Appendice di un romanzo
È finita così, una storia iniziata da almeno un paio d'anni. Ad allora risalgono le certezze di una vittoria senza concorrenti, quando ormai le opposizioni non erano più tali neanche per salvare le apparenze.
Fino a poco prima della presentazione delle liste elettorali era dato per scontato che una sola lista si sarebbe presentata al giudizio dei cittadini. Tant'è che quella lista iniziale, comprensiva di tutti i precedenti consiglieri della giunta, era stata integrata con altri, in sostituzione dei precedenti oppositori ritiratisi dalla lotta, senza lasciare rimpianti, avendo da tempo rinunciato a fare quello per cui a suo tempo erano stati eletti.
C'era un piccolo, improbabile, ostacolo che avrebbe potuto impedire la nomina in blocco unico di quella maggioranza: l'assenteismo. Che avrebbe potuto essere motivato da tanti fattori. Tra i vari, la disistima generalizzata per quanto fatto, o non fatto, dall'amministrazione uscente; ovvero l'antipatia personale verso uno o più di quei componenti; ovvero ancora che il fatto di avere una sola lista in lizza avrebbe impedito di fatto una qualunque valutazione sull'operato passato o sui programmi futuri. Che, presentati senza possibilità di verifica interna al consiglio comunale, avrebbero potuto essere disattesi senza alcun controllo ed eventuale contestazione.
C'era stata, infatti, una moderata battaglia contro l'assenteismo, pur nella certezza che il gruppo votante avrebbe fatto strame dei contestatori, che avrebbero potuto dissentire solo con il non voto, non avendo alcuno cui darlo in alternativa agli uscenti non graditi.
Poi, in quel "poco prima" si era inserita una lista, da subito definita farlocca, una nuova lista di chiaro disturbo, con poche speranze di riuscire a scalzare la giunta uscente. Che aveva però un vantaggio: i pochi o tanti che l'avessero votata avrebbero portato in consiglio comunale qualche consigliere da posizionare nel banco dell'opposizione. Dando a queste elezioni una parvenza democratica che fino a quel "poco prima" era messa in discussione.
Venticinque aprile: presentazione delle liste. Già il giorno successivo era emerso che qualcosa era andato storto. Per la ex lista unica della giunta uscente: un pasticcio procedurale l'aveva messa nella condizione di risultare esclusa dalla competizione. Pare per una sciocchezza, talmente assurda da apparire incredibile. C'era stato il ricorso immediato al Tar regionale, che lo aveva respinto. Anche quello successivo al Consiglio di Stato era andato male. Per cui la lista data per vincente garantita è risultata esclusa dall'agone elettorale, in via definitiva.
Già nelle more dell'attesa di quest'ultima sentenza, nel forte dubbio che potesse essere negativa, c'erano stati preventivi inviti al non voto per la nuova lista unica, con l'intento chiaro di spingere l'amministrazione del comune verso il commissariamento. Paventato quando la lista unica era quella vecchia, avanzato come panacea provvisoria adesso che le parti erano invertite. Inviti non plateali, che avrebbero avuto un sapore di poca sportività, ma scivolati sottobanco, con subdolo "ci vediamo alla prossima primavera", ossia alla scadenza del mandato commissariale, che sarebbe stato un limbo meno pesante che i cinque anni interi fuori dai giochi.
E dagli stipendi, discretamente apprezzabili in zona...
Infatti già poco dopo avere appreso la sentenza negativa del Consiglio di Stato, in post di accettazione (obtorto collo) del verdetto, la più parte dei commenti dei sostenitori delusi vertevano sul dichiarato "non voto" che manderebbe a casa, con loro, anche i "fortunosamente" rimasti.
In sintesi:
* La primigenia lista unica chiedeva di votare (per il bene del paese) onde evitare il commissariamento; chi non fosse andato al voto sarebbe tacciabile di tradimento della comunità, dando al paese l'umiliazione di un'amministrazione straniera per almeno un anno.
* Nella fase intermedia, con la scesa in campo della lista di semisconosciuti, quella che aveva rotto le uova nel paniere ai sicuri vincitori, con la lista rimasta favoritissima, ci si era preparati ai vari comizi di convincimento, con l'antico "vinca il migliore" (ancora e sempre per il bene del paese).
* Nella terza fase, inattesa quanto malvenuta, chi vorrà il bene del paese non dovrà andare a votare, favorendo di fatto il commissariamento, tanto paventato prima quanto auspicato oggi; chi andasse a votare, oggi, sarebbe tacciabile di tradimento della comunità, poiché eviterebbe l'affidamento ad uno straniero dell'amministrazione comunale, che sarebbe quanto di meglio sul mercato.
Ci sono coerenze che agli umani non è dato comprendere: le incoerenze politiche, dettate sovente anche da coerenze di cassa.

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