mercoledì 27 novembre 2019

Altra goccia di un passato lontano

(La puntata precedente ha visto la luce il 31 luglio. Tra ferie, caldo, disastri, strani ribaltamenti e altri eventi mai positivi, siamo arrivati a oggi, 27 novembre. Metto in tavola questa seconda parte, servita in un bacile d'argento, come fosse un pissin d'or).

La vita esterna dei pollastri aveva delle regole precise.
Come tutte le regole, ciascun pollo, gatto compreso, le interpretava a modo suo.
La chioccia, salvo casi smaccati di stronzaggine, non metteva becco.
Purché non le si rompessero le ovaie, andava tutto bene.
Periodicamente, lo sparuto gruppo esterni veniva convocato in rapide riunioni presso il pollaio centrale.
Di solito, queste coincidevano con la presentazione di un nuovo megadirettore (talvolta addirittura galattico).
'Presentazione', in effetti, è un termine un pochino esagerato: c'era la nomina di questo nuovo megadirettore, il cui nome già circolava da tempo nell'ambiente, le sue funzioni, il suo essere mega, venivano annunciati in pompa magna in queste rimpatriate, da un sotto-sotto-direttore, come prima grandiosa comunicazione in apertura dei lavori delle riunioni suddette.
Ai polli, per polli che fossero, il sapere che prima c'era Caio, cui era subentrato Giulio, seguito poi da Cesare, era un fatto che non li sconvolgeva più di tanto.
I temi di questi incontri erano i soliti di tutti i seminari, a qualunque genere siano destinati.
Ordine del giorno: 'presentazione' del nuovo megadirettore, marketing in generale, progetti, esame della situazione del pollaio (che si sa in partenza essere ottima, altrimenti il convegno non sarebbe stato convocato), esame della concorrenza (fa schifo, schiacciata, non esiste proprio... applauso).
Il punto più interessante per i pollastri era sempre uno (mai previsto in odg, ma tacitamente sottinteso), ed era posizionato come ultimo punto da esaminare, subito prima della partenza verso i lidi di stazionamento: la revisione della diaria e quella dei rimborsi chilometrici.
Di solito questa importantissima voce veniva spinta dal pollastro-capo più alla fine possibile del seminario, in modo da cercare di rinviarla ad altro capitolo.
I pollastri, ormai in partenza per le rispettive sedi, il più delle volte erano costretti ad affidare ai polli indigeni (quelli che bazzicavano nelle immediate vicinanze del pollaio) il sunto delle richieste, del cui sviluppo, obbligatoriamente positivo, sarebbero stati informati tramite passaparola telefonici.
Queste riunioni, come già detto identiche a tutte le riunioni di questo tipo, iniziavano con l'incontro nell'aula magna (non era proprio 'aula magna' come abitualmente intesa, ma detta così fa grandeur), appuntamento intorno alle dieci del mattino, bla-bla-bla sonnolento fin verso le dodici, pausa caffé, ripresa della discussione (ammesso che si potesse definire 'discussione' uno che parla e l'uditorio che sbadiglia, nascondendo con la mano o un giornale l'irriverenza di quell'atto*), pausa pranzo verso le quattordici.
Lo so, non è un orario da impiegati o presunti tali; è più un orario da Poste italiane, solo che loro a quell'ora chiudono baracca e burattini, e la giornata è finita.
Nel nostro caso, la pausa tardiva era dovuta soprattutto al fatto di evitare la folla mensa, che, prima, ci avrebbe costretto a file da esodo estivo per riuscire a ingurgitare qualcosa.
Invece, a quell'ora, salone immenso, tavoli liberi, più calma nella scelta del combustibile da mandar giù, per sopravvivere fino a sera, in vista di una cena decente.
C'era, è vero, il rischio di trovare solo avanzi, ma non è che dalla vita si possa avere tutto...
Comunque al bancone c'era una bella scelta.
E , se anche non ci fosse stata, era difficile, con 500 lirette in lire, pretendere di più.
Primo a scelta tra tre o quattro piatti; secondo altrettanto; contorni con verdure varie, frutta; bevande, acqua birra vino aranciate thè...
Per il dessert bisognava aggiungere 50 lire.
A occhio, il costo di un pasto, oggi sarebbe di circa 25 euro/centesimi.

Sarebbe, molto teoricamente.
Non stiamo parlando di prima della guerra, parliamo solo dei tempi della lira, tanto disprezzata allora quanto rimpianta oggi.
Fine pranzo, caffè, sigaretta per chi fumava, rientro nell'aula.
Fine della giornata 'lavorativa' verso le diciotto.
Rientro in albergo, rinfrescata... e finalmente cena.

(*Nota a margine: la sofferenza più grande per il vostro gatto, in questi convivi, era l'impossibilità del pisolino pomeridiano; d'altra parte fino agli sbadigli si poteva arrivare, oltre ci sarebbe stato il rischio di ciondolii avant'indré, che non sarebbero sfuggiti al parlatore di turno [per fortuna, non col pericolo di russamenti...] con conseguente gogna che, vista la poca propensione dei mega alla sottile simpatica ironia, sarebbe stata intrisa di crasso sarcasmo, quest'ultimo mai piacevole. Forse anche da queste astinenze è poi derivata la sacralità assoluta di questo viziaccio. A tempo perso, quando non si hanno altri pensieri, rapidi calcoli raccontano quanti mesi e anni di vita attiva sono stati buttati, a forza di addizionare, giono dopo giorno, le ore di questo... passatempo; peraltro senza rimpianti).

Seguirà ancora... se vi pare

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