domenica 8 maggio 2022

Ucraina, mi chiedo...

Visto che nessuno ne parla o ne scrive, non avendo nulla da fare visto che piove, scrivo qui due righe tanto per evitare che la vicenda finisca prima del previsto. Fino a ieri dove sia e cosa sia l'Ucraina lo sapevano solo i geografi, i geologi e gli insegnanti di geografia. Il "merito" di questo conflitto è quello di averla fatta conoscere al mondo intero. Conoscenza di cui essa Ucraina per prima, e noi a seguire, avremmo fatto volentieri a meno; perlomeno, in questo contesto.

Dico subito che un Paese aggredito ha tutto il diritto di difendersi.
Dico subito che se un Paese è aggredito è dovere dei vicini, ma anche dei lontani, aiutarlo.
Dico subito che se un Paese è aggredito, oltre gli aiuti detti umanitari, è giusto che riceva ogni arma possibile per almeno tentare di difendersi.
Dico subito che pacifismo non significa accettare supinamente che un Paese venga distrutto, macellato, annientato, scendendo nelle piazze a gridare "pace pace!", indirizzando specificamente il messaggio al Paese sotto schiaffo.
Dico subito che la resa incondizionata, in un atto aggressivo malamente giustificato, non può far parte di una trattativa. Che è la soluzione propugnata dai cosiddetti pacifisti, che magari, in patria e al sicuro, girano con in tasca il revolver; talmente pacifisti che sparerebbero in fronte a chi non sembra esserlo.

Dicono: l'Ucraina è un Paese di corrotti. 
Basta questo per cancellarlo dalle cartine geografiche? Giustifica un'aggressione della portata di quella in atto? A proposito di corruzione: esiste un Paese sulla Terra che possa scagliare questa pietra contro un altro? 
Certo, in Italia la corruzione è una benedetta sconosciuta, tanto che la Crusca ha preferito eliminarla dal suo repertorio per alleggerire un po' il vocabolario, come non bastasse l'ignoranza dilagante a svolgere questo compito. Dopo la proscrizione di termini come dignità, vergogna, onestà,,, e millant'altri, per il disuso prolungato che ne hanno resa inutile la presenza.

L'Ucraina è ricca, ricchissima di prodotti del sottosuolo e del soprasuolo: le sue miniere e il suo essere granaio dell'Europa fanno gola a tutti. Basta la presa d'atto che l'Ucraina sia bilingue per avvalorare la possibile sue annessione a un Paese confinante?
Un personaggio famoso, noto a tutto il mondo e pure all'altro, in una recente intervista (dopo avere dall'inizio delle ostilità predicato, e non per modo di dire, richiami alla pace bilaterali, chiedendo peraltro all'apertamente definito aggressore di fermarsi) ha deciso che la responsabilità dell'aggressione stessa sia della Nato che, abbaiando (il termine pare sia stato proprio questo) verso il Paese aggressore, lo avrebbe irritato a tal punto che la sua reazione (par di capire) apparirebbe giustificabile. Non so se nel Paese di provenienza di questo tipo sia usato, ma c'è un detto che dice: "can che abbaia non morde"; non sempre questo si verifica, ma il fatto che un gruppo di Paesi 'abbai' verso un altro non può essere buon motivo per passare a vie di fatto. 
Tra l'altro, non sparando direttamente al cane che abbaia, ma ai vicini del cane rompiglione.

Poi c'è chi: no all'invio di armi, poiché si fomenterebbe la guerra; ex art. 11 della Costituzione, letto solo nella sua primissima parte; la parte che consente l'intervento se la pace e la giustizia sono in pericolo, anche in campo internazionale, è tenuta in non cale.
Poi c'è chi: armi sì, ma solo se difensive. Lo stesso caso di due pugili sul ring, uno dei quali sia dotato di guantoni e paradenti e l'altro delle mani nude e di una gommina da masticare a far da cuscino ai denti che cadono. Parliamoci chiaro: un dito medio rizzato è un'arma offensiva virtuale, un dito indice ficcato nell'occhio è un'arma offensiva non più virtuale, ma fisicamente, appunto, ficcante.
Poi c'è chi: non armi, ma opere di bene. Che dall'altra parte già mettono i fiori nei propri cannoni...

Un folto gruppo di intellettualoidi, indossato l'abito di uno strano e poco coerente pacifismo, manifesta il suo punto di vista sulla pace, salendo in anticipo sul carro del (facilmente presumibile) vincitore. Per meglio divulgare il suo dotto pensiero ha eletto a guru indiscusso un esimio professore, fino a poco fa sconosciuto ai più e oggi presentato come sinonimo di pacatezza espressiva e di lucidità disarmante. Uno che, mi pare nel 2018, in un simposio aveva espresso il suo pensiero in merito a una persona finita in carcere, e ivi morta, per difendere le sue idee sul fascismo, allora al comando di un'Italia succube e osannante verso questo:

... "Quali danni alla libertà degli uomini è riuscito a causare quell'orrenda mente pedagogica di Gramsci.
Gramsci, questa grande vergogna del genere umano.
Gramsci, questo storpio cervello liberticida.
Gramsci, questo demente della libertà.
Gramsci, questa nauseante immondizia pedagogica" ...

