lunedì 9 aprile 2012

Me lavadur (al lavatoio)

Me lavadur

Am fermèva longh e fòs tott ch’al dòni a sbarlucè;

l’era un spas mo sèmpre gròs a sentili ciacarè.

M’al do fili d’lavandèri, ch’a gl’andèva sô e zô,

ui piaseva al cosi cèri da strizè ’na vòlta d’piô.

Al nutizi piò atuèli ch’al daseva turbameint,

seinza pel e puntuèli a gl’aveva i su cumèint.

Fra ‘na bota e ‘na risèda l’argumeint al dipanèva

E sl’ultima insavunèda enca e fat us risciarèva.

S’a fasèm un paragòun fra ti-vu e lavadur,

bsagna fèsne ‘na rasòun, l’era st’ultme piô sicur.

L’era cum’è in Parlameint sa ognun te su sètor,

cun mumeint ad smarimèint ch’i ‘era satur ad livor.

Snà che i què al lavurèva sal su brazi e cun sudor,

meintre lor i sla spasèva a la faza dl’eletor.

Ma sta gran lavanderia pina ad pan d’una zità,

tott e sporch che vniva via gnenca l’era la mità.

Ma un gnèra cativeria sol un pezgh d’malignità;

l’onich sfigh che la miseria la s’permett in quantità.

(Francesco Gamberini – 1979)


Al lavatoio

Mi fermavo lungo il fosso tutte quelle donne a rimirare;

era veramente uno spasso sentirle chiacchierare.

Alle due file di lavandaie, che andavano su e giù,

piacevano le cose chiare da strizzare una volta in più.

Le notizie più attuali che davano turbamento,

senza peli e puntuali avevano il loro commento.

Fra una battuta e una risata l’argomento dipanavano

e con l’ultima insaponata anche il fatto rischiaravano.

Se facciamo un paragone fra televisione e lavatoio,

bisogna farsene una ragione, era quest’ultimo meno dubbio.

Era come in Parlamento con ognuna nel suo settore,

e momenti di smarrimento saturi di livore.

Solo che qui si lavorava a forza di braccia e tanto sudore,

mentre là se la spassavano alla faccia dell’elettore.

In questa grande lavanderia, piena di panni d’una città,

tutto lo sporco che veniva via non era neanche la metà.

Ma non c’era cattiveria, solo un pizzico di malignità;

l’unico sfogo che la miseria si può permettere in quantità.

27 commenti:

  1. Poesia intensa e umana come è intenso ed umano il dialetto.
    Buona giornata

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  2. Ma è straordinaria Pietro :) Le poesie in dialetto sanno di genuino, di vero e traspaiono profumi. Sembra quasi di sentir l'odor del sapone di marsiglia e lo scorrer dell'acqua del fiume che man mano diventava chiara e frizzante attraverso i panni strizzati e puliti!
    Dopo 33 anni è attualissima!
    Il mio bacio e l'abbraccio d'un'amica!

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  3. Dallo straordinario accostamento tra il parlamento delle lavandaie e il parlamento degli "onorevoli"; diventano molto onorevoli le lavandaie ...

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  4. ..ti si è rotta la lavatrice e stai facendo appello agli blogger per venire a darti una mano? :p
    Mangio troppa cioccolata :-( domani torno in me, promesso.
    ciao :-))

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  5. agli amici blogger echecazz ..sta cioccolata m'ha ciullata la grammatica (poca) che tengo :-(((

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  6. Egregia metafora del triste presente, tratta dal faticoso antico mestiere delle lavandaie, il quale ha lasciato tracce di memoria un po' ovunque nel nostro Paese, comprese le mie lande.

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  7. Stupenda!!!
    Ciao Gattonero,
    Lara

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  8. ho già attivata la restrizione al blog, se avevo tuo indirizzo di posta ti giravo l'invito.
    Se ti fa piacere scrivimi qua: chaillrun@gmail.com
    un bacione :-)))

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  9. Magnifica poesia..Ciao, buona giornata.

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  10. Ciao!
    Volevo dirti che fra un'oretta pubblico il post con il mio servizio sul convegno dell'Anmic a cui eri interessato, mi farebbe piacere che passassi a leggerlo.
    Grazie!

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  11. Gattonero, hai colpito, che bello questo post.
    Uno squarcio di vita in versi.
    Grazie non conoscevo questa poesia.
    Ti abbraccio.

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  12. Le poesie in dialetto sono sempre suggestive.

    Baci

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  13. Meno male che l'hai tradotta, altrimenti facevo la nottata a capirla....perché ne vale la pena sia per il sapore folclorico che per la grande, eterna verità che racconta.
    Buona notte gattonero, la cara Blu come sta?

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  14. Bellissima!!!
    Le vedo intente a sbattere e torcere i panni nell'acqua fredda, mentre si scaldano e si accendono con qualche battuta ed una risata che allevia il loro lavoro.
    A presto

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  15. Del tutto degne le lavandaie, mentre di indegni là al parlamento... lasciamo perdere.

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  16. Certo che se conoscevo quel dialetto credo proprio che avrei sentito della musica risuonarmi nelle orecchie.
    Naturalmente il paragone col Parlamento mi fa pensare a quella manica di mangiapane a tradimento che ivi occupano quegli scanni senza alcun merito, al contrario con molti demeriti.
    Ricordo che anche a Roma, accanto quasi alla Basilica di San Paolo c'era e c'è ancora un piccolo fabbricato in mattoni, coperto da un tetto di tegole e aperto da tutti i lati usato dalle "lavannare" (in dialetto romanesco).
    Un caro saluto,
    aldo.

    ps.Grazie del gentile e generoso tuo commento

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  17. il dialetto è lingua e la poesia in dialetto è lingua poetica. Questa è uno spaccato formidabile!

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  18. la seconda versione è la migliore!
    Buon fine settimana

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  19. Ciao gatto, nel mio piccolo paese esiste ancora un lavatoio comunale in pietra, affianco e dentro vi scorre il San Callisto, un fiumiciattolo locale che nasce proprio qui tra le montagne, acqua gelata che non fa male alle vecchie mani delle signore autoctone :)

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  20. il paragone col parlamento non voglio neppure commentarlo, visto che c'è chi si guadagna il pane col sudore della propria fonte e c'è chi invece...ops, avevo detto che non volevo commentarlo!!! In effetti, grazie alla traduzione ho capito il senso ma...quant'è musicale in dialetto???

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  21. C’è un premio da ritirare. Vieni nel mio blog e capirai :)

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  22. Ho seguito anch'io il consiglio di Lù e ho fatto bene.
    A presto.
    Cristiana

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  23. @ TUTTI

    Se siete preoccupati perché non leggete più il gatto, fate un giro qui e scoprirete i motivi della sua temporanea sperizione :)

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  24. Vaccaboia, ma questo è romagnolo schietto. Non è esattamente quello delle mie parti, ma anche senza la traduzione a fronte capisco bene il senso di rispetto che già nel'79 si nutriva nei confronti del nostro parlamento. E non è che con il tempo le cose siano migliorate, vero ?
    Fate attenzione agli abitanti della terra di Romagna, perchè avvolgono il problema in belle parole e rime, ma poi ti piazzano la stoccata acida e pungente.
    Un abbraccio.

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