Una storia calabrese (settima parte e fine)
Ebbene, sì, la tanto sospirata Concessione Edilizia in Sanatoria è arrivata. Dovrei stappare una bottiglia di spumante e scolarmela tutta in segno di giubilo, dopo il tanto veleno ingurgitato soprattutto negli ultimi nove mesi. Dovrei, vorrei... ma sarebbe un "e vissero felici e contenti" non coerente con quello che ho trovato.
Dell'ultimo miglio ho detto nella sesta parte di questa storia. Ora che ho in mano il documento ne sviscero anche le virgole, tanto per essere sicuro che non risultino trappole occulte.
Intanto, ma è il meno, la tanto attesa Concessione non è una concessione ma un "permesso di costruire in sanatoria", scritto in grassetto maiuscolo all'interno di un riquadro segnalato come 'oggetto'. Che mi pare terminologia quantomeno impropria: avevo chiesto una sanatoria per un qualcosa di già costruito, peraltro non da me, per un manufatto non in regola, e mi ritrovo con un'autorizzazione a costruire... Sarò pignolo, ma a me pare una definizione leggermente assurda. Ma tant'è, purché sia comunque valida come sanatoria...
Nel prosieguo della lettura del documento mi si drizzano i capelli. Il modo più semplice per raccontare il tutto credo sia segnalare le cifre che trovo via via, a mano a mano che leggo. E ricapitolo:
Domanda di Condono Edilizio: presentata il 21 aprile 1986. A seguire i dati catastali della parte d'immobile da condonare. Poi tutta una serie di Vista, Accertata, Visto...
E arrivo a un Visto che risultano presentate le ricevute di versamento a titolo di oblazione di lire tot in data 21 aprile 1986 la prima e seconda rata, e di altre lire tot per la terza rata in data 20 agosto 1986... mica bruscolini, si trattava di circa due milioni di lire.
Mi ha lasciato perplesso la coincidenza del versamento delle prime due rate con la data di presentazione della domanda di condono. Quella che, in base ai documenti presentati, avrebbe dovuto stabilire l'importo da versare. Una coincidenza che mi fa prendere atto della 'mostruosità' di quell'Ufficio Tecnico...
Nel prosieguo del riscontro rilevo un altro Visto che relativo agli oneri concessori, per circa 4 milioni e mezzo, come prima rata, versati in data 19 novembre 1996. Anche qui, mica bruscolini... Facile rilevare che le richieste del Comune, tra oblazione e oneri concessori, furono prontamente evase. Cosa abbia bloccato la pratica fino al 2013 resta un mistero irrisolto.
Nel 2013, appunto, appare (in seguito a domanda esplicita) la richiesta da parte del Comune agli uffici regionali dedicati per la quantificazione del Danno Ambientale. Nel frattempo avevamo avuto il passaggio dalla Lira all'Euro e un Giubileo intermedio che aveva interrotto la monotonia del periodo.
Dal 2013 al 2025: richieste telefoniche all'Ufficio Tecnico, respinte per l'impossibilità di intervento poiché la pratica era in Regione, senza possibilità di ulteriori accessi da parte dello stesso Ufficio. Era morta mia moglie, la sua quota dell'alloggio era passata alla sorella: avevo mandato una pec agli Uffici Regionali preposti per comunicare il cambio di titolarità della pratica di condono. Nessun riscontro.
Arrivati al 2025 la vicenda aveva avuto la scossa già raccontata nei post precedenti, e che riassumo per chi la leggesse solo in questo. Il 16 febbraio 2025, domenica sera, ormai sfiduciato, avevo mandato una lettera al Presidente della Regione, nominativa, con una semplice e-mail inviata alla sede regionale. Inutile dire con quanta speranza che venisse, non dico accolta ma financo letta da qualcuno. In due paginette avevo riepilogato la vicenda, con le date e i mancati riscontri, con i miei recapiti telefonici, postali e di posta elettronica, che ritenevo buttati al vento.
Invece dal 17 febbraio mattina al 21 dello stesso mese la pratica aveva ripreso vita ed era stata emessa l'ordinanza di chiusura del procedimento. L'inghippo era risultato essere nel fatto che il Comune nel 2013 aveva mandato la richiesta di Danno Ambientale, senza inviare gli allegati necessari alla quantifica del danno. Avevo, erroneamente, pensato che. sull'onda della frenesia impressa dalla Regione, il Comune avrebbe accelerato i tempi pur di chiudere una vicenda che per il suo Ufficio Tecnico non era proprio onorevole.
