martedì 29 giugno 2010

Rosa e Chiara, la fine

Non mi risultano risposte, verbali scritte fisiche, da parte di Rosa al messaggino di Chiara.
Poco dopo, tra l'altro, la classe è stata divisa in due sezioni, A e B, per cui gli incontri tra le due si sono diradati, anzi evitarsi era diventata norma. Una di qua, l'altra di là.
La divisione della classe era stata messa in atto con una manovra un po' ambigua: un paio di strane iscrizioni avevano consentito di superare il numero massimo di studenti per la classe, da cui l'inevitabile scissione.
Completati i quadri per le due classi, quel paio di iscrizioni erano state disdettate. Cosa fatta capo ha, la divisione è andata avanti per due anni consecutivi.
L'assegnazione all'una o all'altra sezione, avvenuta per sorteggio, aveva casualmente favorito la divisione delle due "amiche".
Quest'anno, con le modifiche imposte dalla signora dell'istruzione, si procederà al riaccorpamento originale.
Questo creerà un paio di piccoli problemi: uno logistico e uno di redditività scolastica.
Il logistico si riferisce alla difficoltà di trovare un'aula abbastanza capiente, nel rispetto minimo della metratura pro capite prevista dai regolamenti. Essendo il classico collegato all'alberghiero, situato in altro complesso edilizio, probabilmente si troverà là una sistemazione. Così greco e latino si impasteranno letteralmente con gli odori di cucinato provenienti dalle cucine dell'istituto.
La redditività: l'attuale sezione A, quella di Rosa, ha visto tutti promossi, con medie discrete e crediti passabili (in questa sezione, peraltro, ha fatto un certo effetto il passaggio indenne di uno studente per il quale, lui per primo e tutti i compagni, era scontato perlomeno il rinvio a settembre, se non addirittura il rinvio totale alla ripetizione dell'anno.
La sezione B ha avuto tre rinvii a settembre, e medie in generale piuttosto bassine.
La A, composta in maggioranza da femmine, nel corso dell'anno si era rivelato un gruppo con tendenze casiniste nei limiti della norma, accettabili per un'età in pieno sviluppo ormonale.
La B, a detta dei prof, era, come si dice, un po' impestatina.
Riunificando, prevarrà la pacatezza della A sulla eccessiva vivacità della B? Questo in termini di condotta.
Come studio: riuscirà la A a terminare il percorso brillantemente costante, iniziato dalla prima ginnasio fino alla seconda liceo, testé conclusa, ovvero il mescolamento con la frangia B avrà ripercussioni negative, accentuate dal fatto di essere l'ultimo anno, quello della maturità?
Se quest'ultima ipotesi, facilmente prevedibile, dovesse avverarsi, le buone medie di tutti questi anni (sempre superiori all'8) finiranno nella spazzatura.
Personalmente non credo che la buona volontà dimostrata in questi anni riuscirà a ripetersi; più facile che la parte negativa riesca a frenare, speriamo non ad annullare, quella positiva.

domenica 27 giugno 2010

27 giugno, assemblea di condominio

Ci sono situazioni della vita che mi inducono a pensare di essere fuori dal mondo.
Una di queste, ed è la seconda volta che mi capita, è l'assemblea del condominio.
Del nostro condominio.
Un palazzotto con 15 unità abitative, compreso un piccolo ristorante filo strada, che in passato ha creato qualche malumore, per il baccano serale e per gli odori di fritto nauseabondi.
Da un po' di tempo ha smesso di essere un problema, vuoi per la crisi, vuoi per la pizza che fa schifo perfino a me, che già non la amo più di tanto, vuoi per il cuoco che non ispira fiducia.
Per stamattina, ore 9.30, è prevista l'assemblea; in seconda convocazione, secondo il regolamento.
Le raccomandate A/R sono partite inizio mese, le cartoline sono rientrate, timbrate dalla posta e firmate dagli interessati.
A me, quando sento parlare di assemblee di condominio si risveglia quel pizzico di sadismo che penso sia, represso, in tutti noi. Le cronache, le barzellette, i sentito dire, le rappresentano di solito come bolge di esseri che urlano, si azzuffano, talvolta si menano...
Quindi, da queste assemblee, degli altri, mi aspetto lo spettacolo, mi vedo sugli spalti di un'arena, in attesa dello scorrere del sangue.
La nostra assemblea, come detto da un paio di anni, è diventata la "mia" assemblea.
Sono un cultore della puntualità, per rispetto verso i miei interlocutori e perché al ritardo preferisco l'anticipo. Per dire: meglio mezz'ora di anticipo che un minuto di ritardo.
Quindi alle 9,20 mi presento nell'ufficio dell'amministratore, che sta preparando le carte e il registro dei verbali.
Saluti, e aspettiamo.
Nell'attesa parliamo di tutto il parlabile, dal tempo (che schifo!), alla stagione turistica, ai pannelli, alle attività comunali...
Alle 9,50 abbiamo quasi esaurito l'enciclopedia.
Alle 10,15 cominciamo il conteggio delle quote millesimali di me, presente, e delle deleghe arrivate via fax, per vedere se sono sufficienti ad aprire l'assemblea: 565 millesimi.
Inizia la stesura del verbale: io, modestamente, presidente; il segretario lo troverà in seguito l'amministratore, portandosi appresso il registro per la firma chiesta dalla legge.
Metto avanti le richieste raccolte nel corso dell'anno, frutto di incontri occasionali, memorizzate per questa occasione.
Conferma dell'amministratore, consuntivo, preventivo, rinnovo dell'assicurazione del palazzo, appalto pulizia scale e androne, revisione dell'autoclave, serratura portone, infiltrazioni perpendicolari alla canna fumaria della profia all'ultimo piano, parcheggio cortile interno limitato a una vettura per alloggio...
Ore 11.30: firma verbale e chiusura dell'assemblea.
Arrivederci l'anno prossimo, s.d.v.
Da domani citofonamenti continui: "Com'è andata l'assemblea?".



