necessità. Secondo lei, un amico è... un amico, punto e basta. Una poesia opinabile, non come tale, ma per il contenuto da interpretare soggettivamente. Nei commenti al post ne ho trovato uno, che mi ha colpito, e che qui propongo: "Perdonatemi, dissento. A me non basta lo ...
geniale bruno bozzetto
RispondiEliminauna satira perfetta
e il bello è che anche (alcuni di) noi italiani ci vediamo così.
@quoto Itsas e aggiungo "amara" a satira perfetta :(
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