martedì 9 febbraio 2021

Cronaca postale

Non so quando morirò, ma so di cosa morirò.
So quale sarà la sindromi assassina che mi rispedirà al creatore, o a chi per lui.
Non morirò di tumore, che oggi è quello che, tra le tante malattie, va per la maggiore, appaiata agli incidenti stradali e a quelli sul lavoro.
Non morirò per eccesso di attività sportive: la più spericolata è una camminata sul lungomare o, quando l'adrenalina è alle stelle, sul bagnasciuga, quando il mare è forza -0.
Non morirò per una carie o per un'unghia incarnita...
L'infarto probabilmente sarà il punto finale, provocato a lungo andare da un infame batterio.
So per certo che morirò a causa di un accidenti creato in laboratorio, per il quale pare non esista rimedio.
Le sto provando tutte, neanche Google, che sa tutto e tutto sa, riesce a trovare una cura, un palliativo, un placebo.
Non si tratta di una malattia rara, una delle tante su cui cui non si fa ricerca poiché il gioco non vale la candela.
Che poi, in realtà, molto rara non è.
Mi capita sovente di parlarne con coetanei, incazzati neri o rassegnati, ma anche con giovanotti che, pur avendo davanti teorici decenni di vita, di fronte a questo accidente allargano le braccia, dando per scontata la sconfitta in una tenzone con un solo vincitori, a tavolino, per assoluta mancanza di mezzi di contrasto.
Poste.punto.it è il malanno che, in maniera subdola, strisciante, tenia che disarma l'organismo fino allo spengimento dell'ultimo soffio di vita.
C'è un altro accidente, un 'equivalente' per dirla il termini farmaceutici, che attenta alla mia già malandata salute, ed è Tim.punto.it, del quale parlerò più avanti, dando qui spazio alla più attuale attualità. Con Tim.punto.it il problema si è ormai incancrenito, quasi accorpato ai tanti altri accidenti che mi perseguitano.

Salto il periodo, lungo decenni, del rapporto diretto con una persona vivente allo sportello. Se avevi la fortuna di imbroccare un addetto svicio uscivi dall'ufficio con in tasca la felicità.
Vabbè, prima di arrivarci, allo sportello, c'era da affrontare la battaglia del "chi è l'ultimo?", che non sempre filava liscia; ogni volta c'era il tipo, o la tipa, che astutamente si infilava nella coda, vuoi "solo per un'informazione", o per un'urgenza vitale per cui il salto della fila era l'ultimo anelito di vita. Non frequente, quello del "lei non sa chi sono io", che pare fosse il passepartout come diritto acquisito di precedenza.
Il più delle volte l'impiegato da affrontare era un caprone, e se non lo era tale si presentava, magari in 'giornata no' per fattacci suoi, che scaricava sul malcapitato di turno le sue ambasce o le sue evidenti incazzature.
Ma era pur sempre un essere umano che, perlomeno mentalmente, potevi mandare a quel paese o, nei casi più gravi, mandare a morì ammazzato... A voce, ancor meno ad alta voce, era vietato inveire verso il padreterno al di là del bancone: come benefit in aggiunta al non sempre lauto stipendio si ammantavano del titolo di 'pubblico ufficiale', la cui offesa era espressamente prevista nel codice penale. Laddove dare dello stronzo a uno stronzo dava, in via non amichevole, luogo quantomeno a rogne.

