venerdì 11 luglio 2014

Cose così... (parte terza)

Al rotondamento di quel bilancio mancano esattamente € 113,50 (centotredicivirgolacinquanta 'miserabili'centesimidieuro).
Eccheccevò...
Così monssù travet si era messo all'opera, e non ci aveva messo troppo a scoprire che, in tutta Italia, una sola persona mancava all'appello. 
Dalla sommaria verifica era emerso che una certa Elena X latitava dall’elenco.
Pertanto:
Gentile Signora, Le comunichiamo, per conto dell’Amministrazione Finanziaria-Sportello Abbonamenti TV, che il Suo nominativo, all’indirizzo su indicato (l’indirizzo di inoltro di questa corrispondenza), non risulta presente negli elenchi degli abbonati alla televisione”.
A seguire, il richiamo al d.r.l. 246/1938 e le sanzioni per il mancato adempimento di questo “dovere”.
Allegati: una cartolina per comunicare l’eventuale codice di abbonamento in corso e il bollettino postale per il pronto versamento onde “evitare qualsiasi onere ulteriore”.
Specifica: Elena da oltre trent’anni abita in casa della sorella e del marito di costei, quindi suo cognato. Sarebbe più appropriato dire che abita in una casa 'anche' sua, per via di una specie di usucapione acquisita nel tempo.
In precedenza aveva abitato, dalla nascita e fino alla loro morte, in casa dei genitori.
Che, regolarmente in regola col canone/imposta, le avevano generosamente consentito di vedere con loro il poco ricevibile, per via di un cono d'ombra dei segnali nella zona di residenza.
Questo cognato è abbonato, ahilui, alla televisione dagli anni ’70. Essendo legato al passato in tutte le sue forme conserva ancora la ricevuta del primo versamento (12.000 lire, oggi € 6,20 circa). E ha esaurito i martelli con cui a ogni rinnovo annuale se le spiaccica a sogliola, pensando a quel primo ‘obolo’ che lo ha legato per sempre a un barcone in costante affamata deriva.



(Galeotta fu la filodiffusione, una musica nitida diffusa in casa con poche lire in più in aggiunta all'abbonamento telefonico di base. Solo che in seguito era arrivata la nota che, per ricevere le trasmissioni in filodiffusione bisognava essere abbonati alla radiotelevisione. Con l'ingenuità tipica degli sposini, a ben altro intenti nei primi anni di coniugamento, aveva aderito: anello al dito per le nozze, catena alla caviglia per vedere, a tempo perso, un tubo catodico animato).
Già qualche anno prima ad Elena X era arrivato lo stesso identico messaggio, e la cosa si era risolta con l’invio della cartolina col codice-ombrello del cognato, che giustificava la sua assenza dall’elenco delle vittime di RAImoloch.
Evidentemente accolta, visto che non ebbe altro seguito.
Adesso come allora aveva pensato che la stessa versione sarebbe stata accettata; e teoricamente non poteva essere altrimenti.
Re-inviata, dunque, la cartolina, specificando la copertura di Elena X, indicata come convivente con i suoi famigliari, con l’invito implicito a non battere più cassa a questo indirizzo.
Sembrava cosa fatta, abbandonata nel dimenticatoio delle cose ovvie.
Dopo quattro mesi era arrivata una lettera di specifica:



Giusto quelli che mancano per arrotondare la relativa cifra in bilancio.
A questo punto nella lettura finale degli acronimi fin qui descritti, la RAI diventa RaraAudëre.It, poiché ci vuole un bel coraggio per andare a scavare situazioni squisitamente personali pur di racimolare qualche altro spicciolo (‘spicciolo’ per la Rai, visto l’importo della raccolta, non per chi a questa raccolta concorre obtorto collo).
Per questo Ente la convivenza sotto uno stesso tetto (non necessariamente nello stesso letto; che se anche fosse, si perdoni l’eufemismo, non dovrebbero essere cazzi che riguardano la Rai) pur in distinti nuclei famigliari, non può esistere.
Come, invero, non può esistere l’obbligo di specificare i perché del mantenimento di una determinata situazione di vita famigliare.
Men che meno alla Rai.
A dar retta all’interpretazione di quel travet, e, per lui, della Rai tutta, Elena X potrebbe guardare i programmi televisivi ovunque (al bar, in un circolo, in sala d’attesa del dentista, in farmacia, i maxischermi nelle piazze…), pur non facendo parte dei rispettivi nuclei famigliari dei titolari di quegli abbonamenti…
In casa della sorella (per esteso casa sua), no.
Qui, a casa sua, dovrebbe tenere bene in vista il badge che giustifichi il suo diritto alla visione.
Per estensione del Raipensiero, il possesso di un apparecchio "atto od adattabile ecc." per adempiere l'obbligo del versamento del quantum via via richiesto è un optional: in realtà l'ideale sarebbe quello che "tutti" dovrebbero pagare questa imposta, con sconti esclusivi ai non vedenti (che però potrebbero "sentire" l'audio televisivo) e ai non udenti (poiché potrebbero "vedere" le immagini; a questi sconto limitato per via delle trasmissioni sottotitolate).
Ultima ratio, che a leggere meglio quell'art. 1 r.d.l. 246/1938, fin qui troppo citato, poteva essere tranquillamente la prima e unica, che avrebbe evitato tanta posta, tante chiacchiere e tanti giramenti di:


Dopo di che mamma Rai dovrà mobilitare (oltre alla Guardia di Finanza che è già al suo servizio permanente specifico), tutte le altre forze armate nazionali, riesumando magari pure i Mas, che quanto al loro audëre sono diventati famosi, per ottenere gli spiccioli che mancano al suo bilancio.
Solo allora Elena X cederà alla violenza fisica; a quella psicologica mai.

Fine (forse)

25 commenti:

  1. Avessi denaro che mi avanza, farei causa alla rai per stalking. Da anni mi tormenta con lettere minatorie e non serve dir loro che non posseggo apparecchio alcuno. Ho anche telefonato per dir loro d'essere disposta a pagare il canone della radio, visto che quella l'ascolto, ma loro han detto no, che la radio è gratis ma debbo pagare il canone. Ora straccio regolarmente ogni rai-missiva ma trovo ingiusto che mi si tratti da furbetta italiana quando i furbetti (si fa per dire) sono loro.
    Resisti Elena, sorridendo.
    Ciao.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tranquilla, Elena resiste e anche sorridendo. E' al cognato che girano, sia per quel primo stramaledetto pagamento che per un'entrata in casa non autorizzata e quanto mai irritante.
      Ciao.

      Elimina
  2. Ahi ahi ahi. Tasto dolente. Obbligati a pagare per vedere schifezze.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Con la scelta attuale, uno le schifezze le va a vedere un po' dappertutto. Una delle poche cose di cui può vantarsi il Cav è quella di offrire le stesse schifezze della rai senza chiedere contributi diretti (a parte i programmi a pagamento; ma quelli si possono glissare senza colpo ferire).
      Guardando le entrate pubblicitarie della rai e delle concorrenti si vede subito che l'imposta in atto è un surplus regalato dalla politica affinché la torta delle spartizioni resti appetitosa per tutti i partiti.
      Ciao.

      Elimina
  3. storie di tutti i giorni.
    storie italiane.
    :(

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Una delle tante storie che ci fanno ritenere fuori dal mondo.
      Perlomeno da un mondo fatto di buon senso ed educazione.
      Ciao.

      Elimina
  4. Il tuo racconto, scritto con stile davvero piacevole, è specchio di un aburocrazia idiota che si regge con il contributo di persone altrettanto idiote. In casi simili sono daccordo con Sari, bisognerebbe minacciare quesrela per stalking e una strada da seguire è sicuramente una class action, al riguardo le associazioni dei consiumatori potrebbero dare utili suggerimenti. Ciao e buon we.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. So di iniziative di varie associazioni di consumatori in merito, che probabilmente avrebbero più successo del referendum per abolire l'euro o altre fesserie tipo quello.
      Ma credo che abbiano blindato quella legge manco fosse come quella sulla pena di morte: se mai dovesse andare a buon fine sarebbe appunto la morte della rai, e di riffa o di raffa troverebbero il modo di salvarla,. I mezzi per spillare il quantum necessario sono noti: casa, sanità, carburanti, carte bollate, conti correnti, automezzi, trasporti.... un centesimo qua e uno là arriverebbero a colmare il vuoto-cassa lasciato dall'imposta soppressa.
      Ciao.

      Elimina
  5. L'Italia non va da nessuna parte fintanto che non si mette in discussione tutta la Pubblica Amministrazione, nei suoi fondamenti e scopi. Per poterlo fare bisogna liberarsi sia dalla abitudine del cittadino di tirare a fregare ad ogni piè sospinto e che la cosa pubblica è di tutti e di nessuno quindi se ne può fare scempio, sia della idea del burocrate che la sua assunzione nel Pubblico sia equivalente a vincere una lotteria che paga con un vitalizio e che che il cittadino sia uno schiavo.

