Fermate la Terra, voglio scendere!

Capitolo I

Ci sono mille motivi, oggi, per chiedere la scesa da questa Terra, ma tieni duro per vedere come andrà a finire tutto il casino in cui siamo finiti. Poi capita qualcosa che ti fa accelerare la voglia dell’abbandono…

Ottobre scorso, visita oculistica di controllo, gli occhi sembrano a posto, ma la dottoressa mi consiglia una visita cardiologica e un controllo della carotide. Sono visite importanti sempre, ancora di più quando si è passata quella certa età, quella che ti definisce anziano per convenzione internazionale.

Prenotazione dell’ecocolordoppler, il 1° dicembre, al Cup dell’ospedale, per mercoledì 14 gennaio 2026, alle 13,42, Poliambulatorio ASP, situato in un paese distante circa 50 km da me. Conosco il paese, non ho idea di dove si trovi l’ambulatorio, ma in un paese con circa 10.000 abitanti non dovrei avere problemi. Mi aveva lasciato un po’ perplesso l’orario…

Mercoledì 14 gennaio, partiamo un’ora prima per avere la quasi certezza di arrivare in orario. Il buongiorno ce lo dà il navigatore della macchina: in tilt, completamente ciuco, non accetta la destinazione e indica tutte le uscite che trova dalla statale. Muto.

In zona marina alle 13,20 circa. A naso, deduco che il Poliambulatorio sia nella parte alta del paese. Arrivato lì, nessuna indicazione, le attività commerciali tutte chiuse, non un’anima in giro. Finalmente un anziano: mi indica un complesso nei paraggi, ma si tratta di uno studio medico privato. Una ragazza arriva con la macchina, le faccio cenno di fermarsi e mi dice che dovrebbe trattarsi di un locale poco oltre una farmacia; precisando, comunque, che è chiuso. 
Come chiuso, se ho la prenotazione stampata, per questo giorno e per questo orario…

Avevo trovato la farmacia, ma dell’ambulatorio nessuna traccia. Un altro passante: seguite questa strada, a prima a sinistra, poi dovete salire fino a uno spiazzo, poi chiedete. Ma tanto è chiuso…

La statua di un santo fa la guardia a una specie di quadrivio. Ennesimo passante: alla destra del santo c’è una strada brutta, in discesa, al fondo c’è un palazzo giallo e siete arrivati. Ma è chiuso…

Alla destra del santo, stradella che sembra un budello, una discesa che lo sapessero a Cortina la prenderebbero per i salti con gli sci… aperta campagna, serre, niente case, casolari di campagna, galline e pure un tacchino. Torniamo su dal santo, altro passante; non quella strada, quell’altra a fianco, la casa gialla la trovate sulla vostra sinistra. Ma tanto è chiuso…

Alla fin dell’avventura, si erano fatte quasi le due, eravamo nel parcheggio dell’Asp Poliambulatorio, solo noi, non una persona, non una macchina, non una bici, non un ciuco. E, manco a dirlo, chiuso.

Torniamo verso casa, col dubbio che, non avendo fatto la visita, l'Asp (magari tra qualche anno) mi mandi a chiedere il pagamento per mancato preavviso. Il Cup dell'ospedale è aperto anche al pomeriggio, mi ci fiondo, espongo il problema. È lo stesso operatore che mi aveva prenotato la visita. Gli dico in sintesi l'accaduto, gli faccio un breve elenco dei santi chiamati in causa, gli dico del dubbio riguardo all'addebito ("Ma no, quando mai!"), verifica al computer la conferma della visita, domattina chiederà in segreteria e mi farà sapere.

Capitolo II

Al rientro in magione, buca delle lettere, una striscia lunga una sessantina di centimetri mi comunica che il tentativo di consegna di una raccomandata (alle 15:24:52 del 14 gennaio) è andato a vuoto. Si trattava di una raccomandata importante che aspettavo da dicembre '25.

Premessa: per 364 giorni all'anno a quell'ora sono in casa, è l'ora del risveglio dal sonnellino pomeridiano. Oggi non c'ero, ero in quel paese dove mi ci aveva mandato l'Asp... e la lista dei santi chiamati in causa, in calendario fino a giugno era schizzata ad agosto.

Giovedì 15 gennaio, leggo attentamente tutta la strisciata, bisogna chiamare un numero per concordare la nuova consegna. Numero targato Roma: 06 45263160. In mattinata lo chiamo, vengo affidato all'assistente digitale, mi chiede il codice di 12 cifre sopra il codice a barre.
 
Quello che Poste Italiane ha sprecato in carta lo ha risparmiato in inchiostro: numeri da microscopio, li leggo con la lente: "Spiacente, non è più possibile intervenire".

Restava l'antico, ormai bucolico Ufficio Postale del paese. Telefono per avere notizie della mia raccomandata: "Sono allo sportello, non posso rispondere, se vuole informazioni venga in ufficio".

Ci vado sì, in ufficio. Prendo il numerino, arrivo allo sportello, ho una  raccomandata "in giacenza", allungo il lenzuolo al di là del vetro divisorio...

"La può venire a ritirare dal 21 gennaio in avanti". Dovevo avere una faccia da cretino, da rimbambito, poiché, nel dubbio che non avessi capito la data di consegna, me l'aveva scritta a biro in testa al lenzuolo. "Non posso fare altro..."

Io sì, coi santi sono arrivato al 2027 inoltrato...


 

 

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