Ecco come gli europei vedono noi italiani...

Ho trovato questo video per caso, mi è piaciuto e ve lo porgo. Magari sono l'ultimo ad averlo scoperto, se lo avete già visto passate oltre. :)

sabato 26 giugno 2010

Rosa e Chiara

La vita è una rappresentazione teatrale.
Siamo su un palcoscenico e recitiamo.
Chi a soggetto, chi su trame pensate da altri, chi facendo scena muta per una vita intera.
Siamo attori e nel contempo spettatori; talvolta ci crediamo registi, pensiamo di essere noi, in prima persona, a dirigere la rappresentazione.
Invece stiamo recitando la parte di regista, ma sempre come attori/spettatori.
Oggi voglio alzare il sipario su una scenetta, rilassante dopo le delusioni sportive, dopo i fondati timori sull'oggi e soprattutto sul domani.
La scenetta che vado a raccontare ha poco a che vedere con quanto detto fin'ora: è un piccolo spaccato di vita quotidiana, una piccolezza che aiuta a capire come gira il mondo oggi.
Sul palcoscenico due ragazzine, che chiamerò Rosa e Chiara.
Rosa, come il fiore o come il colore che un tempo tingeva il futuro.
Chiara, come il giallo paglierino delle urine.
Rosa è figlia di una ragazza madre. Non madre per incidente su un percorso amoroso sbagliato o finito malamente. Madre per scelta fortissimamente voluta, con una inseminazione artificiale, ripetuta un paio di volte, fino al successo. Questo molto prima che i paletti medico-burocratici rendessero questa libera scelta difficoltosa e scoraggiante.
Chiara è la prima figlia di due medici, operanti in ambito ospedaliero.
Ha due fratelli, con età a scalare di tre anni uno dall'altro.
Non sono a conoscenza delle doti mediche dei genitori; anche perché queste capacità professionali si conoscono solo con l'approccio diretto, di solito spiacevole, con ricoveri o cure da questi ricevute.
Il loro ruolo come genitori, da spettatore, mi lascia leggermente perplesso. Un paio di episodi mi hanno fatto dubitare delle loro capacità genitoriali.
Costoro hanno una villetta fronteggiante un giardinetto pubblico, ricavato da uno spiazzo costeggiante una strada che collega la marina alla parte di paese verso la collina. E' un tratto di rettilineo, in cui i limiti imposti di velocità sono un optional: se li rispetti, bene; se non li rispetti, bene lo stesso. Niente semafori o polizia municipale.
Ci si affida alla fortuna, che fin'ora non è stata bendata.
Questa strada divide la villetta da questo giardinetto, creato per dare spazio ai giochi dei ragazzini. Verde, fontanella, scivolo, panchine, scalette svedesi: il minimo per tenere i bambini occupati, mentre i grandi leggono il giornale o si scambiano confidenze in santa pace.
Il tutto è delimitato da una fitta siepe, con un solo varco di entrata.
Le due ragazzine, con altre amichette, qui giocavano e, a loro volta, si scambiavano le notizie di loro interesse. A loro si univano talvolta anche i maschietti, ma con minore impegno, per la mancanza di un campetto di calcio.
Sempre da spettatore, mi è capitato più volte di vedere il figlio più piccolo, sui tre anni, attraversare di corsa la strada divisoria, per raggiungere la sorella più grande; sovente in mutande, sovente sporche, di quello sporco che, quando c'è, è nascosto dal pannolino.
E' andata sempre bene; il bambino è cresciuto, l'incoscienza infantile forse ha lasciato il posto ad altre incoscienze, più attuali e forse più pericolose.
Torno da Chiara e Rosa: compagne di scuola, dall'asilo alle medie, e successivamente al classico.
In quarta ginnasio, stessa classe.
Evidentemente c'era qualcosa di indefinibile nel loro rapporto reciproco, che consentiva loro di convivere per obbligo, non per simpatia.
Chiara, per chiarire meglio la sua aperta antipatia verso Rosa, le ha fatto avere un biglietto, stampato dal computer, che riporto integralmente, tutto compreso.