Per dire, sulla pacatezza dei toni e la lucidità cristallina...
C'è chi, alle sue ponderose e sicuramente ponderate considerazioni, aveva chiesto perlomeno il posizionamento della sordina. Invece televisioni, social e carta stampata vanno a gara per averlo ospite... in nome delle libertà di pensiero, di parola e di stampa, notoriamente sancite dall'art. 21 della Costituzione.
Che viene tirato in ballo ogni qualvolta qualcuno sbraca troppo parlando o scrivendo ad cazzum canem (latino da sottoscala).
L'applicazione di quello stesso articolo non è però ammessa nel caso, per dire, della bestemmia. Se nello sport, nel calcio in particolare, un calcione malevolo all'avversario viene talvolta punito con l'espulsione e, forse, con una giornata di squalifica, una bestemmia prevede l'espulsione, la squalifica e la denuncia in sede penale.
Se in una trasmissione televisiva o radiofonica a un malcapitato ospite o presentatore sfugge una bestemmia, per questo o per quello sarebbe la fine; riceverebbe in fronte un marchio indelebile e non ci sarebbe alcuna Canossa pronta ad accogliere la sua richiesta di perdono.
Se in giardino dovesse capitare di darsi una martellata su un dito (parte in causa, è successo di recente...) e sfuggisse una delicata invocazione, che so, al padreterno e a un migliaio di santi, e nelle vicinanze fosse in transito un solerte tutore dell'ordine, il diritto alla libertà di parola sarebbe bellamente ignorato (ancorché costituzionalmente sancito...) e si finirebbe davanti a un giudice. Che magari non darebbe il carcere, ma una bella ammenda in euro sonanti non la perdonerebbe mai.

Domani o poidomani o poidomani ancora, può essere che l'aggressore riesca ad annettersi in tutto o in parte il Paese appositamente aggredito. Una delle giustificazioni propinate è la sicurezza dei propri confini, messa a rischio dalla contiguità di un Paese che aderisse alla famigerata Nato. Il che creerebbe un nuovo confine che... casualmente si troverebbe a ridosso di un gruppo di Paesi con le baionette puntate oltre questo nuovo confine, creato con la forza. 
Nel caso, cosa succederebbe? Il Paese che oggi massacra un popolo si riterrà in diritto di proseguire il suo cammino?
Lo stesso Paese, in questa 'operazione speciale' punterebbe a denazistificare l'Ucraina. Per farlo sta mettendo in mostra strane analogie con un precedente che ha fatto Storia: i nazisti, quelli veri, che invasero la Polonia e, a macchia di leopardo, il resto dell'Europa, esclusa la Svizzera per convenienze bancarie, e la mite Italia che si era fascistizzata di suo. 
La Svizzera se l'era cavata, l'Italia un po' molto meno.


Dice: l'eventuale adesione dell'Ucraina all'Europa, peggio alla Nato, sarebbe una minaccia alla sicurezza russa. Se, prima di scatenare questo assurdo conflitto, il desso avesse dato uno sguardo alla carta geopolitica europea, si sarebbe subito reso conto che la conquista di quello Stato avrebbe solo spostato di non molto i confini con altri Stati ugualmente poco amici, quindi pericolosi.
Questi i Paesi oggi aderenti alla Nato. In corsivo e sottolineati quelli confinanti con l'impero russo/sovietico: Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia del nord, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Ungheria.
Non ci vuole molto per rendersi conto che, comunque, l'impero russo continuerebbe a sentirsi, ed essere, accerchiato da Stati che, metaforicamente, non gli vogliono bene. Ancora di più se la Finlandia e la Svezia dovessero (come pare siano intenzionate) completare l'adesione al Trattato...
Quanto è credibile l'annessione di un Paese con la motivazione della sicurezza, quando, completata l'operazione in corso, tale insicurezza sarebbe immutata, visto che i nuovi viciniori non sembrano intenzionati a mettere nel fodero le loro baionette? 

In tutto 'sto bailamme c'è poi il lato ironico (che ha il sapore del cavallo di battaglia delle Onoranze Funebri Taffo, le quali sulla morte campano e su questa, appunto, ironizzano smitizzandone la tragedia): da una parte, per mesi, un territorio viene bombardato, massacrato, macellato e quant'altro, poi dai brandelli di quello che ne resta parte un petardo, un missile, un sasso, forse più per un errore dovuto a imperizia che alla volontà di sconfino, nel territorio di chi lo sta distruggendo e questi s'incazza (mi si perdoni il francesismo) denunciando urbi et orbi l'aggressione al proprio territorio. 
Da ridere... appena finite le lacrime. 

Niet, niet, niet... a tutti i tentativi di conciliazione. E ci sono personalità politiche, e altre di altrettanto spicco, che invocano la cessazione delle ostilità continuando a proporre l'affidamento della soluzione alla diplomazia. La quale, nei ripetitivi e inconcludenti pellegrinaggi verso Mosca, non riesce ad andare oltre a un faccia a faccia col personaggio che, benevolmente, li accoglie. Anche qui ci sta un sorriso, amaro come l'ironico riferimento precedente: è possibile capire da subito quale sarà l'esito degli incontri dalla misura del tavolo che divide i due partecipanti al rendez vous. Tavolo lungo, da almeno trenta posti da seduti, speranze zero; tavolo corto, rotondo a indicare simpatia verso il corrispondente ospite... risultati zero, comunque.

Domani, 9 maggio, a Mosca è prevista la mega sfilata per festeggiare la vittoria sul nazismo. A rimarcare, mai ce ne fosse bisogno, che il nazismo (così come il fascismo) non ha un colore definito; sono gli atti, il modo di operare, che chiariscono i modi di pensare e di agire. Ecco, domani a Mosca ci sarà un nazista che festeggia la fine del nazismo precedente.
Anno Domini 2022, 9 di maggio: sarà ricordata come festa di un nazismo rinascente. 
Una continuità storica che apre orizzonti affatto rosei. 

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