La creazione dei computer (sicuramente partorita nel settimo giorno, quello che la bibbia racconta fosse destinato al riposo) aveva diradato le visite all'ufficio postale.
Se era indispensabile l'accesso per operazioni non fattibili sul sito, l'urgenza cadeva irrimediabilmente nei primi giorni del mese, quelli destinati all'erogazione delle pensioni. Il che voleva dire affrontare orde di anziani inviperiti  per le elemosine che andavano a ritirare; quando non lo erano, incazzati, l'incontro in posta era l'occasione per scambiarsi notizie, pettegolezzi, malignità... un cicaleccìo che costringeva la direttora dell'ufficio a richiamare al silenzio il branco, richiesto per ridurre il rischio di errori nei conteggi dell'argent corrisposto; richiami che avevano un effetto immediato, lanciato a persone già convinte che se errore ci fosse stato lo sarebbe a loro scapito.
Comunque con l'avvento del pc (leggasi picì) molte operazioni risultavano sbrogliabili da casa, e era cosa buona.
Il primo impatto, come tutti i primi impatti, non era stato così semplice, un po' per retrogradìa congenita, un po' perché il 'parlare' a un elettrodomestico appariva come un segnale di decadenza mentale; ben diversa dal parlare a un animale domestico che, talvolta, dà l'impressione di capire quello che si vuole comunicare.
Il pc ha un suo linguaggio, se non si è capaci di capire il suo idioma, con la massima precisione, meglio lasciar perdere.
Sulla messaggistica, sull'informazione, sulle letture, su piccoli acquisti niente da dire, è stato un progresso, un'apertura, una finestra, verso un mondo altrimenti limitato da una logistica territoriale o cartacea. Un'alternativa all'informazione televisiva, solitamente legata a questo o quell'interesse.
Per le operazioni finanziarie il sito specifico consente manovre che evitano la costrizione del recarsi agli sportelli bancari.
Certo, è necessario dotarsi di un username (troppo semplice presentarlo come nome/cognome, titolare, utente...), cui è indispensabile abbinare una password (infantile chiamarlo codice d'accesso...) alfanumerica, senza limiti di stesura; e qui la precisione richiesta deve raggiungere vette di perfezione: se è previsto un punto, punto dev'essere, se virgola, virgola sia; altrimenti l'entrata va in default, blocca il proseguimento dell'operazione.
Una volta appresi i rudimenti, memorizzati nome e codici vari, riconosco che anche questo fu cosa buona.
Per l'uso della carta indipendente dal pc era, ed è, necessario abbinare un pin, codice di cinque cifre esclusivamente numeriche.

La sicurezza per Poste.punto.it è oggetto di continue ricerche, in cui l'ente versa buona parte dei suoi utili. Così aveva inventato il LettoreBancoPosta, fornito (gratuitamente) a tutti gli utenti del servizio. Era uno scatolino di 5x8,5x0,5 cm, con una fessura laterale per l'inserimento della carta/plastica nominativa col microchip con i dati del relativo conto.
Per i movimenti in uscita da questo, al nome e al codice per l'accesso al sito sul pc, era necessaria una serie di operazioni, per la creazione di un codice usa-e-getta da inserire in apposita finestra.
Altra buona parte degli utili fu gettata in spot televisivi e sui media cartacei, per reclamizzare e istruire e invogliare l'apertura di conto corrente presso quell'istituto. Inframmezzo, l'invito pressante a memorizzare i codici, a operare lontano da occhi indiscreti, a non perdere, o farsi depredare, la carta e, nel deprecabile caso che ciò avvenisse, provvedere immediatamente al blocco della stessa, procedendo subito alla denuncia presso le autorità di pubblica sicurezza.
Bon, anche questa pillola era andata giù, pur se, a distanza di anni dal suo lancio, ancora oggi (anzi, ieri) non è che l'operazione andasse sempre a buon fine al primo tentativo.
Essere imbranati forse non è una malattia, sicuramente non è una dote...