"Cara Rosa, se c'è una persona davvero disgustosa di mia conoscenza quella sei tu. Presuntuosa, perfettina e anche maleducata. E ognuna di queste precisazioni ha un motivo.
Per cominciare vorrei chiarire alcune cose che hai detto alla MIA amica del cuore.
a) Sono presuntuosa. Ho avuto molte conferme che sei insopportabile e presuntuosa, che vuoi sempre essere tu la migliore e quella che ha ragione, e me lo hanno detto persone che stanno a contatto con te molto spesso. Dei tuoi 7 e mezzo, delle tue regole quando giochiamo a carte non frega nulla a nessuno.
b) perfettina, mia cara, io i compiti li faccio. L'unico problema e che io ho i mei cazzi da fare, e non passo dalla mattina alla sera il tempo sui libri come fai tu. Pensa che non svolgo i compiti, che sono disordinata, ma sono sicuramente più normale di te. Perché non conosco adolescente che studia così tanto da non poter accendere un attimo il computer e andare su internet. E credo che siano molti i ragazzi che a volte non fanno i compiti. Non è il caso di essere altezzose per il fatto di studiare sempre, perché così si fa il proprio dovere. Sono felice comunque che esistano ragazze che vivono per la scuola e per il greco.
c) Se tu con la mia migliore amica, sia oralmente sia per sms parli male di me, non vedo perché non possa concedermi una piccola parentesi anch'io su quello che penso di te, piccolina. Sei odiosa e insopportabile, ti da fastidio perché rido sempre, ma almeno sono allegra e se credi di essere chissà chi ti dico una cosa: tu non sei un CAZZO di nessuno. Né sei quello che credi né sei in diritto di giudicare gli altri per quello che sono, e se devi parlare male di me via sms, continua a farla, però, ti do la mia benedizione: VAFFANCULO (stronza che non sei altro). e se dirai che sono volgare e che non sono fine, dillo pure, perché non voglio essere la ragazzina per bene, sempre educata e sempre studiosa. Sono monella, ed è meglio così. Abbasso i pappamolle!!! viva i vivaci e quelli che trasgrediscono un po'. Questa è l'età giusta per farlo."
Scende il sipario. Applausi.


mercoledì 23 giugno 2010

CO2, nel mio piccolo

(Sbatacchio queste righe nella convinzione che ormai la faccenda interessi più a nessuno.
Le scrivo per i posteri: se la fine della Terra sarà nel 2012, andranno perse nel disastro; se, come dicono alcuni scienziati non astrologici, l'uomo sparirà da questa Terra fra cento anni, spero che qualcuno, allo scadere dei termini, prenda atto che qualcosa, nel proprio piccolo, ciascuno poteva fare e non l'ha fatto.
Perché sono convinto che non sarà un asteroide o un altro accidente dall'universo a farci sparire: stiamo lavorando alacremente per distruggerci da soli, per "toglierci di mezzo", alla ricerca del suicidio universale.
Il biblico diluvio credo sia stato un grande acquazzone, descritto come castigo divino per non ho capito bene quali peccati. In confronto a quanto sta accadendo da decenni a questa parte, quel diluvio deve essere stato non più di una pioggerellina di marzo, e mentre quella picchia argentina sui tetti, quello che stiamo combinando i tetti non li vede proprio: la terra sprizza veleni, dal livello del mare alle cime più alte del pianeta, dove la neve, un tempo simbolo massimo di purezza, si presenta già sporca al momento di depositarsi. Dei fiumi, dei mari, dei laghi, degli oceani, qualunque cosa si dica è già stata detta e la loro condizione è arcinota.
Un tempo ormai lontano "bere alla sorgente" si poteva paragonare all'allattamento al seno femminile: trovare oggi acqua sorgiva tanto pura da poterla bere senza patemi, è ormai impossibile; esattamente come il latte di donna che non trasmette più al neonato il meglio della mamma: passa al figlio la nicotina delle sue sigarette, i residui delle droghe, magari non propriamente tali, anche se..., che vengono ingurgitate sotto forma di medicinali o con il contenuto più o meno ignoto dei cibi, o con postumi di malattie contratte per leggerezza o mala informazione...
Il cielo: viviamo come sotto una campana, ma non è di cristallo protettivo.
E' una campana formata dai fumi velenosi che scarichiamo verso il cielo, dall'evaporazione dei veleni dalle acque, e da quelli che sprizzano dalla terra ogni qualvolta la perforiamo alla ricerca di qualcosa che acceleri il nostro cammino verso la fine.
Noi, sotto questa campana fingiamo di viverci, ma sappiamo benissimo che invece ci stiamo agonizzando.
Cento anni? Potrebbe essere una visione ottimistica... Vediamo di finirla prima, così entriamo nel Guinnes).

Continuo alla prossima, questa era solo l'introduzione.

