Una storia calabrese (sesta parte)

Eravamo rimasti al 1° luglio, con l'intervento del geometra terzo che era venuto a chiedere la copia del documento d'identità della subentrante nella titolarità della domanda di condono. In quell'occasione questi si era fatto sfuggire di avere in programma il carico dei documenti dell'alloggio nella piattaforma dedicata del Comune.
Confidenza, forse non voluta, che aveva suscitato le domande riportate nel post precedente.

Per tutta l'estate silenzio assoluto, quel silenzio che finisce per abbruttire chi lo subisce. Il 17 di settembre avevo inviato, stavolta via Pec, una seconda lettera al Sindaco, ripetendogli tutta la cronistoria già inviata il 4 di maggio, rimasta inevasa. L'avevo aggiornata con la novità di quanto appreso il 1° luglio, comprese le domande che erano insorte a seguito della 'confidenza' del tecnico. L'unica risposta ottenuta: dall'ufficio protocollo la presa in carico della missiva. Dal Sindaco, o da chi per esso, nulla.

L'ormai consolidato silenzio è stato rotto dalla telefonata (22 novembre) del solito tecnico che mi annunciava la sua visita per lunedì 24 novembre, per portarmi la carta del Comune, a lui pervenuta via Pec e che sarebbe arrivata anche a me. Ovviamente, a me è arrivato nulla. Il lunedì non si fa vivo, il mercoledì successivo gli avevo mandato un punto interrogativo via whatsapp, nessun riscontro fino al 29: verrà lunedì 1° dicembre. Passa lunedì, non insisto e resto in attesa. Telefona il 3, verrà giovedì 4.  

Giovedì, manco a dirlo, non viene né telefona, né messaggia. Venerdì mattina, poco prima delle 9 telefona per sapere se ero in casa. C'ero e, bontà sua, si presentava con la benedetta carta. Che era la richiesta protocollata del Comune, relativa al completamento della pratica. In questa erano richiesti alcuni documenti, ma soprattutto due importi di versamenti separati da effettuare tramite bollettini PagoPA. Che, sempre ovviamente, non aveva portato, riservandosi di prepararli e portarmeli martedì 9, al fine di provvedere ai pagamenti richiesti.
Martedì 9, che lo dico a fare, non si era fatto vivo per tutto il giorno; in serata aveva chiamato dando appuntamento per l'indomani.

Documenti richiesti: 1) titolo di proprietà dell'immobile; 2) planimetria e visura catastale; 3) ricevuta dei versamenti per oneri concessori e diritti di segreteria; 4) annullamento di una marca da bollo di 16 €. Dopo circa 40 anni, mi viene richiesta la titolarità dell'immobile, e vabbè, forse non lo sanno. Ma la richiesta della planimetria e la visura catastale mi portano ala domanda già espressa nel 'capitolo' precedente in merito alla definizione del Danno Ambientale: come per quella, questi oneri concessori su quale documentazione sono stati emessi adesso, senza avere in busta questa informazione, visto che mi è richiesta solo oggi?

Il fatto poi che fosse il tecnico terzo a compilare i bollettini PagoPa mi aveva lasciato, per l'ennesima volta, perplesso. Poco ne so, ma a me risulta che questi bollettini siano compilati dall'Ente creditore, personalizzati da codici che, nel caso mio, il Comune emittente avrebbe completato con gli importi da versare. Che fosse possibile la creazione da parte del debitore, o chi per esso, mi giungeva nuova.
 
Nel pomeriggio avevo mandato una pec all'Ufficio tecnico chiedendo, visto che era prevista come e, p.c., la mia copia del documento. La mattina del 10 mi ero dovuto (voluto) assentare per non incontrarlo direttamente, tanto ero inbufalito. Era venuto, aveva lasciato i due bollettini PagoPa compilati; avevo lasciato detto di lasciare anche una copia della relata, non l'aveva appresso, me l'avrebbe fatta avere quanto prima. Al mio rientro, in tarda mattinata, aveva telefonato chiaramente alterato: lo aveva chiamato l'U.T. per avvisarlo della mia richiesta, il perché lo avevo fatto; in prima battuta mi aveva invitato a mandare "una pec di scuse, che mi ero sbagliato"... Avevo subito reagito di brutto e aveva abbandonato quell'idea balzana. Era poi venuto direttamente a casa per portarmi la copia richiesta.

Non era la stessa, questa aveva l'intestazione diretta del mio nominativo, senza alcuna data evidente di emissione. Anziché 'abbassarsi' rispondere alla mia pec, l'U.T. ne aveva stampata un'altra e l'aveva inviata tramite semplice email al geometra. Una cosa assurda e inconcepibile. Che però mi aveva dato modo di guardare in maniera più approfondita, rilevando che questo documento era il frutto di presa visione della pec del 30 giugno 2025 relativa alla domanda in essere. In verticale, all'interno di un leggero riquadro, c'era la data di emissione del documento, protocollato al 1° luglio 2025.

Un  passo indietro: il 30 giugno era la data dell'invio della pec con la richiesta di notizie in merito alla concessione. Il 1° luglio questa era stata protocollata, non aveva ricevuto riscontro diretto ma... la mattina stessa si era presentato il geometra solo per prelevare la copia del documento d'identità della subentrante nella domanda di condono. Nell'occasione era emerso che lo stesso geometra quello stesso pomeriggio avrebbe caricato nella piattafoma del Comune la documentazione relativa all'alloggio da condonare.

Questa la cronologia del mio 'dialogare' con il Comune e il suo U.T., a far data dalla comunicazione della Regione per la "chiusura del procedimento" a seguito del versamento dell'oblazione per il 'danno ambientale': 4 maggio, lettera al Sindaco via email, protocollata, nessun riscontro; 30 giugno richiesta notizie via pec all'U.T., ricevuta di protocollo, pec di risposta con un penoso riepilogo numerico della domanda presentata nel 1986 (a immediato seguire la visita prima detta del geometra con quello che è seguito); 17 settembre seconda lettera al Sindaco via pec, protocollata senza alcun riscontro; 9 dicembre, già raccontato sopra.

Pagati i bollettini, marca da bollo da annullare, resto in attesa. 

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