lunedì 12 giugno 2017

Scrivi "burocrazia", leggi "cialtroneria"

Tanto pe' cantà...


Comincio dalle sigle, la prima ufficiale, le altre ufficiose.
INPS: istituto nazionale previdenza sociale.
Irps: istituto regionale previdenza sociale.
Ipps: istituto provinciale previdenza sociale.
Ilps: istituto locale previdenza sociale.
La Casa Madre opera ufficialmente a livello nazionale; poi ci sono le varie derivazioni, che portano la mai sufficientemente esecrata burocrazia a divenire cialtroneria allo stato puro, mano a mano che si localizza.
Il fatto, sperando di riuscire a sintetizzarlo.
Ab ovo.
Le caserme delle Forze dell'Ordine, come altri benemeriti enti pubblici, affidano il servizio di pulizia delle stesse tramite appalti.
Onde evitare infiltrazioni e corruttele, che sarebbero particolarmente disonorevoli per Corpi che della legalità fanno missione e virtù, alle ditte che concorrono agli appalti pare venga fatta una specie di autopsia ante mortem, con l'esame dei casellari giudiziari di ciascuna.
Questo non impedisce alle mani lunghe del malaffare di metterci mano.
Pacchia per i media, rovina (si fa per dire) di politici e amministratori che da quelle assegnazioni traggono vantaggio: notizie i primi, benefici diretti i secondi.
Oltre ai dati giudiziari si dice vengano valutate anche la consistenza e la solvibilità, nonché la capacità di svolgere gli interventi di cui propongono l'assegnazione.
Appunto tramite appalti, ufficialmente pubblici.
Chi li "vince" assume, o meglio si trova già in carico, il personale necessario allo svolgimento del servizio avendolo "ereditato" dai precedenti vincitori, nel frattempo decaduti.
Per i dipendenti, alla prima entrata in servizio, tra le varie esibizioni di documenti,  viene richiesto il certificato del casellario giudiziario, sempre per il motivo di evitare di mettersi una serpe in casa, che un domani potrebbe provocare casini, a livello informativo o terroristico o mediatico.
Gli appalti hanno una durata prestabilita, di solito 'venduta' per un triennio; talvolta l'affido del servizio viene limitato a un anno, ma ci sono casi eccezionali e provvisori di tre mesi, o anche di un mese soltanto.
Per ogni base d'asta il punto fondamentale è il verbo "tagliare".
I costi: visto che il classico 'taglio delle teste' applicato nelle grandi aziende, in questo contesto sarebbe impossibile a meno di riaffidare le pulizie alle antiche mitiche corvée di militare memoria, i tagli possibili si riferiscono alla riduzione delle ore lavorative, unico modo per ridurre quelli diretti.
Una volta 'vinto' l'appalto, le ditte trovano il modo di tagliare i costi, a modo loro, limitando quanto più possibile la fornitura dei materiali, peraltro previsti con voci e quantità specifiche in ogni nuovo capitolato.
Faccio un esempio, non teorico ma realmente vissuto: un appalto iniziale del 2000, 15 ore settimanali assegnate a una caserma di media grandezza, distribuite in cinque giorni, taglia che ti taglia nel 2015 erano diventate 5.
Senza che la caserma si sia ristretta, e sempre compresi palestra, sala mensa, garages e alloggi ad essa connessi.
Ai dipendenti, oltre al materiale d'uso, 'teoricamente' venivano forniti un paio di càmici da lavoro, guanti, scarpe antinfortunistiche, badge personalizzato per l'accesso ai locali...
Nel 2000.
Nel 2015, dopo il 'passaggio' di una decina di ditte diverse, con le immutate voci di fornitura iniziali, i càmici erano gli stessi del 2000, le scarpe mai viste, i guanti chirurgici, tra l'altro poco adatti alle operazioni di pulizia ma meno costosi, centellinati ed elargiti solo su reiterata esplicita richiesta degli addetti; il badge no, quello sempre rinnovato con logo e indicazioni sommarie del nuovo titolare di turno.
Quando gli appalti hanno una durata triennale, gli operatori soffrono mese dopo mese l'arrivo dei salari, con tempi affidati al buon cuore degli appaltatori.
Il brutto, sempre per esperienze vissute, viene verso fine appalto.
I segnali che la fine si avvicina sono ripetitivi: cambio improvviso della ragione sociale, telefoni muti o impiegati che non sanno e rimandano a capi regolarmente assenti...
Il culmine di questo fuggi-fuggi è quando il pagamento dell'ultima mensilità slitta, fino a scomparire del tutto.
E inizia l'attesa della liquidazione, il famoso e sempre benvenuto Tfr, Trattamento di Fine Rapporto.
Quando va bene viene fatto sospirare a lungo; quando va male scompare, come l'ultima mesata.