lunedì 21 giugno 2010

Inquinamento, pazzia collettiva

Il vento sta fischiando, altro che vuvuzela...
La bufera urla, da disperata...
In lontananza, il mare biancheggia, e non si capisce se è bianco d'onda, o l'ennesimo travaso delle porcate umane.
Le scarpe sono rotte, ma chi se frega, ho già messo gli zoccoli, e li toglierò verso fine settembre se tutto va bene; salvo rottura dei piani per non previsti battesimi cresime matrimoni sepolture e affinerie varie.
Persino il Comune, dopo un periodo di divieto di accesso agli zoccolanti, ha riaperto i battenti ai poverelli che, abitando in riva al mare, ritengono di poter entrare nel tempio comunale scalcagnati e, solo alcuni, sciabattanti.
Alle scarpe penserò ai primi d'autunno.
E' il quadro più favorevole per parlare della famosa/famigerata CO2.
A vederla così, questa sigla, sembra il secondo girone della serie C di calcio, invece si tratta della rilevazione di gas e porcherie varie che facciamo salire verso l'atmosfera.
Da qui ci tornano sulla testa, sulla terra e nei polmoni; e noi, ben consci di quello che stiamo combinando, continuiamo allegramente a sparare verso il cielo di tutto e di più.
Così ci troviamo con mari e oceani e laghi e fiumi che tracimano invece che l'acqua di cui sono composti (che è poi l'elemento principe, con l'aria, per la sopravvivenza umana), quello che noi continuiamo a sversarci dentro, nella convinzione che questi siano elementi eterni, indistruttibili.
La terra, la nostra casa, da vivi e da morti: trasuda letteralmente di veleni, insetticidi, pesticidi, miscugli per conservare, preservare, spingere in quantità la produzione dei frutti. Se un pomo lo si vuole rossiccio da una parte tendendo al giallo perfetto dall'altra, e l'albero non ritiene debba essre così, pronta la chimica con il prodotto specifico perché ciò avvenga.
L'albero, la prima volta sopporta, in seguito si ammala.
Albero malato? Pronti: altri intrugli per sanarlo, altri inquinanti, che poi, come tutto il resto, torneranno nel nostro corpo tramite la tavola.
La cosa più incredibile di questa situazione è che siamo ben consci della nostra incoscienza, e nonostante ciò continuiamo a vivere, e sempre più a morire, come se queste cose riguardassero un pianeta molto lontano, troppo lontano per destare il nostro interesse al suo salvataggio.
Tanti sono i malanni che affliggono l'umanità. Alcuni risalgono, quasi invariati nei loro sintomi ed esiti, a migliaia di anni fa.
La scienza (quella che nel tempo è riuscita a debellarne alcuni), oggi è impegnata nella ricerca di cure per malanni evidenziati da alcuni decenni, e ormai è accertato provocati da noi stessi.
Forse i tumori esistono da che la Terra esiste; forse non erano neanche riconosciuti come malattia, ma magari come punizione divina per chissà quali peccati; forse tante cose, tutte con una loro possibile verità. Ma se i livelli attuali (e crescenti in modo ormai esponenziale), producono un allarme che si limita a seminari, prese d'atto della situazione, a monitoraggi, a statistiche, a dobbiamo fare, a faremo... la strada sarà sempre più in salita.
Non siamo più noi, esseri viventi fauna flora, a essere malati: ormai è la Terra stessa a essere incancrenita.
Noi, che ci riteniamo i padroni di questa nostra Terra, ne siamo solo una propaggine.
E, a pensarci bene, neanche la più importante, visto che con guerre, stragi, disastri ambientali, occasionali ma ormai ricorrenti cui le nostre mani danno il via, ci facciamo fuori a vicenda con una indifferenza che dimostra la nostra poca importanza reciproca sul territorio.
Se davvero fossimo così importanti, il rispetto l'uno verso l'altro dovrebbe essere la caratteristica precipua della nostra intelligenza.
Con la stessa indifferenza stiamo uccidendo il nostro pianeta.
Siamo ormai al suicidio collettivo.

domenica 20 giugno 2010

Sette giorni dopo...


In giardino ho un albero di limoni.

Visto che si dice che anche gli alberi pare abbiano un’anima, l'animaccia di questo è probabilmente juventina. Ha lavorato notte e giorno per sfornare il limone della foto.

Per sfottere, dopo sette giorni…

Descrivo: il vasetto di nutella, presente solo per il raffronto, è da 750 grammi, vetro escluso. Il limone pesa esattamente 499,98 grammi, buccia compresa.

Vista la premessa, la tentazione di segare questo albero è fortissima.

Mi trattiene il fatto che dai suoi limoni ricavo un ottimo limoncello.

Che, per chi è astemio, è veleno come tutti gli alcoolici, birra esclusa (ogni riferimento a fratello Luppolo è casuale, che sarà comunque fulminato dall’abbinamento della foto).

Per me è preventivamente curativo.

Sul numero di giugno di “test Salute” edito da Altroconsumo, c’è un articolo che accusa le case farmaceutiche di inventarsi malattie per immettere sul mercato medicinali ad hoc, che in pratica servono a curare malanni inesistenti.

Un modo come un altro per combattere la crisi, vendendo porcherie, sotto l’occhio attento dei ministeri preposti alla sorveglianza sui farmaci. Ministeri che notoriamente si differenziano dagli altri, per serietà e soprattutto per assenza di fatti di corruzione.

Tornando al limoncello, io sono la parte finale della filiera, ossia il consumatore unico; mi sacrifico in nome della scienza, perché se non lo facessi fuori io, i limoni finirebbero buttati nel compost per il giardino.

E sarebbe un peccato, poiché sono assolutamente esenti da pesticidi, conservanti, insetticidi e bagatelle simili.

Non sapendo come giustificare il bicchierino di limoncello dopo ogni pranzo, ho fatto ricorso al sacrosanto detto “meglio prevenire che curare”.

Non ho mai sofferto di calli, né ai piedi (dove sono congeniti soprattutto nel genere femminile), né alle mani, né ad altre parti del corpo ove possano allignare.

Bene, il mio limoncello previene la formazione di queste fastidiose, e sovente dolorose, protuberanze.

Tanto è vero che da quando seguo questa cura preventiva (da qualche decennio) di calli neanche l’ombra.

Le (care) donne di casa preparano il medicinale, ma assolutamente non ne bevono; al limite, lo assaggiano con la punta della lingua per verificare l’esattezza delle dosi impiegate.

E sono la prova vivente della teoria fin’ora espressa: ogni tanto, alternandosi, sono alle prese con lamette specifiche, callifughi, raschietti, emollienti, e qualunque attrezzo o medicamento prometta la liberazione da questo guaio.

Vorrei fare sponsorizzare il prodotto dal ministero della salute, ma temo che mi costerebbe troppo in termini burocratici: tra buste, bustarelle e spintoni vari per avere l’accesso alle farmacie, finirei per trovarmi con una mano davanti e una dietro.

E, visto che ci sono millanta altri motivi per tenere questa posizione difensiva, continuo la cura solitario. Il resto del mondo si terrà i calli.


domenica 13 giugno 2010

E' andata...

