domenica 29 gennaio 2017

I giorni della memoria

So che non è un pensare positivo, ma credo che se il ricordo del passato avesse una scadenza temporale, tipo gli alimenti o le medicine o la prescrizione nel campo penale, non sarebbe un male assoluto.
Soprattutto per quanto riguarda gli eventi dolorosi della vita.
Un anno, cinque anni, dieci anni... basterebbe inserire nei DNA soggettivi un limite prestabilito, scaduto il quale sarebbe possibile ricominciare da zero...
"Scordammoce o' passato" sarebbe forse la panacea di tanti mali.
I ricordi, in fondo, sono soltanto un eterno rinnovarsi dei dolori, un perenne girare un coltello nella piaga, un ripetersi pervicace di martellate in testa...
Senza che nulla possa cambiare o essere modificato.
Con l'avanzare dell'età i giorni della memoria non sono più distinguibili, ogni giorno diventa "giorno della memoria", trecentosessantacinque giorni ogni anno, uno in più nei bisestili.
Mi piacerebbe sapere se, e dove e come, sia possibile trovare il lato positivo di questo "dono".
Mi rendo conto che non porta nulla a chi non c'è più, e che mai più ci sarà, e che il macerarsi nei ricordi non migliora la vita di chi ancora c'è; anzi concorre a renderla più amara di quanto già non sia di per sé.

3 commenti:

  1. Sì, è come dici, ognuno ha sue giornate della memoria e con l'avanzare dell'età ogni ricordo pesa senza arrecare il conforto di quella gioia che c'è stata e si è condivisa. Ma che sfuma ogni anno di più in modo inversamente proporzionale al dolore.
    Ci sono però altre gioie che si vanno via via preparando a diventare importanti e occorre riservare loro uno spazio sul calendario.
    Te ne auguro tante, Gattonero.
    Ciao.

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  2. Hai ragione. E' sempre doloroso ricordare gli assenti che abbiamo amato.

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