sabato 28 luglio 2018

Pedonanti sotto il sole di luglio


I pedoni sono tutelati dalla Costituzione.
La loro protezione è implicitamente sancita dall'articolo sulle minoranze.
In quell'articolo sono segnalate solo alcune categorie: i pedoni furono esclusi dalla citazione esplicita, poiché all'epoca della promulgazione risultavano essere la parte maggioritaria degli esseri umani in movimento.
(Solo molto successivamente, la Costituzione viene letta, non come tutela di tutti i cittadini, ma come uso e consumo di una maggioranza; che, per renderla più moderna, appena può tenta di cambiarla laddove non coincide con questa lettura. Ma questo è un altro discorso...).
Col passare del tempo, questa maggioranza (dei pedoni) si è sfaldata.
Ormai, dal risveglio del mattino al rientro serale o notturno sotto le lenzuola, l'uso di qualsiasi mezzo di locomozione ha preso il sopravvento sull'uso delle proprie gambe.
Quindi, chi ancora le usa risulta in minoranza; che cala sempre più.
Per proteggere questi sopravvissuti sono state create corsie preferenziali, per agevolare l'attraversamento delle strade, soprattutto nei paesi e nelle città: le chiamano "strisce pedonali".
Il loro rispetto, a parte la Costituzione che, come detto, non ne parla proprio, è dettato dai vari codici: stradale, civile, penale, fiscale, davinci, avviamento postale, dileonardo, ecc. ecc.
Vigliacca terra se in uno solo di questi codici c'è un'indicazione comportamentale diretta a questa minoranza in via di estinzione.
Anche solo per invogliare i semoventi meccanizzati verso un tentativo di salvataggio.
Non servirebbe a niente, visto che i dinosauri e i mammuth sono scomparsi del tutto, pur essendo razze protette.
(Che ogni allusione a minoranze politiche sia immediatamente soffocata; non rientra nell'odg di questo post).
Ho preso la patente quando le strisce pedonali non esistevano proprio; esistevano le strisce pedonabili, quelle sì, ed erano quelle lasciate casualmente libere dal passaggio di pecore, asini, cavalli, mucche (dai cammelli no, erano extracomunitari, e li tenevano chiusi nei recinti degli zoo), ma soprattutto dei "ricordini" che perdevano per strada, mano a mano che pedonavano.
Pare che sbagliare la striscia pulita pedonabile portasse fortuna, soprattutto i rimasugli delle mucche, che per centrarli non c'era bisogno di prendere la mira; sicuramente fortuna la portavano a chi evitava di finirci sopra.
E i sacramenti che seguivano la pestata facevano pensare che i 'fortunati' non fossero così felici dell'evento.
Dicevo: forse da allora molte cose sono cambiate.
Non ho seguito gli aggiornamenti dei vari codici, per cui può darsi che non sia al corrente di modifiche: per esempio, mi piacerebbe sapere se negli articoli che li riguardano, ai pedoni sia raccomandata una certa accortezza o un minimo di sollecitudine nell'uso delle loro corsie preferenziali.
Così succede che queste strisce pedonali diventino strip, come nei fumetti.
Leggo queste tavole.
Arrivo in macchina, a passo d'uomo; striscia, persone anziane in camminata lenta: possono metterci un quarto d'ora, non faccio una piega (anche perché i coetanei meritano un occhio di riguardo).
Altra striscia: ancora anziani, in difficoltà. Mi è successo, tiro il freno a mano, scendo dalla macchina e vado ad aiutarli. E voi, sacchi di merda là dietro, suonate 'sto piffero e andate affanculo. Stronzi!
Donne incinte: prima il pancione, poi a seguire il retrotreno; mi commuovono sempre, e le accompagno con lo sguardo fino al marciapiede d'approdo.
Branco di ragazzi, adolescenti, studentelli delle superiori: vado regolarmente in crisi.
Attraversano in gruppi misti: un paio col cellulare all'orecchio, altri che confabulano animatamente (cosa abbiano da dirsi sulle strisce pedonali non lo so), altri, in coppie (forse maschili, forse femminili, forse miste) talmente avviluppate che non si riesce a distinguere chi sia l'uno e chi sia l'altra, una mano nella mano, una mano arpionante il gluteo sinistro l'altra quello destro, insomma dei polipi. Poiché chiaramente ignorano di essere su una strada, il timore è che a un certo punto crollino al suolo e, lì sulle strisce, finiscano per cosare sull'asfalto.