Malamente, ma è andata.
Dispiace, ovviamente, ma era nell'aria.
Il Brescia, al di là delle polemiche, ha confermato il suo diritto al terzo posto.
La giustizia proclamata è una cosa, il tifo un'altra.
Chiudo. Il tifo è in lutto.

Saluti e grazie a chi ci ha sostenuto (la gobba dovrete giustiziarla ancora voi).

Ritiro interrotto...

I ritiri, di solito, si fanno anche per meditare.
Un ritiro prima di una gara, dovrebbe consentire di concentrarsi su questa nel modo più assoluto, lasciando, come si dice, fuori dalla porta pensieri o interessi diversi, che potrebbero distogliere dallo scopo unico della vittoria.
Il ritiro è un po' la camera caritatis, in cui si possono pensare, e poi dire, cose che vanno magari contro il momento contingente, ma di solito sono la vera verità.
E, come tutte le verità, può non fare piacere dire o sentirsi dire.
Dopo la premessa, passo al cosiddetto dunque.
Fra una manciatina di ore è in programma una partita di calcio, gara di ritorno che darà l'accesso a chi la vince di salire all'olimpo della serie A. Traguardo che entrambe le contendenti hanno inseguito per tutto il campionato.
Il tifoso, che qui immeritatamente scrive, spera nella vittoria, e conseguente salita, della squadra per cui "tifa".
Lo sportivo, uscendo dalla camera caritatis, essendo oltre che sportivo anche della bilancia (come già segnalato altrove), non riesce a tenere tra i denti alcune considerazioni, che non sono solo frutto del breve ritiro, ma maturate nel corso del campionato.
Dico subito che play-off e play-out , a mio modestissimo parere, sono una invenzione aberrante.
Chi li ha inventati avrà avuto ottimi motivi; sicuramente non quello della giustizia.
Un tempo, quando questa schifezza di fine campionato non esisteva, la classifica era sovrana, in tutti le serie dei campionati. Nelle serie, dette minori, i postumi del campionato erano giustificati dal fatto che i posti in palio erano di molto inferiori al numero delle piccole squadre vincitrici del proprio torneo.
Era uno spareggio tra le migliori per salire alla serie superiore.
Il campionato di serie A prevede la vincita, uno scudetto unico. A chi segue, a seconda del piazzamento in classifica, vanno possibilità di partecipazione a vari tornei internazionali, che ne impinguano le casse (generalmente piangenti) e consentono ai tifosi di godere delle prestazioni della propria squadra anche fuori campionato.
Una specie di premio di consolazione.
Quella che si gioca stasera, come detto, è la partita che assegna la promozione a una delle due.
La mia opinione è che una promozione dovrebbe essere il premio per una serie di prestazioni nel corso del campionato, migliori rispetto al quelle delle altre squadre.
La qualità e la continuità di gioco sono espresse dalla classifica finale.
In parole povere: c'è una squadra prima classificata e un'altra seconda, magari appresso alla prima. Poi cè una terza in classificata, che proprio perchè terza, evidentemente merita più di chi la segue di essere promossa.
Ma ci sono i play-off.
E stasera potrebbe succedere che la squadra per cui "tifo" vinca la partita.
Lo dico adesso, prima della partita, e lo ribadirò dopo questa: avremo vinto questa gara, ma il premio non andrà alla migliore. Per essere tale, la mia squadra avrebbe dovuto essere almeno al terzo posto in classifica; per diversi fattori non ce l'ha fatta, e le buone prestazioni nella fase di ritorno non sono sufficienti a farla ritenere meritevole di quel terzo posto.
La mia felicità, da tifoso, sarà incommensurabile; da bilancino devo ammettere che avrei un pizzico di amaro in bocca.
(A favore del mio respingimento di questo tipo di coda al campionato, c'è anche la presa d'atto che ogni anno queste gare oltre la fine del torneo, portano veleni, polemiche, minacce ecc., che non dovrebbero rientrare nel bagaglio dello sport.
Da gare uno contro tutti durante il campionato, diventano lotta tra due campanili, con quanto di negativo questo porta.
Nello specifico, per stasera la vedo molto brutta, fuori e dentro lo stadio: chiunque dovesse spuntarla.
E questo non è più sport: è bassa macelleria).
Ribadisco: se vinciamo noi, bene. Non mi strapperò i capelli se vincono gli altri, perché obiettivamente hanno meritato più di noi.
SONO IN RITIRO!
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venerdì 11 giugno 2010