Mi sbagliavo. Non mi avevano pesato tanto i 39 anni passati in attesa (in fondo, non avendo alcuna intenzione di vendere l'alloggio, il fatto che non risultasse condonato era marginale) quanto i nove mesi di ignoramento totale, di mancanza di riscontri alle mie richieste di notizie, di strane coincidenze... Nove mesi di irritante silenzio.
La lettera diretta al Sindaco (4 maggio), senza riscontro alcuno.
La pec con la richiesta di notizie all'Ufficio Tecnico (30 giugno), che aveva provocato la risposta obbligata consistente in una pec con quattro righe riepilogative della domanda del 1986 (1° luglio), senza neanche i saluti di cortesia che tutti gli Enti pubblici mettono in calce alle loro comunicazioni, sia a quelle positive che a quelle negative. In cambio la mattina stessa del 1° luglio si era presentato a casa un tecnico per prelevare la copia del documento d'identità della subentrante a mia moglie.
Nel breve incontro, si era fatto sfuggire di dover caricare, quello stesso pomeriggio via pec, sulla piattaforma dedicata del Comune la documentazione relativa all'alloggio. Il che aveva suscitato in me una domanda spontanea: gli allegati che nel 2023 'avrebbero' dovuto essere inviati alla Regione c'erano o non c'erano? E in quell'ormai fatidico 17 febbraio 2025 cosa era stato inviato relativamente alla quantificazione del Danno Ambientale? Su cosa aveva deliberato la Regione, visto che questi documenti risultavano da caricare il 1° luglio?
Estate, tutto giustamente fermo come da prassi estiva.
Passata questa, il 17 settembre avevo ripetuto il tentativo di avere notizie direttamente dal Sindaco; stavolta via pec gli avevo riepilogato, per la seconda volta, la cronologia della vicenda, integrandola con le domande prima esposte. Nessun riscontro.
Il 22 novembre una telefonata dello stesso tecnico del 1° luglio mi comunicava l'emissione da parte del Comune della notifica degli importi da versare per chiudere la pratica. Appuntamento per il lunedì successivo; rien à faire, non si era fatto vivo, e neanche aveva telefonato. il 27, ormai elettrizzato dalla possibile fine dell'avventura, gli avevo mandato via whatsapp una gif col punto interrogativo. Il 1° dicembre nuovo appuntamento, per giovedì 4; aspetta e spera, non si fa vivo. Viene venerdì 5, porta in visione la carta, che porta in grassetto e, p.c., seguita dal mio recapito pec; naturalmente mai avuta. Il tecnico dice che compilerà i bollettini PagoPa relativi ai versamenti, me li porterà quanto prima.
Volevo la mia copia della determina, quindi avevo inviato una pec all'Ufficio Tecnico richiedendola espressamente; nessun riscontro a livello personale. In cambio arriva, inatteso, il tecnico con la copia, chiaramente una semplice fotocopia, spacciandola come inviatagli dal Comune. Ossia, io ho chiesto la mia copia, ho un recapito pec, e, pur di non avere contatti con un proprio cittadino, questo Ufficio delega a un terzo la sua funzione. Sono più basito che mai.
Per il poco che ne so, i bollettini PagoPa dovrebbero essere emessi dall'Ente creditore, che li elabora con le voci specifiche, emette il codice QR e quello a barre, gli importi con le relative motivazioni. Bollettini PagoPa compilati dal debitore mi giunge nuova...
Il 10 dicembre arrivano i bollettini: due, uno a saldo degli oneri concessori (la prima rata pagata il 19 novembre 1996), l'altro come diritti di segreteria, per un totale di circa mille euro. Più una marca da bollo di 16 euro da annullare al momento. Pagato tutto.
E, infine, arriva il Permesso a costruire in sanatoria... dopo circa 40 anni. Portato a mano dal tecnico, ovviamente in fotocopia, tanto per cambiare. Ciliegina finale sulla torta: sbagliata la data di nascita della subentrante, si trova invecchiata di due giorni, ma che fa... al limite lo rileverà il notaio nel caso vendessimo l'immobile. Non sarà lo stesso notaio che nel 1983 fece l'atto di acquisto, ignorando la non regolarità dell'alloggio, il che ci avrebbe evitato questi 40 anni di sofferenza.
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