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Goccia da un passato remoto

La chioccia era l'Azienda. Il pollaio, la sede principale dell'Azienda. Era un pollaio molto aperto. Al suo interno viveva un po' tutto il regno animale: ovini, bovini, porcini, beduini... Il grosso, però, era rappresentato dal pollame: galletti e gallinelle, capponi e faraone, polli e tacchini, papaveri e papere, oche e campidoglio, eccetera eccetera. Tutti razzolavano, i razzolanti, in questo pollaio. Gli altri, i non razzolanti, studiavano il modo di salire, salire, salire... Puntavano ai vertici... Verso, e magari oltre, la chioccia. In questo zoo poteva mancare un gatto? Certo che no; almeno un rappresentante del genere felino, doveva esserci. Ed è il cronista che prova a rendere piacevoli queste monotone giornate maggioline, una calda a bollore e l'altra diaccia... una vivificante doccia scozzese permanente. C'era una volta uno sparuto gruppo di pollastri, destinati alla cura degli interessi della chioccia, lontani dai confini del pollaio.  Una volta... mestie...

Cronaca di una nasata telefonica

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Ho le spalle di misura ridotta, adattate al resto dell'impianto osseo che mi sostiene. Non ne ho mai fatto un problema, non ho mai avuto disturbi psichici in merito. Così sono da sempre, così rimango... anche perché apportarci modifiche non è possibile. Nonostante questa ridotta sua larghezza, sulle mie spalle  arriva di tutto. Mi sento come l'asinello di questa immagine, con un basto che solo un asino riesce a sopportare, con una soma che col passare del tempo appare sempre più pesante. Ci sono momenti, lunghi momenti, della vita in cui ho avuto modo di sentirmi, più che somarello asino a tutto tondo. Esperienze passate mi confermano che tale ero e tale sono rimasto. Esperienze che non sto a raccontare per non spingere ad una ilarità che, in rapporto a quello che vado a raccontare, sarebbe fuori contesto. L'ingenuità è una delle mie doti precipue. Lo confesso , non senza una puntina di vergogna, soffro di 'boccalonite', ormai cronicizzata, non tanto per una...

La violenza del tempo

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Qualche giorno fa un amico mi ha mandato la poesia. che qui sotto ripropongo. Non mi pare sia criptata, se perfino uno gnocco (come me) è stato in grado di leggerla, forse di capirla, probabilmente di interpretarla in giusta misura. Magari ad capocchiam   (licenza poetica in latino maccheronico)... Mi piace pensare che, semplicemente, gli sia piaciuta e l'abbia voluta condividere con me. Mi è di supporto il fatto che entrambi siamo su quel binario, in due vagoni intercomunicanti come i vasi del noto fenomeno fisico, con il via vai del racconto di ricordi... e di acciacchi reciproci. Purtroppo le poesie in genere sono come pietre piatte che rimbalzano sulle acque placide di un lago, o anche del mare quando la bonaccia lo rende possibile. Certo, in un fiume come il Piave, nonostante il suo placido e calmo mormorio, sarebbe difficile superare i due saltelli (anche perché pare che una sola volta nella sua storia sia stato in quella condizione; infatti poco dopo appariva infuriat...

L'ultima goccia di tenerezza

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Tempo fa mi pare di avere già pubblicato questa poesia, ma nei vecchi post non la riesco più a trovare. La ripropongo, con la certezza che sia quanto mai e sempre attuale. Tratta dal volumetto Garnël 'd guàzza, raccolta di poesie in un volumetto apparentemente anonimo, edito nel 1984 dal già più volte citato editore Battaglini, in Parma Il caminetto c'è ancora, ma non crepita più. L'ultimo ceppo si è spento l'oggi di quattro anni fa, al primo albore del mattino. Sotto la coltre di cenere palpita ancora la brace, che lentamente si va spengendo. La mano che dava e voleva carezze si è posata, e giace. Aspetta, paziente, che anche l'ultima brace diventi cenere.

Gigolò di Nicola Pezzoli

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Con la fortuna che mi ritrovo, che vada bene sarò il 25° lettore che accede al bando premiante; ma spero di essere il millesimo e oltre, così non avrò il rimpianto di essere arrivato a sbarra appena calata. Ho altresì la speranza che almeno un paio non si presentino all'incasso, per cui prendo per buona l'ultimissima riga dell'Opera e siedo in panchina in attesa. Premesso che questo è solo un commento, non una recensione (quelle, le rispetto e le ammiro, da esse traendo utili indicazioni su cosa andrò ad affrontare); una recensione, solitamente, approfondisce il concetto di un testo, cosa che non sono in grado di fare né di offrire; un semplice commento non intende approfondire un bel niente, non è una valutazione dell'opera, è semplicemente il risultato finale di una lettura, e potrebbe non collimare con quello che l'autore stesso intendeva veramente trasmettere col suo scritto. Ho messo più tempo del mio solito a leggere la storia di questo 'gigolò...