Giovedì, un giorno da leoni

Non so se capita a tutti di avere la convinzione di un giorno, diciamo, negativo nella vita. Che può essere a cadenza settimanale, mensile, annuale, o addirittura un giorno della propria vita che si preferirebbe non avere mai vissuto.
Io credo che il mio giorno da evitare sia il giovedì. Già in un post precedente avevo raccontato di un giovedì, quasi nella sua pienezza, comunque già ben messo come accadimenti della giornata.
Torno su un giovedì non lontano, ieri per la precisione.
Alla fine dell'esposizione vedrò di trovare una rima adatta, che completi il titolo, anche se so che la scelta sarà molto ristretta.
Adunque: sveglia, e poi tutte le operazioni che si fanno ogni mattina, da appena svegli a dopo colazione.
Le donne hanno fatto una capatina al mercato, per visitarlo con l'aria un po' fresca del primo mattino. Più che per comprare qualcosa, ci vanno per comareggiare con le conoscenti: tizio è all'ospedale, caia se la fa con, sempronia si è comprato, ma fino a ieri diceva di non potere... Insomma il solito scambio di pettegolezzi.
Io vado ad assidermi davanti al rettangolo finestra sul mondo.
Apro con i giornali: prima la politica (non che mi interessi in modo particolare, ma tutti i giornali aprono con la politica, e visto che il prezzo è lo stesso che la guardi o no, la guardo) poco di nuovo; poi la cronaca, che (a parte i morti sulle strade con investitori che fuggono e poi dicono che non si sono accorti, pensavano fosse un colpo di vento) si sta specializzando nel decantare le capacità investigative dei nostri detective, che dopo lustri pare riescano a trovare tracce indicative e probanti sui delitti meglio che su reperti freschi di giornata. E il capello, e le tracce ematiche, e i testimoni, e che quel giorno pioveva, ma all'ora del delitto c'era stata una schiarita che avrebbe potuto consentire la messa in atto del crimine.
E poi lo sport, oggi calcio, sui denti e più giù ancora: Bianchi, e non specifico chi è perché offenderei la perspicacia di chi si prenderà la briga di leggere questo scritto, squalificato per presunta bestemmia, mentre a bordo campo si faceva medicare un labbro, sfracellato da un avversario.
Intanto pare che il delatore di questo delitto sia stato un dirigente della squadra avversa; inoltre, il dubbio è che qualcuno nei pressi di Bianchi, magari un tifoso, abbia espresso un'opinione su qualche santo e, ignoto il tizio, si sia appioppato tale parere a Rolando, che era l'unico conosciuto in quella parte di bordo campo.
Conclusione: la notorietà non sempre paga in positivo, e si becca una giornata di squalifica.
Coincidente , questo alt, con la partita di ritorno che decide una stagione.
Quando si dice: il caso.
Già questo avvenimento avrebbe dovuto farmi capire che la giornata era no e poi no.
Invece...
Ho una poste-pay, una carta prepagata delle poste, su cui, fino a ieri mattina giacevano beati circa 5 euro, residuo di un capitale di 20 euro, scialacquati in spese voluttuarie.
Da tempo avevo in programma di ricaricare questa carta. Viste le premesse, avrei dovuto intuire che ieri non era il giorno giusto per l'operazione.
Non ho intuito.
Da un mese abbondante ho l'adsl che si diverte a boxare con me: c'è, non c'è, se c'è è come se non ci fosse, poiché mi segnala connesso e dopo un attimo se ne va dove dico io. Ieri mattina no, ha tenuto quel tanto da consentirmi di ricaricare la carta.
Pagina della posta, username, password, numero della carta, importo, esegui. Fatto tutto.
Erano circa le dieci e trenta, appunto di ieri mattina.
Verso mezzogiorno, sul cellulare mi chiama Poste Italiane:
"Poste italiane. E' il signor XXX?".
"Sì, sono io, mi dica...".
"Lei in mattinata ha effettuato due movimenti, uno dal suo banco posta e l'altro dalla sua carta".
"No, guardi, io ho fatto un solo movimento, di ricarica della mia prepagata...".
"Allora qualcun altro ha fatto il secondo movimento, che le ha prosciugato la carta, lasciandoci i 4,90 euro di prima del suo travaso di ricarica".
Inutile dire che il salto in alto effettuato non era di gioia.
"Cosa devo fare?".
"Stampi l'estratto conto della carta con gli ultimi movimenti, vada dai carabinieri a fare denuncia di disconoscimento dell'ultima operazione, quella in uscita; le dò un numero di fax a cui inviare sia la denuncia che la copia dell'estratto conto".
Telefono alla caserma, spiego sommariamente il fatto, devo fare una denuncia.
"Oggi, dopo le 17".
Bene, così ho avuto tutto il tempo per risalire a tutti gli antenati del succhiatore, per vedere se tra essi ci fosse almeno un santo della chiesa.
Santi neanche mezzo, tutti fior di delinquenti. Sono arrivato fino a una certa Eva, che pare sia stata una grandissima zoccola, e a quel santo di suo marito, Adamo, cornuto più che un cervo, di quelli più cornuti.
Visto che gli antenati erano tutti morti (spero, come minimo, morti ammazzati), mi sono dedicato alla discendenza di questo elemento, confezionando maledizioni e accidenti a cascata, a valanga, a slavina...
Ho fatto una, brevissima, pausa, quando sono arrivato al 2012. Poteva essere supelfluo andare oltre, viste le poche speranze di vita ulteriore della Terra avanzate da qualcuno che non ha altro cui pensare.
Ho detto breve pausa; il melius est abundare ha avuto la meglio, e ho fatto che continuare in saecula saeculorum.
Dopo le 17, in caserma per la denuncia: nel testo (a parte la difficoltà dell'addetto ad accettare il termine "disconoscimento" che lui, come me fino a stamattina, abbinava solo alla paternità) non ha voluto inserire il termine "figlio di Eva" riferito al ladro; dice che potrei ricevere una querela per offese dall'interessato.
Come se questi fosse fuori dalla porta in attesa dell'arresto.
E l'ha detto senza neanche sorridere.
Fax a Poste Italiane. Che servirà, probabilmente ai soli fini statistici. Il ministro di turno snocciolerà i dati sui furti informatici e le azioni messe in atto per limitarli.
Avrò la soddisfazione di sapere, senza orgoglio, che in quei numeri, da ieri, ci sono anch'io.
Una soddisfazione, che neanche le martellate sulle mani e sui denti avrebbero mai potuto darmi.
Tra l'altro credo che direttamente sotto l'apparecchio ricevente dei fax ci sia un cestino apposito, per la raccolta dei messaggi; con il riciclo della differenziata diventeranno quei rotoli volgarmente detti carta igienica.
Gli antenati e i discendenti li ho già serviti.
Al parassita auguro, ma di tutto cuore, di spendere i miei soldi in medicine, fino all'ultimo centesimo, ed esaurito il malloppo, di crepare investito da un autotreno.
Amen, con la speranza che sia davvero un "così sia".
La rima al titolo l'ho trovata, non la pubblico per un sussulto di dignità.