Hai un bel telefonare, chiedere aiuto ai comandanti delle caserme, sperando di riuscire a bloccare i pagamenti da parte dell'amministrazione...
Questi si mostrano svisceratamente interessati al problema; in realtà l'attenzione è solo di cortesia, è un po' il discorso su chi avendo la pancia piena non capisce chi ha fame. Almeno tre casi hanno dimostrato la veracità del detto.
Ci si rivolge al sindacato, di solito alla Camera del Lavoro, branca della CGIL, che offre l'assistenza legale per il tentativo di recupero delle spettanze.
Fatte tutte le pratiche, compresa la dichiarazione di fallimento della ditta fellone da parte del tribunale, queste sono inoltrate all'INPS, la casa madre, che esamina il materiale ricevuto, fa i conti e, se tutto collima, manda il relativo assegno.
Senza fretta.
La richiesta doveva essere inoltrata al Fondo di Garanzia, creato a tutela dei lavoratori fregati del proprio Tfr.
Un paio d'anni dopo la domanda, se e quando approvata, parte il pagamento e la pratica viene liquidata e chiusa.
Quando tutto fila liscio.
Nel caso oggetto di questo post è successo questo.
Due caserme, situate nella stessa regione, distanti una ventina di chilometri una dall'altra; un'addetta per ogni caserma; identiche ore lavorative e identico contratto...
Definibili come gemelle...
Una residente nella provincia del luogo di lavoro, che chiameremo provincia A, l'altra in una regione immediatamente limitrofa, che chiameremo provincia B.
Quindi due province differenti di domicilio, stessa provincia di sede lavorativa.
Il legale assegnato dalla Camera del Lavoro prepara le pratiche in duplice copia, identiche, salvo l'intestazione nominativa delle due operatrici; inoltro simultaneo delle pratiche...
Passati poco oltre i due anni, all'addetta della provincia A arriva l'assegno dell'Inps a saldo. Secondo il legale lo stesso dovrebbe avvenire a breve anche a quella della provincia B.
Passa il tempo, silenzio assoluto, sia cartaceo che comunicativo.
Un bel giorno messaggio sul cellulare: "Domani sarà contattato per informazioni sulla pratica...".
Il "domani" era passato da una ventina di giorni senza che domani fosse.
Messaggio e-mail con richiesta educata di chiarimento sul termine "domani": era forse un sine die tradotto malamente?
E-mail diretta all'Irps, che la dirotta all'Ipps, che a sua volta la sbologna all'Ilps...
Telefonata offesa, anzi irritata, anzi proprio incazzata, dell'impiegato Ilps che "avrebbe" dovuto esaminare il malloppo, tentativo nostro di spiegazione naufragato in un mare offeso.
Successivamente, sbollita parzialmente l'ira, convocazione immediata nel suo ufficio, portando i dati bancari e i documenti per l'accredito, peraltro a suo tempo già allegati alla pratica.
Finalmente!!!
No, niente finalmente: dopo due anni e mezzo dall'esame della pratica emerge che questa è stata inviata al Fondo di Garanzia (gestito dall'INPS) quando, invece, andava indirizzata al Fondo di Tesoreria (gestito invece dall'INPS).
Come dire: non qui ma allo sportello accanto...
A dimostrazione della sua buona volontà, fa vedere in un tabulato il rigo di riferimento con importo da erogare e date varie relative alla pratica.
"Ma guardi che l'Inps della collega ha pagato regolarmente due mesi fa".
"Hanno sbagliato loro... bisogna rifare la domanda, indirizzando i documenti al Fondo di Tesoreria entro pochi giorni, altrimenti scade e viene respinta".
Circa un mese dopo, lettera di diniego e chiusura della pratica.
Respinta.
Legale, ricorso all'INPS con tutte le specifiche del caso; pare che la risposta al ricorso fosse prevista entro novanta giorni...
Era il 28 luglio 2016, e oggi ancora tutto tace.

2 commenti:

  1. Lo stato non paga, incassa solamente e in questo è solerte.
    No, no, no comment.
    Non avertene a male se scrivo che non hai raccontato niente di nuovo e in ogni riga ogni tuo lettore potrebbe, cambiando nomi e ragioni sociali, sovrapporlo alla propria esperienza.
    Ciao.

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  2. Mi fa piacere rivederti gattonero.
    Vicenda di mera burocrazia, questa raccontata da te e mi tocca, mi dispiace. Parzialmente vissuta appena due mesi fa quando conclusasi il mio contratto di lavoro ho avuto la bella sorpresa di essere pagata parzialmente. Mi tocca aspettare ancora 5 mesi per recuperare, un po al mese, i soldi per i quali ho lavorato. Ed è un caso fortunato il mio, apprendo,leggendoti.

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