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Applausi

Era titolata " Applausi"  una canzoncina del 1968, genere pop , lanciata dal gruppo I Camaleonti. Carina nella sua semplicità, orecchiabile, tanto da poter essere canticchiata senza pretese a cinquant'anni dalla sua prima uscita. Dai pochi che ancora la ricordano. Il testo tratta un argomento che all'epoca era nei canoni obbligati di quasi tutte le canzonette: cuore e amore andavano a braccetto, calmierando un anno di profonde agitazioni, passato poi alla Storia per ben altre rivoluzioni e cambiamenti appunto epocali. Soprattutto nei costumi, nei rapporti tra generazioni, nelle guerre e guerriglie, in uccisioni che hanno cambiato il volto della Storia... All'epoca a cuore e amore non si aggiungeva "dolore" che, pur facendoci rima baciata, non aveva molto spazio nelle canzonette, e neanche troppo nel discorrere quotidiano; nella baraonda di quell'anno il dolore si viveva, e di dolore sovente si moriva. Ho fatto una piccola variazione nella prima pa...

In giornata uggiosa...

... melanconia m'assale,  guardando pur'io un passero  sul ramo infreddolito di un pero  che, dati i suoi frutti,  sta riposando...  o, forse, sta morendo? Siamo un po' tutti passeri solitari, nel clamore di una discoteca come nella spiaggia di un lido deserto, in mezzo alla folla come in un maniero abbandonato, su una grande nave da crociera come in un canotto in mezzo al mare... Non sempre ci si sente 'passeri solitari', solo ogni tanto, in rapidi momenti di lettura del passato; in quei momenti in cui un sorriso e una lacrima si mescolano, le immagini belle si sovrappongono a quelle niente belle, e la melanconia si trasforma, ma solo per quei pochi attimi, in melancolia, in una forma di dolce sofferenza impossibile da spiegare. Succede, quando scende la sera e il buio della notte si avvicina.  Il passero solitario , di G. Leopardi D'in su la vetta della torre antica, Passero solitario, alla campagna Cantando vai finché non more il giorno; Ed e...

Festa della Donna

Festa della Donna vista da un'angolazione leggermente diversa. Visto che pare non sia possibile raggiungere la parità di genere facendo " scendere " il maschio a livello della donna, notoriamente inferiorizzato da millenni di storia, tanto vale " salire " allo stesso suo piano. Adeguarsi... Niente di meglio di questo video per apprezzare quanto sarebbe giusto il pareggiamento. Che assume un maggiore valore, perlomeno simbolico, prendendo spunto da recenti sentenze giudiziarie che ci proiettano verso un futuro che si pensava fosse cancellato: quello delle caverne. La " tempesta emotiva " è l'ultima attenuante scoperta in ordine di tempo nel campo dell'omicidio di donne. Che fa seguito a sentenze precedenti in cui stupri e abusi e violenze hanno ricevuto un occhio benevolo da parte dei giudici. Se una donna indossa i jeans, l'accusa di stupro viene derubricata in violenza: è, infatti, noto che questo questo abbigliamento non può essere ...

Una bella giornata

Preambolo, per rompere il ghiaccio. Troia: è la città immortalata da Omero, con le sue passioni, il suo coraggio e le sue ingenuità. Riportarne qui la sua storia sarebbe fare sfoggio di una cultura che è ormai, dalle elementari, entrata nel sapere comune. Vuoi per il cavallo, vuoi per il nome della città, entrato di forza nell'intercalare quotidiano. Raramente in tono scherzoso, sovente come presa d'atto di una genitorialità quantomeno ambigua. Troia è anche una ridente cittadina del foggiano (‘ridente’, poiché si usa definire così ogni paesotto che non sia più borgo e non ancora città). Con un nome così, il ‘ridente’ stride un po’, ma contenti i paesani, contenti tutti. Tra l’altro, nella sua storia c’è un fatto curioso che non sono riuscito a spiegarmi: nel suo stemma originario era raffigurata una scrofa allattante dei maialini e il nome della città era diverso; nel 1500 la scrofa era stata sostituita da un’anfora con dei serpenti in essa inzuppati, e il nome era stato c...

Dall'albo dei ricordi

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Il calore dell'amicizia L'amicizia è quella cosa che riscalda il cuore, dicono e sarà pure vero, però c'è sempre un ma... Sono all'antica, ne ho un concetto un po' ristretto: per me 'amicizia' è molto dare e poco ricevere. L'amicizia è tante cose, è elastica, ma ha molti paletti, e molti sono i freni. Uno: con un'amica metti il cuore in pace a tutti la darà, giammai ad un amico. Però ci sono casi in cui è ingombrante, e, molto raramente, perfino imbarazzante. Esempio, un'amica che insiste: "Datti da fare, tanto nessuno al mondo avrà da ridire", e il concetto che ne ho va a farsi benedire. Dice il vecchio saggio, quello senza amici: "Chi trova un'amica, ha trovato un tesoro". Ma se quell'amica l'hai tenuta in braccio quand'era piccolina, e l'hai allattata, non con latte tuo, e l'hai coccolata, vezzeggiata, già quand'era implume, l'hai veduta crescere...