martedì 8 giugno 2010

Martedì, un giorno vale l'altro

Martedì mattina, caffè, sigaretta, bagno, colazione...
Un giorno come un altro.
Devo andare a pagare la Tarsu, ché i sessanta giorni di tempo concessi per il pagamento stanno per scadere. In posta l'afflusso dei pensionati dovrebbe essersi ridotto, altrimenti rimando a domani.
Qui la raccolta spazzatura non crea grandi problemi, i cassonetti vengono svuotati abbastanza regolarmente.La raccolta differenziata, dopo un lancio promettente, è andata a schifio: il Comune aveva dato a ciascuna famiglia due secchielli, sacchetti di plastica in diverse colorazioni, per consentire la separazione tra umido, vetro/plastica e carta.
Anche i cassonetti riportavano la divisione dei generi di rifiuto. Per un certo, breve, periodo ci siamo sentiti i migliori della zona.
Poi ci si è accorti che lo stesso mezzo accoglieva nel suo ventre tutto ciò che trovava, indistintamente. Così, piano piano, siamo rientrati nella norma.
Devo anche pagare l'Ici, su un terreno, area edificabile.
Questo terreno sono stato costretto a comprarlo, controvoglia, perché se non lo avessi comprato io (precedenza nella prelazione in quanto confinante) lo avrebbe acquistato qualcun altro, che avrebbe avuto la possibilità di costruirci un palazzo di quattro piani, con circa trecento metri quadri per piano.
E questa probabile costruzione sarebbe sorta proprio fronte casa mia.
In zona di leggera collina, affacciandomi dal balcone ho davanti il panorama del golfo; da casa vedo se il mare è mosso o calmo, vedo il traffico nella statale sottostante; d'inverno, quando i caminetti sono accesi nelle case più sotto, arriva l'odore della legna bruciata, talvolta il profumo di carni o pesci arrostiti.
Abito in un condominio, ma mi sembra di stare in una villa.
Orbene, il terreno l'ho acquistato per non farci costruire, e per non costruirci.
Da terreno edificabile l'ho trasformato in giardino, orto, vigna, e un pezzetto attrezzato a parcheggio.
Ma per il Comune è rimasto area edificabile; l'indice è stato abbassato fino ad essere ormai insignificante. In cambio il valore catastale è salito in modo proporzionalmente inverso al calare della primaria cubatura prevista per la zona.
In questo giardino credo siano presenti un po' tutti gli ortaggi, e anche la frutta è ben rappresentata. Tutt'intorno e a copertura del parcheggio abbiamo piantato viti che ci consentono di bere vino "nostro" per tutto l'anno; il rosso nei giorni feriali e il bianco, più scarso come produzione, in quelli festivi.
Melanzane, pomodori, cetrioli, fagiolini, borlotti, fave, piselli, ceci, zucchine, zucche gialle...
E le varie insalate, carciofi, finocchi...
E kiwi, fragole, mele, pere, nespole, nocipesca, arance, mandaranci...
C'è il piccolo problema del consumo di questo bendidio: infatti se è l'epoca, per esempio, delle zucchine, ci tocca mangiare zucchine fino all'ultima raccolta.
Così per i fagiolini, per i cetrioli, per le zucche...
Hai un bell'inventarti modi diversi di presentazione in tavola: se la materia base è quella, e la mangi per una settimana intera, alla fine viene quasi a nausea.
Così buona parte finisce regalata, a vicini e ad amici.
Il loro "grazie" ci ripaga abbondantemente del lavoro inerente la coltivazione; sanno che non usiamo nulla che non sia naturale, e possono consumare il dono in tutta tranquillità.



martedì 1 giugno 2010

Punto interrogativo...