In barba a tutte queste precauzioni, Poste.punto.it fece la pensata del contactless, che rende i pagamenti più spicci, senza necessità di digitazione del pin, per pagamenti immediati fino a 25 €.
Utile, soprattutto per le persone che non hanno dimestichezza con il sistema, o per coloro con problemi di vista o mancanza di memoria. Inoltre il non dover battere il pin riduce la possibilità di "furto" dello stesso da parte di malintenzionati, che in fatto di nuove tecnologie sono sempre un passo avanti del comune utente, ma anche degli esperti della materia.
Attivati su tutte le carte bancarie come dotazione predefinita, è come avere fra le mani un biglietto da venti più uno da cinque euro, che avrebbero il pregio della vecchia carta moneta per effettuare piccoli pagamenti.
L'idea pare sia ottima, a patto di non perdere, o farsi fregare, la carta.
Poiché, in quel caso, chi la trova in strada o nelle tasche o nelle borse, si trova fra le mani non due biglietti ma una mazzetta intera: un chip aggiuntivo a quello dei dati del conto rende noto al mariuolo (che, comunque, tale è chiunque e comunque la trovi, nel caso la usasse per illeciti prelievi) che può spendere e spandere fino a 600 €, purché sia veloce e già predisposto allo spendacciare. La cifra non è eclatante, comunque equivale a una pensione minima media; a parte il fatto che oggi anche pochi centesimi sono denaro...
Che poi, avuto sentore dei miei motivati dubbi sull'opportunità di questa forma di pagamento, BancoPosta ha deciso di modificare l'importo portandolo a 50 €: quella che si dice pronta risposta ai bisogni impellenti dei correntisti... Le Poste Italiane non sono Mamma che, si sa, è una sola ed è mamma Rai, ma sono un'ottima zia, da affiancare alla matrigna Tim: tra le tre non saprei chi mettere al primo posto sul podio dei 'migliori'.
C'è la possibilità di disattivare quella dote, mantenendo la seccatura della battitura del pin; cosa fatta, senza pentimenti, col solo disagio di avvisare il commerciante al momento del pagamento. Avviso regolarmente ignorato, in quanto a lui fa fede il loghetto appresso il chip, per cui prima di inserire la carta la struscia sul lettore che, essendo disattivata, resta muto senza provvedere all'accredito; rassegnato infila la carta stessa nell'apposita fessura e, vivaddio, digitando il pin si completa l'acquisto.
Ho sentito dire di gente astuta che, munita di lettore pos portatile, gira con l'aggeggio acceso per posti affollati (poste, mercati, supermercati, nei giardini... quando era lecito fossero affollati), strusciano le persone catturandone l'accredito in automatico, senza muovere un dito e facendo nel contempo la spesa... a spese di terzi sconosciuti, che mai verranno a sapere da chi sono stati rapinati.

Passarono gli anni, gli stessi necessari a mettere insieme tutti i passaggi indispensabili alla manovrabilità dei propri pochi denari liquidi. Giusto il tempo di rilassarmi, addirittura per spacciarmi per esperto con altri più lenti o meno apprendenti o più mentalmente pelandroni e Poste fa un'altra bella pensata.
Preso atto che tutti, e dicendo tutti non intendo un tutti limitativo, penso a un tutti 100%, compresi anziani rincitrulliti (il riferimento è puramente casuale, ma dovuto), suore, lattanti, puerpere, dentisti, operatori (superfluo fare dei distinguo, ormai chiunque non abbia un titolo da anteporre al proprio cognome segna "operatore"; sta alla specializzazione scelta far seguire ... scolastico, ecologico, ambulante, ecclesiastico, cassintegrato, percettore-di, e via andare), ecc., dicevo tutti abbiano un cellulare, nelle varie sue formulazioni.
Che tutti, idem quanto prima, su questi cellulari sappiano far danzare i polpastrelli delle dita...
Che per tutti, bis-idem, questi cellulari siano ormai una propaggine diretta dei propri corpi (quanto a questo i pensatori di Poste non sono molto lontani dalla realtà, visto l'uso permanente che se ne fa), tanto da essere inscindibili da questi; solo con un'amputazione sarebbe possibile farli posare o spengere. Non si posa una mano, un occhio, un orecchio o una milza sul tavolino per dedicarsi esclusivamente ad altro con gli organi rimanenti, tanto meno si ritiene opportuno ogni tanto spegnerli... Salvo incidenti talmente gravi da rendere obbligatorie queste operazioni.
E allora perché non affidare a questa nuova parte del corpo la gestione diretta e assoluta dei propri risparmi? Altre utilità veramente pratiche non ne avrebbero (sono sempre quei pensatori ad averlo rilevato), visto che per secoli di questa terza mano ne aveva fatto a meno senza che lo sviluppo dell'umanità subisse rallentamenti. Ma, forse, qui mi sbaglio: è chiaro che all'homo sapiens, nonostante per il suo sviluppo siano stati necessari un'eternità di anni, qualcosa mancava, forse un arto o forse un senso: il cellulare ha, in effetti, riempito un vuoto evolutivo che sembrava incolmabile.
Dunque, le menti eccelse di Poste, forti di questa convinzione hanno deciso di affidare a questa nuova propaggine umana l'accesso, non prioritario bensì assoluto, alla gestione dei propri conti via web. Così si potrebbe avere un computer tipo quelli della Nasa, di una generazione, di una capacità e velocità che quelle del suono o della luce siano lumache claudicanti... ma se non hai un cellulare sei, come si dice in dialetto patois, fottuto.
Se questo piccolo elettrodomestico viene smarrito o viene sottratto, ci si trova nella stessa situazione descritta dall'aggettivo verbale testé citato. 