    Chiedete ad uno straniero che non sia arrivato con un gommone qual'è il problema più fastidioso di vivere in Italia. Intanto il Caro Leader è in tutte altre faccende affaccendato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quello che più mi ha irritato non è tanto l'insistenza (mediamente annuale) del rilievo di "non essere nell'elenco" di quelli che, in maniera invereconda, continuano a definire "abbonati". Abbonati 'sta pippa, visto che quella 246/1938 dovrebbe essere abolita, se non per altro per raggiunti limiti di età. Il "sostentamento", allora, poteva avere un motivo per sostenere un'impresa in fase di decollo, e che solo la previsione di un utilizzo utile al regime aveva giustificato. Ma oggi, alla luce di altri introiti non inferiori a quelli della concorrenza, è un calcio sui denti al buon senso.
      Quello che mi ha mandato in bestia è l'accurata indagine successiva, l'intromissione in una situazione privata, che non riesco a mandar giù. Tanto più con quella cosiddetta legge sulla privacy che siamo costretti a firmare a ogni pie' sospinto, che se non lo fai ti viene bloccata qualunque pratica tu abbia in avvio.
      E a questa gentaglia è consentito rompere i coglioni fin sotto le lenzuola?

      Elimina
    2. Ma se la Agenzia delle Entrate ha dei centri di calcolo nascosti sotto le montagne che nemmeno il NORAD e raccoglie i dati su qualsiasi transazione finanziaria, tipo quante volte vai dal parrucchiere o al ristorante. Secondo te a cosa serve tutta questa manfrina sull'uso delle carte di credito/debito?

      Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
      Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.

      Ma il fatto è che solo una piccola percentuale di Italiani ragionano come uomini liberi. La maggior parte ragiona da servo furbo. Per cui vogliono lo Stato onnipresente e onnicomprensivo per poi viverci sopra come un parassita minuscolo sul corpaccione della balena. Un popolo di cirripedi. Vedi alla voce DC-PCI-PD

      Elimina
    3. Sto andando a pubblicare il seguito, fresco di stamattina, e ti posso assicurare che invece degli Anelli vorrei usare una bella corda. Per impiccarli. Tanto sono talmente fuori dal mondo che nessuno si accorgerebbe della loro dipartita.

      Elimina
  6. Ehi, quel timbro mi è suonato molto famigliare! Sono di Collegno anch'io :)

    Il canone da pagare mi è arrivato a casa prima ancora del certificato di residenza. E pensa che non avevo ancora nemmeno la tv...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Piazza della Repubblica 26. C'era ancora lo stadio al posto del Comune, e in quella piazza una volta all'anno c'era la mostra dei bovini. L'odore delle "buse" aleggiava per giorni, inebriando gli olfatti più sensibili. Dietro il palazzo un grande campo, solitamente coltivato a mais. Subito oltre la ferrovia. Al piano terra del mio palazzo c'era un tabaccaio (o tabacchino, a seconda dei gusti), sovente preso di mira da rapinatori. In una tarda serata autunnale, vuoi per la stagione vuoi per l'umidità trasudante da quel campo e dagli alberi della piazza, c'era una nebbia a schiuma di lavatrice. Tre poveri imbecilli avevano scelto proprio quella sera per fare una "visita" al tabaccaio. Eseguito il copione delle minacce e qualche percossa convincente, preso il malloppo erano saltati in macchina partendo a razzo, diritti verso il vuoto nebbioso. Andando per intuito non dovevano essere della zona, visto che circa trecento metri dopo si erano schiantati con la vettura contro il muro perimetrale di quel campo sportivo. Malconci erano fuggiti a piedi e vennero arrestati poco dopo dai caramba, che allora avevano la mini-caserma a Collegno vecchia. L'episodio risale a verso metà degli anni '70, quando ormai ero schiavo televisivo da alcuni anni.
      Commento del cavolo, lo so, ma talvolta basta pizzicare una corda per far suonare il violino dei ricordi, che è sempre un bel passatempo.
      Ciao, saluti alla (ormai) Città di Collegno che I♥ più che mai.

      Elimina
    2. Commento dl cavolo?? Starei ad ascoltarti per ore invece.

      Elimina
  7. Ciao Pietro,
    sono stato lontano dal web, per ragioni di lavoro (e devo restarci ancora un po') ma sono veramente lieto di rileggerti ;-)
    Un cordiale saluto.