Sono zio di una nipote diciasettenne, che frequenta (che frequentava, visto che l'anno scolastico è ormai alle spalle) la seconda liceo, in un piccolo paese di mare. La scuola è adeguata al paese, piccola e malandata, come edificio, quanto basta per essere inserita tra le vergogne dell'edilizia scolastica.
Non siamo ancora al crollo dei soffitti, ma è suggerimento comune di zompare uno per volta, in due ci sarebbe il rischio, in tre il crollo quasi certo.
Non c'è uno straccio di palestra e anche le aule sono a capacità ridotta. Per dire: nei tagli governativi viene ribadita la necessità di accorpare le classi, per tagliare insegnanti e quindi risparmiare, per salvare il bilancio dello Stato. Il problema, qui, non è nel numero degli studenti per classe, min/max, ma nella mancanza di aule capaci di contenere questi accorpamenti. A meno di fare scuola sotto gli abeti del giardinetto attiguo alla scuola; che poi, lo fanno in Africa, non si capisce perché non si possa farlo anche da noi.
Il clima scolastico è buono, non c'è bullismo (anche perché, conoscendosi tutti, studenti e genitori, è d'obbligo correre nei binari della civile convivenza), litigi, screzi e scherzi, rientrano nella normale vivacità di un'età che vede i problemi della vita ancora lontani a venire.
Questa nipote è bravina, quanto può definirsi bravina una ragazza che dalle elementari in poi non è mai scesa sotto la media dell'otto e spiccioli.
D'altronde, con uno zio così non poteva essere altrimenti.
(Pausa caffè. In una località del basso Piemonte c'è un detto che dice "chi 's lauda s'ambrauda", in italiano: chi si loda s'imbroda. Il lodarsi, ogni tanto, muove un pochino l'autostima, che di questi tempi è piuttosto sotto i tacchi; ci sentiamo dei Fantozzi, perseguitati dalla sorte, burattini manovrati, insomma, sempre alla Fantozzi, delle "merdacce". La sbrodolata è il bagno di umiltà conseguente, previsto nel detto popolare. In pratica, non credo che lo zio in questione abbia influenzato più di tanto la ragazza, ma vantarsene lo fa crescere un pochino. Senza tacchi).
Non è la migliore, la media generale degli altri studenti ruota intorno a quel voto, poco più poco meno.
Il rapporto con i prof, sia degli studenti che dei genitori, sono franchi e in genere cordiali; e gli insegnanti sembrano appassionati alle loro materie e all'insegnamento delle stesse.
Anche le fughe, i "filoni", le marinate, sono nei limiti accettabili.
Si direbbe una scuola quasi modello.
Potrebbe in un clima simile, pressoché idilliaco, mancare la classica mosca bianca?
No, e infatti la mosca bianca è rappresentata da una prof che, appena può, crea malcontento tra i ragazzi e, di conseguenza, tra i genitori.
Il "punto interrogativo" del titolo si riferisce a un episodio specifico, che mi ha lasciato un po' sconcertato. Ne faccio la cronaca, così come è emersa dal racconto della nipote e dei compagni d'avventura.
C'è nella sua classe un ragazzo un po' picchiatello; perché solo picchiatello si può definire chi, per tre anni di seguito, va a sbattere con il motorino, rompendosi, nell'ordine, prima una caviglia (chiodata per mesi), poi un braccio (gesso per trenta giorni) e buon ultimo, frattura scomposta del femore. Intervento chirurgico per il posizionamento dei frammenti d'osso, tutore metallico interno, controllo costante in ricovero ospedaliero per una decina di giorni.
Insomma un incidente un po' più grave degli altri, senza essere mortale.
Bene, in questa situazione, i compagni di classe hanno fatto la bella pensata di andare tutti insieme a trovarlo in ospedale. Che si trova a una quarantina di chilometri dal paese di residenza, raggiungibile o col treno o lungo la costa in auto.
Preso atto che nella settimana una mattina c'erano due ore di vuoto per assenza del prof, concordano il "filone" umanitario per quella mattina, in modo da limitare i danni da assenza.
Quel mattino, anziché a scuola si trovano alla stazione. Biglietti andata/ritorno, obliterazione e partenza. L'ospedale dista dalla stazione poco più di un chilometro, una bella camminata fa sempre bene.
Nel frattempo, seguendo le istruzioni dei rispettivi famigliari, i telefonini mandavano, in voce e in messaggi, notizie sul progredire dell'avventura.
Dallo scambio reciproco di notizie, era emerso che la prof/mosca bianca stava facendo un giro di telefonate per avvisare le famiglie di questa fuga in massa. Dai genitori, alla prof era stato spiegato il motivo della marinata collettiva, di cui erano tutti a conoscenza.
I ragazzi, in marcia verso l'ospedale, commentavano a modo loro l'intervento della prof, prevedendo per l'indomani una "cazziata" con fiocco e controfiocco.
Ma...
Entrata dell'ospedale, un custode blocca il gruppo: non si può entrare. Interviene un secondo custode: perché non possono entrare, visto che per ortopedia l'accesso è libero e non hai mai bloccato nessuno? Risposta: sono tutti minorenni e a quest'ora dovrebbero essere a scuola.
La citazione della scuola aveva fatto drizzare le antenne al gruppetto. Vuoi vedere che la prof ha chiamato, chiedendo (ordinando?) il divieto di accesso a questi balordi?
Alle loro suppliche, il secondo custode ha ceduto, mettendo come condizione di non salire in più di tre per volta. Saliti come prescritto, si sono ritrovati tutti nella stanza del picchiatello.
Lacrimuccia di quest'ultimo, commosso per la sorpresa che non si aspettava.
Avendo saputo che il rattoppato dopo l'anestesia stentava a riprendere a mangiare, gli avevano portato un po' di viveri stuzzicanti. Mia nipote una torta; e visto che chi non mangia la torta in compagnia o è un ladro o è una spia, lo hanno costretto a mangiarla con loro, con i complimenti del medico in visita di controllo.
Prima di uscire dall'ospedale, conferma del custode in merito alla telefonata interdittiva.
Scarpinata di ritorno alla stazione, e da qui rientro alla base.
L'indomani si sono presentati a scuola, pronti alla battaglia con la mosca bianca.
Niente di niente. O la prof aveva parlato col preside, e questi aveva smorzato le sue ire giustificando la fuga come un fatto pedagogico, o, molto poco probabile, la prof stessa si era resa conto di avere tracimato dalle sue competenze e aveva tirato i remi in barca.
Il punto interrogativo non richiede necessariamente una risposta univoca: ciascuno può dare una propria valutazione dell'episodio, raccontato fine a se stesso.