Aspettando

Oggi, otto anni  fa Era entrata in casa come una furia, in una mano teneva una falce... se nell'altra avesse avuto un martello l'avrei accolta come un'amica, come una compagna, come una sorella. Invece sul braccio aveva un lenzuolo, piegato per bene, come un tovagliolo, ma era un sudario, e cercava un viso su cui stenderlo per un riposo eterno. Forse spiazzata dalla nostra presenza, aveva guardato, e si era accomodata. Aspettando. Nulla è più paziente della morte, aspetta, sa che il tempo non ha età. Si era messa in disparte, quasi assente, ma aveva seguito tutto, attentamente. Aveva fatto il possibile per impedire interventi che la potessero fermare. Zitta, come non fosse presente. Aspettando. Si era fermata nella stanza, l'aveva seguita nell'ambulanza, era presente in sala operatoria, non l'aveva lasciata nel letto di degenza. Ogni tanto accarezzava quella lama, arrugginita dal troppo lavorare, la carezzava come fosse una bamb...

Il giorno dopo quello della Memoria

È lunghetto ma merita di essere letto. Con attenzione, fino in fondo. A scuola imparavamo le poesie a memoria.   Non era per le poesie. L’abbiamo capito dopo. La scuola si capisce sempre dopo. Come ogni cosa vera, come la libertà, come l’amore, l’amicizia. A scuola imparavamo le poesie per imparare la memoria. La poesia era un mezzo, uno strumento. S’imparava a ricordare. Lo si faceva con la poesia perché la memoria fosse armoniosa, facendosi scrigno, scaffale di credenza di ciò che avremmo ripreso, per averlo conservato, mantenuto. Serbato. Come si dice anche “serbatoio” per intendere ciò che ti serve per andare avanti quando ti manca ciò di cui hai bisogno. Penso al serbatoio dell’acqua dove l’acqua viene a mancare. Penso alla mia San Vito d’estate. Penso e ricordo. I tedeschi dicono “andenken”, “dare luogo al pensare”, “rammemorare”. È la ricordanza ciò che ti fa pensare e sentire nell'animo i ricordi di quel che è stato. Si dice per questo che non c’è futuro senza pas...
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- Un paio di scarpette rosse -  C’è un paio di scarpette rosse numero ventiquattro quasi nuove: sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica “Schulze Monaco”. C’è un paio di scarpette rosse in cima a un mucchio di scarpette infantili a Buckenwald erano di un bambino di tre anni e mezzo chi sa di che colore erano gli occhi bruciati nei forni ma il suo pianto lo possiamo immaginare si sa come piangono i bambini anche i suoi piedini li possiamo immaginare scarpa numero ventiquattro per l’ eternità perché i piedini dei bambini morti non crescono. C’è un paio di scarpette rosse a Buckenwald quasi nuove perché i piedini dei bambini morti non consumano le suole. Joyce Lussu

Breve historia triste

Ore 9:01 Per Servizio Clienti digita 401001: Benvenuto nel servizio Clienti di 1Mobile.   La informiamo che la chiamata sarà gestita dall'Italia . Per 1Mobile digita  ① :      ① Per informazioni commerciali digita  ① :      ① Musichetta d'attesa fino alle ore 18:01, poi voce: La informiamo che il Servizio Clienti è attivo dalle 9 alle 18 da lunedì a sabato.

La manutenzione dell'amore

Troppo bello e troppo attuale per non condividerlo.  È un articolo tratto dalla rubrica "Letti da rifare" di Alessandro D'Avenia, sul Corriere della Sera di oggi, lunedì 14 gennaio, titolato appunto " La manutenzione dell'amore" . A lcune famiglie al completo, nonni compresi, sono sedute ciascuna attorno a una bella tavola natalizia. Una voce fuori campo pone delle domande ai singoli componenti. Chi risponde correttamente rimane, se sbaglia esce dal gioco. Quale famiglia vincerà? I primi giri di domande, mirate sull’età e gli interessi di ciascuno, vedono trionfare tutti: come si chiama l’eroe di  Game of Thrones ? Dove sono andati in vacanza Ferragni e Fedez per Natale? Quanti gol ha segnato Ronaldo in questo campionato? Dove si sposerà Lady Gaga? Ma a un tratto le domande cambiano. Quale è il gruppo preferito di tuo figlio? Dove si sono conosciuti papà e mamma? Dove sono andati in viaggio di nozze? Dove lavora la mamma? Di che cosa si occupa esattamen...