L'uso del mezzo prevede intanto l'installazione sullo stesso di una app (che ritenevo fosse un'abbreviazione di 'applicazione', smentita da esperti in termini trancianti), che nel suo insieme non presenta particolari difficoltà; ma per il cui accesso successivo è indispensabile superare passaggi vincolati tra loro senza possibilità di errori o posposizioni. 
Per l'ultima volta è entrato in funzione l'obsoleto lettore BancoPosta, con il suo proprio pin, bisogna comunicare al computer il numero di cellulare di appoggio (che in realtà diventa unico ponte di comando per tutte le operazioni via web). Una volta terminate tutte le operazioni, quel lettore può andare in discarica, milioni di lettori (ottici, viene specificato, e meno male, altrimenti i già pochi che della lettura fanno svago sarebbero come inutili pensionati, a carico delle mammelle dello Stato) spediti a una rottamazione tra i rifiuti speciali; a ben vedere milioni e milioni di lire buttati, milioni e milioni di dati incamerati da chissacchì e tenuti in serbo per eventuali altri usi futuri...
È indispensabile creare un nuovo pin, cinque lettere alfanumeriche, specifico per quella app.
Una volta sbrigate tutte le operazioni, se tutte vanno a buon fine, dall'aggeggio sarà possibile visionare i propri dati, il conto, le carte di debito o credito, ricevere segnalazioni su entrate e uscite... a sentire Poste dovrebbe essere possibile procedere a pagamenti tramite bonifico o cartelle esattoriali... Per nulla fiducia non ho mai proceduto a queste ultime operazioni, preferendo effettuarle dal pc fisso, su cui tra l'altro lettere e numeri sono più leggibili, e dalla cui tastiera le possibilità di errore sono parecchio ridotte.
È tutto? No... per niente. 
È solo l'inizio di un'odissea che ogni volta inizia da capo, novella Penelope.

Voglio vedere il mio conto sul computer, sia per una miglior visione che per un più agevole accesso tramite tastiera. Voglio solo controllare il conto, non devo fare operazioni, bonifici, pagamenti, versare cartelle esattoriali, bollo auto o bollettini postali... Solo vedere.
Chiamo il sito, chiedo l'accesso al conto, inserisco le credenziali (le stesse che da anni mi consentivano la visualizzazione dei fatti miei), username e password. In basso un riquadro arancione che invita, con la confidenza propria degli istituti bancari verso i clienti, ad accedere ai 'tuoi' dati. Ci clicco sopra e viene aperta un'altra finestra, che chiede con quale sistema intendi accedere: autorizzazione tramite app BP o con altro sistema.
In teoria ci sono almeno tre modalità per riuscire a vedere il conto. Illusorie: in realtà l'unico modo di arrivare al dunque è quello di avere a portata di mano il cellulare. Senza questo, non ci sono altri sistemi. È un po' come il detto: 'tutte le strade portano a Roma', il che non è detto, poiché, per esempio, difficilmente in Groenlandia esiste un'indicazione stradale for Rome...
Qui se non si arriva al cellulare, nel conto non si entra.