Passando, pare sia una dote comune, con una lentezza esasperante, ti fissano con aria di sfida.
Sembrano dire: vieni, insulto sottinteso, mettimi sotto, ché poi dovrai pagarmi per buono!
Bene, con questi, l'istinto omicida è fortissimo.
Mi leggo sul giornale dell'indomani:
"Automobilista strageggia dodici innocenti su un passaggio pedonale. Test negativi all'alcol, alla droga, al fumo e all'aspirina. Gesto inconsulto e incomprensibile. Non conosceva nessuno dei giovani stesi. Arrestato".
Tanto all'indomani sarei a piede libero in attesa di processo.
E metterei la firma per campare fino a quando, il primo processo, verrà messo a ruolo.
Comunque quello che mi frena di più è il pensiero di avere già fatto tanta prigione, da innocente, da non voler correre il rischio di tornarci, stavolta da colpevole.
Di queste fermate alle strisce, perfino davanti a quei dannati polipanti, una cosa positiva l'ho trovata: mi fermo più volentieri, e aspetto imperterrito la fine del passaggio delle lumache, quando dietro a me c'è un altro veicolo (se sono di più, poi, è un'apoteosi), che sicuramente mi insulta per la fermata, che con un piccolo tocco di volante potevo evitare, proseguendo e consentendo di proseguire i seguaci.
Quegli insulti 'eterei', che sento rimbalzare sul tetto e sui vetri della macchina, sono musica: poter far girare le palle, nel rispetto della legge, mi eccita come un riccio in calore; anche perché sono certo che chi in quel momento mi sta dietro, se fosse al mio posto, proverebbe lo stesso sentimento nei miei confronti.
Il motivo che mi ha portato a questo post, però, è un altro.
E' un fatterello che, nella sua semplicità, mi ha steso. E poiché non potevo raccontarlo da solo, ho pensato di precederlo con le considerazioni psicoteofilosofiche di cui sopra.
Passaggio pedonale: personaggi in ordine di entrata in scena, una carrozzina con dentro un affarino (direte: non è bello definire 'affarino' una creatura; si può, vi dico che si può, non essendo in presa diretta, è il finale che consente il termine), la (presumibilmente) mamma, con borsa spesa appesa a un manubrio del passeggino, il (presumibilmente) padre, con altre due borse della spesa, una per mano.
E' un'altra di quelle categorie che mi inteneriscono.
Mi intenerisce meno quando il borsone della madre si squacchia dal manubrio, atterra, si sfascia e sparge a terra il contenuto.
Ma neanche questo mi smonta del tutto: sono cose che capitano.
(Dietro, e più dietro ancora, qualcuno comincia a suonare; come detto, questa per me è musica).
Mentre padre e madre presunti si affannano a raccogliere le vettovaglie, il passeggino è fermo proprio davanti a me.
Per passare il tempo esamino il contenuto, accennando un sorriso.
Senza alcun ricambio.
Dal grugnetto, lo sguardo scorre sul braccino, languidamente appoggiato al bracciolino.
Alla fine del braccino c'è una zampetta.
La cosa non mi stupisce più di tanto: alla fine di ogni braccino sano c'è sempre una manina.
Solo che quella zampetta ha qualcosa di strano: il pollicino, l'indicino, l'anularino e il mignolino sono stretti a pugno; il mediolino (vezzeggiativo solo per rispetto della routine) è diritto, teso verso l'alto.
Fisicamente, non è una cosa impressionante, una suppostina per bambini fa di peggio.
Moralmente, pur metaforico, il gesto mi ha scombussolato: fatto casuale o i bambini stanno facendo le prove per il futuro?
Dalla zampetta sono risalito al grugnetto e, forse condizionato, ho letto nei suoi occhi un lampo di sfida.
Tipo: vieni avanti, cretino!
I (presunti) genitori, nel frattempo, avevano raccolto il malrovesciato.
Un gesto di 'grazie' per la pazienza dimostrata, e ripartono verso il marciapiede opposto, seguiti dal mio sguardo, perplesso e sincopato.
Allontanandosi, l'affarino, che forse mi aveva preso in simpatia, si è sporto all'indietro, continuando a fissarmi.
Bontà sua, non ha alzato il braccino...
L'ho fotografato nella mente: sono un gatto con memoria d'elefante.
Con questo, se mi capita ancora a tiro, in galera ci vado!

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