    RispondiElimina
  8. Ora le dico qualcosa che non sa, appreso per fonte diretta. Le badanti ricevono continue richieste del canone, anche se non hanno il televisore. E questo per il solo fatto di cambiare spesso la residenza, dovendosi trasferire a casa delle persone che assistono. Mio padre è riuscito a pagarne tre, di canoni, lo scorso anno. Uno al vecchio indirizzo, uno al nuovo e uno indirizzato alla compagna. Le farò sapere come è finita la battaglia di raccomandate. L'impiegata mi ha spiegato che dipende proprio dalle comunicazioni che il Comune fa all'agenzia delle entrate per informare dei nuovi residenti. Che siano i vecchi che si trasferiscono sembra ipotesi troppo ardita per le teste d'uovo che hanno concepito questa bella trovata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' tutto un fatto assurdo: c'è una direttiva di legge, che ora non le cito perché è tardi e non ho voglia di andarla a cercare nei dettagli, che consente la detenzione di più apparecchi televisivi situati in località diverse (una in città, una al mare, una in montagna, una in palude, per dire) intestate ad un unico titolare dell'abbonamento. Nel famigerato d.r.l. 246/1938 all'articolo 7 è previsto il possesso di più apparecchi radiofonici "atti o adattabili..." ecc., purché siano posseduti da un unico titolare dell'abbonamento. Questo già previsto nel 1938 e mai abrogato.
      Con la dichiarazione inviata ritengo che la vicenda sia chiusa, infatti Elena, e io per lei, ci siamo messi a disposizione di qualunque autorità voglia venire a verificare sulla verità o meno della dichiarazione.
      Terrò comunque in memoria il link offerto nel commento successivo, di cui ringrazio sentitamente.
      Cordialissimi saluti e grazie dell'intervento.

      Elimina
    2. Lo so, lo so, c'è pure su televideo, anche se non è così dettagliata. Per quanto ne so, il difensore civico fa da tramite tra il cittadino sconsolato e l'ente malefico che lo affligge. A prescindere dal fatto che siano questioni di sua competenza, aiuta almeno a raccapezzarsi e a trovare la giusta via da intraprendere, consigliando a chi rivolgersi, eventualmente. È già qualcosa!

      La aggiornerò. Saluti a lei.

      Elimina
  9. Le consiglio di rivolgersi, nel caso la molestia perdurasse, di rivolgersi al tizio in questione. Dovrebbe trovarlo anche nella sua città.

    http://it.m.wikipedia.org/wiki/Difensore_civico

    RispondiElimina
  10. Buon mese di agosto, Gattonero. Ci sia "bel tempo" ovunque tu vada.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dove vado io non perdo tempo a guardare il cielo, che ci sia il sole (e qui c'è, mentre altrove si nuota in fiumi di melma), o sia nuvolo, o stia piovendo mi lascia (quasi) indifferente. La giornata è bella comunque, se dove vado trovo un sorriso in fiduciosa attesa e un bacio per merenda.
      A due passi dal mare, oggi sono tre anni e sei mesi che non ci vado, la mia spiaggia è un nastro d'asfalto, il mio lido è una struttura ad hoc, i miei vicini d'ombrellone stanno perloppiù in carrozzina oppure distesi su lettini non prendisole...
      Perdona se mi sono lasciato andare, ma ormai sul post non ci sono altri commenti, quindi penso che la cosa resterà fra me e te.
      Buon fine settimana e ciao..

      Elimina
    2. Io guardo sempre il (in) cielo... mi ristora... è sempre nuovo, con la pioggia o il sole e lì posso depositare quel che in terra non sta. Oggi, qui, pare primavera ma da mesi nuotiamo in canali di pioggia... ma anche quella mi piace e questa stagione folle che fa balzare le temperature su e giù come fossimo sulle montagne russe, fa male solo alle mie vecchie ossa.
      Avevo messo fra virgolette quel "bel tempo" proprio perchè non mi riferivo a quello atmosferico e tu mi hai confermato che anche per te vale proprio "quel" tempo che sai gustare.
      Mi soffermo su quel tuo: "... a due passi da"... e, riflettendo, mi sono passati davanti mondi interi. Non amo soffermarmi sul passato ma questo deve tracciarmi piste migliori per il futuro.. per essere più serena e/o sicura.
      Vedi, ho fatto bene a passare a salutarti.
      Ciao Gattonero, buon fine settimana, davvero.

      Elimina
    3. Indovina che tempo fa.. se hai detto pioggia hai vinto. :)

      Elimina
  11. Ho perso: guardato il mio cielo ho detto sole pieno, sperando lo fosse per tutti.
    Ciao, buona settimana.

    RispondiElimina