Il primo: BP manda un bip sul cellulare per inserire una seconda volta le proprie credenziali, confermandole con il secondo pin a suo tempo creato ad hoc. Può succedere che il bip al cellulare non arrivi; in quel caso occorre andare nella bacheca di BP, sempre sul cellulare, e trovare l'avviso per l'accesso. Si compila, come detto, si clicca su 'autorizza' e il gioco è fatto.
Il secondo: per allungare il brodo potrei ripetere quanto appena detto; di riffa o di raffa si arriva al cellulare e, con le operazioni si ottiene il medesimo risultato.
Il terzo: torno indietro di una schermata, alla finestra di prima autenticazione. C'è, sulla destra, un piccolo riquadro, vagamente astratto, con la invitante possibilità di un accesso più veloce a quanto vado cercando. Si tratta del riquadro detto QR, illeggibile a mente umana e che solo quella artificiale avanzata riesce e decodificare; più complesso dei già complicati codici a barre delle ricette sanitarie o dei prodotti confezionati in vendita.
Qui bisogna, sempre dal cellulare, inquadrare il codice QR che, con una velocità ammirevole, rimanda alla stessa finestra dei due metodi precedenti.
Alla fine si ha la possibilità di vedere finalmente il maledetto conto, sia sul computer e che sul cellulare.

Conto cointestato? Ahi ahi ahi!
Succede che tra moglie e marito, tra cui mettere il dito può essere periglioso, esista un conto cointestato, solitamente a firma disgiunta. Il conto è uno, entrate e uscite sono in comune... mai fosse anche in comune la possibilità di accesso da un unico cellulare. Mai, appunto...
Per due cointestatari ci vogliono due cellulari, due pin diversi e personali... per tre, che lo dico a fare, tre cellulari e tre pin...e così via. Senza alcuna possibilità di poter usare il maledetto pin sul cellulare del coniuge: uno vale uno, tutti gli altri son nessuno.

Dicono che si tratta di innovazione che garantisce la sicurezza, per assicurare l'inaccessibilità a terzi felloni di agire in maniera fraudolenta sul proprio conto corrente.
Fatto sta che, in sostanza, se non si ha uno smartphone o un i-phone, il conto online te lo puoi scordare. D'altra parte, in qualche modo bisogna pur dare qualcosa da fare ai circa quarantamila uffici postali seminati su tutto lo Stivale... Che poi anche l'accesso a questi sia reso difficoltoso da periodi di elargizione delle pensioni, da limitazioni dovute a un virus, da carteggi burocratici le cui scadenze portano greggi di persone ad ammucchiarsi in locali non sempre vasti e arieggiati... è tutto un altro discorso.
Che lo smarrimento, o il prelievo manolesta, tolgano ogni possibilità di accesso ai fatti tuoi non è neanche preso in considerazione.
Tanto, dovesse succedere, che ce vò: basta recarsi in una caserma abilitata alla raccolta delle denunce, raccontare a un appuntato già smagato da altre precedenti, come 'pensi' siano andate le cose, ritirare la copia della deposizione debitamente timbrata e firmata, recarsi all'ufficio postale e ricominciare una trafila di autorizzazioni; ricordando, prima di tutto ciò, di chiamare il numero appositamente dedicato per bloccare tutto l'apparato postale di immediato interesse.
Quanto sopra non per esperienza diretta riferita al cellulare, ma in base a uno smarrimento (forse) di una carta di debito postale: il piatto forte resta quello del blocco immediato di tutto... per il poi bisogna affidarsi al buon cuore (non oso dire alla competenza per non provocare scioperi di protesta sindacale) dell'addetto nelle cui mani affidi il tuo futuro bancario.
In passato avevo dei dubbi sulla capacità di manovra, sia delle carte che del cellulare, pensando ai ladri antichi, assolutamente selvaggi in fatto di tecnologie, ai quali assegnavo il dono di una mano delicata nel prelievo da tasche o borse dei loro mezzi di sostentamento; quelli più arditi arrivavano al piede di porco per scassare porte o finestre e penetrare nelle abitazioni... Mai avrei pensato che quelli attuali arrivassero a una conoscenza tecnologica così avanzata da lasciare a bocca aperta. Gli ingenui come me.
Probabilmente li ho sempre misurati col mio metro, che all'ignoranza della materia spesso abbina una dabbenaggine degna di un po'... non lo dico, per un residuo senso di autorispetto.















Nessun commento:

Posta un commento