26 Maggio 2019, ore 10:50 AM

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Ovviamente è una immagine metaforica, non significa che ho dato il mio voto conciato in quel modo. Ho votato, sapendo e vedendo bene per chi votare. Che è diverso da ciò che viene definito "votare bene", che è lettura soggettiva. Il fatto è che, dopo lo storico "turarsi il naso"  di montanelliana memoria, sono successe tante e tali cose che hanno travolto quello che era la valutazione della politica, che l'essere confusi, oggi, non è più prerogativa di pochi. Personalmente lo sono, confuso, e invidio chi, nel marasma, riesce ad avere certezze assolute. Di una cosa, però, sono sicuro: da lunedì in poi, chiunque risulti vincitore, i comuni mortali, oltre ai tappamenti del disegno, sarà opportuno che indossino mutande di maglia; c'è una parte anatomica, di solito in penombra, a forte rischio, non appena sbollita l'euforia per la 'vittoria' ottenuta. Per maglia intendo quella indossata dai cavalieri medievali, in battaglia e in parata, ...

20 Maggio 2019, brutta giornata

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Ho appreso così della partenza di Carla (Krilù) Colombo, scorrendo casualmente le pagine di  Facebook. L'avevo conosciuta su Blogger parecchi anni fa e l'avevo apprezzata per le sue poesie, per la sua capacità pittorica e per la delicatezza dei suoi racconti. Da un po' di tempo era traslocata su Facebook, ritenendolo mezzo più veloce per trasmettere a chi la leggeva i suoi sentimenti ma, da oltre un anno, soprattutto l'andamento della sua malattia. È stato il racconto di un lunga agonia, in cui si alternavano scoratezza e fiducia, godimento di ogni attimo pur nella sofferenza che le sfibrava fisico e morale. Quello che la deprimeva di più era il fatto che non si riuscisse a capire in maniera definitiva il male che la martoriava. Per ricordarla non ho trovato di meglio che pubblicare qui il suo ultimo scritto di addio, di una serenità e di una coscienza lancinanti, che si sovrappongono al dolore. Purtroppo non sono stato capace di riportare il messaggio in modo più le...

Denti cariati

La carie ai denti è un accidente che può capitare. Hai un bel pulire, sciacquare, gargarizzare con collutori... basta un niente e la macchietta nera si forma; trascurata diventa un buchino nanoscopico che, se ignorato ancora, diventa una caverna. Un odontoiatra provvederà a ripulire, trapanando quanto basta, e introducendo nel pertugio particolari veleni bloccherà l'avanzare del malanno. Non seguita, non curata, una semplice carie è foriera di accidenti gravi, talvolta letali, per il possibile avvelenamento di tutto l'organismo. Quando è troppo avanzata l'unica soluzione è l'estirpazione del dente offeso. Eradicazione radicale, fino all'ultimo residuo di radice. Ché anche quello potrebbe portare a infezioni dannose per tutto l'apparato masticatorio e per quello cardiologico. Dalla prima macchiolina in avanti non sarò più un divertimento... aggravato dalla comune idiosincrasia verso i dentisti. Prima per i dolori fisici e, successivamente, per quelli moneta...

A lungo ponte...

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... auguri infiniti. A tutti e a tutte e anche agli altri. Auguri caserecci.

≪La lingua batte...≫

È un periodo in cui ho la netta impressione che avere (o avere avuto in un passato prossimo o remoto) un tumore, sia la nuova frontiera dello status symbol.  Chiunque abbia accesso a qualsiasi mezzo di divulgazione, ritiene opportuno, di solito a margine di racconti di vite affettive o politiche o di carriera, aggiungere (come la classica ciliegina a completamento della torta) di essere portatori di un cancro. Riuscire a far trapelare la notizia sui media cartacei o sul web è già un bel successo. Il top si raggiunge quando si presenta, cercata, la possibilità di esibirsi in uno dei tanti show di gossip televisivo strappalacrime. Ormai ogni canale ne ha almeno uno, la cui conduzione è affidata a persone ormai attempate, ciascuna a modo proprio navigate; nel senso che hanno tutte alle spalle trascorsi frizzanti che propinano a gocce, per ravvivare di volta in volta lo spettacolo. E da quel passato ripescano brandelli di una sensualità patetica, coperte rughe e flaccidità del fis...

Applausi

Era titolata " Applausi"  una canzoncina del 1968, genere pop , lanciata dal gruppo I Camaleonti. Carina nella sua semplicità, orecchiabile, tanto da poter essere canticchiata senza pretese a cinquant'anni dalla sua prima uscita. Dai pochi che ancora la ricordano. Il testo tratta un argomento che all'epoca era nei canoni obbligati di quasi tutte le canzonette: cuore e amore andavano a braccetto, calmierando un anno di profonde agitazioni, passato poi alla Storia per ben altre rivoluzioni e cambiamenti appunto epocali. Soprattutto nei costumi, nei rapporti tra generazioni, nelle guerre e guerriglie, in uccisioni che hanno cambiato il volto della Storia... All'epoca a cuore e amore non si aggiungeva "dolore" che, pur facendoci rima baciata, non aveva molto spazio nelle canzonette, e neanche troppo nel discorrere quotidiano; nella baraonda di quell'anno il dolore si viveva, e di dolore sovente si moriva. Ho fatto una piccola variazione nella prima pa...